Appunti sulle traduzioni di poesie

~Appunti sulle traduzioni delle poesie                                di Grazia Valente

Bisognerebbe partire da una affermazione, più o meno condivisibile: la poesia non è semplicemente “scrittura”, ma una scrittura arricchita da qualcosa che va oltre la parola. Cercheremo in seguito di definire meglio questo concetto.
Se si condivide questa impostazione, si può facilmente comprendere come anche il tradurre una poesia non sia un semplice “trascrivere” le parole nel loro senso compiuto, “il più fedelmente possibile all’originale”, ma sia la “trasformazione” della parola originale in altra parola che contenga in sé, oltre al significato originario interpretato correttamente, anche l’anima stessa della poesia, rivelata attraverso la voce interiore del poeta.
Se ci si sofferma soltanto sull’aspetto formale, è possibile “ricreare” una poesia senza tradirla troppo se questa è una poesia ricca di immagini. Le immagini nella traduzione resistono ed è possibile trasmetterle al lettore nella loro integrità. La parte della poesia riferita al “suono”, invece, ne viene stravolta, e qui interviene la bravura del traduttore nel cercare di trovare altri suoni nella lingua tradotta che più si avvicinino al significato della poesia.
Si può comprendere, a questo punto, quanta difficoltà vi sia nel tradurre un poeta. Partendo da ogni singolo vocabolo che va mutato dal significato originario, che nella traduzione va scelto tra i diversi significati che un dizionario fornisce, cercando nel contempo di non tradire la  sonorità della parola scelta dal poeta per rendere al meglio quel significato e che in una lingua nuova muta e si trasforma, fino all’armonia complessiva della poesia,  montata e rimontata (e qui il rischio grande, nel tradurre, è proprio quello di conferire quel senso di “meccanico” che tanto infastidisce in certe traduzioni) per restituire infine,  o cercare di restituire, il senso intero della poesia ma soprattutto l’anima della poesia stessa: questa è la sfida di ogni traduttore.
Sarebbe innanzitutto necessario, nel tradurre una poesia, conoscere quella che ci piace definire “la sorgente originaria dell’emozione”. Ogni poesia ha al proprio interno questo nucleo, ed è quindi a nostro giudizio indispensabile, quando ci si accinge a tradurre un poeta, comprendere quale sia questo nucleo.
E’ perfino superfluo dire che il traduttore deve avere una profonda conoscenza della lingua che traduce. Aggiungeremmo anche che sarebbe opportuno che il traduttore fosse lui stesso un poeta. Questo aspetto è piuttosto controverso, lo sappiamo, e può darsi che siamo noi in errore. Ma il discorso del “poeta che traduce un altro poeta” non attiene soltanto alla traduzione più “poetica” da parte del traduttore, ma al fatto che spesso si dimentica come ogni poesia sia essa stessa una traduzione compiuta dal poeta che, nel comporre i suoi versi, ha “tradotto” in parole il suo pensiero, rendendolo  liricamente. Questa è, a nostro giudizio, la prima traduzione della poesia, vale a dire quella effettuata dal poeta stesso. E solo la sensibilità di un altro poeta può avere qualche speranza di comprenderne l’anima profonda.
La seconda traduzione, quella in un’altra lingua, presenta quindi la doppia difficoltà che consiste nel risalire a quel pensiero originario che il poeta ha rivelato, o cercato di rivelare,  attraverso quell’insieme di parole, e tradurre quel pensiero con altre parole, a noi straniere,  e quindi sostanzialmente a noi culturalmente estranee.
Buona fortuna ai traduttori di poesia!

marzo 2013

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Gradimento

ritratto di Jazz Writer

Impossibile non essere

d'accordo. Credo che il ragionamento valga, pur se in misura minore, anche nella traduzione della prosa, racconti o romanzi che siano. Ciaociao.

Giusta

Giusta osservazione.

Ciao

Grazia