A proposito di sesso

ritratto di Claudio Di Trapani

La prima volta che Annamaria Di Somma -sposata di fresco e senza un soldo in tasca- comprò i pomodori dal fruttivendolo sotto casa, pioveva (ma è assodato che dello shopping vegetale non frega niente a nessuno). La prima volta che un vecchio attore di teatro, povero e sfortunato, disse Ti amo ad una giovane regista del cinema muto —con l'alito pesante e il culo a chitarra- i suoi parenti non furono d'accordo (ma pure di questa storia non frega niente a nessuno). La mia "prima volta", invece, fu un completo disastro. È possibile che pure di questo ricordo non freghi niente a nessuno, ma io lo scrivo lo stesso.

   Mancava circa un mese al mio compleanno (avrei finalmente raggiunto la maggiore età, evviva!) e per emulare i miei amici che già avevano fatto sesso da un bel pezzo, decisi che era il caso di recarmi nel covo di una bella di notte. Avevo avuto quattro o cinque ragazze, prima; ma erano tutte imbranate, quanto e più di me e ad eccezione di qualche limonatina e di una manciata di giochetti spinti, non avevo ancora assaporato il dessert. Era arrivato il giorno di terminare la dieta, la mia festa di capodanno: l'otto agosto del millenovecento settantasette. Grazie all'interessamento di un mio compagno di classe, il più spigliato e corrotto della scuola, mi procurai una scatola di profilattici, resistentissimi, ed andai a trovarla. La signora non era né bella né brutta; né alta né bassa; né fata né ranocchia, sembrava uguale a milioni di altre, rilevante e insignificante al tempo stesso; meglio così, non correvo il rischio d'innamorarmi.

Mi si parò davanti all'uscio semi-vestita. Sulla trentina, castana, con i capelli lunghi e mossi, tirati all'insù, ostentava buffi seni cadenti, che con l'esperienza di adesso non poteva certo definire poppe; melanzane ripiene, piuttosto. Gli occhi parevano occhiali da sole scuri acquistabili in tutta fretta al mercatino, senza luce. Possedeva un bel culo a mandolino, però, intonato ed aristocratico. Ero teso come uno stoccafisso, e lei, da navigata donnina di mondo quale era, capì subito che non avevo mai fatto sesso. Mi fece denudare, da cima a fondo (i calzini non me li tolsi, pensai che la eccitassero). Dopo avere portato il mio "lucignolo" in gita per qualche secondo alle tiepide cascate del Niagara, situate in un dignitoso bagnetto, (ma avevo già lavato le parti intime a casa mia, cinquanta e più volte.) mi gettò, letteralmente, ai piedi di un piccolo letto -di qualità non eccelsa, gibboso e cigolante- coperto solo da un lenzuolino logoro ma pulito, color panna. Non mi sentivo per nulla stimolato. Il mio "amico" sembrava sotto sedativi e non voleva saperne di svegliarsi, nonostante lei ci mettesse tutta la buona volontà possibile e immaginabile di questo mondo per renderlo, almeno, presentabile a corte. Finalmente, dopo dieci minuti d'incomprensioni e parolacce corroboranti elargite dalla donna, Lucignolo cominciò ad uscire dal torpore e apri finalmente l'occhietto. Vide davanti a sé un fitto bosco di platani lussureggianti, fragoline selvagge e salici piangenti: la reggia di Caserta! ."Preferisci il sesso orale, anale o tradizionale?" mi sussurrò, quindi, ad un orecchio la mia compagna. "La tariffa è sempre la stessa" -aggiunse. Scelsi di “andare oltre" e con una piccola somma in più, optai per quello ascellare. In verità, dopo avere indossato un impermeabile di lattice bianco fornito dalla ditta, compreso nel prezzo- si pensava potesse piovere, quella notte-accompagnai Lucignolo nella vegetazione, come uno scout alla sua prima uscita, smanioso di raccogliere rarissimi e appetitosi funghi. Mangiai a sazietà per ben 44-45 secondi, salutai con un brindisi finale e il mio amico finì col riaddormentarsi. Russò, anche (ma di questo non sono affatto certo). "Sei stato bravissimo, - mi disse lei con un falso sorriso poco smagliante sulle labbra. È stato un po' complicato ma alla fine ce l'hai fatta". Già, ce l'avevo fatta. Mi sentivo più depresso che felice. Giurai, da quel momento, che non avrei più fatto sesso a pagamento. Se non fossi d'indole romantica e sognatrice, avrei potuto cronometrare i miei successivi tempi d'effusione e di gite a corte o nella boscaglia: lunghissimi!

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ritratto di Vecchio Mara

del...

sesso ascellare, non ebbi mai contezza... deve essere qualcosa di un erotismo sconvolgente... chiederò alla mia signora di non rasarsi le ascelle, poi ti farò sapere. Mancava la tua sagace ironia al sito, con quaranta gradi, questo breve racconto va giù che è un piacere, come e più di una granita al limone. Piaciuto molto, ho riso di gusto.

Ciao Claudio

Giancarlo

ritratto di Claudio Di Trapani

Per l'uomo,

il sesso ascellare è qualcosa di sublime, una pratica molto più antica del kamasutra. Tra l'altro, possiamo utilizzare l'ascella destra o quella sinistra; variando, non ci si annoia. Eheheheh!

;)