Figli del tempo - Capitolo 25: Chiave

ritratto di samvise85

"Klaui! Klaui!" Gridò Soropi correndo lungo il corridoio.
Klaui si fermò, lei ed Erina erano sulla porta della sala comunicazioni, pronte a mettere in atto il proprio piano: "Sono qui. Cosa c'è?"
"Ogre è con voi?"
Klaui scosse la testa: "Quando siamo uscite dalla sala della meditazione era con voi", Erina annuì a quelle parole.
"È andato via poco dopo dicendo che doveva andare in bagno ma ormai è passata più di un'ora!"
Le donne si guardarono per un istante.
Klaui provò a minimizzare: "Starà facendo un giro, lo sai che non è la persona più stabile e poi…"
"È un vagabondo? È questo quello che vuoi dire? Da quanto tempo lo siamo anche noi?" La interruppe la ragazza.
"No. Lo dice sempre anche lui: è pazzo. Non puoi sapere cosa gli sia passato per la mente".
Erina provò a calmare gli animi: "Sentite, magari sta facendo un giro della base", indicò la sala comunicazioni, "Ci sono un po' di telecamere di sicurezza. Feric può aiutarci a trovarlo". Aprì la porta e salutò il fratello con finto entusiasmo.
Soropi fermò Klaui prima che potesse entrare: "E se fosse andato anche lui?"
Klaui sentì che poteva avere ragione: "Scopriremo dove si trova. Non ti preoccupare".
Entrarono assieme nella sala dove Erina stava già spiegando la situazione a Feric.
Lui le guardò attonito: "Non può essere partito con gli altri: l'avrei visto. È per forza nella base!"
"Attiva le telecamere allora", rispose la sorella, "La zona dei forni è pericolosa, soprattutto di notte!"
Feric annuì e si voltò verso la console. Normalmente le telecamere interne erano spente, l'area esterna da sola era con troppo vasta per controllarla tutta. Soprattutto quando erano a corto di personale come quella notte.
Dopo quasi dieci minuti a cercare tra le immagini che scorrevano sugli schermi, Feric si alzò, afferrò torcia e radio e annunciò: "Voi controllate tutte le stanze. Io vado a cercarlo verso i forni", guardò Erina in silenzio per un attimo, "Chiama la carovana, fatti dire se si trova con loro. Chiamatemi qualunque cosa scoprite!" Uscì dalla stanza subito dopo.
Le ragazze si guardarono sorprese poi Soropi prese per mano Klaui: "Andiamo?"
Klaui voleva dire qualcosa ad Erina, sapeva che avrebbe sfruttato quell'occasione d'oro per fare quello che voleva. La domanda era, sarebbe rimasta a coprirla come una complice o avrebbe fatto finta di niente?
Erina le fece cenno con la testa come a dire: va' e non voltarti indietro.
La schiena di Klaui fu attraversata da un brivido: pensando quelle parole, le sembrò di averle ripetute centinaia di volte nella sua vita. Scosse quella sensazione sgradevole e seguì Soropi senza fiatare.
Erina non aspettò un solo istante: ignorò gli schermi e raccolse un walkie-talkie da una base per la ricarica, poi arrivò alla bacheca delle chiavi e prese quelle dell'auto di Feric, inconfondibili con il loro portachiavi a forma di cubo magico.
Uscì dalla stanza mentre dagli altoparlanti, collegati con le radio della carovana in missione, si sentiva la voce di Polok: "Lokas, chi hai portato in più?"
Erina fece appena in tempo a sentire la conversazione ma non so fermò: Lokas aveva lasciato indietro lei ma si era portato quel pazzo di Ogre. Lei aveva seguito tutti gli addestramenti, sapeva sparare e meditare mentre faceva altre cose, era la perfetta candidata per una missione del genere ma Lokas aveva preferito lasciarla alla base.
Digrignò i denti dalla rabbia e, a passo spedito, raggiunse il parcheggio dietro all'edificio degli uffici.
Arrivò alla macchina: una vecchia station-wagon bordeaux con la vernice consumata e i tergicristalli consumati. Non ebbe problemi ad entrare e metterla in moto perché Feric aveva cominciato a fargliela guidare appena si era unita alla rivoluzione e le aveva insegnato il trucco per accenderla.
Con uno sguardo negli specchietti, Erina salutò la base come fosse un addio ma subito scosse la testa: che idea si stava facendo? Stava solo andando ad aiutare i suoi amici! Non è che dopo quella bravata non le avrebbero più permesso di tornare!
Guardò oltre il cofano dell'auto e scrutò la notte buia come la pece, i suoi occhi si stavano abituando sempre più al buio e riuscì, come la carovana ad allontanarsi a fari spenti.

 

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