"Giuro che ti ammazzo"

Giuro che ti ammazzo!

 

Giuro sulla testa dei nostri figli che ti ammazzo!”

Lo aveva gridato perché tutti sentissero e facessero qualcosa per trattenerla. I presenti non avevano avuto dubbi che, se fosse stata abbandonata a se stessa, lo avrebbe portato a compimento ma anche che, gridando a quel modo, cercava qualcuno che le impedisse di farlo.

Aveva percorso di slancio i pochi metri che la separavano dal suo compagno di vita e, senza esitazioni, lo aveva afferrato per la gola. Il suo intento, al di là di ogni ragionevole dubbio, era quello di fargli del male.

Non sono bastate le parole per separarli ma è stato necessario passare alle vie di fatto per scioglierli da un abbraccio che, nelle loro intenzioni, avrebbe dovuto essere mortale.

Giuro sulla testa dei nostri figli che ti ammazzo!.

 

Si erano organizzati per vivere a Bali vita natural durante. Oltre al reddito dei Bungalow, che affittavano ai turisti di passaggio, lui godeva di sontuose entrate derivanti dalla sua attività di istruttore di nuoto subacqueo, dotato di regolare brevetto, e dal fatto che, oltre all’italiano, parlasse e scrivesse correttamente l’inglese e l’indonesiano.

Lei era reduce da un matrimonio fallito e si portava appresso dall’Italia una figlia che viveva come una parte di sé. Era arrivata a Bali avendo l’intento di cancellare il passato e di costruirsi una nuova vita. Da un punto di vista professionale era una donna tuttofare, preziosa. Ovunque fosse impegnata diventava immediatamente insostituibile,produttiva.

Lui era uno scapolo impenitente. Aveva rotto con una vita ordinata ed una professione ben retribuita per cercare libertà altrove, fuori dall’Italia.

Si erano messi assieme sospinti da un bisogno reciproco di protezione. Di casa. Forse anche di famiglia.

Si erano amati e avevano messo al mondo un figlio.

Agli occhi degli altri apparivano come una coppia affiatata. Felice.

Invece non lo era.

Nel mondo di Marco  c’era una componente di follia che veniva tenuta sotto controllo dall’assunzione quotidiana di farmaci. Se avesse seguito puntualmente le cure prescritte  Marco avrebbe potuto essere perfetto in tutto. Quando non lo faceva diventava preda di una vera e propria forma di follia di cui, quasi certamente, era consapevole.Il dubbio è giustificato dal fatto che le sue crisi erano ricorrenti e alternavano momenti di saggezza con altri di follia.

In quel periodo le sue ricadute erano diventate più frequenti e profonde del solito. Più pericolose per lui e per gli altri.

La causa del male era di natura fisiologica ma doveva avere a che fare anche con dell’altro.

Il suo comportamento, in condizioni di salute normali, era irrequieto. Andava sempre alla ricerca di qualcosa che non riusciva ad ottenere. In un modo o nell’altro, persino nelle piccole cose, voleva prevalere sugli altri. Quello che faceva lui era sempre perfetto, quello degli altri no.

Amava compiere delle prodezze e, nella maggior parte dei casi, riusciva anche ad avere successo.

Non assumere le medicine sino al momento di entrare in crisi, nel suo vissuto, poteva essere considerata una prodezza. L’espressione di un bisogno di andare oltre in una sfida che lanciava se stesso.

 

La crisi di cui stiamo parlando era venuta qualche tempo dopo la nascita del figlio. Diventare padre, per una persona normale, costituisce spesso un trauma superabile: per uno che vive in un equilibrio instabile probabilmente no.

In una natura predisposta alla rottura con un mondo fatto di convenzione e che vive in un equilibrio instabile, certamente non lo era. Senza dire niente a nessuno Marco aveva smesso di assumere medicinali perché era certo di non averne più bisogno.

Chissà?

Forse aveva pensato che la sua natura di padre lo avrebbe rigenerato, messo al riparo dalle miserie della vita e dalla necessità di assumere farmaci.

Invece non era così.

 

Si era svegliato nel cuore della notte dopo aver ricevuto dalla Madonna l’ordine di rivelare al mondo la prossima fine.

Si era aggrappato al telefono per avvisare gli amici della imminente catastrofe. Quando si era reso conto che tutti lo avevano preso per matto aveva reagito mettendosi a gridare come un forsennato. Aveva sfondato la porta del bagno e rotto tutti gli specchi della casa. Se n’era andato senza tener conto di lasciare alle spalle una famiglia, che pure amava, letteralmente terrorizzata.

Si era materializzato all’ingresso del più elegante ristorante dell’isola. Cavalcava un focoso destriero privo di sella. Avrebbe potuto sembrare la coppia equestre di Marco Aurelio se non fosse stato completamente nudo. Aveva brevemente percorso il corridoio praticabile del ristorante e se n’era andato gridando: “ Morirete tutti!”.

 

Lo hanno trovato il giorno dopo. Era semi - sommerso dall’acqua di uno dei tanti canali che alimentano di vita le risaie dell’isola. Era nudo, svenuto, ma non era morto.

 

Quella terrificante scena di follia aveva indotto la sua famiglia a mettersi in salvo. Si era allontanata dalla casa in cui era certa che, prima o poi, avrebbe fatto ritorno per trovare rifugio nella dimora di amici ospitali.

Nessuno sapeva dove fosse nascosta e avrebbe dovuto rimanere in attesa che, dall’Italia, arrivassero gli aiuti, anche giuridici, per poter affrontare la situazione. Solo la famiglia di Marco avrebbe potuto fare qualcosa per lui. Alessia era fisicamente e giuridicamente impossibilitata di farlo.

Marco e Alessia, come Adamo ed Eva nel paradiso terrestre, avevano messo insieme le loro vite. Si erano accoppiati e avevano concepito un figlio senza costituire alcun legame giuridico fra di loro. Adesso “La moglie”, che moglie non era, non aveva alcun potere su Marco, sul figlio che teneva fra le braccia e portava il nome del padre, sui pochi soldi che erano conservati in banca ed erano necessari per continuare a vivere.

 

Giuro sulla testa dei nostri figli che io ti ammazzo!”

 Questo episodio, che faceva parte del dramma generale della vita, era andato in scena il giorno in cui Marco era stato subdolamente informato del nascondiglio, che avrebbe dovuto rimanere a lungo segreto, in cui Alessia e i figli avevano trovato rifugio.

Ti ammazzo!”.

Nella violenza dei sentimenti vissuti in quel momento e nella aggressività che avevano espresso, c’era tutta la disperazione di una donna condannata a vivere in equilibrio sul baratro della follia.

Alessia sapeva che quelle crisi, capaci di mettere a rischio la vita della sua famiglia, marito compreso, avrebbero potuto essere evitate. Sapeva che bastava un piccolo impegno perché la vita sua e quella dei suoi figli fosse normale ed era disperata che non ci fosse.

Lei voleva vivere con l’uomo che aveva imparato ad amare. Non con uno che la faceva disperare e che, con il passare del tempo, era diventato un rischio per la vita sua e degli altri.

Lo aveva reso padre per consolidare i vincoli di famiglia e alimentare il senso di responsabilità del marito nei loro confronti. Senza quelle crisi la sua avrebbe potuto essere una famiglia felice.

 

Per tornare alla normalità, superata la crisi, avevano lasciato le tentazioni di Bali ed erano tornati a vivere in Italia. In un modo o nell’altro avevano ricomposto gli equilibri della loro vita.

Si sono sposati e hanno cresciuto dei figli stupendi.

 Pubblicano spesso su Facebook le immagini della loro felicità. Raramente, però, ne appaiono anche altre che evocano mostri terribili, stravaganti. Non parlano della fine del mondo ma della infinite minacce a cui è esposta la nostra vita.

 Quelle immagini riflettono momenti di crisi di cui si possono diagnosticare le cause fisiche ma non quelle che affondano nella condizione dello spirito..

 

Sulla testa dei nostri figli giuro che ti ammazzo!”.

Nella vita, come nel caso di Marco e di Alessia, ci sono infiniti propositi che, nel bene o nel male, non vengono rispettati.

Sulle forze negative, quasi sempre, prevalgono i sentimenti positivi della vita. Quelli legati a valori profondi e alla capacità di amare di ciascuno di noi.

Di questi,anche se costituiscono la piattaforma su cui scorre la vita,normalmente. non si parla. E’ come se non esistessero.

La cronaca nera, invece, è sempre più affollata di atti di follia, di femminicidi, di morti annunciate che vengono trasformati in fatti banali, ripetitivi. Notizie che vengono utilizzate per riempire le pagine dei giornali, per creare morbose attenzioni e ingiustificate paure. Le verità che contengono vengono normalmente  ignorate anche se sono l’unica ragione in grado di giustificare la nostra attitudine a scriverne e a leggerne senza vergogna.

 

Giuro che ti ammazzo!”

 

 

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ritratto di Elisabeth

Ciao. Un racconto che vuole

Ciao. Un racconto che vuole essere anche un articolo e indurre alla riflessione. Infatti ci riesce secondo me. Dico che nessuna relazione può generare felicità quando è costretta a fare i conti con la personalità disturbata che attiene alla malattia mentale. Alcune di queste poi rifiutano i medicinali che consentono un controllo sul disturbo. Quasi sempre quando è possibile l'unica via è la fuga e non il tentativo di cambiare l'altro perché non è con una questione di carattere che si ha a che fare. Un saluto.

ritratto di shapiro49

esimio, attesa la

esimio, attesa la organizzazione Sociale voluta da quei signori antitetici al ventennio, ritengo a ragion veduta che il soggetto, oggetto di argomentazione, la passerà liscia come i suoi simili....al massimo : i domiciliari.

deferenti ossequi

ritratto di Alex1951

Un racconto che non è un racconto

ma uno spaccato di quotidianità possibile in una società dove le medicine dobbiamo ingurgitarle tutti i giorni ... altrimenti ...
Ciao
Alex