Karmaaa...

ritratto di roberta basile

Era bello, sembrava creato apposta per essere guardato. Ma solo guardato, perché vedendolo non venivano in mente pensierini maliziosi su di lui, del tipo come sarebbe senza maglietta o chissà se bacia bene. No, proprio niente. Era come una sacerdotessa vestale, ma la sua purezza sembrava destinata a durare per sempre, la sua bellezza sarebbe morta con lui, sempre se per un essere così divino il termine ‘morte’ avesse un significato. Probabilmente era anche immortale. E quegli occhi di un colore non particolarmente raro o bello, ma affascinanti, misteriosi e rivolti verso di me... Sì, rivolti verso di… me…
-Ehy, belle cocche, vi sta fissando.- ci informò Lollo abbassando i suoi occhiali a specchio blu sulla punta del naso. -Però vi do ragione, è proprio figo.
Ci girammo come se quelle parole fossero state un affronto a un nostro lontano antenato. Perché in effetti era veramente offensivo.
-Ma come ti permetti? Non è figo, è assolutamente divino.- esclamò Adele rubando il frappè al nostro amico.
-Già. Non puoi definire ‘figo’ un essere del genere: è un affronto a tutto ciò che c’è di bello nel mondo. Non è che vedi un paesaggio e dici ‘che figo’, dici ‘che bello’.- continuai io immaginando di essere in una bella foresta tropicale con il ragazzo soggetto dei nostri discorsi.
-Voi avete dei problemi. E non capisco tutti questi dilemmi: invece di osservarlo come due balenottere in calore, non potreste andare a parlargli?
-Cosa?! Sei fuori di testa? E chi di noi due dovrebbe andarci? Sentiamo.
-È per questo che esco con voi: non c’è il rischio di rubarci i ragazzi.
-Bè, direi che tu sei l’unico che potrebbe rubarci i ragazzi- rise Ada appoggiandosi sui gomiti.
-Ti ricordo che i ragazzi che trattiamo hanno gusti diversi, non so se mi spiego.
-Del tipo che i tuoi possono scegliere un partner con la barba?- chiesi io.
-Quello anche i vostri, in certi casi.
Ci mettemmo a ridere.
-Idea! Andate al bar e io da qua vi dico chi guarda, okay?- propose Lollo. Per queste cose si emozionava sempre.
-Non so… Voglio dire, magari l’altra ci rimane male…- obiettai.
-Oooh! Togliamoci ‘sto sfizio! Al massimo guarda il culo a tutte e due e siamo amici come prima!
Prendemmo il portafoglio dal borsone e passammo di fianco al ragazzo dal costume blu che inebriava le nostre menti. Era tutto perfetto, tranne uno stupido marmocchietto che gridava -Oronzo! Oronzo!-. La scena era idilliaca: lui si stava voltando, giusto in tempo per vederci passare e poter quindi decretare la vincitrice del pomo dorato. Ma una volta giratosi non posò gli occhi su di noi e il suo sgabello continuò a ruotare finché non fu di fronte al bambinetto.
-Dimmi che non…- bisbigliai ad Adele.
E invece sì. Rispose.
Non arrivammo neanche al bar: facemmo dietrofront all’istante. E neanche un -Ehy, ragazze!- da parte di quelle labbra tanto perfette potè scongelare le nostre menti, che ormai avevano in testa, insieme al motivetto di Despacito, solo ‘Oronzo! Oronzo!’.
-È il karma che vi punisce.- ridacchiò Lorenzo offrendoci i suoi salatini. –Siete troppo superficiali, per voi conta troppo l’aspetto fisico.
-Davvero? Quindi vuoi dire che usciresti con il domestico emiliano?- chiese la mia amica incuriosita da quella perla di saggezza.
-Ma chi? Sandro? Ma siete impazzite?! Quel tipo mi ha chiesto se mi andava di fare un giro nel suo ripostiglio delle scope! È inquietante!
-Ah, certo, quindi non diresti no solo perché sembra Garfield in versione umana.
-Bè… In ogni caso è un tipo strano. E poi è un nome, su, non potete sfatare un mito per il semplice fatto che si chiami Orazio.
-No, Lollo: Oronzo- corressi.
-Ah… Bè, anche tu signorina Quaqua, hai un nome strano.
-Il mio nome è normalissimo.
-Lo so, Claudia. Peccato che però signorina Quaqua non sia inventato.
Mi zittii. Il mio cognome schifoso era sempre stato un problema.
-Ma tu non vai in giro a chiamarmi ‘Scusa, Quaqua, mi passi l’acqua?’. Invece, una di noi due ha rischiato di sentire ‘Ehy, Oronzo, come sei rosso! Fatti spalmare un po’ di crema solare dalla tua ragazza!’.
-Un po’ di crema su quegli addominali non mi dispiacerebbe mettergliela…- mormorò Adele, che osservava il semidio accasciata sul divanetto su cui eravamo sedute.
-Appunto.- blaterò Lollo finendo il suo frappè. -Ora, scusatemi, ma devo passare. E voi due sedetevi come si deve: non voglio che la gente pensi che vi abbia rapite, drogate e portate in vacanza come un malato di mente.
Ci guardammo perplesse. -Ma se sei gay!
-Che ne so! Ce n’è di gente strana.
Sbuffammo. Il programma della giornata consisteva nel panciollarsi sulle sdraio fino alle cinque e mezza, salire in camera, doccia e poi fuori per la cena. Sì, okay, era il secondo giorno e non si poteva pretendere che coetanei festaioli andassero a caccia di ospiti per party indimenticabili sulla spiaggia. Però, diciamo pure che le nostre idee organizzative per quella vacanza non erano un granché: l’anno prima eravamo capitati, un po’ per caso, in un resort fantastico, con un’animazione stupenda e sport e attività all’ordine del giorno. Quell’estate optammo per un posto più tranquillo, con spa e idromassaggio, vicino a diversi siti archeologici con templi greci e a porticcioli strapieni di mini traghetti che portavano nelle vicine grotte scavate negli strapiombi che circondavano la costa. Ci era sembrato da subito il posto ideale perché, come sempre, per divertirci ci sarebbero bastate le mie battute e quelle di Lorenzo e le figuracce di Adele. Ci conoscevamo da tanto e ormai i nostri cervelli lavoravano come uno solo, quindi era piaciuto subito a tutti. Ma il vero problema era che non avevamo più quindici anni e non potevamo infiltrarci nello Young Club spacciandoci per adolescenti precocemente sviluppati e quindi i nostri programmi erano molto ridotti: essenzialmente, io e Adele avevamo intenzione di uscire con qualcuno, giusto per dimostrare a noi stesse che il nostro fascino da commesse de La Rinascente riusciva a conquistare anche fuori Milano, mentre Lorenzo voleva solo godersi la sua vacanza in relax, due settimane di pausa dal suo ragazzo. Non che i due non si amassero, anzi, avevano anche intenzione di sposarsi, ma al nostro amico tenerone mancava passare del tempo con noi, come ai vecchi tempi.
-Cosa facciamo oggi?- chiesi quando Lollo si risiedette al suo posto.
-Stasera voglio provare quel ristorante di pesce che abbiamo visto ieri- rispose lui.
-Nel frattempo potremmo… uhm…
-Ragazzi!
Quella voce ci era familiare. Rocco, animatore esaltato, si stava sporgendo dalla siepe accanto a noi con quel suo solito sorriso da strafattone.
-Ciao- sbuffò Lollo seccato.
-Sentite, stiamo organizzando dei pomeriggi all’insegna del lavoro manuale, che ne dite?
-Eh?
-Ci serve un aiuto per allestire le scenografie degli spettacoli in anfiteatro. Ci troviamo tutti i pomeriggi in anfiteatro alle tre e mezza per un paio d’ore.
-Ti faremo sapere- concluse freddamente Lollo, alzando cinicamente il sopracciglio destro mentre giocava con i lacci del suo costume com’era solito fare quando qualcosa gli dava fastidio.
-Ci divertiremo un sacco! Le ragazze possono aiutare a dipingere e ci servono braccia nerborute per costruire gli oggetti di scena, come la torre e…
-Ho detto che ti faremo sapere.
-Dai, Lori, non fare così. Comunque, Rocco, ci piacerebbe venire. Vediamo se riusciamo, però, perché abbiamo un po’ di impegni- sorrise amichevolmente Adele.
-Okay okay. No problemi! Sapete dove trovarmi, in caso.
Si sollevò dalla siepe e scattò verso un gruppo di ragazzi in muta che stavano per immergersi. I poveretti si guardarono intorno cercando una via di fuga.
-Cazzo, Adele! È da quando siamo arrivati che ci perseguita, quel tipo, e lo sa che non facciamo niente della mattina alla sera! E chi è che dice ‘No problemi’ al posto di ‘No problem’, spiegami- sbottò Lorenzo allargando le braccia.
-Appunto, almeno avremo qualcosa da fare. Non ti fa bene stare sdraiato ad abbronzarti tutto il giorno, diventi acido e insensibile. E poi ti è sempre piaciuto questo genere di cose: fino a qualche anno fa passavi tutti i fine settimana in garage a costruire qualcosa per il mercatino di fine mese. Ed eri pure bravo.
L’espressione di Lorenzo si addolcì e buttò la testa indietro. -Ci verrei volentieri ma c’è quel tipo…- sbuffò. -Scassa le palle in una maniera tremenda.
-Non ti ho mai sentito parlare così- risi. -Cosa ti succede?
-Franco ha iniziato a vedere Southpark. Io non oso guardarlo, sapete come sono fatto. Ma lui si mette sempre in salotto e quindi ho sentito tutte le dieci puntate e, mi conoscete, sono abbastanza condizionabile sotto stress.
-Il tuo capo?
-Solito. Quel tipo mi farà impazzire.
-E perché non rilassarsi con delle viti e una bella confezione di brugole?- sorrisi, sapendo che avrebbe ceduto.
Si tolse gli occhiali e osservò il mare. -Va bene. Siete due serpi, ma siete riuscite a convincermi.
-Sono le tre meno dieci: andiamo?- propose Adele.
-Oui. Butto il bicchiere e arrivo.
Ci cambiammo e, arrivati in anfiteatro, trovammo altre sei o sette persone.
-Ma quanta gente…- ridacchiò Lollo a bassa voce. Gli tirammo una gomitata e andammo da Rocco.
-Oh, siete venuti! Bene bene! Allora, potete scegliere tra pittura, costruzione e… bè, appendere le scenografie già fatte- ci accolse lui con quel solito sorriso.
-Ma cosa dovete fare? Viene qui Anthony Hopkins?- chiese Lollo guardandosi intorno.
Rocco rise. -No, ma mettiamo in scena diverse cose con i Club dei ragazzi. Dai, su, ci divertiremo un mondo. Vai Clara che sei bravissima!
Così corse da una tipa pericolosamente arrampicata su una scala che cercava di prendere delle misure sul proscenio.
Io mi diressi verso il reparto pittura, gli altri due alle costruzioni: Adele voleva capire il perché di tanto amore per il bricolage da parte di Lorenzo. Io, d’altro canto, me la cavavo abbastanza con i pennelli, quindi dipingere la scenografia non fu un compito arduo. Andammo avanti una buona mezz’ora senza intoppi e in assoluta serenità, con un ritmo non molto veloce ma costante e inarrestabile. Stavo ultimando le ultime foglie di edera della torre di Rapunzel, scenografia per il Mini Club, quando sentii Rocco salutare qualcuno e mi venne quindi istintivo alzare gli occhi dal mio lavoro: un altro animatore dai capelli a spazzola si era aggiunto al gruppo e girava tra i vari oggetti di scena già ultimati con aria soddisfatta.
-Avete fatto un bel lavoro- sorrise girandosi e rivolgendosi a Rocco. Ero completamente incantata e quando Salvatore, uno degli addetti alla costruzione, mi passò di fianco con la scala, non me ne accorsi e ci mancò poco che me la tirasse in testa.
-Caspita, Claudia, attenta! Ti avevo detto di spostarti, che sarei passato di qui.
-Sì, scusa, io…- ridacchiai.
-Tutto a posto?- sorrise il nuovo animatore avvicinandosi.
-Sì, solo un attimo di distrazione- rispose Salvatore riportando la scala al suo posto.
-Capita. Rodrigo- mi disse porgendomi la mano.
-Ah… eh… Claudia- bofonchiai stringendogliela. Quegli occhi… quei maledetti occhi cos’avevano di così ipnotico?
Rodrigo si accucciò per osservare la nostra opera d’arte e vidi i miei due amici che cercavano di chiamarmi e che mi facevano cenno di avvicinarmi.
-Bè?- mi chiese Adele. -Sembri fusa.
-Sarà… sarà il caldo.
-Tse. Con quel naso ci ripara tutti- sogghignò Lollo indicando Rodrigo con il trapano.
Cercai di ridere e tornai al mio posto per ultimare quelle maledette foglie. In effetti, Rodrigo si poteva definire in qualsiasi modo tranne che bello: un naso corvino era piazzato in mezzo a un viso rotondo e, anche se sempre sorridente, il tutto era peggiorato da un taglio di capelli a spazzola che non gli donava granché. Aveva un orecchino e un piercing da sopracciglio che gli conferivano un’aria moderna. Non era brutto ma diciamo semplicemente quasi l’opposto di bello. Quindi non mi spiegai quell’improvviso colpo di fulmine, che cercai di attribuire momentaneamente ai magnifici occhi verdi che facevano distrarre completamente da tutto il resto chi gli stava di fronte.
Riuscii a finire di dipingere la torre in circa venti minuti e, quando Rodrigo venne da me a complimentarsi, scappai via dopo aver bofonchiato qualche parolina di cortesia. Non ero mai stata timida con i ragazzi e non trovai plausibile quell’imbarazzo per un tipo del genere, certamente al di sotto degli standard a cui ero abituata. Ero nel retro dell’anfiteatro e stavo a poco a poco riprendendo il controllo di me con la respirazione che usavo a yoga, quando sentii una voce, un -Ehy- che mi raggelò il sangue. Sì, era lui. E io ero fottuta.
-Ti ho vista ieri in spiaggia e non mi sembravi così timida. Non hai la faccia di una che si imbarazza facilmente- rise.
Non sapevo bene come prenderla: era una sorta di insulto?
-Perché tu riesci a capirlo dalla faccia?- chiesi coraggiosamente.
Fece spallucce. -Ci sono quelli con le espressioni più arroganti e quelli con le faccette da angelo.
-E io cosa sono?
-Tu sei terribilmente sexy in costume.
E detto ciò, prese un barattolo di vernice e se ne andò. Un brivido iniziò a percorrermi la schiena, come se un piccolo Nibali avesse deciso di correre il giro d’Italia tra le mie vertebre. Poi una sensazione di calore mi inondò le braccia e, infine, il messaggio venne recepito dal cervello, il quale reagì più o meno così “Oh mio Diooooooo!!! Sì, cazzo, sìììì!!!” pur non capendo perché. Ma chi lo voleva uno così? L’unica cosa passabile in lui, oltre agli occhi, era l’orecchino, ma quello rendeva figo chiunque. E che nome era Rodrigo?
Presi il coraggio a due mani e tornai dagli altri: avevamo ancora più di un’ora da passare insieme, quindi l’opzione di non parlargli era fattibile. Così, iniziai a lavorare come una forsennata e alla fine occupai un quarto d’ora ad aiutare l’altro gruppo perché io ero riuscita a completare anche in anticipo. E quel dannato soggetto, quell’animatore dal vago accento romano, non esitava a lanciarmi occhiatine provocanti e sguardi maliziosi. Come potevo non agitarmi? Iniziai a far cadere cose e ad andare addosso ad altre, tanto che Adele mi si avvicinò e mi chiese come mai fossi così maldestra.
-Sei sempre precisa, non sbagli mai! È davvero il caldo?
-Veramente…
In quel momento mi passò davanti Rodrigo e la sua vista mi fece zittire.
-Ne parliamo dopo.
Una volta finito, scoprimmo che Lorenzo si era divertito talmente tanto che era riuscito a mettere da parte il suo astio per Rocco e addirittura lo abbracciò per ringraziarlo e fece lo stesso anche con Rodrigo. Anche Adele aveva passato un pomeriggio piacevole e seguì l’esempio di Lollo. Ma io ero stata tutto il tempo in agitazione, non avevo alcun diritto di ringraziarli! Uno mi aveva attirato nella trappola e l’altro mi aveva catturata: per cosa dovevo essere loro grata? Ma Lollo mi esortò ad abbracciarlo e così, dopo un caloroso ringraziamento da parte di Rocco, vidi Rodrigo avvicinarsi con quelle sue orribili infradito fucsia e la mia finta espressione gioiosa si tramutò in una più che reale e sincera faccia sgomenta. Non potevo farcela, non potevo reggere un abbraccio… tranquillo e quasi piacevole? Davvero?
-Cerca di stare un po’ più attenta la prossima volta che ci vediamo- mi bisbigliò all’orecchio. Mi allontanò con un’espressione sorridente ma assolutamente normale e iniziai a non capirci più nulla.
Seguii gli altri due verso la nostra camera, ma avevo uno sguardo così scioccato che Lollo si preoccupò. -Hai scoperto di essere incinta?
Ma vedendo che non lo sentivo, continuò: -Sei stata ingravidata da un unicorno rosa e hai paura che il tuo fidanzato mezzo pesce si accorga della cosa?
Adele gli tirò una gomitata, dicendogli che le sembrava una cosa seria. Riuscì a farmi tornare in me e finalmente potei parlare.
-Quel tipo… Non so cos’ha ma… È brutto e…-. Sospirai. -Credo di avere una cotta per lui.
I due si scambiarono un’occhiata, poi Lori mi disse che era colpa del karma. -Io ve l’ho detto che siete troppo superficiali. Comunque, ti do ragione, è proprio brutto.
-Ma no, non è brutto è…- cercò di rimediare Adele. Poi ci guardò e si corresse: -No, okay, è brutto. Vabbè, ma che male c’è?
-Non lo so… Ho sempre avuto ragazzi aitanti, belli, irresistibili… Vi ricordate quando andavamo in giro per locali e che se trovavamo un bel maschione che ci piaceva facevamo a gara per vedere chi riusciva a conquistarlo?- sorrisi, ripensando ai ricordi di qualche anno prima.
-Oh, fin troppo bene- rise Lorenzo.
-Tu l’hai conquistato quella sera- osservò Adele. Franco, attore in una compagnia teatrale di Milano, frequentava da sempre il solito pub, il sabato verso le nove, e in uno di quelli capitammo noi. Io e Adele tentammo un approccio mal riuscendoci e poco dopo capimmo il perché: il nostro amico andò da lui e gli offrì una birra e Franco ricambiò con uno sguardo pieno d’amore che ci fece intenerire subito. Intuimmo immediatamente come sarebbe andata a finire e diciamo che la proposta noi ragazze ce l’aspettavamo già da quella sera. E invece dovemmo aspettare quasi tre anni.
-Comunque, non la trovo una cosa così orribile. Lui ti ha detto niente?- mi chiese Adele, premurosa come al solito.
-Solo che… Non ridete, ma ha detto che sono terribilmente sexy in costume.
Sentii Lollo cercare di trattenersi. Si dovette voltare e cercare di sfogarsi ridacchiando sommessamente.
-Sei un cretino- gli disse freddamente la mia amica.
-Scusa, scusate, non volevo. È che vi siete conosciuti da due ore e se ne esce con una cosa del genere: è impetuoso il ragazzo- rise.
-Ma io non vogliooo!- piagnucolai.
-Senti, domani lo cerchiamo e vediamo se sei dello stesso parere, okay? Ma, aspetta un attimo, come ha fatto a vederti in costume?- mi domandò Adele incuriosita.
-Mi ha vista ieri in spiaggia.
-Ah, quindi probabilmente lavora lì… E se fosse quello delle canoe?
-Dici?
-C’è solo quello lì. Al bar non lavorano gli animatori.
-Quindi domani giro in canoa! Wo-uuu!- gridò Lorenzo saltellando felicemente.
-Cos’è che fai domani? Perché, sai, non ti ho sentito- fece sarcastica l’altra.
-Grazie ragazzi. Ma, davvero, non riesco a capire come abbia potuto fulminarmi così.

L’indomani ci recammo in spiaggia armati di tutto punto: costumi, occhiali da sole e crema solare per evitare di scottarci le spalle durante il giro in canoa. Andammo verso l’animatore accanto al bar, il punto di partenza, e non lo riconobbi fino a quando non arrivammo a una ventina di metri da lui: quelle infradito poteva averle solo lui. E appena lo vidi, l’ansia iniziò a salirmi e il caldo aumentò improvvisamente. Ma non potevo farmi prendere dal panico, non aveva senso.
-Ciao!- sorrise Lollo a Rodrigo. -Volevamo fare un giro. Quanto costa?
-Oh, buongiorno. No, è tutto compreso nella vacanza- rispose lui. Mi lanciò un’occhiata e incominciai ad avere ancora più caldo: perché avevo messo il costume?
-Volete andare da soli oppure a coppie?- ci domandò porgendoci i giubbottini di salvataggio.
-Noi due insieme, lui vuole fare l’intrepido- rise Adele.
L’ansia mi provocava qualche momento di totale impedimento e così mi ritrovai a non saper allacciare il giubbotto e lui, ovviamente, accorse in mio aiuto abbracciandomi lentamente per poter chiudere le cinghie sulla schiena. Lanciai un’occhiata preoccupata ai miei amici e vidi Lollo fare finta di vomitare e Adele annuire, segno che aveva capito dove stava il problema.
Ma il vero dramma fu salire sulla canoa: anni e anni di yoga furono completamente dimenticati nel giro di cinque minuti e poco mancò a un ribaltamento dell’imbarcazione a riva. Ma lui mi salvò di nuovo ed evitò che finissi culo a terra. E proprio mentre mi aiutava a sedermi nella canoa, alzai lo sguardo e vidi i suoi occhi verdi osservarmi decisi e non potei fare altro che sorridergli come una cretina e mormorare un ‘grazie’ così patetico che Lorenzo alzò gli occhi al cielo e andò avanti, seguito da Adele che cercò di portarmi via da lì il più velocemente possibile.
-Okay, penso di aver capito. È vero, però, ha qualcosa che…- mi confidò la mia amica pagaiando verso il largo.
-Hai visto come mi parla?- le chiesi quasi preoccupata.
-Io starei attento.- si intromise Lollo ridacchiando. -Quel tipo fa molto Christian Grey.
-Questo è vero. Sarà il suo modo di fare che ti rende così maldestra. D’altronde, se è vero che non ti piace, magari è solo una questione di pressione psicologica- osservò Adele.
-Quindi è come se ti stesse violentando psicologicamente- chiarì l’altro.
-Cosa? Ma…- balbettai.
-Stai calma, è il solito esagerato. Sarà una sua tecnica di seduzione: non è molto bello e quindi sfrutta le debolezze di ognuno a suo vantaggio. E a quanto pare funziona.
-Non… non lo so…
-Sei troppo orgogliosa per ammettere di esserti fatta battere,- fece Lorenzo osservando l’acqua. -non lo diresti mai. Oh, guardate quanti pesci!
Tornammo a riva dopo una fantastica ‘passeggiata’ e io, in quei quaranta minuti, capii una cosa: è vero, perdere non mi è mai piaciuto e quindi perché non fare leva sul mio orgoglio per risolvere la situazione e far vedere a quell’approfittatore cosa succedeva a provocare una come me? Andai da lui sicura e riuscii a slacciarmi il giubbotto più velocemente di quanto mi aspettarsi, glielo porsi, lo ringraziai per il servizio canoe e andai sicura verso gli ombrelloni. Ero stata talmente veloce, che gli altri due dovevano ancora finire di togliersi i giubbottini e quindi videro bene come lui mi guardò mentre mi allontanavo e la giudicarono “un’occhiata da tipico maschio etero arrapato, ma che non pareva molto provocante”. Quindi pensai che la mia tattica, forse, potesse funzionare.
Passammo la mattina in spiaggia, io e Lollo sempre in acqua e Adele costantemente sulla sdraio per sorvegliare le nostre cose, dato che da quando la conoscevamo aveva sempre avuto il terrore di essere derubata (cosa mai successa in ventitré anni di esistenza). Pranzammo nel ristorante a buffet del resort e lì trovammo una decina di animatori esaltati che passavano da un tavolo all’altro, salutando e chiacchierando con i vari ospiti e qualcuno si fermava anche con loro a mangiare. Venne a trovarci un ragazzo bello come il sole, alto e muscoloso e, checché dicesse quel bambinone del karma e bla bla bla, Lori si mise a fissarlo come se fosse un dio in terra e quando questo iniziò a dirci di essere andato a nuotare al largo e di essere stato punto da una medusa, il nostro amico gli disse di non preoccuparsi, che sarebbe passato e che non era grave. Ma l'altro rispose dicendo che la cosa gli scocciava un po’ perché il segno si vedeva abbastanza e alzando la maglietta rivelò una tartaruga scolpita con una striscia rossa in diagonale. Rimanemmo tutti e tre a fissargli l’addome come incantati e proprio in quel momento arrivò Rodrigo, il quale esclamò: -Cos’è? Una gara di muscoli?- e detto ciò, sollevò la maglietta e mise in mostra altrettanti addominali. Io roteai gli occhi ma Adele ai mise a fissarlo.
Le tirai uno schiaffo a un braccio e lei si voltò con un -Che c’è?!- come a dire -Non è colpa mia, è lui che mi istiga.
I due se ne andarono sghignazzando e Lorenzo osservò che in quel villaggio sembravano tutti dei pervertiti.
-Anche secondo me.- dissi appoggiando il bicchiere dopo aver bevuto un sorso d’acqua. -È talmente strano quel tipo. Ora l’ha fatto per puro esibizionismo, non sembrava voler fare colpo o…
Mi interruppi, vedendo che Lollo mi faceva cenno di guardare Adele: era completamente rapita da Rodrigo e lo seguiva con lo sguardo ovunque andasse. Un altro animatore tirò una pacca sulla spalla al suo collega dalle infradito fucsia, il quale si voltò, notò la nostra amica e le fece un cenno con la testa sorridendo. Io e Lollo iniziammo a preoccuparci.
-Tu che ne pensi, Ada?- chiese lui con l’intento di capire quanto fosse grave la situazione.
-Sì, è… brutto e…- bisbigliò ansimando al suo solo pensiero.
-Ada, cazzo!- esclamai.
Si risvegliò dal sortilegio e ci guardò con espressione severa: -Cosa urli? Ci sento benissimo!
-Ah, non sembrava, sai?
-Quel tipo è un problema. Vi sta intrappolando una ad una- fece Lollo appoggiandosi nervosamente allo schienale della sedia.
-Il prossimo sei tu, lo sai?- borbottò Ada stizzita.
-Quel tipo è il meno gay che tu possa trovare nei dintorni. E ti ricordo che a ottobre mi sposo.
Sospirai e distolsi lo sguardo verso il mare: quella situazione mi dava ai nervi, era talmente assurda! Qualcosa al tavolo di fronte attrasse la mia attenzione e vidi un ragazzo osservarmi in silenzio mentre mangiava. Ci sorridemmo a vicenda e io tornai a guardare Lollo e Ada.
-Sei l’unico che può aiutarci allora. Se vedi che ci perdiamo ci puoi salvare solo tu.
-Wow, che responsabilità- rise.
-Ha ragione Claudia. Non mi ero nemmeno accorta di essermi incantata. E poi voglio poter decidere io di chi innamorarmi non… okay, sto dicendo una fesseria. Vabbè, mi avete capita però- intervenne Adele.
-Okay, Clou. Facciamo a modo tuo, nuvoletta del mio cuore.
-Non mi chiamare così, lo sai che non lo sopporto.
-E che ci posso fare se mi viene da chiamarti Cloud, Cloud?- sorrise sfacciato Lollo.
-Non ti sopporto quando fai il cretino. Non so, potremmo far passare ancora qualche tempo.
-Stiamo qui due settimane, non tutta la vita.
-E cosa ti devo dire? Hai in mente altro, piccolo genio?
-No. Se volete oggi andiamo da qualche parte, così vi distraete un po’.
-Vuoi dire…?- chiese speranzosa Ada.
-Sì, andiamo a La Pelosa, rompipalle.
Il pomeriggio lo passammo a cercare un punto in cui si potesse nuotare senza strisciare sul fondale o picchiare le ginocchia e, devo dire, che la cosa risultò più ardua del previsto: La Pelosa, spiaggia bellissima e di un azzurro incontaminato, si poteva vantare di essere tra le più belle della Sardegna, ma la zona da attraversare prima di raggiungere l’acqua alta era enorme. In sintesi, io e Ada ci dirigemmo in fondo, lontanissime dagli ombrelloni, e dopo una mezz’ora arrivò pure Lollo, che non aveva voglia di guardare due puntini nel mare più vicini alla Corsica che alla Sardegna. Dopo un’iniziale urlo da parte di Ada, preoccupatissima per soldi, vestiti, telefoni, documenti e altre tremiladuecentocinquantaquattro cose per cui solo lei si poteva allarmare, e una conseguente rassicurazione di Lollo (che aveva messo tutto in macchina tranne le chiavi dell’auto, sapientemente nascoste sotto gli asciugamani a riva), riuscimmo finalmente a divertirci. Sì, fu un pomeriggio fantastico, come ai vecchi tempi.
Ci fermammo per un aperitivo verso le sei e mezza e nessuno osò parlare di Rodrigo o di altro per tutto il tempo. La nostra discussione si sposò, invece, sull’imminente matrimonio.
-Quindi, alla fine, avete deciso dove?- chiesi sorseggiando pacatamente il mio Spritz.
-Sì, bè, ovviamente non in chiesa- rise lui. -Anche se un po’ mi dispiace. A Franco non gliene frega niente di sposarsi in un territorio sacro, lui con la religione ha un rapporto tutto strano. Io ci ho sempre tenuto, ma non posso mica andare a parlare col Papa. Quindi, non voglio reazioni strane, vi prego: avete presente che Franco ha uno zio che ha una cascina gigantesca?
-Quello dei cavalli?- chiese ansiosa Ada.
-Yes, lui. Ecco, quell’intelligentone del mio futuro marito- fece Lollo con finta disinvoltura, ma si vedeva che quella parola lo emozionava come un bambino -se ne è venuto fuori un giorno, dicendo ‘Mio zio mi ha detto che ha aggiunto un nuovo tipo di piante nel suo orto botanico. Vedessi che bello, da fare invidia a quello di Berlino!’. Al che, dopo averlo minacciato di morte (ma sapete com’è fatto Franco), mi è venuta l’illuminazione.
-Vi sposate nell’orto botanico di suo zio?- chiedemmo esaltatissime.
-Exactly.- ci sorrise orgogliosamente. -Siamo andati a vederlo ed è davvero bellissimo.
Cercammo di trattenere le urla, ma Lollo ci conosceva troppo bene e sapeva che non avremmo resistito. -Sfogatevi, su.
Iniziammo a gridare come delle pazze e annunciammo la cosa a tutti i nostri vicini di tavolo: il povero promesso sposo si vergognò tantissimo.
-Siete imbarazzanti- ci disse, una volta finite le grida.
-Ma è una cosa bellissima!
-Lo so, è per questo che ci sposiamo lì, sai- rise.
Dopo altre mille domande sulla cerimonia, tornammo al villaggio, tutti e tre sorridenti e felicissimi: avevamo passato una bella giornata e certo non avremmo permesso a un nasone pervertito di rovinarcela.
E proprio in quella illusione cademmo rovinosamente. Pensavo di riuscire a cavarmela così, dicendomi semplicemente ‘No, non ti piace’? Che povera illusa che sono.
Arrivati a casa, mi fiondai in doccia e poi andai in veranda a stendere il mio costume bagnato. E lì lo vidi, appoggiato all’albero accanto alla nostra villetta, in shorts e camicia blu. Mi pareva quasi carino. Feci finta di niente, stava messaggiando e non mi poteva aver visto. Mi sbagliavo.
-Ehy- esordì lui, rompendo il lieve silenzio che speravo si mantenesse fino al mio rientro in casa.
-Ciao- risposi io senza alzare lo sguardo. ‘Bella mossa.’’ pensai ‘Così sa che l’hai già visto’.
-Stasera ci siete a cena?
-Volevamo uscire, ma abbiamo scoperto che il ristorante oggi è chiuso.
-Ah, bene.
-Come mai qui?- continuai senza alzare lo sguardo dal costume.
-Per caso.- rise. -Mi sono fermato per rispondere, dovevo pensare un attimo a cosa scrivere- continuò mostrandomi il cellulare.
-Ah, certo.
Gli lanciai un’occhiata di sottecchi: non l’avevo mai visto senza la maglietta da animatore.
-Appuntamento?- gli domandai, questa volta girandomi verso di lui.
-No no- si affrettò a rispondere. -Solo… così, volevo essere elegante, per una volta.
Annuii e vidi un’occhiata da parte sua che mi fece rabbrividire: un sorriso, la testa leggermente abbassata e inclinata di lato e uno sguardo felino, provocante.
Non so quanto tempo rimasi a fissarlo come una cretina, ma per fortuna si decise ad andarsene dicendo di dover scappare. E io potei tornare a respirare. Perché mi ero voltata? Perché ho voluto guardarlo negli occhi? Tornai in casa a chiusi la porta spazientito: non era possibile, dovevo controllarmi.
-Ehy, bufera!- sogghignò Lollo dalla sua camera. -Che hai?
-Niente.
-Claudia?- mi chiese Adele da dietro l’anta aperta dell’armadio.
-Eh?
-Uu, brontolona stasera. Senti, dammi una mano:- continuò chiudendo l’anta. Aveva addosso dell’intimo di pizzo nero e in mano due vestiti da sera molto eleganti. -blu o rosso?
Ero choccata. -Ha parlato anche a te, vero?- tuonai.
-Ma chi?
-Sveglia…- cantilenò Lorenzo sistemandosi la polo.
-Stai zitto tu, uomo dalla camicia rosa!
-Se insinui qualcosa ti ricordo che non puoi offendermi dandomi del gay.
-Lo sai bene chi!- sbraitai rivolta a lei.
-Rodrigo? Sì, era di fianco al portico, mentre eri in doccia.
Le mostrai i denti in una sorta di ringhio, ero fuori di me.
-Ma figurati se mi metto elegante per lui!- rise Adele. -Voglio solo essere carina, non si può?
-Ragazze, calmatevi.- intervenne Lollo. -Quel tipo vi sta mettendo una contro l’altra. Stasera gli parlo io. Claudia, tu calmati.
Sospirai: che cretina. Mi ero inalberata per un idiota che neanche volevo e avevo urlato in faccia alla mia migliore amica per niente.
-D’accordo, grazie. Scusatemi.
-Ma figurati. Comunque, è vero, mi ha parlato. Sono uscita con questo vestito rosso e lui mi ha detto ‘Oh, come siamo eleganti’. Mi ha fatto piacere, tutto qua- ci confidò Ada.
-E perché volevi cambiarti, allora?- le chiesi, seduta al bordo del letto.
-Mi ha sorriso e mi ha detto che secondo lui mi dona di più il blu. È stato carino, non era un’offesa.
Vidi una leggera serenità sul suo viso, una sorta di gioia legata a quelle parole. Capii che era Rodrigo la causa di tutto e una qualche forma di ottimismo legata a lui, la possibilità di una chance.
Mi misi una maglietta leggera e un paio di pantaloncini e seguii gli altri verso il ristorante del villaggio: quando ci sedemmo, notammo immediatamente Rodrigo in fila per la pasta e io e Adele osservammo Lorenzo con occhi supplichevoli.
-Subito!- esclamò lui e, detto ciò, afferrò il suo piatto e andò in fila.
-Speriamo bene- bisbigliò la mia amica trattenendo il fiato.
Li spiammo dal nostro tavolo e la cosa pareva procedere bene: un saluto, qualche risata e normali chiacchiere tra uomini. Poi notammo Rodrigo indicare la polo di Lollo e il nostro amico sorridere e arrossire lievemente. Io e Ada ci guardammo preoccupate. La cosa andò sempre peggio e Lori finì col parere sempre più un adolescente alle prese con i primi tentativi di flirt, nonostante la faccia tosta e il carisma non gli siano mai mancati. La cosa mi preoccupava e lo vidi ridacchiare, segno che era nervoso, e la cosa non era entusiasmante dato che Lorenzo, accumulando agitazione, perdeva aria e iniziava a parlare a tratti. Notai qualcuno girarsi a guardarlo con occhio critico e decisi di andare lì a salvare il mio amico dal baratro: con una scusa riuscii a trascinarlo via da quel manipolatore e a portarlo al nostro tavolo.
-E così tu eri immune, eh? Cos’hai da dire signorino ‘io sono super gay e lui super etero quindi mi attrae meno di uno zerbino’?- fece Ada una volta tornati da lei.
-Cazzo, è… Oh, adesso vi capisco. Vi ricordate quei gemelli che vi venivano dietro? Quelli carini, che sbavavano appena vi vedevano? Io sono stato mille volte peggio, stasera. Non sono mai stato nervoso e tantomeno impacciato con gli uomini.
-Fa un effetto strano, non è vero?- chiesi io ascoltando il suo sfogo con calma sapiente.
-Merda, è un dannato incantatore. Non mi vengono pensieri strani a guardarlo, ma quando gli parlo non riesco a staccare gli occhi dai suoi, è ipnotico.
-Ti lascia addosso una sensazione particolare, riesci a pensare solo al suo sguardo di smeraldo, giusto?- domandò Ada.
-Sì! È affascinante, oppure… boh, non ne ho la più pallida idea. Ho solo voglia di mangiare un po’ di cozze e ostriche.
Ridacchiai. -Ti eccita, dì la verità.
-Eh?- borbottò lui con un guscio di vongola in mano.
-Non ti ho mai visto mangiare molluschi. Le ostriche mica ti facevano schifo perché mollicce?
-Cosa dovrei mangiare al mare?
-Bah. Mi pare solo strano che, tra tutti i piatti possibili, tu abbia scelto l’unico afrodisiaco.
-Cazzo…
-Fa questo effetto- sorrise Ada. -Ti prende da dentro e non te ne accorgi.
-Franco…
-Sai, credo che non influisca sui veri sentimenti. Non centra niente col vero amore. E neanche con un fattore fisico perché puoi dire tutto tranne che sia sexy o bello o che ti inviti a fare pensierini su di lui.- notai io.
-Io penso sia più psicologico. Ti rode da dentro.
Vidi il ragazzo della sera prima sedersi al suo tavolo e prepararsi a gustare un bel fritto di pesce ma i suoi occhi vennero come attratti dal mio sguardo, una calamita. Mi bisbigliò un ‘ciao’ al quale risposi con uno sguardo più prolungato. Ero sovrappensiero e non riuscivo a connettere più di tanto.
-Ma sai che ti dico?- sbottai. -Questo tipo mi ha stancata. Non posso credere che abbia trascinato anche te in questo giro. Tu che sei prossimo al matrimonio! Ora mi sente! Oh, se mi sente!
Stavo per alzarmi, quando proprio Rodrigo ci passò accanto e mi chiese con un sorriso il motivo di tanta agitazione. Volevo evitare scenate in pubblico e così mi limitati a tapparmi la bocca con un maccherone. Notai il ragazzo del tavolo di fronte a me ridacchiare.

Passò qualche giorno e la situazione non cambiò: occhiatine e sfoghi di rabbia in privato da parte di tutti e tre. Poi, una mattina, lo vedemmo fare jogging davanti alla nostra villetta. Senza maglietta. E improvvisamente, a tutti venne una gran voglia di vederlo cadere e spaccarsi tutti i denti di quel sorriso che ci stava dedicando.
-Ehy!
-Ehy…- bofonchiammo cercando di non guardargli i pettorali.
-Tutto a posto?
-Sì…
-Che mortorio oggi- rise, appoggiandosi alla ringhiera del nostro portico.
-Parla Mr Simpatia…- bisbigliò Ada sfogliando Chi.
-Uu, oggi siamo di cattivo umore, ho capito. Io no, invece! Sono straaaafeliceeee!
Non vedendo reazioni particolari si limitò a dirci che da un momento all’altro sarebbe arrivata la sua ragazza e che non la vedeva da un mese e mezzo.
-Pure…- fece Lollo.
Rodrigo si incupì. -Ce l’avete con me?
-No- risposi sarcastica io. Ada mi tirò una pedata da sotto il tavolo.
-Cos’ho fatto?
Ci voltammo tutti e tre simultaneamente e prendemmo e fissarlo: sembrava la scena di un film horror.
-Stai scherzando, spero- sibilai io.
-No… Mi state simpatici, ma se non è lo stesso potete dirmelo…
-Rodrigo, cazzo!- urlò Lorenzo. Non l’avevo mai visto così rosso. -Pensi di arrivare tu e rovinarci la vacanza? Pensi che io rinunci al mio matrimonio per scappare con te? O che una di loro molli tutto e si trasferisca qui?
Rodrigo era evidentemente spiazzato, sembrava un cucciolo davanti ai fuochi d’artificio. -Ma io...
-Fammi finire. Noi siamo sempre stati quelli che conquistavano, non abbiamo mai dovuto conquistare. E non faremo certo cambiare tutto a uno come te, a uno scappato di casa che corre senza maglietta per far distogliere lo sguardo da quelle orecchie.
Okay, adesso era offeso.
-Non hai il diritto di trattarci così!- esclamò Ada.
-Voi avete dei problemi- bisbigliò Rodrigo.
-Noi, certo.
-Ho la ragazza! Pensate davvero che io ci abbia provato con voi?
-A me hai fatto i complimenti per la polo…- brontolò Lollo.
-Non vedo tanti uomini vestiti di fucsia ed è il mio colore preferito, tutto qua! È come se dicessi a lei che quella gonna le dona e lei si mettesse a fantasticare chissà che!- rispose l’altro indicando Ada. Lei subito abbassò lo sguardo imbarazzata, capendo di aver frainteso. Ma io ero sicura di avere ragione e quindi passai al contrattacco.
-E con me, allora?
-Con te cosa?
-Quando ci siamo conosciuti, dietro all’anfiteatro.
-Così sembra che ti ho stuprata. Cosa ti ho detto? Sentiamo.
-Che sono sexy in costume- feci io con ovvietà.
-Senti, da come ti muovi penso che tu lo sappia. Avete detto che siete voi i conquistatori di professione, quindi penso che voi conosciate il vostro potenziale. Non sono uno che ama rendersi ridicolo fissando le belle ragazze con faccia da pervertito, quindi te l’ho detto, che male c’è? Per me ha l’equivalente di dirti che hai bel taglio di capelli, fidati.
Ero abbastanza sorpresa. Ma mi restava ancora un dubbio.
-E l’abbraccio per mettermi il salvagente? Le occhiatine? Sei sempre stato provocante ogni secondo.
-Ti sei incastrata con il giubbottino di salvataggio! Non ho mai visto nessuno così impedito e mi facevi tenerezza- rise. -E le occhiatine non so dove tu le abbia viste, sinceramente.
Io, Lollo e Ada ci guardammo: la cosa non ci quadrava granché, ma eravamo terribilmente imbarazzati per la situazione.
-E poi pensate davvero che sia un maniaco? Forse siete voi un po’ troppo fissati da fraintendere complimenti con flirt. Magari vi prendete troppo sul serio.
-Cioè?- fece Lorenzo stranito.
-Siete tutti e tre belli e affascinanti, ma magari per qualcuno siete troppo.- rispose Rodrigo facendo spallucce. -La mia ragazza mi piace perché è semplice. Le piace raccogliere i fiori.- continuò e un leggero sorriso gli comparve sul viso.
Ci guardò con quei suoi occhi verde smeraldo e vide le nostre espressioni. Io ero troppo imbarazzata per muovermi e sentivo i muscoli del collo dolermi nell’immobilità.
-Ora vado, sarà qui da un momento all’altro.- sospirò Rodrigo -In bocca al lupo, eh- continuò, facendo l’occhiolino a Lorenzo.
-Grazie- biascicò lui.
Non appena ci fu impossibile distinguere i suoi shorts verdi dalla vegetazione, ci muovemmo, lentamente: sembravamo appena arrivati su Marte e ci guardavamo abbastanza sconvolti.
-Quindi…
-Siamo tre coglioni- fece Lorenzo.
-Mi sa anche a me.
Sbuffai. -Ma come abbiamo fatto ad essere così cretini?!
-Sembra davvero innamorato. Non penso abbia mentito- osservò Adele.
-Anche a me è parso così. Però, abbiamo creduto tutti e tre la stessa cosa, quindi…- commentò Lollo.
-Sarà affascinante. Ci sono le persone così.
-Sì, ma di solito sono anche gradevoli alla vista- replicò lui lanciandole un’occhiataccia.
-Non so cosa dirti- rise lei.
-Ehy!
Ci girammo tutti e tre simultaneamente. Era il ragazzo che avevo visto qualche giorno primo a cena. E mi sorrideva.
Guardai i miei amici con occhi maliziosi e sollevati: era tornato tutto normale.
Andai da lui e mentre scendevo dal portico sentii Lorenzo, che con una vocina esasperante, cantilenava: -Karmaaa….

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Gradimento

Karma

Bello questo racconto, in gran parte merito dei dialoghi, fluidi e ben congegnati. Complimenti e saluti