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ritratto di Antonino R. Giuffrè

                                           

 

A chi mi chiede, tra il serio e il faceto, perché da anni vivo isolato in una vecchia casa di campagna a Zafferana Etnea, rispondo, non senza un pizzico d’orgoglio, che è sempre meglio dormire con uno scarafaggio in bocca che con un essere umano sui coglioni.

Non la sopporto proprio, la gente; e non la sopporto, a occhio e croce, da ormai trentacinque lunghi anni, cioè da quando sono nato. Eppure, prendendo il regionale delle 7:15 per andare al lavoro (sono un operatore ecologico, assegnato ai quartieri più merdosi di Catania), sorrido, e talvolta persino riesco a rivolgere la parola, a molti passeggeri come qualsiasi bravo signore che dà il culo ai valori borghesi.

La discrezione, mi diceva mio padre, è importante: ed essere discreti, aggiungeva, significa - innanzitutto - essere ipocriti.

Ah io la conosco bene, l’ipocrisia. Non c’è mentecatto o genio di successo più ipocrita di me, a questo mondo. Una conquista, questa, che ho ottenuto a caro prezzo sul campo minato delle presunte ‛buone maniere’.

Fosse per me, in realtà, manderei a quel paese tutti: parenti, colleghi, bambini, nessuno escluso. Ma non posso, almeno per ora.

C’è Dario Cristaldi che mi chiede, alle 7:31 di ogni fottutissimo lunedì mattina, quando ho intenzione di metter su famiglia. Io, a quel punto, gli ripeto la solita solfa: “Quando vorrà Dio, se mai lo vorrà”.

Lui, improvvisamente, si acciglia, come se da me si aspettasse una risposta diversa. Poi, se gli domando a che punto è la sua pratica di divorzio, cambia discorso facendo finta di non avermi sentito: “Ci risiamo – dice, mentre sfoglia «La Sicilia» – il killer ne ha uccisa un’altra”.

E aggiorna, ogni volta, il conto: 16 morti, sino alla scorsa settimana.

Oggi, ad alta voce, si prende persino la briga di leggere una parte dell’articolo in cui si parla del famoso aguzzino etneo:

 

Lo spietato assassino, avendo un’ossessione particolare per il numero ‛17’, si fa chiamare ‛Disgrazia’. Nei foglietti che semina negli appartamenti delle sue vittime (tutte donne, tra i 18 e i 31 anni, tagliate a pezzi a colpi di machete), lascia sempre lo stesso messaggio composto da ritagli di giornali e riviste: ‛La diciassettesima sarà quella più importante. Potresti essere proprio tu che leggi’.

 

A me non frega nulla di ‛Disgrazia’; e, a dire il vero, nemmeno di Dario il rompiscatole. Il quale, contrito per il mio totale disinteresse, ripone il giornale nel suo grosso marsupio di pelle e, a braccia conserte, attende silenzioso la fermata alla stazione di Ognina. Prima di lasciarmi, però, mi dà la solita, odiosa pacca sulle spalle: “E ora va’ pure a pulire per terra, spazzino”.

Sceso dal treno, mi reco al lavoro. Tutto fila tristemente liscio, tra una ramazzata e l’altra, finché non m’imbatto in Olga.

Olga è una bellissima donna dai folti capelli ricci, mia ex compagna di liceo di cui, pur non corrisposto, sono sempre stato innamorato. Non la vedevo né sentivo da quasi dieci anni.

Mi dice, nel suo tipico accento ‛nisseno’, che, se mi va, possiamo vederci per un caffè. Accetto volentieri; e ci diamo appuntamento per quella sera, alle diciotto, al bar Kennedy.

 

“Ne è passato di tempo,” le dico “credevo che non ti avrei più rivisto”.

“Io invece sentivo, dentro di me, che un giorno i nostri destini si sarebbero incrociati di nuovo. Ti ho pensato spesso in questi anni”.

“Come amico?”

Sorridendomi maliziosamente, mi accarezza il dorso della mano sinistra:

“E non solo”.

“Ma, dai! Non mi ha mai cagato e, ora, di botto…”.

“Sai, negli ultimi anni ho avuto a che fare con molti uomini, e nessuno di loro mi ha mai trattato come facevi tu un tempo. Ma magari, adesso, sei un altro uomo, e magari non ti piaccio più…”.

“Beh, sì, adesso sono un altro uomo, ma io… io ti vedo bella esattamente come allora”.

“Ecco, mi mancavano proprio le tue adulazioni. Suoni ancora la chitarra?”

“Certo”.

“Sarebbe bello sentire la tua musica come ai vecchi tempi”.

“Dici davvero? Andiamo a casa mia, ti accompagno io, dai”.

 

Lei gradisce il mio invito, e non se lo fa ripetere due volte. Nei suoi occhi vedo una luce magnetica, che un po’ mi fa paura e un po’ mi seduce.

A casa mia, inizio a suonare il primo minuto dell’assolo originale di Neil Young in ‛Down by the River’. Mi sento quasi rinascere; adesso il futuro mi sembra meno buio, e la gente meno meschina di quanto sia in realtà.

Olga, dal canto suo, è come rapita dalle mie note. Mi si accosta sul divano, scoprendo leggermente le gambe.

Ha voglia di fare l’amore; lo percepisco dal modo languido e, al tempo stesso, febbrile in cui mi guarda.

Poi, senza che io le dica niente, mi sbottona i jeans e mi toglie la cintura di dosso, avvolgendomela al collo. A un orecchio mi sussurra: “Finalmente sei mio, tesoro. Erano anni che aspettavo questo momento”.

Ma proprio quando lei si decide a darmi un bacio sulla bocca, mi cade esanime tra le braccia. Qualcuno, intrufolatosi di nascosto nella mia abitazione, le ha sparato alle spalle.

“Diciassette, le donne della mia vita” dice, digrignando i denti. “Diciassette puttane che meritavano di morire. La più importante, la mia ex moglie, era l’ultima”.

È Dario, che mi ride in faccia, fuori di sé. Dice che ci aveva seguito per tutta la giornata.

Il suo volto è pallido; le sue labbra secche e ruvide come carta vetrata.

“Aspetta,” gli urlo “non farlo”.

D'istinto chiudo gli occhi; vedo la morte qualche attimo prima che muoia davvero.

Sento uno sparo, ma, per fortuna, non sono io il bersaglio.

Dario, il rompicoglioni del regionale delle 7:15, si è suicidato. Ha lasciato un ultimo messaggio scritto a mano su un foglietto di carta: “E ora va’ pure a pulire per terra, spazzino”.

 

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ritratto di Elisabeth

Rapidissimo e un uso veloce

Rapidissimo e un uso veloce delle parole che formano un buon ritmo. Se è reso ben visibile il personaggio dello spazzino si poteva forse fermarsi un poco di più su Dario, ma credo sia voluto e che sia stato lasciato quasi ai margini nel tuo ottimo sviluppo iniziale per farlo comparire appunto nel finale. Bella la frase "vedo la morte...che muoia davvero". Mi viene da domandarmi come fa Dario a entrare nella casa. (Forse ha la chiave e a me è sfuggito). Piaciuto comunque soprattutto per il suo ritmo. Un saluto.

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… un racconto che, infatti, ho pensato e scritto…

… in davvero poco tempo. Il presente, inoltre, richiedeva questo tipo di dinamica.

Beh, magari è entrato da una finestra aperta smiley

Grazie del passaggio, un caro saluto.

ritratto di Jazz Writer

Non è il mio genere

ma è la riconferma che un racconto scritto bene, e questo indubbiamente lo è, piace a prescindere, anzi contribuisce a farti piacere anche un genere che non è nelle tue corde. Ed infatti prima o poi voglio cimentarmi anch'io, sapendo già che sarà un racconto scarso, con molti limiti narrativi.

La penso come Elisabeth, una parte iniziale davvero buona che faceva pensare ad un brano più complesso, ed invece la soluzione è arrivata in anticipo, di colpo. Ciaociao.

P.S. a questo punto mi viene un dubbio di aver sempre sbagliato io perché è già diverse volte che lo trovo e scritto da autori diversi: andare a lavoro. Io ho sempre usato "al" lavoro. Fammi luce...grazie.

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… beh, allora, sono curioso di leggere…

… un tuo racconto noir. In generale, però, dovremmo sempre scrivere delle cose che ci piacciono veramente.

Ovviamente, hai ragione. Piccola svista personale, anche se, ormai, “a lavoro” è entrato nell’uso comune (purtroppo).

Ciao Mino. 

ritratto di Jazz Writer

Lo trovo troppe volte

questo "a lavoro"...probabilmente è una forma moderna che non si può rifiutare. Comunque, ritornando al tuo racconto, io forse ti conosco meglio che molti altri qui su Net e sono convinto che tu non hai un genere preferito, puoi scrivere come vuoi su cosa vuoi... che poi invece come poeta hai un indirizzo ben preciso, questo almeno per me è evidente.

Io, lo ripeto, di questo racconto ho apprezzato "la buona scrittura" ed anch'io, qualunque sia il genere nel quale mi cimento, più che curare le tonalità della storia curo la trasmissione della narrazione...ma forse sbaglio.

senti Nino, io ho un racconto nel quale c'è una poesia di Gesualdo Bufalino, che mi piace molto. E di quello mi piacerebbe avere un tuo parere spassionato... è un po' lungo, forse potrebbe stancare il lettore volante...vedremo. Poi pubblicherò anche il mio unico noir...beh, di quello mi apsetto stroncature a gogò...e non mi offenderei. ma quell'altro invece...ciaociao.

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… hai ragione, Mino: non ho un genere “fisso”…

… per la narrativa. Ma, secondo me, nessuno ce l’ha in fondo (in uno stesso racconto si possono alternare sequenze sociali, noir, horror e quant’altro). Al massimo si può ammettere che abbiamo delle preferenze di genere, ma quelle sono normali. In ogni caso, dubito che scriverò mai un fantasy puro, semplicemente perché, finora, ho letto pochissimi romanzi di questo genere. Meglio scrivere di ciò che si conosce o si crede di conoscere di più.

Quanto al racconto con la poesia di Bufalino, lo aspetto da due mesi, ormai!

Ciao ancora.       

ritratto di Jazz Writer

Nino

lo pubblico ora, e ci sarà una premessa: E' un racconto lungo, non mi andava di pubblicarlo in due volte. ciaociao.

ritratto di 90Peppe90

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Ho beccato questo racconto sulla home mentre stavo ascoltando 17 girls in a row degli Steel Panther... insomma, sia "17" che "girls" erano più che appropriate, visto ciò che succede in questa storia...! cheeky

Ma ora passiamo alle cose serie.

Mi hai depistato.

Prima di andare al sodo, però, ti dico quello che mi è piaciuto di più in questo racconto-flash: il protagonista e il suo disprezzo nei confronti della gente. E il ritmo, come ha già giustamente fatto presente Lis, quassù. 

Il primo indiziato è proprio il protagonista: ma no, dai, non può essere. Sarebbe troppo scontato. Allora è il rompicoglioni del treno, ne sono certo! Sì, però poi c'è quella scena intima... magari è davvero il protagonista... be', ma anche la ragazza, perché no?... magari salta fuori che il killer era una donna e lo ammazza! E poi, infine... si scopre la verità. Un gioco a tre nell'"Indovina il colpevole" che, quindi, passa a pieni voti.

A mio avviso la parte centrale, quella dell'incontro tra il protagonista e Olga, quasi prevalentemente imperniato sul discorso diretto, è l'unica a risentire in negativo del ritmo serrato. Si esaurisce troppo in fretta e stona, ovviamente sempre per come la vedo io, con il resto del racconto. Nell'economia generale della storia, comunque, è trascurabile.

Sulla correttezza testuale e sulla qualità stilistica non c'è niente da dire, no? Già lo sai.

Racconto più che piacevole da leggere.

Ciao, Antonino!

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… mamma mia, che sinistra coincidenza Peppe!...

…. In effetti il dialogo rallenta il ritmo; tuttavia credevo che fosse necessario giustificare la scena erotica successiva con un passaggio intermedio, rappresentato appunto dalla chiacchierata al bar. In fondo, su un racconto di 1000 parole, 85 di dialogo non sono moltissime. Comunque, sì, magari qualche battuta si può anche togliere. Vedremo.

Sono felice di averti “depistato” eh eh

Alla prossima, caro. 

ritratto di Rubrus

***

Non lo dico da un po' e quindi lo ripeto: comanda la storia.

Se c'è la storia, tutto il resto (costruzione dei personaggi morale, stile) serve e ha senso (anche se un racconto fatto solo di storia è quasi sempre mediocre), se non c'è la storia, tutto il resto può essere ramazzato via senza remore perchè il racconto, semplicemente, non c'è. Per gli scritti senza storia si può tranquillamente consultare la voce "saggi" o "poesie". Per rimanere in metafora, facciamo un po' di lettura differenziata. 

Qui abbiamo una storia "veloce" - direi da Frecciarossa - e quindi il presente, che tende ad appiattire tutto, va benissimo.

Il personaggio è un misantropo, socialmente emarginato e fallito, che per sopportare il proprio fallimento si culla in un senso di superiorità morale fai da te; in pratica si dice da solo di avere un valore e siccome se lo dice da solo nessuno può smentirlo. L'uso della prima persona annichila  ogni possibilità di contraddittorio  e quindi va benissimo. Il nostro non si mette mai in discussione. Bene, lo faranno gli altri, come vedremo in poche righe se andiamo avanti a leggere.

Detto questo, inutile perderci sopra altre parole. Il personaggio è costruito, lo stile (presente e prima persona in primis) serve a costruirlo e quindi basta così.  Si è detto tutto ed è inutile divagare a braccio.

L'autoreferenzialità del personaggio determina causalmente il meccanismo centrale della storia. Tale meccansimo è il fraintendimento. - come in ogni noir che si rispetti, la sorpresa è centrale. Lo spazzino ha un fraintendimento nel proprio passato, cioè la storia con la tizia, fraintende il presente (non dico come per non fare spoiler) e, quando i due fraintendimenti si combinano, la storia è fatta. Tanto per non smentirsi il fraintendimento domina anche la fine del racconto, con lo sparo che non è quello che lo spazzino pensava. 

Ovviamente la causa del franteindimento è la superiorità morale self made dello spazzino. Ovviamente, lo spazzino, troppo preso da se stesso per dare retta agli altri, non vede la crepa nella torre d'avorio in cui si è relegato e questo fa sì che accetti l'invito, che non capisca con chi ha a che fare ecc... ma attenzione, così facendo svia anche noi che ci godiamo la storia.

Quando la crepa nelle mura fa crollare la torre d'avorio, allora si svela anche la morale del racconto che è una morale di hybris. La supposta superiorità morale dello spazzino, causa di tutto il suo essere e porsi, diventa una supposta di altro tipo ed è la nemesi del protagonista (che cosa è una storia senza un cattivo, palese o occulto che sia?) E' l'antagonista il vero "vincitore morale" della lotta protagonista / antagonista che fa funzionare moltissimi racconti pechè dramamtizza la narrazione mediante il conflitto. L'antagonista ricorda al protagonista, naturalmente in modo fin troppo crudo e cruento (ma è un noir e abbiamo bisogno di fatti chiari ed evidenti che vadano a costruire la storia) chi egli è veramente.

Come si sente alla radio: "Realtà: rompe sempre il C*** sul più bello" - ricordo che il noir e il giallo hanno un appoggio euristico (foss'anche "trova il colpevole / il movente / il modo e l'occasione") alla realtà o, più specificamente, alla storia narrata,.

Piaciuto molto.         

PS a me "a lavoro" non capita di sentirlo spesso.  Forse si usa di più al centro sud? 

  

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… provo quasi imbarazzo a ricevere un commento…

… tanto accurato e meticoloso come il tuo.  Da incorniciare, nello specifico, questo passaggio: “La supposta superiorità morale dello spazzino, causa di tutto il suo essere e porsi, diventa una supposta di altro tipo…”.
Ah ah Mito!
Una disamina perfetta, che va ben oltre i miei meriti. 
Quanto al Ps.: in realtà ‘sta faccenda – leggo – è più intricata di quanto si creda. Per farla breve, ci sono due correnti di pensiero: la prima, purista, vede scorretto l'uso di “a lavoro” in qualsiasi caso; la seconda, neopurista, riconosce, nell’espressione data, una valenza metonimica al sostantivo “lavoro”, che assume dunque il significato di “posto di lavoro” (ufficio, fabbrica, cantiere ecc). Il che giustificherebbe la caduta dell’articolo. 
Non credo che “a lavoro” sia una variante diatopica di “al lavoro”, benché al sud sia più diffuso (ma non abbiamo mica dati certi). Credo che in ballo ci sia un semplice processo analogico, di quelli che fanno pure i bambini: a lavorare/a lavoro. 
Personalmente, non consiglierei di utilizzare “a lavoro” in contesti formali (io, in questo caso, ci sono cascato istintivamente, a furia di leggere i messaggi che mi arrivano), non fosse altro perché i grandi autori non ne fanno uso o ne fanno un uso molto limitato. Vabbè, c’è poi chi dice che, quando si scrive un romanzo o un racconto, bisogna seguire i modelli letterari e chi dice che bisogna seguire il codice linguistico comune; ma questo è un campo minato e non mi ci addentro. 
Ciao e grazie ancora. 

 

ritratto di Selly e le bebe rosse

a*

io ho pensato al Cristaldi solo perché è rimasto uno dei pochi a leggere il giornale in carta!!! e, scrivendo le letterine con ritagli di giornale... :)

però devo dirti che l'hai condotto perfettamente (se, al posto di 'sfoglia la Sicilia' metti legge...rimane ancora più in ombra

ciao Anto, letto in un sorso

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… wow, non era semplice cogliere l’indizio…

… del giornale. Sei stata davvero brava, ciao Sandra. E grazie smiley

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Una storia concentrata in una breve composizione, e quindi trama e dialoghi  sono tutto il racconto. Efficacemente, bisogna dire, e del resto trattandosi di un noir, è stata una scelta indovinata. Complimenti e un saluto.

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… grazie mille, Luciano…

… un caro saluto!

Veramente rapido e veloce.....

.....questo racconto flash che inchioda il lettore al video fin dalla prima riga.

Qui leggiamo tre aspetti: il primo riguarda la misantropia e (come giustamente ha sottolineato qualcuno prima di me) la supponenza del protagonista, esaltata magnificamente dalla parabola dello scarafaggio (che vado ora ad incidere nel marmo.....).

Poi troviamo il filo conduttore, giustamente spiegato in poche righe, dei brutali omicidi.

Infine il colpo di scena, spiazzante ed ancora più tragico perché, oltra alla violenza, fa rimanere il protagonista con in mano un pugno di mosche, proprio quando, invece, stava per......

Veramente bravo!

(p.s. io un po' meno dato che il dettaglio del giornale non lo avevo colto al volo......).

 

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… grazie, caro Paolo…

… il tuo commento integra e arricchisce quello di Rubrus, già di per sé succulento.

Un abbraccio e buona estate

ritratto di Alex1951

Bello

e veloce. Conciso ma esaustivo. Se mi permetti però, la velocità toglie suspence.Ciao
Alex

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… è vero, Alex…

… in un racconto così breve la suspense va a farsi benedire eh eh. Contento che ti sia piaciuto, ti ringrazio, buona estate.

ritratto di Blue

Devo dire che...

...una cosa che apprezzo, nel tuo stile di scrittura, è la precisione. Difficilissimo trovare errori grammaticali, di costruzione della frase... e persino i termini utilizzati sono raramente quelli meno appropriati. Insomma, come dice Rubrus, se c'è la storia c'è quasi tutto... ma fino ad un certo punto, secondo me. Personalmente, faccio molta fatica a leggere una storia magari anche avvincente, ma scritta da cani (perdonami il tecnicismo): è come presentare in tavola una stupenda torta confezionata da maestri pasticceri, in un vassoio di cibo per cani. A mio parere, forma e sostanza devono viaggiare di pari passo, 50 e 50, e se una delle due prevale sull'altra, il risultato non fa necessariamente 100... se capisci cosa voglio dire.
Solo un particolare: nel racconto, ad un certo punto Olga dice "Sai, negli ultimi anni ho avuto a che fare con molti uomini...": ora, non per concedere attenuanti al killer, ma considerato che dalla domanda iniziale "a che punto è la sua pratica di divorzio" se ne deduce che Dario era evidentemente sposato con Olga fino a pochissimo tempo prima (se non tuttora... il racconto non lo esclude chiaramente), bisogna dire che questa donna effettivamente non è che brillasse per moralità...     smiley

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… credo che la mia attenzione per la forma…

… derivi dai miei studi di filologia e linguistica. Un buon racconto, indubbiamente, ha bisogno di una perfetta compenetrazione tra “storia” e “stile”.

Quanto alla tua osservazione, beh, magari li aveva conosciuti prima del matrimoniosmiley. Valida comunque la tua interpretazione… maliziosa.

Un caro saluto anche a te. 

ritratto di monidol

Asciutto, completo,

ben ambientato, chiari i personaggi. E da buon giallo si sospetta di chi non è l'assassino.

Non gli manca nulla, non c'è nulla di superfluo.

Proprio un racconto di quelli che piacciono a me.

Complimenti.

monica

 

ritratto di Antonino R. Giuffrè

... grazie mille, Monica...

... un caro saluto, una buona estate anche a te.