"Space Invaders", "Pac Man" e i videogiochi degli anni '80 - da "I racconti del cuculo"

ritratto di davecuper

Un giorno di marzo del 1980, quando frequentavo la prima media, un mio ex compagno delle elementari mi invitò ad andare con lui all'oratorio, per giocare a Ping Pong in una stanzetta isolata nei piani alti della parrocchia, quasi vicino al campanile. Lui faceva il chierichetto la domenica e aveva così accesso ai locali più segreti dell'oratorio.
Arrivammo nella stanzetta muniti di racchetta da Ping Pong e cominciammo a giocare.
Ad un certo momento arrivò un sacerdote che ci intimò di mostrare la tessera dell'oratorio.
Io non avevo ancora rinnovato la tessera e il mio amico l'aveva dimenticata a casa.
Il sacerdote ci fece quindi cenno che non potevamo stare lì ed usufruire abusivamente del tavolo da Ping Pong.
Uscimmo dall'oratorio un po' arrabbiati per essere stati cacciati dalla stanzetta e il mio amico mi propose di andare con lui in un bar, nei pressi dell'oratorio, dove era stato installato un nuovo videogioco.
Entrammo nel bar dove, tra odori di alcolici e ondate di fumo di sigarette, trovammo il videogioco libero.
Il mio amico tirò fuori una moneta da 200 lire ed iniziò a giocare.
I miei occhi furono subito rapiti dal videogioco e appena il mio amico terminò la sua partita, misi la mano dentro la mia tasca per utilizzare la mia unica moneta da 200 lire.
Essendo alle prime armi la mia partita durò poco e così, finita la partita e non avendo altre risorse economiche, dissi al mio amico che sarei andato a casa a rifornirmi di monetine.
Mio padre faceva collezione di monete da 200 lire che erano in uso da poco e teneva, queste, in una scatoletta, posta in un comodino della camera da letto.
Approfittando del fatto che in casa non c'era nessuno, aprì il comodino e presi, dalla scatoletta, 3 monetine da 200 lire. Per quel pomeriggio mi sarebbero bastate.
Tornai correndo verso il bar che distava dalla mia casa circa un chilometro e, appena il mio amico e altri ragazzetti in fila liberarono il videogioco, incominciai ad inserire la prima moneta, poi la seconda moneta, infine la terza moneta. Ogni partita il mio risultato migliorava, ma ero ancora distante dal record che era segnalato sullo schermo in alto a destra.
La sera, tornato a casa, pensai già a come procurarmi le monete per il giorno successivo.
Decisi di chiedere un anticipo sulla paghetta settimanale, 1.000 lire, che mi veniva elargita regolarmente il sabato pomeriggio. Ebbi così a disposizione l'importo necessario per giocare al videogioco che mi aveva incantato.
Il giorno successivo, che era mercoledì, finita la scuola, mangiai in fretta e mi diressi velocemente verso il bar.
All'arrivo ebbi però una sgradita sorpresa: la saracinesca del bar era completamente tirata giù. Il bar, il mercoledì, osservava il canonico giorno di chiusura settimanale.
Rimasi spiazzato dalla situazione e subito mi guardai intorno per cercare un altro bar dove andare a giocare.
Trovai un bar nei dintorni di quello chiuso. Questo bar era munitissimo di videogiochi, ma non aveva il videogioco a cui mi ero appassionato.
Ormai ero però entrato, sia nel locale, sia nell'ottica di sperperare tutta la mia paghetta settimanale quel giorno e non riuscì a trattenermi.
Sprecai tutte le 1.000 lire, importo della paghetta, nei vari giochi presenti nel locale.
Quando uscì dal locale passai di fronte al bar dove stava il gioco che tanto mi aveva appassionato il giorno prima.
Un senso di infelicità si fece strada dentro di me, mentre percorrevo la via che mi riportava a casa.
Quella sera, a casa, dovetti pensare a come procurarmi la dose di denaro per il giorno dopo.
Essendomi già giocata la carta della paghetta anticipata, non potendo quindi chiedere un secondo anticipo, l'unica soluzione che mi venne in mente fu quella di andare a prelevare l'occorrente direttamente nella scatoletta in cui erano collezionate le monete da 200 lire.
Il giorno successivo potei così nuovamente cimentarmi con il videogioco a cui ero praticamente diventato dipendente.
Giorno dopo giorno i miei punteggi miglioravano sempre di più, anche perché altri giocatori avevano proprio dei sistemi di gioco per arrivare ai livelli e punteggi più alti e che io imparai subito.
Giorno dopo giorno però, la scatoletta delle monete, all'interno del comodino di mio padre, andava sempre più svuotandosi.
Nel frattempo arrivarono a giocare al videogioco altri ragazzi più grandi e più esperti i quali avevano escogitato anche un modo per giocare senza inserire monete.
Questi venivano al bar con gli accendini che si utilizzavano per accendere i fornelli del gas in casa. La punta, lunga e flessibile dell'accendino, veniva inserita all'interno della fessura dove andavano inserite le monete; a quel punto si cliccava il pulsante che faceva scattare la scintilla all'accendino e questa, non si sa come (almeno io non lo sapevo), faceva avviare il videogioco.
Qualche volta anch'io credo di aver giocato qualche partita “a sbafo”, ma non portavo mai con me l'accendino per i fornelli.
Ormai ero diventato un cliente abituale del bar; infatti entravo, salutavo l'addetto alle consumazioni e mi dirigevo verso quell'infernale videogioco che si era ormai impadronito della mia mente.
La scatoletta con le monete da 200 lire però continuava inesorabilmente a svuotarsi, nonostante mio padre ricaricasse regolarmente il deposito.
Ad un certo punto la scatoletta si svuotò talmente tanto da rendere evidente che, qualcuno, ci andava a prelevare fraudolentemente.
Un giorno, mentre ero a casa, mio padre e mia madre tornarono insieme e non mi dissero niente; mi sembravano un po' strani e chiesi cos'era successo.
Alla mia domanda mio padre rispose gettandomi a terra tutto ciò che restava del contenuto della scatoletta delle monete. Forse ce n' erano rimaste ancora una ventina.
Quei giorni tirò brutta aria in casa.
Il bar finì di essere il mio luogo di piacere e di perdizione e ritornai a giocare all'oratorio con gli altri amici.
La dipendenza da videogioco durò circa due mesi; la fine dell'approvvigionamento delle monete e l'arrivo dell'estate, contribuirono a disintossicarmi dal videogioco, facendomi preferire andare a correre lungo i campetti di calcio all'aria aperta, all'interno dell'oratorio, piuttosto che andare in un locale al chiuso a sentire i nauseanti odori di un bar frequentato da adulti viziosi.

 

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Gradimento