Una sola realtà o infinite realtà?

ritratto di Piero Tucceri
Una sola realtà o infinite realtà?
 
Verso la metà degli anni cinquanta, il fisico David Bohm, ipotizzando il ricorso di variabili nascoste capaci di sconvolgere le costanti universali nello scambio di informazioni fra le particelle subatomiche, introdusse il concetto di realtà non locale sulla base del principio di indeterminazione formulato da Werner Karl Heisenberg.

In tale contesto rientrava la sua teoria dei due ordini, secondo la quale quel che percepiamo come separato, a un livello più profondo, non sarebbe altro che la normale estensione di un unico ente. Stando alla sua teoria, la realtà nella quale viviamo e che percepiamo, apparterrebbe all'ordine piegato o esplicato, nella quale tutto viene percepito come enti separati; invece, relativamente al piano nel quale tutto apparterrebbe a una sola cosa, ricorrerebbe l'ordine piegato oimplicato. Il mondo che apprezziamo attraverso i nostri sensi, apparterrebbe pertanto all'ordine esplicato; quello implicato, diventerebbe accessibile soltanto tramite le sue rappresentazioni nell'ordine manifesto, e, come succede con l'inconscio di Freud, non è soggetto alle leggi del tempo e dello spazio.

Per poter accedere a questo ordine di idee, bisogna rifarsi al classico modello atomico. A quello che viene insegnato a scuola. Il quale contempla il nucleo con gli elettroni che gli ruotano attorno. Un po' come succede con i pianeti ruotanti attorno al sole.

La fisica quantistica ha però rivoluzionato questo modello, dimostrando che gli elettroni non occupino effettivamente una determinata posizione spaziale, ma risultino disseminati un po' ovunque intorno al nucleo. Il modello atomico quantistico insegna perciò che si possa fare affidamento soltanto sulla probabilità di trovare un elettrone in uno specifico punto della sua orbita spaziale. Ne consegue la sincronicità di molteplici realtà. Ma la sorpresa sta nel fatto che competa all'osservatore scegliere quale di queste realtà soddisfi al meglio le sue aspettative. In pratica, succede che, nel momento in cui l'osservatore proceda all'osservazione finalizzata all'individuazione dell'elettrone, esso, quasi per magia, si materializzi in quel determinato punto. Questo capita dal momento che, attraverso il processo dell'osservazione, si produca il collasso della funzione d'onda. Così che, tornando all'esempio dell'elettrone, la sua disposizione spaziale anziché essere ripartita lungo la sua intera orbita, si stabilizzi, e perciò collassi, in uno specifico punto della stessa.

Prima delle ricerche condotte da un gruppo di fisici londinesi coordinati da Matthew Pusey, la funzione d'onda veniva assimilata a mera espressione matematica. Essa serviva soltanto per poter definire dove con maggiore probabilità si poteva trovare l'elettrone. Successivamente, i ricercatori londinesi hanno rivoluzionato questo concetto, dimostrando che la funzione d'onda offra una sua intrinseca realtà: si è infatti osservato che l'elettrone possa effettivamente esistere in una infinità di punti disseminati lungo la sua orbita, offrendo così a considerare tante diverse realtà collassanti poi in specifiche contingenze nel momento in cui l'osservatore, attraverso il suo intervento, faccia collassare la funzione d'onda della particella in uno specifico punto della sua orbita.

Si sente sovente assimilare la fisica quantistica a una sorta di scienza dei paradossi. Basti pensare che lo stesso Einstein non l'aveva presa in simpatia. Lui preferiva interagire con la realtà certa e determinata. Successivamente, però, anche lui dovette accettarla: anche lui dovette cedere di fronte a quella realtà scientifica.

Gli interrogativi che tale situazione pone, sono pertanto: perché ciò che avviene nel mondo microscopico non si ripete anche nel nostro mondo? Perché se osserviamo qualsiasi oggetto fisico non possiamo modificarlo in nessuna sua caratteristica? Perché nella nostra realtà ricorre questo problema di decoerenza?

A queste domande hanno cercato di rispondere gli studi di Matthew Pusey i quali hanno documentato che la funzione d'onda non si riduca a una mera espressione matematica. Da questi studi emerge che l'elettrone ci sia e non ci sia in un determinato punto della sua orbita attorno al nucleo. La sua esistenza è condizionata dall'osservatore. Ne consegue che l'intero Universo viva in una situazione di indeterminazione quantistica proprio perché ci siano osservatori che lo osservino. Pertanto, se non ci fossero questi ultimi, l'Universo non si presenterebbe come appare.

Gli studi di Pusey dimostrano che la realtà non sia determinata, ma che esistano sullo stesso piano infinite realtà. Ogni scelta che compiamo, presenta pertanto dei bivi: altre realtà che non vediamo e nelle quali altri noi stessi compiano scelte diverse. In questo senso depongono anche le ricerche del fisicoWilliam A. Tiller, dell'Università di Stanford. In questa infinità di mondi esistono realtà diverse fra loro, le quali erano peraltro già state anticipate dallainterpretazione di Everett-De Witt o interpretazione a molti mondi.

 

Immagine, da:http://www.scienzenoetiche.it/images/collasso_onda.jpg

Riferimenti:

http://www.lescienze.it/news/2011/11/20/news/un_teorema_scuote_i_fondamenti_della_teoria_dei_quanti-677279/

http://www.scienzaeconoscenza.it/blog/scienza_e_fisica_quantistica/meccanica-quantistica-collasso-funzione-onda

 

Da: Agoravox

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