"Nomina si nescis, perit et cognitio rerum" (Linneo)

ritratto di Mauro Banfi
    "Dio, il Signore, avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo, li condusse all'uomo per vedere come li avrebbe chiamati, e perché ogni essere vivente portasse il nome che l'uomo gli avrebbe dato. L'uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi; ma per l'uomo non si trovò un aiuto che fosse adatto a lui" (Genesi 2:20-21).

E non può esserci aiuto per la tua presunzione, Uomo, fino a quando non rinuncerai al tuo folle potere di dare il nome agli animali e a ogni essere vivente per dominarlo e sfruttarlo.
Fino a quando non comincerai a cercare i veri nomi degli animali e degli esseri viventi, continuerai ad autodistruggerti.
Se non conosci il nome, muore anche la conoscenza delle cose.
"Nomina si nescis, perit et cognitio rerum"(Linneo).
La natura non procede per salti.
"Natura non facit saltus" (Linneo).

Comincia a imparare il mio: "Apus Apus", sono il rondone comune e sarò tuo amico per sempre, se mi vorrai davvero conoscere.
 

 
 

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ritratto di Jazz Writer

Avendo seguito il tuo

ultimo blog, è chiaro che sono entrato immediatamente nello spirito di questo post. Se non conosci il nome dell'animale, non conosci niente di lui e non puoi capire a fondo la sua vita. A me è successo col Rondone, che io confondevo con la rondine, ed ora che lo conosco posso dire di essere sulla strada per conoscere meglio anche questo stupendo uccello. ciaociao.

ritratto di Mauro Banfi

Riconoscere l'animalità nell'uomo

Buongiorno, Jazz: questo raccontino filosofico è in realtà un promemoria estivo per indirizzarmi verso l'otium creativo e la nuova stagione.
Il grande pensiero, la grande arte, il grande stile di vita a cui auspico non isola l'uomo dal regno animale, come ha fatto il cristianesimo e poi il razionalismo scientifico e tecnologico sino a Kant e alla Rivoluzione francese.
Linneo rappresenta per me finalmente un'inversione rispetto a questa folle scissione tra ragione e animalità dell'uomo, che ha avuto il suo apice nella convinzione assassina di Cartesio che scriveva che gli animali sono solo "pezzetti di spazio", materiale da prendere e sfruttare nel gran "magazzino della natura".
Il grande pensiero — quello greco più antico e quello indiano dei veda, immerge l'uomo nell'animalità, e comprende l'uomo — sotto l'aspetto universale della vita — attraverso la sua animalità.
L'uomo non è l'animale razionale che proprio per la sua ragione è superiore agli animali, e l'uomo più alto non è quello che annulla e sottovaluta tutto il resto per essere soltanto ragione.
Piuttosto l'uomo è superiore agli altri animali per una maggiore intensità di vita, cioè di quel comune patrimonio che è sostanza di lui e degli altri animali:
la ragione non è altro che l'espressione visibile di questa maggiore intensità, ma la natura della ragione non è indipendente dall'animalità, ma manifesta appunto questa.
Questo sbagliato retaggio razionalistico e antropocentrico ha isolato l'uomo dal mondo e dagli esseri viventi e per riuscirci - e purtroppo ci è riuscito - ha di fatto rinnegato l'animalità dell'uomo.
Per questo ho sviluppato un grande fascino per Linneo, per il quale la ragione non ha autonomia rispetto all'istinto animale e l'uomo più grande non è quello che può essere soltanto ragione ma colui che è in grado di sviluppare la propria razionalità come espressione e manifestazione ultima del proprio istinto vitale.
E bisogna imparare da Linneo anche a non riconoscere l'animalità dell'uomo con vani metodi irrazionalistici- come quelli che introdusse il romanticismo e che poi proseguì il decadentismo e il dionisiaco di massa, il niccianesimo d'accatto oggi di moda nel consumismo globale - ma con l'amore per la conoscenza, per la rinuncia al potere del dominio sulla creazione per imparare davvero a conoscere i dettagli del creato.
Dio sta nella conoscenza del dettaglio, diceva giustamente Flaubert.
La conoscenza è via di salvezza e di vita di qualità non perchè evita il dolore e la violenza della vita naturale, ma in quanto permette di guardarla con distacco, di riscattarla nella contemplazione.
E il grande studio classificatorio di Linneo è una contemplazione di quella straziante e brutale vitalità del divenire naturale, riscattata nella sua natura conoscitiva.

Per ventidue mesi i giovani rondoni volano ininterrottamente da Nord a Sud, posandosi solo due volte.
Durante questa grande prova iniziatica molti di loro cadono stremati e non tutti arrivano a ritornare e a riedificare un nido, nel sito coloniale di nascita:
ed è il fatto che noi riusciamo a osservare, a comprendere e a narrare questo grande ciclo vitale del rondone che ci riscatta dal dolore e dalla violenza del vivere naturale.
Noi siamo animali che sanno distaccarsi nel contemplare, nel narrare e nel conoscere con rispetto e meraviglia, ma apparteniamo in tutto e per tutto al regno animale.

Abbi gioia