I fumetti: "Diabolik", "Zagor" e "Tex" - da "I racconti del cuculo (2°serie)

ritratto di davecuper

All'inizio degli anni '80 fece ingresso nella mia vita una passione che condizionò fortemente il mio percorso scolastico: i fumetti.
Alla sera restavo alzato fino a tardi per leggere i fumetti, provocando sia un conflitto di interessi con i libri di scuola, che inevitabilmente trascuravo, sia un conflitto con le ore di sonno che diminuirono drasticamente, andando a minare l'equilibrio precario su cui si reggeva la mia passione per la scuola.
Già verso la metà degli anni '70 avevo cominciato a leggere “Topolino” e “Almanacco Paperino”, i fumetti che era permesso leggere in casa. Ma le avventure di Topolino e Paperino non soddisfacevano completamente la mia fantasia e mi rivolsi ad altra tipologia di fumetti.
Fu così che casualmente, in edicola, scoprì “Diabolik”, il genio del male, il re del terrore. Colui che si muoveva a bordo di una potente Jaguar nera e svolgeva la sua criminale attività nella immaginaria città di Clerville; colui che viveva in uno dei suoi tanti rifugi-laboratori con la sua affascinante compagna, Eva Kant, la donna che divenne anche sua complice; Colui che, attraverso apposite maschere, prendeva il posto delle sue vittime, assumendone le sembianze; colui che faceva parlare le sue vittime attraverso il pentothal, una specie di siero della verità con cui estorceva le informazioni più segrete.
Egli aveva un solo avversario che riusciva a tenergli testa: l'ispettore Ginko. Questi, nonostante alla fine di tutti gli episodi usciva sempre sconfitto, era sempre pronto a rimettersi alla caccia del suo acerrimo nemico.
Diabolik non era solo un fumetto che rappresentava la lotta tra il protagonista (il male) e l'antagonista (il bene). Era anche il fumetto in cui si rappresentava una grande storia d'amore. Diabolik, crudele e senza pietà con le sue vittime, tornava ad essere un uomo romantico e sensibile accanto alla sua compagna Eva Kant. I suoi occhi potevano far paura, ma, allo stesso tempo, far rabbrividire una donna.
L'albo a fumetti, edito dalla casa editrice Astorina, usciva inizialmente ogni quindici giorni, in seguito mensilmente. Gli albi erano caratterizzati dal dorso che poteva essere di quattro colori: blu, verde, rosso, giallo. Contemporaneamente, un altro albo con il dorso di colore bianco presentava la ristampa dei primi episodi. Quest'ultimo albo delle ristampe usciva con cadenza quindicinale.
Un altro fumetto che mi accompagnò durante l'infanzia fu Zagor.
Il personaggio Zagor viveva nella immaginaria foresta di Darkwood e prendeva le difese dei più deboli, specialmente degli indiani. Egli era chiamato anche “lo spirito con la scure (Za-gor-te-nay)” per il fatto che aveva sulla cintura una scure bianca che utilizzava con la stessa abilità e precisione con cui utilizzava la pistola.
Egli, in compagnia di Cico, un piccolo messicano grasso e pasticcione, più largo che alto, affrontava malviventi e nemici degli indiani. Il fumetto era abbastanza divertente e la lettura scorreva via facilmente.
Dopo Diabolik e Zagor, fu la volta del fumetto più impegnativo da leggere: Tex.
Inizialmente non riuscivo a terminare la lettura dei racconti di Tex in quanto mi sembravano noiosi e mi facevano preferire la scrittura più leggera di Zagor. In seguito, Tex, divenne il fumetto più collezionato.
Tex Willer era un ex ranger del Texas che, insieme ai suoi cosiddetti “pards”, Kit Carson, Kit Willer (suo figlio) ed un fido indiano di nome Tiger Jack, affrontava impavidamente i nemici che gli si presentavano davanti.
Tex Willer era anche capo supremo di tutte le tribù dei Navajos. Egli era conosciuto tra gli indiani con il nome di “Aquila della notte”.
Nei vari episodi facevano saltuariamente la loro apparizione alcuni amici e nemici storici di Tex.
Tra gli amici storici vi erano lo scienziato El Morisco, Pat l'Irlandese, il sergente canadese Jim Brandon, il capo indiano Cochise.
Fra i nemici storici vi erano Mefisto e suo figlio Yama.
Il fumetto Tex aveva diversi disegnatori e tutti erano riconoscibili in quanto ognuno aveva un tratto caratteristico e un proprio stile. Nell'epoca in cui leggevo il fumetto, si alternarono diversi disegnatori: Galeppini, Ticci, Niccolò, Letteri, Fusco.
Galeppini era anche l'ideatore, insieme a Gian Luigi Bonelli, del fumetto e disegnò per molto tempo la copertina.
Gli albi di Zagor e Tex uscivano a cadenza mensile. A cadenza mensile uscivano anche le ristampe dei vecchi albi.
A questi fumetti “storici” si aggiunsero successivamente altri fumetti minori: Mister No, il Comandante Mark, il piccolo ranger, Martin Mystere, Gil, Akim, Ken Parker.
L'acquisto degli albi di fumetti con questi personaggi, segnarono l'apice della mia passione per i fumetti, che non era più una passione, ma una forma maniaco-ossessivo-compulsiva che mi faceva comprare qualsiasi fumetto uscisse in quel periodo in edicola.
Per circa cinque anni divenni così dipendente dai fumetti. Non passava giorno che non tornavo a casa con qualche albo di fumetti.
Infatti, nelle varie edicole, si vendevano anche gli albi di fumetti vecchi che, a poco a poco, cercavo di comprare per alimentare la mia passione e la mia dipendenza.
Spesso, prima di entrare in casa, nascondevo gli albi dei fumetti sotto la maglia. Poi andavo a rinchiudermi al bagno o nel piccolo sgabuzzino per leggere l'albo appena acquistato.
La tendenza maniaco-ossessivo-compulsiva si manifestava in particolare con la rilettura degli albi. Le riletture potevano arrivare anche ad un numero molto alto in caso di albi particolarmente belli. L'albo più letto fu un albo di Zagor dal titolo “Spedizione punitiva” che lessi, nel giro di un mese, per ben 14 volte.
Fortunatamente riuscì a superare la dipendenza dai fumetti e questa forma maniaco-ossessivo-compulsiva alla soglia dei quattordici anni.
Tutti gli albi di fumetti acquistati rimasero chiusi, per anni, dentro dei scatoloni, fino a che mia madre, un giorno, decise di fare piazza pulita di tutti gli scatoloni e buttare via, con essi, anche gran parte della mia infanzia.

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