La Gazzetta dello Sport e l'uso alternativo della "rosa" - da "I racconti del cuculo (2°serie)

ritratto di davecuper

Quando ero bambino, mio padre era solito tornare dal lavoro, il lunedì, con la “Gazzetta dello sport”, giornale sportivo in cui c'era il resoconto delle partite di calcio della domenica precedente.
L'acquisto della “Gazzetta dello sport”, da parte di mio padre, era un vile tradimento al giornale “Tuttosport”, il giornale di regime.
All'epoca non riuscivo a capire perché mio padre, tifoso juventino, acquistasse un giornale edito a Milano, anziché il giornale edito a Torino e sfacciatamente di parte bianconera. Forse non si era ancora ripreso dal tradimento del figlio, passato da poco tempo a tifare una squadra milanese con la maglia nerazzurra e voleva, per questo, espiare una sorta di contrappasso.
Mio padre era talmente impegnato il pomeriggio a riposarsi e a cercare la posizione giusta di riposo sulla poltrona, che non poteva aspettare di aver finito di mangiare per leggere le pagine del giornale sportivo. Così si preparava la postazione da lettura sul tavolo della cucina. Una postazione che gli permetteva di mangiare e, contemporaneamente, leggere il giornale.
La postazione era composta dai seguenti elementi: piatto piano, piatto fondo, cucchiaio e forchetta per mangiare la pastasciutta, coltello per tagliare il pane o altro cibo sul tavolo e poi bottiglia dell'acqua e bottiglia del vino allineate tra loro a formare un piccolo leggio, con un bicchiere a bloccare sulla base il fondo del giornale.
In questo piccolo leggio improvvisato, mio padre appoggiava il giornale in modo da poterlo leggere mentre, con il cucchiaio e la forchetta, sforchettava la pasta.
La concentrazione nella lettura era tale che mio padre non si accorgeva che in tavola c'erano altre persone che stavano mangiando e che qualche volta, prendendo la bottiglia dell'acqua o del vino, facevano traballare il precario equilibrio su cui si reggeva il giornale.
Il giornale, per essere letto in quel leggio improvvisato, veniva spaginato in varie parti, rendendo necessaria la successiva impaginazione per coloro che volevano leggere il giornale seguendo la numerazione originale delle pagine che era stata data dall'editore.
Io ero uno di quelli che non sopportavano leggere i giornali spaginati, pertanto, quando mio padre finiva di leggere il giornale e si allontanava per andare a riposare, mi mettevo all'opera per riordinare pazientemente le pagine in modo corretto, dopodiché potevo incominciare a leggere il giornale.
I quotidiani avevano però delle pagine enormi e facevo fatica ad aprire il giornale e riuscire a leggere i contenuti senza spaginare nuovamente il giornale. Per quanto cercassi di tenere ordinato il giornale, le pagine mi scivolavano dalle mani ed ero costretto, dopo averlo letto, a lasciarlo spaginato, proprio come aveva fatto mio padre.
Dopo la lettura Il giornale rimaneva spaginato e veniva accantonato in un angolo del salotto, pronto ad essere prelevato per altri utilizzi, in particolare per delle necessità che si manifestavano in bagno. Qui il giornale riprendeva vita e gli articoli, che erano stati letti velocemente in prima lettura, venivano approfonditi.
Il livello di approfondimento degli articoli era dato dal tempo che era necessario trattenersi in bagno.
Il colore rosa della gazzetta dello sport, rendeva il giornale maledettamente simile al colore della carta igienica. Il giornale veniva quindi utilizzato anche in sostituzione di questa nei casi in cui se ne rimaneva improvvisamente privi.
Forse era proprio il particolare colore delle pagine che faceva preferire, a mio padre, l'acquisto della “rosa”, come veniva chiamata la “Gazzetta dello sport”, all'acquisto del giornale di Torino “Tuttosport”, il giornale del tifoso juventino. Probabilmente, il colore del giornale “Tuttosport”, mal si adattava al secondo utilizzo che se ne faceva in bagno.

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