LA RELIGIO NEL SUO DIVENIRE IV° CAPITOLO

ritratto di ponera

Al limitare della vita si fa un po' il resoconto del vissuto. Ogni giorno qualche ricordo viene alla mente, al punto di fare mente locale se è una nostra fantasia o un vero vissuto? La nostra infanzia si è così allontanata da perdersi nell'oblio, solo alcuni flash rimangono vividi nella nostra memoria. Ho vissuto un terribile bombardamento, dove sono morti mio zio, mia zia e la mia cuginetta. Quando cerco di ricordare l'evento faccio tanta confusione. Avevo di seguito scritto un giornalino dal titolo "La Bomba", venduto a 5 lire ai vicini di casa. Ebbene nel giornalino ho raccontato l'aneddoto ma certamente ingigantendo alcune cose e rimpicciolendole altre. Il giornalino è quello che fa fede nella mia memoria in merito all'aneddoto.

Poi la scuola, una lotta continua per ottenere un titolo di studio e finalmente arrivò il grande giorno per essere abilitato in società. Il tuo dovere scolastico l'hai raggiunto con il compiacimento di tutti i familiari. Nascono i primi amori e la curiosità senza respiro di conoscere l'altro sesso, quasi come un'obbligo bisogna fare qualche esperienza sessuale per sentirsi decisamente un uomo.

Un periodo confuso della nostra vita dove non ci sentiamo uomini completi e non più dei giovani ragazzi, una vera confusione mentale. Si stenta a dare un immagine del giusto e dello sbagliato, del bene e del male. Ci viene dettato dall'esterno da chi frequentiamo, dai propri familiari ma il tutto è sempre preso con le pinze per essere vagliato dal nostro modo di essere.

Il problema religioso serpeggia nell'ambito sociale ed anche noi ci sentiamo in dovere di dare una risposta a questa forma impositiva che dovrebbe strutturare il nostro modus vivendi. Un po' per pigrizia e un po' perché ci è imposto accettiamo la fede religiosa senza tanto meditarla. Per chi come lo scrivente ha raggiunto gli studi universitari l'accettare supinamente un credo diventa difficile. Ci si incomincia a porsi diverse domande e il racconto religioso è talmente fantasioso e paradossale che si stenta a crederlo, ragione per cui si incomincia veramente ad indagare sulla veridicità del credo o se è un'inganno per ammansuetire le masse popolari ad una certa condotta di comportamento?

Questa fu la ragione che mi spinse ai miei studi d'antropologia, proprio con l'intento di cercare l'uomo, l'uomo vero, quello dalle sue origini e del perché si è evoluto. I miei approfondimenti furono tali che giunsi a scrivere un libro sulla nostra evoluzione. Il libro porta il titolo di "Homobaratto, la molla propulsiva dell'evoluzione umana" edito da Europa Edizioni nel 2015. Un libro teoria che cerca di spiegare il perché ed il percome ci siamo evoluti. Nessun animale baratta con il suo simile, solo l'uomo ha applicato questo sistema di scambio con il preciso scopo di garantirsi la sopravvivenza. infatti dal baratto, entrando nella storia, passò al mercantilismo, ad un sistema odiato ma sempre vincolante per la sopravvivenza della specie, la quale individualmente non sarebbe più idonea per darle un proseguo.

Bella quella poesia ermetica di Quasimodo, premio nobel per la letteratura: Ognuno sta solo sul cuor della terra nuda, trafitto da un raggio di sole, ed è subito sera. Con poche parole Quasimodo fa una piena immagine dell'uomo e del suo destino. In effetti la natura mette a disposizione tutto per la vita ma niente di elaborato e specificatamente all'uso. Tutto deve essere guadagnato ed a rischio della vita medesima. L'uomo si è ingegnato per necessità di sopravvivenza ed ha sempre escogitato soluzioni nuove fino ad arrivare ai giorni nostri in una forma abissale rispetto a quella primordiale. Ma in cuor suo è sempre l'uomo del paleolitico, specialmente la massa popolare a bassa scolarizzazione. Crede ancora agli idoli e alle fantasie, le quali si ripetono di generazione in generazione. L'umano è solo nel suo essere, non può traslare i suoi dolori e le sue gioie se non in forma indiretta ed apparente. La vita scorre veloce nel tempo giorno dopo giorno e la partita che stiamo giocando ci impegna da non farci nemmeno accorgere del suo divenire. Così in un tempo, apparentemente lungo per viverlo, ci troviamo vecchi e stanchi e sentiamo su di noi il propinquarsi della fine.

La morte, la fine corporale; ma che l'umana gente non ha voluto accettare ed infatti ha scorporato la sua immagine con quella spirituale. Un'immagine svincolata dal corpo che non muore mai. Ecco l'inganno che affiora sempre nella mente dell'uomo. L'inganno gradevole ed accettato volentieri poichè allevia con maggiore spirito il giorno della FINE.

Che antipatica la parola Fine! ma potrebbe essere vista con un altra sfaccettatura. Fine dei dispiaceri, del dolore, della mortificazione, della disillusione, delle risorse finanziarie. Potrebbe essere una chiusura in bellezza di aver affrontato una vita intiera sempre con la fronte alta ed aver sempre onorato i propri impegni e di finire in bellezza la propria commedia.

La vecchiaia per se stessa è fatica e si diventa soggetti inutili e sempre a rischio di provocare dei problemi ai superstiti. Generalmente presi dal dovere e dai sentimenti si ci spoglia dei propri beni ancora in attività ed allora si rischia di non essere più interessanti, non avendo più niente da dare o quasi niente, anzi un rischio di diventare un debito per legge. Ecco l'allontanamento, la speranza che non diventi un problema, così la tua morte e benefattrice perché fa chiudere ogni rischio. Rimani solo un ricordo da poterti rivivere solamente come un documentario del tempo che fu, per rivivere il tempo da bambini con gli amati genitori, giustamente da esibire con i parenti e gli amici quali trofei di saggezza e di operosa memoria. Serenamente come uno spettacolo in una giornata piovosa e malinconica. Chi come me lascerà degli scritti, due libri già pubblicati e questo in fase di elaborazione, più cinquecento video in videoteca e su Youtube e Vimeo, potrà essere ricordato per qualche generazione. Quanto mi farebbe piacere leggere qualche scritto di mio nonno pur non avenfolo quasi conosciuto!

Forse le generazioni che non hanno avuto nessun contatto con te saranno più curiose di conoscerti ed eventualmente mitizzarti come figura illustre della famiglia. Un bel traguardo da pensare in vita. Io ho cinque nipoti ma quasi tutti disinteressati alla mia vita. Dopo che ho lasciato il lavoro non sono più interessante dal punto di vista finanziario e quindi spontaneamente una loro visita è quasi impossibile. Due non li vedo quasi mai, daltronde come il padre, ovviamente non mi cercano neanche su Facebook, gli altri vengono un po' punzecchiati dalla madre per assolvere ad un minimo dovere. La femminuccia è l'unica che esprime un po' d'affetto, ma poiché le femmine sono dotate di una sensibilità particolare per renderle idonee alla maternità. Insomma chiudo questo capitolo dicendo che stò solo, su di una terra che ho elaborato per vivere gli ultimi anni della mia vita. Ogni tanto mi godo un po' il sole nella mia passeggiata per andare a pranzare e in attesa del fatidico giorno. 

Così prescrisse il fato per chi è al limitare.

Continua con il Capitolo V° prossimamente.

Chi vuole saperne di più visiti il web: www.facebook.com/giossone34 

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Il tuo gradimento: Nessuno (1 voto)