Il "cunillo" (traduzione: Il coniglio) - da "I racconti del cuculo" 2° serie

ritratto di davecuper

Le domeniche estive, passate a casa dei miei nonni materni, finivano quasi sempre con la cena di tutta la famiglia riunita.
Ai miei nonni, ai miei genitori e a mia sorella, si aggiungevano gli zii e le cuginette, per una tavolata da dieci persone e dieci coperti.
Mia nonna, quando ancora stava bene e non passava tutta la giornata seduta vicino alla finestra ad osservare il vuoto, era solita preparare la cena. Il suo piatto forte era il coniglio, o meglio “il cunillo”, come veniva chiamato nel dialetto paesano.
Quando si avvicinavano le 5 del pomeriggio, mia nonna incominciava a trafficare sui fornelli. La cosa mi metteva un po' di paura in quanto nella casa dei miei nonni non c'era l'allacciamento alla rete del gas, ma veniva utilizzata la bombola. Vedere mia nonna accendere il gas con le mani tremanti, ed armeggiare intorno alla bombola, non mi faceva sentire molto tranquillo.
Mio nonno allevava i conigli in un cortiletto dietro la casa e li teneva in una serie di gabbiette per farli ingrassare. I poveri conigli erano ignari della fine che da lì a poco avrebbero fatto.
Mio nonno, infatti, al bisogno, si muniva di un grosso coltello, apriva una gabbietta e tirava fuori un coniglio, quello più grasso. Il coniglietto veniva preso per le zampette e messo a testa in giù, dopodiché mio nonno gli dava una forte botta dietro il collo causandone la morte. Una volta che il coniglietto era stato ucciso, incominciava la vera e propria mattanza. Il trattamento a cui mio nonno sottoponeva il malcapitato coniglio era sanguinoso e cruento.
Terminato lo squartamento, mio nonno passava il cadavere del coniglietto a mia nonna che incominciava a cucinarlo e a condirlo.
Una volta mi trovai ad assistere alla mattanza e, inorridito dallo spettacolo, presi il coltello dalle mani di mio nonno e lo gettai il più lontano possibile. Il mio gesto non riuscì comunque a salvare dal forno lo sfortunato coniglietto.
Tale fu l'impressione, nel vedere il sangue che colava dal povero coniglietto ucciso, che quella sera mi limitai a mangiare una coscia striminzita. Sapere che il coniglio cucinato da mia nonna era una sezione del coniglio scannato qualche ora prima, mi rendeva inappetente e poco incline a degustare il tipo di condimento utilizzato per rendere il “cunillo” più appetitoso.

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