Bagno 51.

ritratto di Elisabeth

BAGNO 51 (il mare bisogna capirlo)

Al bagno Delfino, Riviera adriatica, precisamente Bellaria, tra gli ombrelloni azzurri, trovavi l'addetto ai lavori. Per lavori si intende tutto quello che il mare e la spiaggia in estate richiedono: ordine, simpatia, allegria e disciplina perché vai a tenerli centinaia di clienti che siccome sono clienti pensano di avere sempre ragione. E poi il mare è un bene di tutti e siccome non si può spartire a fette, ci vuole uno che ti faccia capire che se il mare lo tratti male qui non ci ritorni. Lo stabilimento balneare Delfino era conosciuto con il nome di "Bagno 51"; i nomi li puoi sbagliare, ma i numeri no. 

L'uomo addetto ai lavori era il bagnino Giovanni.
A vederlo non si capiva bene se era un uomo di terra, di mare oppure se veniva dal cielo, da uno di quei luoghi da cui provengono meteoriti e stelle cadenti, che non sai mai come prenderle quando cadono verso terra e una volta cadute lasciano il segno. In quella estate, sulla Riviera, si sparse la voce che il mare si ritirava. Prima iniziarono a dirlo i pescatori, specificando che i fondali erano sempre più bassi, di settimana in settimana e che i pesci fuggivano si rammucchiavano al largo, mischiandosi gli uni con gli altri, e i pesci grossi divoravano quelli piccoli e ai pescatori rimanevano solo gli squali. Poi, gli albergatori iniziarono a promuovere il pacchetto vacanza denominato "ultimo tuffo", gli ecologisti intervennero,  prelevando campioni d'acqua salata, ma già a tirarla su scuotevano la testa, come fa un medico dinanzi a un moribondo. Negli stabilimenti balneari qualcuno iniziò a chiudere gli ombrelloni e a levare le bandiere in onore degli svizzeri che lì ci facevano tappa fissa.

Tutti gli addetti ai lavori si riunivano nelle varie direzioni, quelle casette colorate dove dentro, come per magia ci stava di tutto, dalla cassetta per il pronto soccorso, alla ciambella da gonfiare. Alcuni bagnini mostravano la faccia bruciata dal sole di una vita, senza proferire parola, il che diceva che la questione era seria; altri parlavano che bisognava trovare una soluzione il prima possibile, a costo di prelevare acqua dal rubinetto di casa e trasportarla in mare. Giovanni non parlava; stava in piedi e ascoltava, poi ogni tanto buttava un occhio al mare in lontananza e un occhio alla luna. Sul suo viso si apriva un sorriso, ma siccome non c'era niente da ridere, gli altri iniziarono a spargere una seconda voce, ovvero quello che si erano tenuti stretti tra i denti fino a quel momento, ma che pensavano da sempre: che il bagnino Giovanni non era un bagnino come Dio comandava. Per essere bagnini come Dio comandava bisognava avere alle spalle tre generazioni di tradizione balneare e Giovanni non ce l'aveva. 

Che avesse fatto di preciso nella sua vita, nessuno lo sapeva, ma domande in quel senso non gliene avevano mai fatte perché se Giovanni ti guardava con gli occhi abbassati a metà significava "fai pure la domanda, non ti dirò mai la risposta". E allora giù con le varie ipotesi; qualcuno asseriva che aveva fatto il muratore e che ci incastrava il cemento col mare, qualcun altro bofonchiava che allevava dobermann, vatti a fidare, altri sussurravano che a guardarlo bene qualcosa a che fare col mare doveva avercela.
Il tempo trascorreva apparentemente uguale. I primi bagnanti coraggiosi al mattino presto, le meduse sul bagnasciuga, il pattino di salvataggio che cullava sull'onda e, vigile da decenni, la torretta con la visuale sull'orizzonte.L'aria calda si mischiava al vento quasi continuo, da qui il nome Bellaria, si sa che ogni paese ha il nome che si merita.
Niente pareva diverso, ma il via vai dei bagnini al mattino e alla sera, due volte al giorno, a contare i passi della spiaggia erano puntuali e controllavano quanti passi in più ci mettevano i piedi a toccare l'onda. Si gridavano da spiaggia a spiaggia, "più due..., uno in più rispetto a ieri, e così via".

Il bagnino Giovanni  erano giorni che frugava nella casetta direzione e, mentre gli altri le cose e gli attrezzi li mettevano via, lui aveva tirato fuori di tutto: bocce, carte, macchinario per formare la schiuma, tabellone con gli orari del torneo di beachvolley, schede per il punteggio della scala40. Non solo: aveva la casetta direzione ricolma come quella di un salumiere. Salami, prosciutti, guanciale da sfrigolare in padella, snack per gli aperitivi e così via e non passava la mattina a contare, un piede avanti all'altro, la spiaggia verso il mare.
A chi gli chiedeva che facesse, prima sorrideva e poi rispondeva: aspetto i clienti!

Il discorso continuava: -dovremo togliere qualche ombrellone eh Giovanni, a fine estate son soldi in meno...
-si sta più larghi! diceva Giovanni, mentre rassettava la pedana e ordinava le sedie sotto al gazebo.
-sì, ma gli albergatori ci manderanno meno turisti, Giovanni che non l'hai capito?
- A Ciascuno il suo..., rispondeva.
-A ciascuno il suo? E che c'entra?
-A Ciascuno il suo è un romanzo di Leonardo Sciascia, che non lo conosci? 
Quello smetteva di fare le domande.

A dire la verità il bagnino Giovanni del bagno 51 aveva la convinzione che chi fa da sé fa per tre e che l'uomo ingegnoso il mare l'aiuta. Non era solo in questa sua convinzione, il che voleva dire che era una convinzione rafforzata per due. A condividerla come l'Avemaria c'era sua moglie, Giusy, dall' aspetto esile, ma forte come uno scoglio intorno al quale balla il mare. Lei era come l'ombra di Giovanni, e mentre lui setacciava la sabbia, lei la faceva brillare come l'oro contro cui splende il sole. Poi ti sorrideva, con la naturalezza con cui la luna regola la marea e ogni sforzo del bagnino Giovanni si rimetteva in pace con il mondo.
Le cose non avvengono mai per caso anche se la gente pensa  il contrario.
E così come non era stato un caso che il bagnino Giovanni e sua moglie si fossero trovati, tanti anni prima sulla riva, come avviene per le conchiglie,  non fu un caso se nell'ultimo quarto di luna piena il mare si sollevò. 

Non a caso.

Gli addetti ai lavori sgranarono gli occhi quando videro correre verso gli ombrelloni metri cubi di acqua, le alghe intrecciarsi ai pali che li sostenevano e le casette-direzione sparire e ricomparire come in un gioco da prestigiatore. Il mare non si fermava.
Poi,  tornava calmo come una tavola. 

Ma ora la domanda era: dove li vai a piantare gli ombrelloni se la sabbia se l'è inghiottita il mare?
Qualcuno disse che la faccenda era seria e bisognava tirar via l'acqua coi secchi e i secchielli e che era il caso di richiamare gli ecologisti.

Mentre ancora si confrontavano nelle varie risposte, Giovanni aprì l'altoparlante dal fondo del Bagno51 e gridò "...ha inizio il torneo di scala40. Gli iscritti si facciano avanti!". 

Regola del gioco "per le vertenze in merito al gioco di carte, è competente il tribunale di Nairobi. E a proprie spese". 

I turisti si sistemarono ai tavoli sotto al gazebo, pregustando il primo premio. I bambini correvano verso il mare, perché la sabbia scottava, il sole riverberava trafiggendo l'onda e Giusy aveva accavallato le gambe per cercare un attimo di riposo.

Il mare sa che bisogna avere fiducia in lui. Altrimenti ti tradisce se pensi di sfruttarlo.
Quello che molti non sapevano, invece era che il bagnino Giovanni veniva dalle Puglie e il mare ce l'aveva nel sangue.

Sapeva anche che le onde le comanda la luna e la luna ascolta chi sa guardarla

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Gradimento

ritratto di Selly e le bebe rosse

b*

qualche bagno 51 disseminato qua e là credo ci sia davvero. e altrettanti Giovanni, fortunatamente. 

il mare l'hai dentro, sì. se fai tanto di farci i conti vince lui alla grande. mare&luna assieme poi...non hanno rivali. meglio lasciarli fare e usare l'ingegno che il dio c'ha dato

 

ciao beth, bello bello. profuma. 

 

ritratto di Elisabeth

Selly, è vero e per questo

Selly, è vero e per questo Giovanni meritava che si raccontasse di lui. Grazie per la tua lettura. Un saluto caro.

Un po' (anzi.....tanto....) meno noir del solito.....

....ma comunque sempre intenso, fragrante e molto suggestivo.

Hai descritto un piccolo mondo, un microcosmo di pensieri e sensazioni che si annodano attorno alla misteriosa figura del protagonista.

Misteriosa per gli altri, per chi non sa leggere dentro l'animo umano, ma non per quelli che, invece, sanno guardare ed ascoltare.

E dentro questo piccolo mondo si snoda, sinuosa, la trama e il lettore si rende conto che, in realtà, quel mondo non è poi così piccolo, ma, al contrario, è immenso.

Come la placida tavola azzurra che lo circonda.

Molto bello e molto brava!

 

 

 

(p.s. per Ferragosto farò un giro in moto di 2/3 giorni da quelle parti. Proverò a vedere se al Bagno 51 trovo il mitico bagnino Giovanni....).

ritratto di Elisabeth

Sì, infatti non è un noir. E

Sì, infatti non è un noir. E hai ragione, ho tentato di descrivere molto di più di una semplice storia su un Bagnino. Ovvero, la storia è semplice, banale se vogliamo, ma ha tentato di tirarsi dietro tutto ciò che riguarda il mare. PS: (peccato... se venivi un po' dopo ci incontravamo al Bagno51). Grazie, Paolo.