Apologia del fascismo: cattiva memoria o cattiva pedagogia storica?

Visto che se n'è parlato qui su Neteditor (vedi il blog di Jazz Writer), a chi sia interessato ad approfondire i temi del fascismo strisciante e del sottile confine tra "apologia del fascismo" libertà di opinione, consiglio di ascoltare, se non l'hanno già fatto, la puntata del 16 agosto della trasmissione "In onda" su La7, ospiti Violante, Sallusti e Andrea Purgatori, di cui vi propongo una sintesi. Alcuni aspetti del problema, come quello della censura o della penalizzazione delle opinioni, possono essere allargati anche al problema sollevato da Jazz Writer riguardo al comportamento che la redazione di un sito dovrebbe tenere di fronte alla manifestazione di idee nostalgiche del fasismo, razziste ecc.

Spiagge e ristoranti tappezzati di simboli e immagini fasciste, gadget del ventennio, architettura fascista, nostalgia del fascismo, commenti sui social: il tema della memoria storica è la vera ferita aperta del paese. Paese dalla memoria non condivisa: c’è chi, infatti, non condivide la proposta dell’onorevole Fiano di inasprire le pene contro l’apologia del fascismo.  

Emerge subito una questione che anch'io mi ero posta nel leggere il blog di Jazz Writer: "Dove finisce la libertà di opinione e dove comincia l'apologia?". Alla domanda del conduttore, il giornalista Purgatori risponde: "Secondo me l'apologia comincia nel momento in cui quella che è un'opinione diventa un fatto concreto, qualcosa che io metto in atto per limitare le opinioni degli altri." Bisogna stare attenti, quindi, a distinguere tra apolagia vera e propria, propaganda, e chiacchiere, slogan, esternazioni varie che lasciano il tempo che trovano.

Secondo Violante, solo se ci si chiede "perché succede questo" (cioè quest'ondata nostalgica di fascismo e razzismo), come si può intervenire in modo civile su questo tema, si può fare un passo avanti. “Il diritto penale non risolve questo tipo di problemi. Stiamo attenti a pensare che attraverso una sanzione penale noi ricostruiamo un ordine o ricuciamo una frattura in un paese, perché non è così.” Oggi abbiamo già la Legge Scelba e la Legge Mancino su apologia e razzismo, continua Violante, e ora Fiano intende intervenire sulla esposizione di simboli, segni e così via. “Anche lì bisogna riflettere e chiedersi perché è così, perché ci sono queste cose. Se dobbiamo fare dei passi avanti dobbiamo farli nel senso dell’educazione civile, della formazione costituzionale, non pensiamo di risolvere questi problemi solo con la sanzione penale. […] Se questa vuole supplire a una mancata maturazione della coscienza civile, allora dobbiamo porci domande molto più radicali rispetto a quella se ha fatto bene o male l’onorevole Fiano a fare questa proposta.”

In conclusione, il conduttore David Parenzo rimarca che, essendoci già la Legge Scelba e Mancino, la legge Fiano, che non punisce una propaganda politica ma addirittura “la detenzione di una reliquia o di una immagine nostalgica”, non serve, anzi è forse un eccesso. La democrazia quindi dev’essere più forte dell’antidemocrazia.

La cosa preoccupante, afferma Purgatori, è però la questione culturale: è fondamentale puntare l’attenzione su cosa stiamo insegnando oggi nelle scuole sul fascismo e sui fascismi che stanno tornando, mentre “attraverso un eccesso di normativa contro il reato d’opinione non facciamo altro che fare il gioco di questa gente “. Tanto più è importante quanto ciò che si insegna a scuola è forse oggi l'unica informazione documentata che i ragazzi abbiano, mentre le vecchie generazioni sentivano ancora le testimonianze di prima mano, respiravano ancora l'aria della miseria e della guerra appena _ o da uno o due decenni - finita. Gli insegnanti di storia - e non solo - erano spesso animati da una vera passione, da un trasporto che sapevano trasmettere, e le conferme a quanto loro spiegavano si avevano in famiglia o da altri adulti.

Le norme che abbiamo, conclude Violante, dimostrano la non indifferenza della Repubblica ai tentativi di organizzazione di partiti di estrema destra. Per quanto riguarda i simboli (e la proposta di legge Fiano), quindi, il problema è se la repubblica può essere indifferente a queste cose o no. Se lo Stato si impegna ad avviare una formazione civile sui valori democratici, contro il razzismo ecc. allora un inasprimento delle pene può rappresentare un segnale di coerenza. Ma ci si ricordi che affidarsi solo alla legge penale è un’illusione, non risolve i problemi. La proposta di inasprire le pene deriva dal fatto che ci troviamo in una fase in cui si sente il bisogno di rimettere i valori in ordine, di ribadire il fatto che non si è indifferenti a questi problemi.

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ritratto di paserangel

 Al contrario della

 

Al contrario della Germania, pur con le limitazioni imposte dai vincitori, in particolare nel campo scientifico, l'Italia non ha mai fatto i conti con il proprio passato. La nomina di Palmiro Togliatti a Ministro della Giustizia avrebbe potuto far presagire un ampio repulisti delle scorie fasciste e gettare le basi per avviare un percorso che avrebbe dovuto condurre la Nazione al passo delle grandi democrazie occidentali.

Così non è stato. Aver imposto una riappacificazione forzata per porre fine alle vendette personali che insanguinavano la penisola in quelli anni feroci è stato giusto e doveroso, la rinascita della Nazione non avrebbe potuto basarsi su continue carneficine, ma limitato nel tempo, il suo ministero non ha prodotto i cambiamenti auspicati. La “legge truffa” e l'insostenibile pressione dei vincitori ha prodotto una gattopardesca rivoluzione: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, il grido di battaglia del più becero trasformismo italiota.

Così fu che interi comparti della burocrazia statale non pagarono le colpe della totale assuefazione al partito fascista. In particolare le forze di polizia, adibite all'ordine pubblico, mantennero gli stessi funzionari che li avevano guidati nel periodo precedente, conservando gli stessi regolamenti interni che guidano le loro azioni. A tutt'ora ne mantengono la validità, come si è ampiamente osservato nelle manifestazioni di piazza. Un monolite inattaccabile dai tentativi di riforma che periodicamente il Parlamento tenta di apportare.

Di fronte a tutto questo ne consegue che la “Legge Scelba” altro non è che un misero perizoma che tenta di nascondere vergogne inconfessabili.

La deriva destrorsa che appare sempre più inquietante non è che il risultato del peccato originale che ha impedito un completo sradicamento dell'ideologia fascista.

Di seguito due esperienze personali che avvalorano le mie convinzioni.

Primo anno di ginnasio all'inizio degli anni '60. Alla mia classe ci venne assegnato un anziano professore di lettere, patetico rimasuglio di quell'epoca nefasta, scampato chissà come a qualsiasi presunta epurazione. Esibiva ancora nel bavero della giacca la famosa “cimice”, faceva proselitismo per i partiti della destra estrema. Ma non era per questo il motivo dell'avvelenamento dei rapporti con l'intera classe, a quell'età è impossibile discernere fra opposte convinzioni. L'imporre arbitrariamente come materia di studio D'Annunzio, giudicato da noi all'epoca un emerito cialtrone, contrapponendosi alla preferenza generale per Verga, causò una rottura insanabile.

Il traumatico coinvolgimento nel G8 di Genova mi ha indotto ad assistere come semplice spettatore a gran parte dei processi nelle aule del tribunale di Genova. C'è un aspetto comune che risalta in tutti quei processi per appurare diverse responsabilità, indiscutibile e certificato dalle numerose sentenze che si sono susseguite nel tempo: le suonerie dei cellulari di grandissima parte degli agenti coinvolti non fanno che ripetere nostalgiche reminiscenze, e così: faccette nere, giovinezze, le donne non ci vogliono più bene, continuano ad esaltare tristi figuri. Alla faccia della “legge Scelba”.

L'importanza di questo, blog come anche quello di J.W. dovrebbe convincere lo stesso dell'attenzione dovuta per certi argomenti, senza limiti di sorta se anche chi la pensa diversamente ne accetta un dialogo costruttivo, senza patetici evviva.

 

Ti ringrazio molto per questo

Ti ringrazio molto per questo prezioso contributo.L'esempio del G8 di Genova che porti fa rabbrividire e soprattutto risveglia la coscienza:conoscevo già le cose che racconti, ma il collegamento con il tema proposto offre importanti spunti di riflessione.

Concordo con Paserangel sul

Concordo con Paserangel sul fatto che l'Italia non ha mai fatto i conti col suo passato fascista, forse per liquidarlo rapidamente le è bastato identificarlo nei responsabili appesi per i piedi a piazzale Loreto...gli italiani, ovviamente generalizzando, sono passati rapidamente da un entusiastico fanatismo filo-fascista a un altrettanto entusiastico anti fascismo di facciata...basta pensare a personaggi molto loschi come potrebbero essere stati Badoglio, Graziani, Roatta, che hanno varcato la brusca transizione in modo più o meno indisturbato...

Concordo un pò meno invece con l'opinione che l'aministia concessa da Togliatti potesse essere stata giusta e doverosa per arrivare ad una riappacificazione generale (riappacificazione che tra l'altro non mi pare si sia mai veramente realizzata), in realtà quell'atto è stato forse un duro tradimento dei veri valori della resistenza e per di più condotto dal primo rappresentante di quella forza che maggiormente quei valori avrebbe dovuto esprimere...è poi bastato poco tempo perchè, compiuto quel tradimento, si desse inizio alle recite retoriche dell'antifascismo, si è agito nascondendolo ed assolvendolo, salvo poi iniziare la commedia dell'antifascismo, magari con l'attenuante che le pressioni internazionali impedivano di agire diversamente...

Riguardo alla domanda "dove finisce la libertà d'opinione e dove comincia l'apologia?"...personalmente penso che una società davvero democratica dovrebbe evitare ogni censura dell'opinione, anche della più stupida e malvagia, in fondo la censura anche di una sola opinione contraddicerebbe la stessa libertà di opinione...non è certo attraverso la repressione che si può conseguire un progresso del pensiero collettivo...anzi la repressione sviluppa spesso, in chi la subisce, quel senso di persecuzione che fa sentire martiri e ancor più accesi nel sostenere quelle opinioni, anche se stupide e malvage...senza la possibilità di espressione di quei sentimenti viene anche meno la possibilità di attivare quelle dialettiche che possono portare a superarli...

A dimostrazione di queesto forse basta ricordare quel "politicamente corretto" con cui per tanti anni ci si atteggiava ad accoglienti, anti razzisti, dove sembrava doveroso dimostrarsi amichevoli e ben disposti con lo straniero immigrato, e qualsiasi fosse il colore della sua pelle, e tutti un pò a recitare la parte di quelli che non avevano pregiudizi, mentre magari in realtà stavano soffocando i loro veri sentimenti...questa recita era durata molto tempo, salvo poi, certo complice la crisi economica sopravvenuta, come una diga che non riusciva più a trattenere quella pressione, trasformarsi rapidamente in una rabbia, sfiorante l'odio, del tutto liberata di ogni freno, ovviamente molto infiammata in questa metamorfosi da quanti per strumentali ricerche di consenso soffiavano col massimo cinismo dentro quel fuoco...

probabilmente accettando dei limiti all'opinione, e parlando di opinione e non di gratuita ed inutile offesa, tutto internet dovrebbe essere chiuso domani stesso e forse una buona fetta di popolazione potrebbe trovarsi citata in tribunale...

ma per stare alla specifica domanda penso che si possa considerare opinione la libera espressione da parte di una persona dei propri pensieri, nelle più comuni situazioni dialettiche in cui può trovarsi nell'occasione di farlo e senza che con la sua espressione voglia imporre niente a nessuno, ma solo esprimersi...viceversa penso si possa parlare di apologia quando un certo tipo di opinione viene veicolata in modo più organizzato ed ha lo scopo preciso di diffondersi, di far proseliti, in sostanza ha come scopo ultimo quello di imporsi su tutta la collettività...

comunque l'aggiungere nuove leggi a quelle che già esistono mi appare solo ridicolo, anche se lo penso soprattutto retorico, fingere un'attenzione che in realtà nei fatti è del tutto assente, anzi continuamente tradita...ma sono argomenti talmente complessi che potrebbero espandersi all'infinito...

 

 

 

 

ritratto di paserangel

    I dubbi sull'opportunità

 

 

I dubbi sull'opportunità di quell'amnistia permangono tutt'ora. Sarebbe stata giusta e doverosa se una volta richiamati all'ordine coloro che desideravano praticare rivalse private, per altro più che giustificabili, si fosse dato seguito a una capillare inchiesta giudiziaria e portare alla sbarra tutti i responsabili colpevoli di azioni delittuose. E' indubbio che l'amnistia fu accolta con profonda delusione, in special modo nel campo partigiano che aveva ancora negli occhi le profonde ferite inferte alla popolazione inerme dai nazifascisti.

Quel che avvenne in seguito, e qui si avverte la determinante pressione degli alleati per contenere il più grande partito comunista dell'occidente, fu una riappacificazione forzata che seppellì sotto una coltre di cenere le braci ancora accese di un desiderio di rivalsa destinato a lasciare profonde cicatrici nel futuro della Nazione. L'armadio stracolmo di inchieste giudiziarie abortite, ritrovato nei sottoscala della Procura Militare a La Spezia, rimane una testimonianza che sottolinea la cattiva coscienza degli italiani.

Sono d'accordissimo sull'inutilità di una nuova legge che regoli e punisca l'apologia di reato. Non farebbe che creare maggior confusione, anche se dubito che con la maggioranza ballerina al Senato possa mai essere approvata. Non si riesce, o non si vuole, applicare la legge corrente come ampiamente dimostrato dai cellulari dei poliziotti.

Un contributo molto

Un contributo molto interessante anche il tuo, Moby Dick. In sostanza mi sembra che tu sia in linea con le posizioni che ho riassunto. E' molto importante per me leggere commenti come questi, che aggiungono informazioni preziose sull'immediato deopoguerra, periodo che molti giovani, temo, conoscono poco e male. Altra cosa che mi viene in mente, sia leggendo te che ricordando il riferimento al G7 di Genova, è il collegamento che ci può essere tra il non aver mai veramente mai liquidato il fascismo e il fenomeno del terrorismo, sia nero che rosso, degli anni '70. Una nuova guerra ideologica e sanguinosa che forse non ci sarebbe stata se questi conti di cui avete parlato fossero stati saldati. Quando tu parli delle "retoriche dell'antifascismo" immagino ti riferisca alla DC e agli anni del centrismo; credo però ci sia stato un periodo, negli anni '70, in cui, per esempio, D'Annunzio era completamente ignorato nelle scuole e la stragrande maggioranza degli insegnanti era di sinistra in modo convinto. Gli studenti oggi non hanno vissuto quegli anni, non li studiano a scuola e credo ne parlino poco anche in altri contesti. Ciò che è stato dimenticato o che non si è mai insegnato sono anche quegli anni, per non parlare delle lotte e delle conquiste come la legge sull'aborto che ora si sta vergognosamente boicottando.

Un caro saluto, grazie ancora.

ritratto di Jazz Writer

Bel Blog

brava Roberta. La trasmissione l'ho rivista, grazie alla tua segnalazione, ed io come già ti ho detto in risposta ad un commento sul mio blog propendo per la seconda delle ipotesi: cattiva pedagogia storica. Infatti in Germania questa sporca faccenda è stata risolta, o quasi, più di 50 anni fa...noi siamo in ritardo. Stamattina su Radio tre il conduttore ha letto un articolo dell'Avvenire( nota bene); il giornalista in questione ha pubblicato una ricerca da lui stesso fatta su FB: se digiti fascismo o fascista ti compaiono decine di profili con migliaia e migliaia di adesioni. Se digiti Nazionalsocialismo niente...infatti su insistenza e lamentela non so bene di chi, Fb ha rimosso ogni profilo che inneggi a quel tipo di momento storico. Io lo avevo già detto: anche i siti web di scrittura e letteratura o social di altro genere devono vigilare...ciaociao, e brava, bel post.

 Grazie per le belle parole.

 

 Grazie per le belle parole.

Quanto al resto, se è per questo io stessa ho sempre segnalato su facebook le pagine o le persone che inneggiano al fascismo e non sono di certo l'unica. Non so cosa dirti, se non che, secondo me, in questi casi chiunque sia infastidito dovrebbe segnalare ai diretti responsabili.

interessante il blog,

con tutti gli interventi.

Sommessamente, mi permetto di esulare leggermente dal suo focus, concentrandomi maggiormente su questo punto che tu Roberta, hai riportato

La cosa preoccupante, afferma Purgatori, è però la questione culturale: è fondamentale puntare l’attenzione su cosa stiamo insegnando oggi nelle scuole sul fascismo e sui fascismi che stanno tornando, mentre “attraverso un eccesso di normativa contro il reato d’opinione non facciamo altro che fare il gioco di questa gente “. Tanto più è importante quanto ciò che si insegna a scuola è forse oggi l'unica informazione documentata che i ragazzi abbiano

...

Infatti questa è, secondo me, la vera questione; che però ha assunto, assume, connotazioni "globalizate". Mi spiego meglio. Insegno italiano (quanto meno ci provo) ad un gruppo di 34 richiedenti asilo,prevalentemente africani, in parte asiatici., di almeno 10 diverse nazionalità, tutti maggiorenni.

Siccome sono convinta che, nell'evoluzione dell'insegnamento, una volta che siano stati conseguiti gli strumenti linguistici principali della lingua italiana, sia interessante e stimolante, per loro, essere messi nelle condizioni di affrontare almeno dei rudimenti di storia e geografia (preciso che alcuni - pochi - di loro sono stati studenti universitari; gli altri mi sembra possano essere mediamente rapportati ad una preparazione che in Italia definiremmo "elementare"), già fin d'ora ho tentato qualche breve modesta escurione in questi campi. Qui si apre una sotto-questione, ovviamente, che è quella della difficoltà, da parte mia come suppongo sarebbe da parte di qualunque insegnante di lettere "medio", di esulare da un approccio storiografico prettamente occidento-centrico; ci ho riflettutto, e sarei arrivata alla temporanea conclusione che, comunque, eventi quali la colonizzazione, la rivoluzione francese, la conquista delle libertà nazionali in Europa e poi, dopo la decolonizzazione, anche nei "loro" mondi, e lì in mezzo le due guerre mondiali, aldilà del taglio che, gioco-forza, è il nostro, con il nostro punto di vista, dovrebbero essere davvero di interesse mondiale, e non credo di sbagliarmi; pur non escludendo che altri eventi, su scala asiatica e africana, e che io conosco appena, anche lo siano. Fatta ( a me stessa, intendo) questa premessa, ho tentato appunto, nelle mie lezioni, delle piccole incursioni storiografiche, miranti, per esempio, a costruire una "linea del tempo" e , questa sì, il più possibile comune a tutti i partecipanti. Il risultato mi ha lasciato sgomenta: in loro, mi sembrerebbe di aver capito nessuno di loro, c'è alcuna parvenza di conoscenza, non mi arriva il minimo feed-back a nominare personaggi come Napoleone (nemmeno nei francofoni! che, mediamente, sono svegli e preparati. Eppure sono certa che, nelle loro capitali, sia pieno di Rue Napoleone...), nè Hitler e va da sè, quanto ancora, se possibile, meno, Mussolini o, che ne so, Churchill , o qualunque altro personaggio di calibro europeo o mondiale ci potessimo immaginare.Vorrò approfondire questa cosa, quando l'italiano sarà migliorato e, magari, cercare di capire da loro i loro "riferimenti storici"...ma mi è sembrato che, quasi, non ne abbiano : perfino al 622 d.C., l''Egira di Maometto, ci siamo arrivati con una certa difficoltà; invece sapevano tutti l'anno del conseguimento dell'indipendenza del loro paese (chiaramente tutti collocati nella seconda metà del Novecento), e questo mi ha dato un certo conforto.

Ma, per allacciarmi al tema principale, ho pensato: che tipo di consapevolezza possono avere questi ragazzi di argomenti come: libertà, democrazia, monarchia, totalitarismo, dittatura, ecc ecc?

 La sfida, già difficile su piccola scala, diciamo su scala nazionale, su scala globale diventa davvero molto ardua.

Ciao Gabriella F,

il problema che poni è molto difficile da affrontare. Secondo me fai benissimo, però forse dovresti lasciar perdere Napoleone e concentrarti sulla colonizzazione, sul concetto di democrazia e sui totalitarismi, coinvolgendo gli studenti su quello che è per loro la libertà, dove finisce la libertà di un individuo, che cosa conoscono dei governi dei loro paesi e del loro rapporto con l'occidente, cosa li colpisce del nostro modo di vivere rispetto al loro e perché. Partendo dal personale cerca di allargare al generale.

Pochi giorni fa ho assistito a un incontro con Eraldo Affinati sulle scuole Penny Wirton: informati, potresti trovare spunti per far interagire i tuoi studenti con quelli delle scuole superiori.

Ciao e in bocca al lupo, e un bellissimo lavoro quello che fai.

"dalla Grecia in poi"

Apprezzo il tuo suggerimento (e cercherò notizie di Eraldo Affinati e delle scuole PW, che non conosco) e penso che, forse , dovrei davvero essere un po' più leggera, easy, nell'approcciarmi a quel tipo di discorsi, con i ragazzi in questione. Invece per me non è affatto facile, mi sembra che, senza dei presupposti di conoscenza, o almeno di collocazione temporale, storica, si cammini sulle sabbie mobili... Come dire che, essendosi strutturati con la conoscenza (anche se, per carità! non me la voglio certo tirare da storica che non sono, eh?!) delle grandi fasi della storia perlomeno dalla Grecia in poi, si è difficoltà a impostare discorsi che riescano a guardare solo al passato più recente. Ma ho paura che sarà necessario, pena una fatica ciclopica.

E... sì, un lavoro bellissimo che per me è come un regalo, che mi mette nelle condizioni di permanere in una sfera che mi interessa da sempre, la lingua, ed entrare in un'altra che mi appassiona (le migrazioni e la mondialità)

Ciao Roberta, buona scuola anche a te :)

ritratto di effetticollaterali

Fascismo e Antifascismo

non possono diventare opzioni variamente praticabili e uno stato Repubblicano lo deve mettere per iscritto, tutti d'accordo tranne qualcuno...

L'antifascismo come garanzia e superiorità morale non l'accetto, visto che nella pratica rischia il conformismo [morale] senza riuscire a porre un argine alla irresistibile fascinazione verso la costruzione del nemico, verso la totalizzazione di un'idea e verso la paranoia.

"Lo schizofrenico è un frammento della massa", scrive Canetti, e come il fascista rappresenta un elemento della società non immune dalla fascinazione totalitaria: infatti la democrazia del consenso carpito con la propaganda, del controllo, dei media, sta diventando totalitaria essa stessa!

Ha tutta la ragione Violante: un antifascismo preso dalla sua missione, può diventare violento quanto il male che vuole combattere! I deliri totalitari si possono combattere anche con una buona [e non buonista] politica.

Per rispondere al quesito del post, penso che se un pazzo alza il braccio destro bisogna curarlo; se cento pazzi fanno la stessa cosa, bisogna rinchiuderli e buttare la chiave!

 

ritratto di casalvento

Ci sono due antifascismi, che

Ci sono due antifascismi, che non hanno niente a che vedere l’uno con l’altro, e che invece nella propaganda politica vengono volutamente confusi. L’antifascismo dei democratici e quello della sinistra di origine e ispirazione comunista. Il primo è antitotalitarismo, avversione verso ogni forma statale che reprima la libertà. Il secondo è odio verso la fazione nemica, combattuta dopo la guerra mitra in mano e che si vorrebbe eliminare in qualche modo.

Il secolo scorso ha visto il crollo di alcune fragili democrazie, come quelle tedesca e italiana, a causa dello scontro fra due fazioni totalitarie: il movimento comunista e i movimenti nazista e fascista nati in reazione ad esso. Il movimento comunista ha vinto la sua battaglia non in Germania e Italia, ma in Russia. La guerra ha poi eliminato i regimi totalitari nazifascisti, ma non quelli comunisti, poiché la geopolitica ha richiesto la collaborazione con l’URSS, che li ha poi protetti nella guerra fredda che ne è seguita. Così in Italia il partito fascista è stato giustamente bandito, ma non quello comunista, per la protezione sovietica e i troppi mitra sotto i letti. 

Così quando oggi si parla di antifascismo si commette una truffa verso i democratici, perché lo si intende nell’accezione partigiana comunista, ma lo si descrive come antitotalitarismo, mantenendo vantaggiosamente l’ambiguità nell’ombra.

Antifascismo, anticomunismo e cattolicesimo

Buonasera Casalvento. Il tuo commento è argomentato, ma ti seguo solo fino a un certo punto. Le due fragile democrazie (quella italiana, in particolare, imperfetta perché fondata sul suffragio maschile e censitario) sono cadute in seguito alle conseguenze della prima guerra e dei trattati di pace, punitivi per la Germania e frustranti per l’Italia. La “vittoria mutilata” in Italia e le condizioni imposte alla Germania hanno scontentato, per dirla con un eufemismo, soprattutto la classe media impiegatizia, la media e piccola borghesia, sulla quale hanno attecchito le idee, confusissime all’inizio, di Mussolini, e quelle deliranti di Hitler. Lo spettro del comunismo era sì un aspetto importante, ma senza il disastro economico della prima guerra mondiale le cose sarebbero andate diversamente per le deboli democrazie italiana e tedesca.

La guerra ha eliminato i regimi nazifascisti perché sono stati quei folli che l’hanno provocata. L’antifascismo in Italia è nato dalla tragedia della guerra e Mussolini ha fatto la fine che ha fatto perché ha portato l’Italia alla rovina.

Ciò detto, chiunque oggi ammetterebbe che se, dopo la seconda guerra mondiale, l’Italia fosse finita sotto l’influenza sovietica anziché sotto quella statunitense sarebbe caduta dalla padella alla brace; ormai la tragedia delle foibe e le purghe staliniane sono tragedie note a tutti e insegnate nelle scuole con la stessa insistenza con cui si insegnano il fascismo e il nazismo. Su questo sfondi una porta aperta: libri come Buio a mezzogiorno di Koestler e Quanto vale un uomo di E. Kersnovskaja non lasciano dubbi su ciò che il regime totalitario sovietico ha fatto.  Tuttavia, non è che gli USA e i democristiani siano dei veri democratici o dei benefattori dell’umanità.

Comunisti e socialisti hanno giocato un ruolo fondamentale nella Resistenza e poi nel redigere la Costituzione, ma, grazie al nostro Alcide Degasperi e ai “buoni” americani, sono stati ben presto estromessi dalla coalizione di governo. Naturalmente, l’Italia era un paese prevalentemente agricolo e si sa bene quanto sia stata grande l’influenza del cattolicesimo su quella fascia della popolazione.

Infine, last but not least, se sono d’accordo nel dire che ogni totalitarismo è deleterio, non credo si possa paragonare, dal punto di vista ideologico, il nazismo con il comunismo: se il secondo si basa su ideali irrealizzabili ma giustissimi (“ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo il suo bisogno”, diceva  Marx), il primo rappresenta l’unico caso nella storia in cui lo sterminio di un popolo viene programmato a tavolino in nome della superiorità di una razza inventata di sana pianta.