Il bagagliaio

IL BAGAGLIAIO

 

 

   La notte mi sembrava più scura del solito e avevo anche un po’ paura. Facevo quella strada tutti i giorni tranne il sabato ma quel giovedì avevo come un presentimento. Era in ogni caso una sensazione strana che mi circolava nel sangue e mi rendeva rigido.

   -Fra cinque minuti arriverò a casa e potrò dormire, dissi. La mia voce risultò stonata nella macchina ma non me ne preoccupai. Era normale dopo il lavoro.

   Il mio amico era stato particolarmente pesante quel giorno e poi ci si era messo anche l’allarme dell’auto. Aveva cominciato a suonare senza che fosse successo qualcosa e più di una volta avevo dovuto spegnerlo con il telecomando dal secondo piano del mio ufficio.

   Continuai a guidare sbuffando. Ero veramente stanco. Diamine, tutto era successo quel giorno anche se in realtà non era proprio così, ma la sensazione era che fossi stato sottomesso dalle disgrazie.

   Sentii dei rumori dietro nel cofano.

   -Ci risiamo, borbottai.

   Il problema era che erano rumori strani che mi fecero solo arrabbiare e sbuffare. Era mai possibile non arrivare a casa e dormire un po’?

   Accostai e scesi dalla macchina. Un vento leggero e fresco mi scompigliò i capelli. Fu qualcosa di gustoso.

   Andai dietro e aprii il cofano con il respiro sospeso.

   Lo sportello si alzò e vidi una ragazza legata e con un pezzo di scotch alla bocca. Cominciò a dibattersi e il mio animo si agitò a tal punto che non seppi cosa fare. Vidi una scena strana e orrenda. Quella ragazza era piena di sangue sul volto.

   Richiusi lo sportello e mi misi a correre per la strada. Furono tante le domande che mi vennero in mente. Dopo un po’ mi fermai e camminai lento. Il fiato tornò normale.

   Cominciai a sentire i lamenti.

   Mi voltai sudato verso la macchina. Era diventata minuscola. I lamenti provenivano da lì. Era la ragazza. Mi misi le mani fra i capelli e feci un’espressione di disperazione.

   -Non sono stato io, zitta! dissi.

   Bastava solo che tornassi indietro e che la slegassi. Quella poveretta voleva solo essere liberata. Ma io non pensai a nulla di tutto ciò, perché, come ho già detto, il mio stato era agitato ad un livello altissimo. Non ci stavo capendo più nulla.

   Ripresi a correre e sentii di nuovi i lamenti. Mi tappai le orecchie. Non ce la facevo più. Non sopportavo più che quella ragazza soffrisse così tanto. Ero sconvolto più di quanto riuscissi ad immaginare.

   Tornai indietro, aprii il cofano e cominciai a colpire la ragazza sul volto. Dopo qualche minuto quei lamenti si zittirono e lei rimase immobile.

   Sbuffai e mi asciugai la fronte. Mi stavo calmando. Credo che possa tornare a casa, pensai. Pensai anche che mi sarei fatto una bella doccia. Il problema era stato risolto. La ragazza non soffriva più.

   La tirai fuori dal baule e la lasciai sulla strada, poi partii.

  

      

Gradimento

Anche in questo caso.....

....come per il tuo precedente racconto "Horror"..... la trama fila e il testo scorre efficacemente.....

....ma solo fino ad un certo punto.

Dopo non si capisce. Non si capisce come mai la ragazza sia finita lì e perché il protagonista afferma di non essere stato lui.

E, infine, perché la debba uccidere.

E' ossessionato dal rumore del bagagliaio? Molto bene, sviluppiamo questa idea e vediamo come mai!

Le buone idee ci sono ed anche la capacità di scrittura si vede. Bisogna solo lavorare un po' sulle trame e catturare l'attenzione del lettore.

Piaciuto.... a metà...!

 

 

 

Grazie per il commento. In

Grazie per il commento. In realtà il personaggio la uccide anziché aiutarla perchè è preso dal panico e non sa gestire la situazione. Forse però hai ragione. Non si capisce un granché. Devo spiegare meglio le cose e credo di abbandonare per sempre il narratore interno. 

ritratto di Rubrus

***

Forse lo hai corretto dopo il commento di PG, ma a me il racconto pare chiaro. Si dice che il protagonista colpisce la ragazza finchè quella non rimane immobile e, poco dopo, che ha smesso di soffrire.

Anche se pure io preferisco il narratore esterno, ma non è il fatto di usare quello interno il problema. A mio parere il problema è che le idee sono un po' confuse e contraddittorie.

Epongo quella che è solo la mia personalissima e fallace opinione.

Le motivazioni del protagonista, per quanto allucinate e folli, sono davvero troppo ellttiche.  In buona sostanza lui non sa cosa fare della ragazza (il primo istitno è quello di liberarla, per esempio, perchè non lo segue?) nel frattempo non riesce a sopportare i suoi lamenti e per non sentirli più la uccide. D'accordo lo stato confusionale, ma la successione tra questi stati d'animo distorti è davvero troppo sintetica.       

 

 

ritratto di Antonino R. Giuffrè

… mi sembra, più che un racconto, una scena del racconto…

… che avresti voluto scrivere. Il commento di Paolo, in questo senso, è illuminante. Che ci faceva la ragazza nel bagagliaio? L’aveva rapita lui? Qualcun altro? E perché l’ha uccisa? Solo per i suoi lamenti? Era dunque più pazzo del pazzo che l’aveva nascosta nella sua auto? A mancare è proprio la storia. Ricapitolando: uno sente delle urla, ne è infastidito, si accorge che c’è una ragazza nel bagagliaio e la fa fuori perché “non sopportava che soffrisse” (quando, in precedenza, si dice che “sarebbe bastato solo liberarla, la poveretta”). Ma che significa? Come racconto grottesco potrebbe anche andare bene; ma come racconto horror, a mio parere, no.

La scrittura, comunque, si fa apprezzare, ma occhio alla punteggiatura free style nei dialoghi.

Un caro saluto. 

Grazie a tutti. E' un mio

Grazie a tutti. E' un mio racconto scritto in mezzora e forse si vede, ma a storia è proprio quella che si vede. Ci avete indovinato tutti. Un uomo si ritrova nel bagagliaio una ragazza che è stata messa lì non da lui. E sì, è più pazzo del solito. La uccide in modo confusionale anziché liberarla, e poi la libera gettandola in mezzo alla strada. E' stravagante e credevo che questa caratteristica aumentasse il senso dell'horror. Potrei rifarlo, con il narratore onnisciente, ma non so come verrebbe. Grazie.