Carità

Ci sono persone, soprattutto donne, che vestono con gusto, senza scandalizzare, si mostrano perbene, sono di ottima famiglia, hanno un buon lavoro, una bella casa, una discreta istruzione,  che trasmettono sicurezza e serenità. Sono donne truccate con cura, dallo sguardo fiero. Si trovano a proprio agio nelle aste di beneficenza, nei mercati dell’usato, nei centri della Caritas. Si compiacciono di fare la carità, di aiutare i poveri per generare l’invidia delle amiche.

 La loro carità consiste nell’offrire gli scarti presi dal proprio guardaroba, dalla propria dispensa. Prodotti quasi scaduti,  di bassa qualità, abiti vecchi di dieci anni non più indossati e passati di moda.
 Vecchi cappotti magari macchiati, maglioni scoloriti e dismessi che nella loro testa potrebbero rispondere alle esigenze dei poveri. Per loro fa parte del gioco condividere con i poveri gli oggetti da buttare nella spazzatura. Sono felici e euforiche quando qualcuno si prende le loro cose eliminate. Si danno da fare personalmente nel distribuire la merce come fosse oro colato. Per loro è un’occasione unica per poter ostentare abiti e gioielli rari. I poveri devono sopportare il loro sguardo fiero e spavaldo. Sfoggiano orgogliose abiti firmati, stivali di marca, un eterno sorriso irritante. Il loro comportamento è stucchevole, tremendamente snob, quasi regale . Arrivano con aria disinvolta, si comportano come fossero le padrone del mondo. Si fingono interessate ai problemi dei poveri esibendo atteggiamenti teatrali. I poveri a malapena riescono a dissimulare l’irritazione, la frustrazione.

Queste donne se da un lato sono impegnate nel sociale, nel fare le elemosine nelle parrocchie, dall’altro lato nella vita privata danno la priorità alla vanità e agli atteggiamenti aristocratici. Guardano dall’alto in basso amici, conoscenti, persino parenti. Si credono importanti, essenziali. Con i parenti e gli amici non si mostrano affatto caritatevoli, adottano altri sistemi. Si tengono stretto il loro regno impeccabile  dove non fanno entrare nessuno, solo gli eletti. Pensano solo ad abiti, arredi, auto di lusso. Ridono dei parenti che non hanno certe cose, criticano ogni cosa. I parenti stessi sono intimiditi dal loro atteggiamento tracotante e di solito le lasciano fare, gettano la spugna. Per andare d’accordo con loro ci si può fingere filantropi. La solidarietà è un argomento adatto che fa colpo . Se qualcuno invoca il loro aiuto, la loro collaborazione difficilmente la ottiene, sono troppo impegnate nel sociale.

Le loro colf, cameriere, badanti, subiscono trattamenti speciali fatti di rimproveri, umiliazioni. Non si sono mai strappi alle regole. Eppure queste donne si considerano schiette, sono convinte di fare del bene.. Si eccitano al pensiero di essere utili. Giustificano sempre il loro operato e sono soddisfatte del loro impegno quotidiano.

Passano giornate sane nelle chiese a rimettere a posto fiori, vasi sull’altare mostrandosi esageratamente attive. Il loro lavoro è prezioso. Non lo considerano affatto una perdita di tempo. In certi casi si atteggiano a salvatrici.
L’assurdità è che con i parenti e gli amici  in difficoltà sono fredde e indifferenti. Si perdono in atteggiamenti ostili, sguardi biechi, parole taglienti, bugie. Il loro mondo è un castello di carta fatto di abbagli, di presunzioni. Non si devono lamentare se poi qualcuno le sfugge per cercare qualcosa di diverso, un calore umano, per perdersi nel mare vero del bene.

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