L'automobile degli anni '70 - da "I racconti del cuculo (2°serie)"

ritratto di davecuper

L'automobile degli anni '70 era un po' diversa dalle automobili di adesso. Queste ultime sono piene di accessori e comfort che permettono di avere tutto a disposizione per un viaggio rilassante e piacevole.
L'automobile degli anni '70 non era così. O almeno non era così la prima automobile su cui misi piede: una Fiat 850 di colore giallognolo-chiaro-vaniglia, acquistata da mio padre negli anni '60.
Mio padre teneva l'automobile così come era stata acquistata e qualsiasi proposta di miglioria, presentata da mia madre o da noi figli, veniva subito bocciata.
L'automobile veniva utilizzata prevalentemente nei giorni di festa, mentre nei giorni feriali rimaneva parcheggiata sotto casa, sotto stretto controllo del proprietario che, dalla finestra, ne constatava in modo compulsivo la presenza.
La Fiat 850 fu la macchina con cui la “famiglia Brambilla”, così chiamava la famiglia nostro padre (intendendo con questo la famiglia media italiana), andò in vacanza negli anni '70.
Le vacanze della mia famiglia non prevedevano lunghi viaggi e file ai caselli autostradali. Le vacanze si svolgevano, infatti, presso il paese dei nonni materni, che distava circa 15 km. dalla residenza abituale.
Il viaggio, per raggiungere il paese e trascorrere una tranquilla domenica d'estate, era però terrificante.
L'impossibilità di aprire i finestrini a causa di possibili correnti d'aria e l'assenza dell'aria condizionata, ci faceva arrivare a destinazione accaldati e grondanti di sudore.
Durante l'infornata ci era permesso solo di aprire i deflettori, ma solo quel tanto che bastava per farci arrivare un minimo di aria respirabile e far defluire il cattivo odore.
All'arrivo a casa dei nonni avveniva l'espulsione contemporanea degli occupanti dell'auto, come se l'auto dovesse scoppiare improvvisamente dal caldo e bisognava pertanto mettersi a distanza di sicurezza dall'automobile.
Mio padre, prima di abbandonare, per ultimo, l'automobile incustodita e parcheggiata sotto il sole cocente, si assicurava di avere chiuso bene non solo le portiere, ma anche i finestrini e i deflettori. Non doveva essere lasciata, infatti, una minima fessura aperta, un minimo pertugio che potesse indurre qualche malintenzionato a cercare di entrare nell'automobile.
In questo modo, la temperatura all'interno dell'auto, nelle ore più calde della giornata, saliva vertiginosamente. Non era pertanto consigliabile l'utilizzo dell'automobile nel primo pomeriggio, se si voleva evitare dei brutti colpi di calore.
Fortunatamente alla sera, prima di riprendere l'auto per tornare a casa, l'aria rinfrescava, facendo abbassare anche la temperatura all'interno dell'automobile. Questo rendeva il viaggio di ritorno più gradevole e più umano rispetto al viaggio di andata.
Alla fine degli anni '70, mio padre sostituì l'ormai usurata e surriscaldata Fiat 850, con una Wolkswagen Polo di colore bianco. Questa auto incominciava ad avere qualche accessorio e comfort in più rispetto alla Fiat 850. C'era addirittura il posto per inserire l'autoradio estraibile, l'accessorio per eccellenza dell'automobilista della fine degli anni '70.
In quegli anni era normale vedere uomini andare in giro con il borsello da uomo e l'autoradio estraibile.
Il borsello era tenuto a tracolla nella spalla destra, l'autoradio veniva portata con l'avambraccio sinistro.
L'autoradio era, per mio padre, un oggetto sconosciuto, così come il borsello. Pertanto lo spazio dove si doveva inserire l'autoradio, divenne ben presto utilizzato per inserire i vari documenti necessari per la guida: libretto di circolazione, libretto di manutenzione e oggettistica varia.
Dopo la Fiat 850, color giallognolo-chiaro-vaniglia e la Wolkswagen Polo, colore bianco, alla fine degli anni '80, mio padre capì di essersi spinto troppo in avanti con l'acquisto di una automobile tedesca e ritornò, pertanto, ad una automobile italiana: la Fiat Uno, colore blu scuro.
E' probabile che a mio padre sia apparso in sogno, in maglia bianconera, l'avvocato Agnelli in persona e che gli abbia intimato di ritornare servilmente alla casa madre.

 

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