Specchi d'acqua della risaia e altri kigo

25  KIGO    a cura di Grazia Valente

Tadao Araki, poeta, ex ambasciatore del Giappone presso la Santa Sede, ora scomparso, scriveva:
“Praticare il haiku per un haijin non è solo comporre poesie secondo specifiche regole metriche e retoriche, significa anche adeguarsi a un’etica di comportamento che rispecchia un modo diverso di porsi nel mondo e un diverso rapporto con la natura di cui ci si ferma un attimo a contemplare la bellezza e l’instabilità … Il haiku richiede un particolare tipo di sensibilità che non sempre il tecnicismo dei professionisti favorisce …”

ta aomaseru   far verdeggiare i campi
hatsu yume   il primo sogno del nuovo anno
amagaeru   la raganella nel periodo della stagione delle piogge
ryokuin   ombra del fogliame verde
nawashiro   specchi d’acqua della risaia
satsuki yami   oscurità di giugno
zansho   calore languido
oboroyo   notte di chiaro di luna nebbiosa
matsuyoi   sera d’attesa della luna
shiratsuyu   rugiada bianca
kanrai    tuono di mezzo inverno
shimogare   gelo rappreso
ukikori   ghiaccio fluttuante
yake no   campi mondati con il fuoco
kogai    bachi in attesa di schiusura
kayari    nuvola di zanzare
cha tsumi   raccolta delle foglie di the
aki no koe   ronzio di insetti in autunno
kagero   mosca di maggio
hana no hagoshi  luna attraverso i petali dei fiori di ciliegi
oigi no hana   fiori dei vecchi alberi dei ciliegi
bara no hana  fioritura dei rovi di more
ukikusa   erba galleggiante
ashi no hana   nastri d’acqua
chiru susuki   lanugine di erba appassita

nota tecnica: secondo l’Istituto di Cultura Giapponese (Roma) si dovrebbe scrivere “il haiku” e non “l’haiku”, in quanto la lettera h iniziale è una consonante a tutti gli effetti, anche se muta, e quindi vanno rispettate le regole grammaticali conseguenti.  Alcuni autorevoli poeti (ad esempio Zanzotto) scrivono “lo haiku” in quanto foneticamente più accettabile. Le regole sono fatte per essere infrante …

 

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