Confucio e Aristotele: l’Armonia in Oriente è l’Essere in Occidente

ritratto di PaulVal
Il Vietnam, come un po’ tutta l’Asia orientale, ha una cultura che decisamente tende a far prevalere gli interessi collettivi su quelli individuali, i cui vari aspetti sono ben rappresentati dal Confucianesimo.
 
L’Occidente tende a sbilanciarsi nei confronti dei diritti dell’individuo, rafforzando le pretese del singolo nei confonti della società, indebolendone così i suoi obblighi nelle relazioni, cosa che porta al logoramento e alla disgregazione del tessuto sociale. 
 
L’Oriente tende invece a sbilanciarsi nei confronti dei doveri sociali, che rafforzano le pretese della società sull’individuo, indebolendone i diritti.
 
Il Confucianesimo incoraggia l’umiltà dell’individuo nell’interesse più alto della famiglia, della comunità, della nazione, fin quasi ad avvilirlo. Per una persona che ha interiorizzato il valore dell’individualismo, come noi occidentali, è quasi intollerabile accettare il conformismo e la sottomissione al gruppo, come in linea di massima avviene in Oriente. 
 
Noi consideriamo la cosa alla stregua di un’inammissibile perdita della dignità umana, ma per chi possiede l’orientamento collettivo, l’ambizione principale della vita è proprio andare incontro alle aspettative che il gruppo ha nei suoi confronti, per potersi pienamente realizzare a livello personale. 
 
A livello individuale, il completo conformismo del singolo è una strategia atta ad ottenere rispetto, status, cooperazione ed assistenza dagli altri membri della comunità, mentre a livello di gruppo, esso assicura equilibrio e stabilità. 
 
Noi occidentali siamo figli, da un lato, di un principio di fratellanza che sta nella nostra cultura classica e cristiana, dall'altro del Romanticismo, un movimento che ha contribuito in modo determinante a forgiare la nostra percezione del mondo. 
 
Il Romanticismo esaltava nell’individuo l’intuito, l’emozione, il sentimento, la passione. Enfatizzava l’importanza del mondo dei sensi e propendeva verso il mondo dell’immaginazione, della fantasia, della ricerca di una realtà che non fosse un qualche passato idealizzato o un utopistico futuro.
 
In Occidente (Aristotele) si considera la realizzazione dell’individuo come condizione necessaria all’armonia della società; in Oriente (Confucio) si considera l’armonia della società come una condizione necessaria per la realizzazione dell’individuo.
 
Secondo il Confucianesimo il concetto di “Armonia” occupa in Oriente il posto centrale che in Occidente spetta al concetto di “Essere”. 
 
L’armonia è l’arte di gestire nel modo meno conflittuale possibile i rapporti fra i membri dell’ordine sociale. Risolvere i conflitti con dei compromessi è dunque più importante che affermare la “giustizia”, poiché la “giustizia” non può essere una verità assoluta e intangibile.
 
Dal pensiero filosofico greco è derivata, in Occidente, una mentalità logica, matematica, razionale, scientifica. Il pensiero Orientale invece è analogico, metafisico, simbolico, interconnesso con la catena di causa-effetto.
 
Non c’è una visione comune nella quale si possano disporre il pensiero orientale e quello occidentale, innanzitutto perché non esiste una base linguistica comune. 
 
La nostra filosofia ha un problema con la saggezza, mentre gli orientali hanno un problema proprio con la filosofia.
 
Insomma, noi abbiniamo un modello alla realtà, siamo idealisti, mentre loro sono concreti, realisti. Noi approfondiamo, loro generalizzano; noi cerchiamo l’evento, loro lo temono; noi siamo audaci, loro guardinghi; noi siamo collerici, loro indifferenti; noi abbiamo fretta, loro attendono le trasformazioni silenziose insite nelle cose. 
Gradimento

ritratto di casalvento

Molto interessante. Mi viene

Molto interessante. Mi viene in mente Pol Pot, orientale, con trapianto culturale occidentale, che ritorna in Oriente, a far danni.