Ballata Del Clandestino

 

Ballata del Clandestino 

 

 

Di Giandomenico  Ferraro

 

Clandestini in mezzo al mare ai confini di un’etichetta  con  vestiti stracciati  in treno verso il Nord  a cercare fortuna,  lottando contro una  società che ti costringe ad essere vittima  di un sistema che ti spinge sempre più dentro quest'inferno. Viaggiando  noi apriamo diverse porte  ad una esistenza che non regala  nulla, noi cerchiamo di essere poi amici,  ma compare il capo e la festa è finita.

Chi siamo per giudicare il prossimo,  per ridere degli altri noi  intimoriti  con le bocche cucite,   incapaci di    intendere un a società  in cui viviamo . Incapaci di capire dove tramonta il sole ed io faccio marinaio , faccio l’infermiere provo ad aiutare chi sta male  e chi se  ne frega se finisco al manicomio tanto è estate ,  vai con la break musica,  il liscio,  il  tango.  Mi chiama il  produttore mi dice che son matto che  questo tormentone  ha rotto i  coglioni , ora debbo  studiare altro  voglio  fare di testa mia , organizzare un  concerto per tutti i clandestini  ma tra loro  c’è  chi organizza rapine e  non sa nulla del mio rap ribelle , non conosce una via di fuga, frastornato in fine  chiamo il produttore  a telefono  e gli  dico cosa penso di lui e della sua produzione.

Non farmi incavolare non dirmi  bravo,   un altro giorno  e  passato ,  scomparso sulle orme dei  disperati  dei   ladri  incalliti delle mezze seghe di ogni tempo  che bevono  fuori pasto ed hanno il posto nei ministeri insieme a chi fa  leggi per chi lavora e non ha colore ,  figli di questa Italia democratica,  piccola,  extracomunitaria. Che va in giro in mutande, gridando i fatti degli altri,  ed i colpevoli sono loro gli operai,  i  magnaccia,   i buffoni di partito.

la verità ti sembra inafferrabile , brucia nella padella,  ti parla di del più e del meno , s'incontrano sconosciuti usciti dalla mente  di un uomo seduto in mutande sopra un gradino di una chiesa abbandonata. E tutto può essere strano, tutto può ritornare ad essere quello che abbiamo sempre creduto,  noi caduti nel buco del culo  del creato,  cretini, amici, ci uniamo per un momento ai  confini del mondo,  oltre quel dire che non appaga  e chiede  d' essere incoronato re . Poi merito di vivere la mia vita in libertà,  merito di essere ciò che sono,  merito di sopravvivere a questo mobbing a questa merda sparsa per strada che se la ride  quando tu la schiacci. Va questo mondo,  va verso un altra guerra  e  tutti credono che noi siamo morti, morti per mano tua , morti per un Dio crudele , senza occhi .

Quale conclusioni,  quanti metri bruciati,  mente perversa segnata dal caso  con tutti i tuoi timori, con tutte le speranze sepolte nel cuore che abitano nell'animo di milioni di persone che trapassato in altri lidi,  seguono il moto delle stelle seguono l'ora che si bea nella beatitudine di un mondo disordinato.Questa morte che mi dice di continuare ed io nell'errore non chiedo , non dormo , veggo  un mondo,  orribile fatto di creature strane che escono dalla bocca del grande presidente, ci  prepariamo  alla guerra e  tutti sono  pronti a combattere ,  tutti sono pronti a morire per avere la loro parte e io  scrivo su Twitter   ciò che penso della sua politica,  del suo giudizio su questo momento e non farmi incavolare poiché,  combatterò fino alla fine e non  avrò paura di morire di dire,  ciò che penso e siamo tutti condannati a d essere una parte di questo male che cresce nel cervello del grande presidente. In mutande vedo , provo a capire ad essere un altro da ciò che sono sempre stato  da ciò che ero,  un angelo un uomo uguale a te che vive ai margini di una città e non prendermi troppo sul serio sono quello che sono un angelo vagabondo che dorme su di una panchina di una città distrutta dall’odio distrutta dal malaffare e faccio finta di non capire e cammino sotto al sole con il mio sacco a pelo con la mia testardaggine, viaggerò, viaggerò fino in fondo a questo mondo dimenticato dal mondo.

Cosa ho  , cosa ho creduto di raggiungere mostrando i miei muscoli i miei denti la mia voglia di fare e d’andare verso questa storia che non ti guarda in faccia ti siede affianco incurante di chi sei, di cosa potresti essere e milioni d’anime  stipate in  milioni di treni,  attraversano il paese per andare un po' più in la dove abbiamo sognato di giungere. Il sole entra dentro la testa,  brucia i pensieri,  i vecchi sentimenti,  brucia questa lingua volgare,  lunga più lunga di una autostrada che ti porterà dove il sole nasce dove tuo figlio t’attende. Dove ogni cosa è nata come un fiore solitario in un giardino abbandonato da un dio che non risponde più a telefono a nessuno e fa il finto tonto,  dice che ha molto da fare e che molte cose sono di competenza altrui . Ma gli angeli protestano,  fanno sciopero , sfilano per la città con cartelli , gridano,  chiedono di essere capiti , chiedono che si ricordi di ciò che sono stati.

Mascalzoni , vittime di tanta burocrazia di tanto malaffare fuoco che brucia non si spegne,  fiamma che danza dentro la nostra vita che c’accompagna passo dopo passo,  verso un altra destinazione,  verso un altra conclusione,  corre questo cuore batte nel silenzio,  vuole,  desidera,  spera poi chiude gli occhi e s’ abbandona alla vita che lo circonda s’abbandona alla rassegnazione,  alla disperazione ai tanti interrogativi che emergono che vogliono uscire fuori. Vai cuore,  vai anima vai uomo non fermarti mai afferra questa vita,  afferra questo amore che non batte,   amore perduto,  amore di tanto tempo trascorso in attesa seduto in attesa di te,  di me, di un bacio di una comprensione,  non ti spogliare rimani in in piedi non indietreggiare . Domani partiremo con  queste parole mai dette,  con questo cuore pieno di tristezza.

Il viaggio sara lungo,  non vedo la fine,  non vedo la  gioia, non vedo te che m’attendi al termine di questo mio viaggio con il mio grasso naso,  il mio amore volgare ed il sole riscalda e dona giorni felici dona l’amore,  la morte di un tempo perduto,  di un pomodoro marcito su una bancarella. Una lunga schiera d’angeli  inseguono questa amore ribelle beato, santo,  in preda a i demoni che invadono la mente. Non chiamarmi imbecille,  figlio di un cane , figlio dello sciacallo ,figlio della lupa i morti risorgono,  vengono a ridere a mangiarsi un gelato a limone in compagnia delle onde.

Cosi son morto,  credendo di poter congiungere la mia vita alla  mia illusione di vivere una vita aldilà del male che viaggia per universi e attraversa  i tanti sogni,  piccoli barlumi luccicanti come lampadine s'accedono si spengono , tutto scorre la folla la sua volontà di amare,  di radunarsi come topi dentro un pub a bere birra a mangiare pizza. Pazzia questo tempo che non ha baffi,  non ha giorni contati ne una canottiera bianca,  come le nubi di un cielo che si distende  sopra la testa, oltre lo sguardo,  oltre il nostro intendimento ove tutto svanisce,  scivola nello sguardo dei fanciulli che  salgono dai fondachi neri e repellenti,  emergono nella nostra coscienza,  segnata dalla storia,  bagnata dal sangue dei poveri cristi.

La sera viene da sola con la sua serenità, di restare di essere bella come la luna tra le stelle,  come le tante notte passate tra le tue braccia , tempo corri, voli già sei la con il tuo amante vestita di luce,  vestita di rosa tra gli alberi  verdi tra giorni e pieghe di ferite tra le bende che ricoprono questo male che non vuole guarire che lentamente diventa cupo, crudele cattivo tanto cattivo come il vino che viene bevuto in fretta dai passanti nell'osteria del Gallo e c'è un giorno per credere un giorno per non chiedere,  chi siamo noi,  chi saremo alla fine di questo cammino, mano per mano con gli  occhi dentro gli occhi un dolce ricordo un domani,  una strada che non ha mai fine che ci porterà dove siamo nati,  dove siamo cresciuti dove tutto è incominciato.

Capiremo poi ci sarà  sempre qualcuno che ci dirà che dobbiamo fare i bravi, che dobbiamo tenere la lingua  a freno . cosi la sera tra le luci che s'accendono ed  illuminano questo cuore,  questo amore,  questa vita misera,  seduti ignudi  perduti  dentro questo canto che echeggia sul mare . Andremo incoscienti di chi siamo sul bello non potremo essere compresi  dal prossimo,  tutto e come lo abbiamo immaginato forse tutto e come abbiamo. sperato, come le stelle che  cadono la in fondo all'universo  , solcano il cielo attraversano la nostra vita e la morte  c'invita ad essere ciò che siamo in questa estate  ad abbracciarci con moderazione in pubblico sotto le stelle dentro questa estate dai mille volti dai molti sorrisi che si spingono più in la di ciò che vorremo fare intendere. Strano , tante bocche cucite,  sotto un lampione sotto una luna morta,  sotto il letto,  dentro  questo delirio di rime baciate che vengono a galla e cantano la loro odissea la loro ingratitudine per essere state prescelte , ed il vago dire rima  dell'amore molesto. della  speranza di poter ritornare ad essere  come un tempo figli della nostra vita,  figli dei nostri avi.

Il viaggio ci porterà lontano dove tutto ebbe inizio dove il bello ed il bene sono frutti succosi che nascono dall'albero della vita,  lassù sulla montagna noi saliremo , andremo con forza  mano nella mano con la forza dell'amore,  saliremo dove vivono gli dei , dove tutti sono folli,  dove tutti sono belli , dove le favole hanno un fine,  un sorriso da donare a chi soffre a chi piange dentro un letto d'ospedale ove c’e chi sale in alto da solo con in mano una luce con in mano questa promessa che cade  lungo il cammino ed è duro  andare senza denari,  senza qualcuno che ti sorregga ti dica vieni figlio  che siamo giunti alla fine del nostro cammino,  che siamo giunti su questo monte in  questa sogno ove  si spalancano le porte e tante belle signore sono pronte a ballare con te fino alla fine dei tuoi giorni, fino alla fine dei tuoi sogni.

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