Bella di notte

ritratto di woohoo

Non capisco perche` a cosi tante persone piacciono le orchidee.

Sono fiori da vetrinetta, da serra. Lussuriose e finte. Io ho sempre amato i fiori plebei, come le margherite, i gladioli o le dalie, perche` sanno come farti sorridere. Ma la mia preferita e` sempre stata la Bella di Notte. Un fiore umile, di origini esotiche, ormai visto quasi come un`erbaccia, data la sua capacita` di crescere persino nelle crepe dell`asfalto, anche dove di terra non vi e` che una traccia. Ha quelle foglie grandi, a punta di lancia, che nelle descrizioni da manuale di botanica vengono spesso considerate volgari.  I fiori sono piccoli ma si fanno notare subito per i loro colori intensi, spuntano d`estate e si aprono soltanto alla sera.

Forse mi piacciono tanto perche` mi ricordano di me stessa, di quando non ero altro che una ragazzetta scura e timida, e vestivo panni di lino e portavo una pezzola sui capelli. Anche io di sera mi mostravo agli uomini che ritornavano dai campi, seduta sui bordi dell`acciottolato che portava al paese. Accanto stavano le donne della famiglia, curve sotto il peso della fatica di tanti anni.

Ricordo sedevo su di un vecchio sgabello, con i piedi scalzi coperti di polvere chiara. Per le colline giungevano i lamenti d`amore delle bestie e alle nari una melodia complessa: il fieno era sormontato da punte di menta selvatica e terra, piu` in basso il tanfo acre dei canneti, al centro il profumo dei fiori di strada. Una sera mi allontanai e mezzo paese venne a cercarmi con le torce, urlando forte il mio nome. Io li sentivo ma non potevo piu` rispondere. Le loro voci concitate mi parevano lamenti di spettri smarriti, appartenevano a un mondo diverso. Io abitavo nella patria della notte, vestale orfana della mia innocenza strappata via da quell`uomo che sarebbe divenuto il mio futuro marito. Fino ad allora ci abbracciavamo soltanto, sdraiati sulla cruda terra. Ma quella notte lui cerco` le mie gambe magre nel buio, dolce e deciso, e mi fece gioire. Per me importava solo quell`odore greve di uomo, importavano quelle mani enormi su di me. Cosi lo perdonai, si, del fatto che mi aveva presa, acerba com`ero.

Era bello sentirlo tutto dentro di me.

Stargli accanto mi faceva sentire come quando, da bambina, mi affacciavo sul burrone che si apriva su un fianco del paese. Gettavo lo sguardo in basso, sulle rocce e i rovi intricati, e provavo un senso di vertigine, di smarrimento, per poi rendermi conto che ero al sicuro, con i piedi per terra. E che tutte le stelle avrebbero continuato  a danzare sopra di me.

Oggi ho 77 anni e cerco di non annegare nel dolore di non essere piu` qulla giovinetta. Di essermi sporcata di vita, di aver fatto compromessi e aver fatto del male. I miei occhi sono appesantiti non dagli anni, ma dall`aver visto tante cose. Mio marito pero` ha il potere di cristallizzare quell`istante lontano, di quando non ero altro che una forza gracile persa nel buio, che annaspava smarrita nel piacere. Arnaldo e` sempre li, accanto a me, seduto sul divano, gli occhi spalancati e come persi in un mare che da giovane non aveva mai visto. Arnaldo e` li e mi piace pronunciare il suo nome senza tempo, mi piace chiedergli l`ora e se gradisce il film in televisione.

Sono forse una anziana laida se ricordo con tanta dovizia di particolari i nostri incontri d`amore, persi per i campi? Quando mi prendeva e traboccava troppo presto, complice il sole, il vino, diceva sempre `scusami`, ridendo nella voce. Io lo perdonai sempre.

Adesso e` ancora accanto a me, dicono che abbia perso la testa, che si sia rincretinito. Per me non se ne e` mai andato. Talora si mette a camminare per la casa come se dovesse attendere a chi sa quale compito insondabile. Di tanto in tanto si ferma per cambiare di posto un libro. Un rumore inesistente lo mette all`erta, e subito si affaccia alla finestra a sorvegliare i bagliori lontani del viale, o il silenzio del cielo. Vorrei che la notte si sciogliesse sotto il suo sguardo di infaticabile sentinella.

Io sono sicura che le volte che non risponde in realta` non sta fissando il muro, perso nel suo biancore. Si sta specchiando nei rivoli d`acqua che attraversano i sentieri montani, tra gli Appennini. I suoi occhi verdi si sforzano cercando di tirare fuori, in tanto bianco, le immagini di quando era felice.

Ora viviamo in citta`, una piccola casa a schiera di mattoni rossi. Dietro, un minuscolo giardino. Lo guardo adesso, mentre siede sul divano, con il bastone posato tra le gambe. Strane le piante, sbucano dalla terra con tanta forza e si ergono silenziose e stupende, mi fanno quasi paura. Ma dentro ondeggio con loro, controvento.

Ho paura di aver smarrito la mappa del mio corpo, a volte mi sembra che abbia ceduto in cosi tanti punti da non essere piu` il mio. Ma non temo piu` il riflesso pirico dello specchio, di perdermi nei suoi labirinti grigi come i miei capelli. In fondo non mi sono mai chiesta del perche` delle cose, ho sempre pensato fosse una perdita di tempo.

Sento i grilli fuori dalla porta, e` estate e l`erba ne e` piena, ascolto il loro canto e penso che i grilli ci saranno sempre, anche quando saro` rinchiusa in uno scrigno di terra, loro apriranno il loro vecchio spartito e inizieranno quel canto sgraziato. Penso che sara` difficile per me accomiatarmi da loro, ma piu` dura sara` dire addio alle mani di mio marito, che ancora mi sembra l`uomo piu` forte del mondo.

A volte vedo Arnaldo che comincia ad armeggiare con dei fogli, in un moto che mi pare di impazienza. Allora so che devo porgergli la penna, e lui comincia subito il suo `lavoro`, assume un`espressione serissima, chino sul tavolino. Lui, che mai aveva dovuto scrivere in vita sua, sembrava provare un piacere infinito nel tracciare linee su di un pezzo di carta. A volte erano linee parallele, la cui precisione ancora mi sorprende, a volte cerchi concentrici, altre oggetti simili a piramidi. Ho capito subito che c`era una chiave per decifrare quei simboli, non erano soltanto scarabocchi. Era un suo modo di comunicarmi, che mi ricordava quando cercava di colmare con gli occhi quegli spazi vuoti che talvolta lasciava nei suoi discorsi. I suoi segni sono per me poesie vaghe, sussurrate in una lingua che solo noi due conosciamo, noi, che abbiamo conosciuto l`amore distesi sotto l`ombra delle spighe.

E` bello stare qui accanto a te e sentire come il tuo corpo riempie lo spazio, lo spazio sacro di questi metri quadrati intagliati nel tempo, illuminati da un lume color rosa antico che mi ricorda dolcemente del nostro passato. Spengo il lume. Il debole canto della notte si infrange contro la vetrata, e si acquieta lentamente, come d`incanto.

Mi piace scivolare nel buio con te, e quanto amore dev`esserci in fondo, dove nessuno ci sentira` piu`.

 

 

 

 

 

 

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ritratto di Vecchio Mara

uno...

dei più bei racconti d'amore che ho letto su Net... un amore che le offese del tempo non hanno scalfito, è davvero un sentimento nobile degno d'essere perpetuato sin oltre il confine conosciuto della vita. Piaciuto moltissimo!

Ciao Woohoo

Giancarlo

ritratto di woohoo

Commento graditissimo da uno

Commento graditissimo da uno scrittore che ricordo essere tra i 'pionieri' di questo sito, pur essendo io mancato da anni. Un abbraccio!