Caduti in basso

I tempi sono decisamente cambiati anche nel mondo del lavoro. La competitività, l’antagonismo, la rivalità regnano sovrani in ogni ambiente di lavoro, persino negli ospedali, nei luoghi di ristoro, negli uffici, nei negozi. Il rispetto della persona ogni volta viene meno, i valori calpestati. Si attuano comportamenti perfidi, meschini, persecutori che dovrebbero generare sdegno, invece tutti restano indifferenti, dirigenti compresi che non amano punire i collaboratori infedeli e cattivi.

Negli ultimi tempi si assiste a tutta una serie di comportamenti incomprensibili. Di solito si tratta di atteggiamenti egoisti di chi agisce  con solo istinto di proteggersi e di primeggiare. Ci sono così colleghi che fanno dispetti di ogni tipo, lesivi e offensivi con lo scopo di impedire il lavoro e di mettere in cattiva luce il lavoratore ignaro.  Si rompono dischetti contenenti dati, si ruba il mouse, si cancellano file, si distrugge il lavoro fatto da un’azienda edile, si spostano di nascosto sacchi e imballaggi. Sono continui sabotaggi che avvengono all’improvviso e che colgono alla sprovvista.

Sono boicottaggi che danneggiano l’azienda, che rallentano il lavoro, che generano ansie.
Vengono persino manomessi file contenenti documenti riservati, rubati pc portatili con tutti i dati, rotti tendaggi, sporcato abiti, divelto panchine, squassato armadi. Negli ospedali spariscono portafogli, agende, cartelle. Un ‘ombra nera piomba addosso del malcapitato che si trova nel mirino del rivale o dei rivali. Difficile abituarsi alla malignità, alla malvagità.

Ci sono dispetti che ledono anche gli altri, gli onesti cittadini. Lavori edili distrutti da una ditta rivale nella notte e via dicendo. Non serve cambiare posto, ditta, lavoro ovunque si trovano persone cattive pronte a nutrire risentimento per noi.
Ogni volta si assiste a catene di eventi distruttivi. Basta che un dipendente viene scelto per una trasferta che diviene il bersaglio privilegiato di insinuazioni, pettegolezzi e dispetti. La gelosia che si scatena corrosiva, persino retrospettiva. I successi degli altri sono considerati alla stregua di mali propri da arginare e correggere.

Nella confusione generale non serve parlare, protestare. Il morso velenoso dei colleghi che si reputano amici è pronto a colpire senza pietà. Le nostre grida sono flebili, inascoltate.

Ci ritroviamo con il cappotto macchiato, con la sedia rotta e il telefono manomesso volutamente. Spesso con l’auto graffiata, la bici rotta, i dati rubati. Non resta che rifugiarsi nelle stanze segrete del proprio cuore.
Infatti i superiori fanno finta di nulla. Non prendono nessuna iniziativa. Non riprendono i soggetti con voce ferma. Considerano certi atti vandalici solo momenti di debolezza, che però fanno male. I comportamenti non sono approvati ma nemmeno puniti severamente.

Tutto resta uguale, perché è impossibile riprendere certe persone, specie raccomandate. Intanto ogni girono il lavoro ne fa le spese. Manomissioni che generano ritardi, guasti tecnici.
Alcuni clienti sono stati costretti a rivolgersi altrove per causa di certi blocchi.
Questi comportamenti denotano non solo maleducazione ma mostrano come siamo scesi in basso.

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