Tempesta

ritratto di Stella_Del_Mattino

Moro, alto, barba scura… Sei tu?

La vetrina gronda d’acqua, sgocciola, si squaglia, ma, ripeto, sei tu quello dall’altra parte?

Non mi rispondi. Il cielo si calma, la grandine diventa pioggerellina e… niente, nella strada non c’è nessuno. Nel bar, neppure. Solo io, il mio cappuccino troppo amaro per me e il cassiere. È un tipo particolare, biondo, la fronte stempiata nonostante l’evidente giovane età, e mi fissa. Al novanta percento si aspetta che, finalmente, io ordini qualcosa di meglio di un cappuccino; al nove percento si sta chiedendo se valga la pena di provarci con la ragazza che ogni sera trascorre almeno un’ora nel suo locale , all’uno percento, infine, mi sta semplicemente scambiando per un’altra, e sì, dovrei smetterla con i numeri. Eppure, non posso fare a meno di considerare che, effettivamente, c’era sì e no il cinque percento di probabilità che l’ombra nella tempesta fossi proprio tu. Perché non conosci questo posto, perché non è il genere di locale che piace a te, perché non sai che lo frequento. Ripensandoci, però, se fossi al corrente del mio debole per questo bugigattolo silenzioso, forse le stime dovrebbero scendere ulteriormente. Lo eviteresti come la peste, vero? Per non incontrarmi. Oppure ti dirigeresti proprio qui, in un impeto di imprudenza? Un amico potrebbe farlo, ma, ammettilo, questa follia di un’amicizia tra me e te è ridicola. Noi, amici, non lo siamo stati nemmeno quando avremmo potuto. Avevamo undici anni, ricordi?, e non ti sopportavo. Odiavo che facessi meglio di me nei compiti in classe, che riuscissi in tutto con il minimo sforzo quando io, invece, smuovevo mari e monti con il risultato, a volte, di un enorme pasticcio. E a sette anni di distanza, le cose non sono cambiate: eccomi qua a pensare a te, ancora, nonostante abbia fatto l’impossibile per cacciarti dalla mia testa. Tu, ci scommetto, nemmeno per dimenticarmi ti sarai affaticato, e se penso alle decine di volte in cui avevi promesso di non farlo, ti strangolerei con le mie mani.

Il temperale riprende a imperversare contro la vetrina del bar. Sembra quasi che il vetro pianga, mentre il barista sbuffa. Non comprerò una brioche stantia, mi dispiace per lui.

Ben messo, spalle larghe, capelli corvini… Che fai, mi prendi in giro? Spostati che piove.  

Lo sapevo che non eri tu, lo giuro, ma ci sono cascata. Di nuovo. Per un attimo l’ho risentito, quel maledetto tuffo al cuore. Quello di sempre, di così tante occasioni che non saprei da dove cominciare per elencarle. Questo tempaccio, però, me ne ricorda una in particolare. Era due anni fa, forse tre, ed eravamo qui vicino, in una gelateria che ormai non visito quasi più. E diluviava, eccome se diluviava. Le strade parevano ruscelli e noi, in due e con una differenza d’altezza quantomeno scomoda, avevamo soltanto un ombrellino minuscolo, pure mezzo rotto. In gelateria eravamo ormai fradici, eppure non sentivo nelle ossa il freddo penetrante che mi tocca adesso. Tu, addirittura, avevi caldo. Caldo! Con quella burrasca! Non ho mai capito come funzionasse il termostato del tuo corpo, ma so benissimo che passavo le dita sui finestrini bagnati per averle fredde quando ero certa che le tue sarebbero state calde. Avevo quattordici anni…

« Ehi, ti va di mangiare qualcosa? » Eccolo, il barista.

Nego. « Me ne stavo andando ».

Prendo il mio cappotto infeltrito, dribblo il ragazzo biondo e mi fermo sulla porta. Una cascata d’acqua mi si para davanti agli occhi e vorrei restare ancora qui, al caldo, ma non posso: ci sei tu, come sempre quando mi trattengo in un luogo abbastanza a lungo da lasciar vagare la mente. Ci sei tu, e allora io me ne vado. Scappo, sì, qualcosa in contrario? Un acquazzone non mi ucciderà.

Metto un piede oltre la soglia, poi esito un attimo. C’è un curiose librone, accanto all’uscita: è pieno di scritte, disegni, pensieri dei clienti del bar; molte sono stupidaggini, qualche frase ha un suo perché e, visto che ci sono, ci lascio dentro un tovagliolo di carta. Ci ho scritto di quella volta sotto la tempesta e chissà, magari prima o poi passerai di qua. 

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