Un po' di figa qua? - continuazione

 

“Li trovavo ancora acerbi come trio, ne -I Corti-”

“Si, se vuoi ti includiamo nel clan dei bestemmiatori seriali alla Ceccherini, o ancora meglio ti facciamo diventare un novello Renato che ha insegnato al pubblico del grande fratello ungherese a salutare il pubblico con -p***o d*o- e -vaffanculo, coglione-. Un esegeta dei giorni nostri straordinario”

“Ma quanta tv del cazzo riesci a guardare tu”

“Se la Gialappa's è tv del cazzo non so proprio cosa tu possa aver guardato di un livello così superiore”

“Hanno commentato il peggio del trash italiano”

“Hai detto bene, commentato, per portare a casa la pagnotta, sfottendo tutto quello che il mondo dei reality e di quei palinsesti per pubblico mediamente cestinabile in definitiva rappresentava, mentre la loro fucina di comici è composta da una lista talmente lunga di persone talentuose che non ho neanche voglia di cominciarla. E poi come dimenticare il fatto che per un certo periodo hanno influenzato il mondo dei reality solo con la satira, solo facendo un uso smodato dell'aurea mediocritas in cui i concorrenti galleggiavano. Cioè, sono riusciti a far restare nella casa uno come Orsacchio, detto Massimo il Rosso, per una serie di settimane in cui da solo non sarebbe nemmeno riuscito a farsi un caffè, tutto ciò per poterne narrare le gesta nei Mai Dire G.F., un ragionamento di una magnificenza quasi poetica”

“Ripeto, tu hai bisogno di una cura seria, altrimenti diventi come David Foster Wallace, che non aveva la tv in casa e quando la scrutava in casa di conoscenti ci si piazzava davanti ed escludeva il resto”

“Grande film -The end of the tour-”

“Vero”

“Resta il fatto che definire -I Corti- uno spettacolo acerbo non gli rende giustizia, parliamo di un trio che in quel periodo era un fiume in piena di idee, ragionamenti sottili, dalla pancia della mamma, allo sfondare la quarta parete interpretando tre esempi di pubblico medio. Dai, non dire idiozie”

“Potrò avere la mia opinione? Secondo me già da -Tel chi el Telun- si vede la loro verve, ma non prima”

“Allora, posso accettare che abbiano creato personaggi più riusciti di altri, ma questo fa parte di tutti gli spettacoli e anche della soggettività di ognuno, ci sono sketch che mi piacciono che a te magari non fanno ridere e viceversa, ma acerbi no dai. Non erano acerbi neanche ai tempi di Mai Dire Gol -si anche loro hanno scritto pagine memorabili di quel programma- e anche la famiglia Ubaldi spaccava. Acerbi potevi definirli quando non erano ancora un trio, forse in quel caso posso concederti il benefico del dubbio”

“La famiglia Ubaldi, devastante”

“Erano da paura”

“Ti porto un po' di estratto di upupa se vuoi liberarti dalla paura”

“Sei un demente”

“Allora, hai scelto il lutto di oggi?”

“No, non penso di mettere in pratica questo gioco macabro”

“Ma non è un divertissement il quadernino con i lutti”

“Infatti, è una stupidata atta a sminuire il dolore come concetto che pervade chi ha la forza di svegliarsi”

“Vedi, allora un po' cominci a darmi ragione”

“Ho detto diminuirlo come concetto, nel senso di togliergli dignità, non alleviarlo”

“Diminuire e alleviare sono parenti dai, sinonimi”

“Parenti acquisiti, come un fratellastro o una madrina”

“Parenti nonostante tutto, insomma”

“Ormai la tua idea è questa e non vuoi fare altro se non convincermi della potenza di questo sentiero mentale”

“Ma quale potenza, se sono stato il primo a dirti che un concetto del genere sussume dentro ma soprattutto fuori di sé una serie di crepe innumerabili, e per crepe intendo tutti i parametri che non sono presi neanche lontanamente in considerazione”

“E allora accantonala, un'idea per avere dignità non può avere crepe”

“Io e te tre metri sopra la stronzata che hai appena partorito”

“Non è così?”

“Ma trovami un'idea che non abbia delle crepe”

“La fiducia, la depressione, i giri di ruota panoramica consolatori”

“Un elenco che potremmo definire con quel termine... si, dai quel termine.... si un elenco del cazzo, ecco”

“Non sviare”

“Non lo faccio, tutte le idee hanno delle crepe, delle eccezioni alla regola, delle problematiche sul breve e sul lungo periodo”

“Se sento dire ancora una volta la parola crepe, giuro che crepo”

“Le idee che hai sono sempre venate dai dubbi, dall'inconsistenza del tuo convincimento di fondo, dalle loro fragilità”

“Non esistono istituti mentali che non possano essere smascherati, affievoliti: non sono d'accordo neanche in minima parte sulla consistenza di un'affermazione del genere, ma ho come la sensazione che comunque andrai avanti ad elencarmi qualche altro dettaglio di cui non ti ho chiesto di parlarmi”

“Fino ad ora abbiamo parlato di lutti, ma non siamo partiti dai presupposti”

“Eccoci”

“Che cos'è un lutto?”

“Presumo che se lo cercassi su un Treccani troverei una frase del tipo -dolore per la scomparsa di qualcuno-”

“Lo troveresti senz'altro, probabilmente con dei termini similari”

“Ok, e allora?”

“Allora ti chiedo di estendere il significato del termine lutto, di ampliarne la portata, fino a racchiuderci dentro anche il ricordo non solo di un momento doloroso, ma anche la nostalgia e la rassegnazione che alcune tue pause di appagamento non torneranno, non torneranno più negli stessi termini”

“Non è che ampliare gli insiemi delle motivazioni per cui provare tristezza e dolore sia nella mia lista delle cose da fare”

“Nemmeno nella mia, ma sto cercando di dirti che in fin dei conti le disgrazie personali e l'istantaneità lasciva delle belle sensazioni non sono altro che radici dello stesso arbusto”

“Rappresenti lo yin e lo yang delle mie rotture di cazzo”

“Almeno non sono piattume”

“No, sei pattume, stronzo”

“La ringrazio, preferisco un etichetta del tipo -socio dell'indifferenziato-”

“Questa mi piace”

“Un altro momento che non tornerà mai più, vedi”

“Non sei spiritoso”

“Che brutta parola, sembra che vi sia implicata un'altra brutta parola: anima”

“Che orrore”

“Non farlo mai più”

“Promesso”

“Quando vivi un momento decente, di quelli di cui non vuoi parlare, perché nel 2017 è ridicolo e sopravvalutato sorridere per dei motivi prettamente personali, di quelli che non vorresti passare per poi avere una scala decimale che si assesti sempre su un livello più basso rispetto al quel lasso di tempo grattato dai muri dell'autenticità”

“Eh, ok”

“Quando vivi uno di questi momenti, cos'è che a livello razionale lo rende unico?”

“L'irripetibilità dello stesso”

“Yes, baby”

“Quindi nessuna, scusa devo usarla, felicità è uguale ad un'altra?”

“Certo che no, ma non è questo quello che stiamo considerando. Mi sto sforzando di farti capire che la contentezza profonda è la croce dei dolori, mentre i dolori sono la testa della contentezza profonda”

“Come faccio a godere dei momenti migliori se la prospettiva che ne ho è dovermi preparare ad avere la consapevolezza che la loro reminiscenza potrebbe smorzarsi o addirittura annullarsi”

“Non puoi, almeno non puoi fino in fondo, come non puoi credere che le disfatte e le disforie abbiano un numero limitato di casi in cui ripresentarsi”

“Perciò posso godere di una sensazione non ben definibile visto che ormai fa moda andare sul triciclo delle emoticon con le bocche a forma di vascello fantasma, questo fino a quando non mi rendo conto della caducità di quella immotivata gaiezza, e devo perfino esserne contento perchè non rappresenta un'altra enumerazione dei drammi che per forza di cose caratterizzano la vita di ognuno”

“Ci siamo abbastanza, si”

“Abbastanza per smettere di provare a ridere con serietà”

 

 

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