Io, intanto, salgo

ritratto di Antonio Recanatini
Io, intanto, salgo
 
La penombra oscura l’orizzonte
poco distante un bambino mi chiede il sole.
svuoto le tasche, mischio il sangue e riprendo tono.
Io, intanto, salgo.
Tre nottambuli girano per il parco
cercano una panchina per dormire.
Mi faccio piccolo per non render loro l’imbarazzo.
Io, intanto, salgo.
 
Attento sposo, attento perché sarai padre
attento ai figli. La prigionia sarebbe un lusso
se sposassi la donna sbagliata, quella che non volevi.
Io, intanto, salgo
mentre sostengo le mie tesi folli e il collo
l’amico sotto casa riempie il cuor di buoni propositi
lui ci spera ancora, non so chi sia più stupido tra me e lui.
Io, intanto, salgo
Con il cuore in gola, l’anima a pezzi, la mente logora
un fucile da scaricare per poter salire qualche anno ancora.
Liberamente circola la noia e liberamente circola il sotterfugio.
Io, intanto, salgo.
Una cella è troppo piccola per un sol uomo
“Lei farebbe bene a guardare al suo raccolto
E non s’impicci delle pene altrui” disse il guardiano.
Io, intanto, salgo.
Smarrito, a volte, mi perdo nelle promesse che dimenticherò
la notizia fa il giro e l’alluvione di sentimenti prende il largo.
Domani gli indomabili faranno le coccole ai loro carnefici.
Io, intanto, salgo.

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