UN ANNO ANCORA

ritratto di paola_salzano

UN ANNO ANCORA

                                                                                                                                          

                                                                                                                                                                                                                                                    

Stamattina conto i passi, li centellino: sono quelli che mi conducono per l’ultima volta al portone d’ingresso, prima delle sospirate vacanze estive.

Fuori c’è un caldo infernale ed è piacevole ripararsi nell’antico palazzo: salgo la breve scalinata, percorro il corridoio appena lavato, che sa di fresco. Mi fermo prima di entrare in quella che è una delle stanze più grandi ed ariose dell’edificio, dove i pc sono ancora in funzione e la lunga scrivania, sgombra di libri, giace oramai solitaria. Entro in sala insegnanti e, guardandomi intorno come fosse la prima volta, mi rendo conto che un anno ancora è passato.

Un anno pieno di lavoro, di sacrifici, di emozioni, un anno pieno di voi, ragazzi.

A settembre le solite chiacchiere tra colleghi, “Chissà le classi quest’anno… Ah, tu sei in quella, buona fortuna, ne avrai bisogno!”, che già ti viene l’ansia e non hai neanche cominciato.

Poi metto piede in aula e faccio la vostra conoscenza: catapultata sul palcoscenico, siete voi la mia platea, che mi osservate, mi scrutate e su due piedi mi inquadrate. Accipicchia quanti siete, una classe davvero numerosa, di diciottenni agguerriti e ormai disincantati. Ma come, in quinta non si dovrebbe arrivare in pochi? E meno male che le classi “pollaio” dovevano sparire…

Siete vivaci e chiacchieroni. “Diamine, mi aspetta un bell’anno!”, penso e allora mi premuro di mettere i puntini sulle “i”: poche regole, ma ferree, da rispettare assolutamente, altrimenti come riuscirò a portare avanti quel po’ di programmone ministeriale?

All’inizio mi sfidate, certo, secondo il copione classico: chi siede a gambe incrociate stile Toro seduto, chi impreca come al bar, chi comunica col compagno che si sbraccia dal lato opposto dell’aula. Allora sfodero le mie armi più efficaci, pazienza da vendere ed esperienza maturata sul campo, il tutto tenuto insieme da nervi saldi ed empatia che tante volte, da quando insegno, mi hanno salvato.

Nell’anno scolastico le lezioni si susseguono, una dietro l’altra, scandite dal suono spietato della campanella, che segna le ore senza possibilità di appello. “Ragazzi continuiamo domani, oggi non c’è tempo!”. Quel tempo che a noi insegnanti non basta mai, cinquanta o sessanta minuti corrono come un treno Freccia rossa Roma-Napoli, dove prendi posto e sei già arrivato!

Ma il mio panorama siete stati voi, ragazzi: i vostri volti, a volte attenti, a volte svogliati, i vostri occhi, spesso persi, spesso lucidi, i vostri umori, quasi sempre indecifrabili. In quegli sguardi ed in quei volti, mi ci sono persa, leggendovi domande a cui purtroppo non sempre ho saputo dare risposte. “Prof. perché lì fuori è tutto così ingiusto, perché oggi mi sento così male, perché?”

Lo confesso, nonostante creda fermamente nel mio lavoro, qualche volta mi sono sentita inutile.

Poi inesorabile è arrivata la maturità: sotto la maschera di docente, apparentemente distaccata, anche se rassicurante, la commozione è stata tanta e posso dire di aver vissuto con voi paure ed ansie, delusioni e gioie, come fossero le mie.

Ora arriva la parte più difficile, quella dei saluti.

Prima di tutto voglio ringraziarvi per il calore e l’entusiasmo che mi avete trasmesso, permettendomi di entrare ancora una volta nel vostro mondo, da cui imparo sempre molto. E adesso che la scuola è finita, il mio augurio è quello che possiate disperdervi nei cieli della vita come tanti palloncini colorati e dipingerli con le sfumature più intense. Se poi un giorno nubi grigie e minacciose dovessero affacciarsi all’orizzonte, vi auguro che possiate attraversarle con la forza e l’ostinazione di quei sogni e di quelle speranze di cui mi avete tanto parlato, e che spero non vi abbandonino mai.

Un anno ancora è passato ed io porterò per sempre un pezzetto di ognuno nel mio cuore. Abbiate cura di voi…

Con affetto, la vostra prof.

 

 

Ai miei studenti ed alle mie studentesse di quinta.

A. s. 2016/2017

 

                                                    

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ritratto di Jazz Writer

Piaciuto tanto

mi ci sono ritrovato in pieno nella tua descrizione dell'anno scolastico, nei tuoi pensieri, nei tuoi ragazzi. penso che un racconto come questo riceverebbe l'applauso di tutti i colleghi, ma anche degli altri autori. C'è una sorta di minimalismo, di naturalezza in questo brano che lo rende realista e nello stesso tempo invita al sogno che è quello di immaginare quanto è bello il tuo lavoro, che è stato anche il mio, e che non cambierei con nessun altro al mondo. ciaociao...5 stelle e preferiti.

ritratto di paola_salzano

Probabilmente è proprio

Probabilmente è proprio perché hai svolto il mio stesso lavoro, per cui sei riuscito ad entrare nelle mie intenzioni nello scrivere questa lettera.
Prima di tutto rivolta a loro, ai ragazzi, che, se a volte sono faticosi, allo stesso tempo ti spronano a continuare per tutto ciò che ti restituiscono.

Tra realtà e sogno, come sarà la loro vita...suggestiva la definizione che ne hai dato e per questo ti ringrazio molto.

Davvero un bel commento, ciao Jazz!

ritratto di Vecchio Mara

mi sono sempre chiesto...

cosa restasse ai proff degli allievi condotti per mano sino alla maturità... questa tua emozionata ed emozionante lettera aperta alla tua classe, riesce a spiegarlo benissimo... resta un segno indelebile nell'animo della prof. Resta l'orgoglio di essere riuscita ad inculcare nelle giovani menti il giusto insegnamento che li accompagnerà lungo il turtuoso cammino della loro vita... resta il tuo grande impegno, l'amore per una professione tanto difficile, portata avanti con l'orgoglio di chi sa di aver indirizzato sempre gli allievi sulla giusta strada... ti resta il timore e la speranza che poi, non sia la società a tradire, come purtroppo troppo spesso accade, le loro giuste aspirazioni... Bravissima prof... l'avessi avuta ai miei tempi una prof che dedicava questi pensieri ai suoi alunni... mi sa che avrei proseguito negli studi.

Ciao Paola.

Giancarlo 

ritratto di paola_salzano

Ciao Giancarlo, ed io mi

Ciao Giancarlo,

ed io mi emoziono anche a ricevere un commento come il tuo, che proviene da chi non è insegnante, ma riconosce comunque la bellezza e allo stesso tempo la difficoltà di svolgere una professione come la mia, soprattutto nel periodo attuale.

Ti ringrazio per le belle parole e ti assicuro che questo lavoro, svolto con passione, può regalarti delle bellissime soddisfazioni, oltre che grandi stanchezze, proprio perchè abbiamo enormi responsabilità che, personalmente,  cerco di assumere nel modo migliore possibile. Loro comunque hanno bisogno di guide su cui fare affidamento, credimi...

Grazie del passaggio e di esserti soffermato.

Spero che, per te,  tutto stia proseguendo per il meglio...

Buona serata, Paola.

ritratto di Elisabeth

Ecco quando gli alunni

Ecco quando gli alunni dovrebbero andare orgoliosi del proprio insegnante. Ecco, quando si legge qualcosa di vero. La tua una bella empatia e una chiara scrittura. Un saluto.

ritratto di paola_salzano

Queste mie righe

Queste mie righe rappresentano la conclusione di un percorso didattico, ma soprattutto umano con la classe, non privo di difficoltà e forse, proprio per questo, alla fine più appagante. Quindi sicuramente vere...

Grazie per il passaggio e cari saluti.

Paola.

 

ritratto di Selly e le bebe rosse

p*

 

una bellissima pagina di fine percorso (da un lato)  e inzio di vita sul campo (dall'altra). 

scritta con il cuore, con quel sorriso materno (passami il termine) che, sotto sotto, vuole uscire. perché credo che ogni insegnante se li senta un po' tutti figli

ciao Paola, mi hai lasciato un senso di bene e di speranza con questo tuo saluto accorato

ritratto di paola_salzano

Bella questa tua espressione

Bella questa tua espressione "sorriso materno"...in fondo è proprio così, gli studenti finiscono per diventare un po' come figli e pertanto il distacco alla fine lo senti viscerale.
Un commento molto delicato...Grazie mille!