Ditirambo D'una Notte D'estate

DITIRAMBO D’UNA NOTTE  D’ESTATE

 

Ascolta l’estate nell’eco  dell’  onde mediterranee, che placide

nel  caldo meriggio   portano  seco sussurri ,  suoni di lontane terre , voci  diverse in   confusi versi liberi    che  invadono  all’unisono  la mente . Melodia  disperata,  accordata

a mille strumenti  musicali che trascendono il  messaggio

poesia scritta  sui  fogli di un taccuino  stracciato.

Infingarda ,gagliarda  esala l’intima   strofa  nel  libero verso,

lo stornello, la tarantella. Accompagnati da un contrabbasso, chitarra  , volino elettrico.  L’ ode sincera  nel  breve puerile stornello ,ritornello ora  allegro, lieve   si spegne, tremulo  nell’umile  canto.

Dispersa per l’aere puro , l’ode mediterranea   ricordo di solstizio d’inverno , significato etereo  mostro  musicale  che divora la sua metrica.

Appari sconvolta  estate ,confusa  al sole ti distendi   ignuda

sulla calda sabbia , tra l’onde rabbiose ,  schiumose , che schiaffeggiano  gli ilari  scogli assolati ove  bagnanti  appisolati ammirano l’orizzonte. Disteso sulla sdraio ,  solo  e stanco il  giovane  in riva al mare insegue la voluttà  ,il piacere del vivere moderno  tatuato da capo a piedi , impiegato modello in cerca di una facile avventura , ora  ti prego non ridere di me poeta

ascolta le mie parole ,, lasciati andare.

Ascolta il mio canto , lo strambotto  hip pop suonato per strada

ed altre questione illogiche del caso metafisico

derivazione di  una triste desinenza  ,  confesso cretina

sermone popolare  per essere ascoltato un po’ da tutti ,insieme

ad  un gruppo  di  operai  con in mano il capitale ed in tasca

una  rata da pagare con tante  regole  spiegate  alla  massa

dall’ illustre professore della Cattolica di  Milano .

Tu anima mia ,ardevi ma non cessavi di sorridere ,  ti bagnavi ignara nell’acqua  gaia  andavi a largo nuotavi  libera , cheta,  nera

rimuginando  chi sa in te  quale  passato  , idee egocentriche

frutto di  lirismi e quant’altro  si voglia scoprire  dietro

l’estetico giudizio . Poi In attesa  al  semaforo con in mente

un libro immortale,  espressione sublime , opera

orgiastica   d’una grammatica  dialettale

estrapolazione tipologica  di frasi scurrili  pronte per essere buttate

nel forno ,dolce fragranza la pizza  fu subito cotta .

E dopo tutto ciò t’alzasti  immemore,  incurante del coito

e   del torto  di quel male  antico che  portavi  chiuso in petto

per calli e viottoli  nel   profumo del mosto  mentre

il mostro tramava  dietro  la  vigna.

Grande  eri  lussuria ,braminica   bellezza ,corpo voluttuoso avvolto in  mugoli di piacere , nascondevi  il tuo  sesso , sofferente dea del focolare. Nell ‘ora  che giungeva,  gemendo,  candita  anelando

orge e genuflessioni   voltavi pagina approfondendo

altre  tematiche  sessuali.  Ed ora menando a quel paese alfine l’autore di questo  strambo ditirambo senza senso. La mente  s’elevava  verso altre forme  ed altre filosofie  , simili  nella logica

dello scrivere e del leggere  dell’ essere  padrone  o  servo ,  signore  o  dottore  malvagio maestro  in bilico su d’un filo teso tra due steli. E sulla sabbia  disegnavi  calligrammi  ,immagine  composte ,  piegavi   in quattro  fogli di carta colorata

per farne  barchette per  andare così  a zonzo verso l’orizzonte

sul grande  mare  mediterraneo.

Meditando il nome tuo l’aspetto di te  padre eterno

seduto sull’ altare della patria  ,  semitica esistenza ,

forza  e ragione  in una volontà  di potenza.

Fenomenologia e ontologia ,  Dark dalla cresta colorata nalla

cinica  esteta  , scoppiato ,  depresso  cresciuto in un misero sobborgo , frutto di una  conoscenza letteraria narrata  in un poema metropolitano  ,  zibaldone di accidie  ,  soprusi ,tormenti , trame d’erranti eroi , amori  vissuti in fretta , avventure  di un ora o due insieme ad una battona  orba e zoppa.

Così il  vento porta via il dolore,   donando  melodie nuove

Un’ altra  vacanza  insieme  sulle note d’una chitarra  elettrica

d’un hippy ippocampo , ippocratico  cantore dell’abisso insieme a

pesci e meduse , ossi di seppia raccolti  sulla spiaggia .

Verseggiando  duole l’animo ed il ricordo tenero dei giorni addietro oltre quello squallido muro di convenzioni

false ideologie che hanno  animato  le diverse  correnti  politiche.

Demenziali emozioni ,lacrime  scivolate sul pallido viso

d’una fanciulla  in un  buco profondo , fino al centro della terra

li tirar per capelli demoni e dannati,  andare e orfico declamare ,  riportare  indietro te amore per placare  questo penoso verseggiare.

Tu languida ,  luminosa  , seduta sotto l’ombrellone

maestra di seduzioni  , emozioni erettile e contrattili

presagi   oscuri  dal vago  nome ellenico

d’ermione  dea della torrida estate  romana.

Estate estetica , oltre il  senso comune dell’esperienza.

Simulacri borghesi,   cravatte e altri indumenti

pose ,aspetti ,cruciali  circuite  elucubrazioni

trasgressioni audaci  matrimoniali.

Estate Selvaggia,   ella  scivolò   nell’acqua chiara,

sulla pelle morbida bagnata ,   con i suoi  inverni trascorsi.

Fisiche  congiunzioni  , breve  pennichelle

fatte  nel caldo meriggio   ascoltando

un  concerto di  cicale e di  grilli canterini.

Ma  tutto ciò poco s’accorda all’animo , alla favola antica

ricurvo sotto il peso degli anni  ubriaco

di solfeggi rime e  ritmi ,  villanelle e ritornelli

digrignando  il muso l’aspetto offeso nel sole di giugno

fuggiva  la speme,  l’ itala  semenza.

Ella venne  dopo i messi , dopo gli anni trascorsi insieme.

Ella venne  dopo il dolore dell’inverno dopo  cupe etiche riflessioni.

Ella bella come il cielo limpida come le acque.

E mentre l’onda ritornava  a riva, bianca e pallida

insieme a tante  relitte ragioni , all’ombra dei  gabbiani

scivolavano  verso la deserta spiaggia vaghe promesse  e mesti intendimenti,  lasciati andare alla deriva verso

il breve sogno di questa altra  estate.

Aspetti ignobili , volti e giorni e altre mimiche , rinasceva

il gusto  di  raccontare  novelle nella fresca sera  sotto le stelle   accanto al foco ,socchiudere  gli occhi e lasciarsi andare, ascoltare

le voci del mare e della terra del cielo ,  ascoltare il canto degli eroi  degli dei  partiti anche loro  per le vacanza come il resto del genere umano   pagando il pedaggio autostradale , la discesa  al lido,   l’affitto  dell’ ombrellone ,mangiando sulla spiaggia , assaggiando  angurie e panini  senza mai togliere lo sguardo sui bambini  intenti a giocare  sul bagnasciuga con palettine e secchielli.

Laudata sii dolce estate.

Laudata sia  il canto dei tuoi figli  ,il mare , i monti la natura intera.

Laudata sia questa gioia questo amore terreno.

Laudata sia la fonte di questo bene profondo ,

breve  sogno fatto in una notte d’estate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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