Macron o Macronne?

ritratto di Zariele

 

 

Tratti raffinati, gestualità composta, incedere elegante, istruzione ed esperienza lavorativa da rampollo della classe dominante. Con quel tanto di sprezzo nei confronti dell’opinione pubblica che contraddistingue il privato di un uomo dalla forte personalità e dal carattere indipendente

Al suo affacciarsi sulla scena politica sarebbe stato difficile non riconoscergli  una marcia in più, non solo se  paragonato ai suoi predecessori, ma anche se messo a confronto coi suoi colleghi europei. 

Macron ha sfoderato, fin dalle prime mosse un piglio sicuro, da uomo del fare: disinvolto, freddo come un serpente, deciso e determinato come un "cavaliere".  Catatteristiche che in genere possiede chi nasce bene e non ha complessi. Statura a parte. D’altronde anche Napoleone non era un gigante. Uomo pragmatico, finanziere ed esperto di marketing e comunicazione, sa che chi dà la sensazione di ben cominciare è a metà dell’opera. Lo pensava anche Goebbels.

Infatti, appena salito all’Eliseo, come hors d’oeuvre per accreditarsi indiscutibile leader europeista si è fatto suggeritore e portavoce della prima risposta dell’unione  dopo l’inizio delle trattative per la Brexit e il minacciato disimpegno di Trump verso il Vecchio Continente, dando il via libera alla tanto attesa difesa militare comune. Poi ha proseguito assecondando il progetto di Trump di diminuire il peso della Germania all’interno dell’unione,  scalzando la Merkel e stabilendo un nuovo asse privilegiato con gli USA. Chissà, forse da oggi lo sciovinismo francese, anima della grandeur, si stempererà e i pc smetteranno di essere chiamati  ordinateur maison. Anche se ci vuole un fisico fuori dal comune e una gran faccia di tolla per considerarsi grande europeista e nello stesso tempo praticare il più egoista  e becero nazionalismo d’antan.

Da ultimo, oggi, fattosi mosca cocchiera, si autoincarica di risolvere la situazione libica propiziando l’incontro fra i due nemici Serraj e Haftar, e proponendo   hot spot sul territorio africano, secondo uno stile che ricorda tanto il disinteressato e idealista Sarcosy ( un’ultimora  smentirebbe, come d’uso, la notizia ). 

Peccato che Macron, forse per la sua giovane età, ignori che il suo Paese non ha mai brillato per  abilità e lungimiranza colonialista. Dalla campagna d’Egitto, all’Indocina, giù giù fino all’ occupazione dell’Algeria, quella francese è una storia che non solo non fa onore alla Francia democratica e illuminista, ma pone seri dubbi sulla caratura morale del Paese dell’egalité come intermediario privilegiato nella questione  drammatica degli emigranti. Comunque, niente da dire, mossa originale per inaugurare il nuovo colonialismo dal volto umano. 

Un velo pietoso poi stendiamo sul cialtronesco comportamento riguardo all’affaire dei Cantieri di Saint Nazaire.

Quand’è che i francesi la smetteranno di farci pagare il conto per la storica “pugnalata alle spalle”?  Non gli è ancora passata l’incazzatura? Forse “ le balle ancor gli girano” per l’umiliazione subita ad opera di Bartali? Oppure devono farci scontare l’oltraggio di Pontecorvo  alla quarta repubblica  con la sua Battaglia di Algeri?  Almeno avessero il coraggio di dirlo. Invece di farci ipocriti sorrisetti da cugini di secondo grado. D’altronde, si sa,  la rivoluzione è bella quand’è corta.  Dopo si torna alla vita di tutti i giorni, fatta al 90% di colpi bassi e meschinità.

In ogni caso, sarà meglio che guardiamo le nostre piaghe che sono altrettanto purulente, se non di più, e lasciamo lavorare tranquillo questo ennesimo uomo del destino. Nell’attesa che qualcosa del tourbillon che ha messo in pista dia frutti.  

Non vorremmo che, alla fine di tanto attivismo, venisse partorito un topolino, o addirittura qualche grosso guaio. E che Macronne, come Cambronne,  perso  il signorile aplomb sbottasse con la fatidica parola.

 

 

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