La domenica in...solita allo stadio e al palasport - da "I racconti del cuculo (2° serie)"

ritratto di davecuper

La domenica di fine 'anni 70 non era sempre la solita messa, il solito film parrocchiale, il solito pomeriggio ad ascoltare le partite di calcio alla radio o la solita visita ai nonni materni.
Certe domeniche, al risveglio, trovavo mio padre insolitamente propositivo.
In questi casi mi vestivo in fretta, prima che mio padre potesse cambiare idea e finisse, come al solito, ad impoltronirsi davanti alla televisione.
D'altronde conoscevo il carattere volubile di mio padre, dai tempi in cui d'estate si piazzava dalla terrazza per decidere se si poteva andare al mare o si doveva restare a casa.
Egli restava per circa un'ora con lo sguardo in alto per scrutare il cielo alla ricerca di una piccola nuvoletta che potesse segnalare l'avvicinarsi di una perturbazione atmosferica. Soltanto se in quell'arco di un'ora di sorveglianza non appariva nemmeno una nuvola, si scioglieva la riserva e si poteva andare al mare. Qualora invece appariva una piccolissima formazione nuvolosa, c'era il dietrofront e si doveva restare a casa.
Quindi si passava tutta la mattina presto in trepida attesa della decisione suprema, definitiva e inappellabile. Non c'era possibilità di contraddittorio.
Quindi, quando la domenica mio padre decideva di muoversi da casa era un'occasione da non perdere.
Mio padre mi portava al mattino al palazzetto dello sport e al pomeriggio allo stadio.
Al palazzetto dello sport assistevamo alla partita di pallacanestro della squadra locale.
Il palazzetto dello sport era sempre abbastanza pieno. Questo non perchè la squadra locale era particolarmente forte ed attirava tifosi festanti, ma perchè l'ingresso era gratuito.
Il pomeriggio, dopo aver mangiato velocemente a casa, mio padre mi portava allo stadio per vedere la partita della squadra di calcio della città.
Ci posizionavamo in curva, in mezzo ai tifosi più facinorosi. Qui potevo solo intuire la partita, in quanto la mia statura ancora piccola non mi permetteva di vedere tutte le azioni. Davanti a me si sistemavano sempre i tifosi più spilungoni i quali, nelle azioni più pericolose si alzavano in piedi, coprendo la mia visuale.
La squadra della mia città, all'epoca, militava nel campionato di serie C2.
Gli anni seguenti la squadra fu protagonista di una brillante ascesa che la portò a scalare le serie superiori, fino ad arrivare a fare due fugaci apparizioni in serie A.
Io avevo però, da tempo, smesso di seguire la squadra di calcio e pertanto non mi entusiasmai molto per queste imprese sportive.
L'ultima volta che andai allo stadio fu quando frequentavo la seconda media. Andai con un compagno di scuola più scafato di me. Mi aveva detto che avrebbe provato ad entrare gratuitamente, pertanto io non portai il denaro.
Probabilmente avevo più fiducia io del mio amico che lui di se stesso, in quanto egli si portò comunque dietro i soldi per pagare l'ingresso, qualora non fosse riuscito ad entrare gratis.
Riuscimmo alla fine ad entrare gratuitamente ed assistemmo ad una scialba partita che finì in parità.
Dovettero passare molti anni e molti eventi della mia vita prima che rimettessi piede in uno stadio per andare a vedere una partita di calcio. Quando lo feci non ero ormai più un bambino.

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