UNA LETTERA IN CASELLA

ritratto di Enrico Spera

                                  UNA LETTERA IN CASELLA

- Sì. Quando leggerai ciò che non riesco dirti, forse capirai la mia sincerità e crederai a quel strano bruciante fuoco che tanto mi costa estinguere imponendo alla mia mente di non pensarti. Esso subito si riaccende quando attraversi la via con il tuo passo elegantemente armonioso ed io fortunatamente t’incontro. Il mio intimo freme in uno struggente languore mentre guardo la tua beltà allontanarsi dopo aver concesso al povero innamorato quale che sono, un breve sguardo tra i tanti esseri che implorano di dissetarsi in quei due smeraldini laghi montani che hai al posto degli occhi …-.
- Sì. Quando leggerà questa emerita scemenza piena di triti luoghi comuni, s’abbandonerà a una grassa risata e se questo avverrà nella sua camera da letto con le amiche, si rotolerà in modo goffo e sgraziato cercando di coprire la vergogna, l’imbarazzo, sapendo che un deficiente come te le sta facendo il filo! -.
- Che cosa dovrei fare allora? -
- Piantarla con queste inutili scemenze … sembri un quattordicenne -.
- Ma io ho quattordici anni!-.
- Allora cresci. Manco quasi la conosci, le avrai parlato insieme solo tre o quattro volte! Poi chi ti assicura che lei apprezzi queste cose? Ti esponi al ridicolo. Ti consegni a lei, legato mani e piedi, con quello scritto. Pensa se lo facesse leggere in giro … diventeresti lo zimbello del paese per anni! Se invece di scrivere l’affronti, facendole un discorso da maschio e non da svenevole ammosciato, potresti avere qualche possibilità in più con lei. Se poi ti dovesse rifiutare, non potrebbe fare tanto la spaccona con il codazzo che ha al suo seguito, ci sarebbe solo la sua parola contro la tua. Uno scritto ti lega, a quella serie di vocaboli strambi che usi. La loro antica e superata sequenza non credo possa accendere il cuore della tua dama. -.
- -Se facessi così non sarei sincero e leale … ma ancora non mi hai lasciato finire. Conosco il testo a memoria per quante volte l’ho scritto… -
- -E allora struggiti d’amore per quella ragazza che poi bella lo sarà pure, ma certo non è miss mondo … non hai visto com’è piatta? Oppure fai la figura del fesso e consegnale il deprimente poema! Stai attento a quelle santerelline tutte moine, a volte nascondono una sottilissima e spietata perfidia … -
- Già fatto … -
- Che cosa? –
- Quello che pensi. Le ho recapitato il tuo scritto. –
- Pazzo deficiente … Sei finito! Un momento ma glielo hai dato in mano? Lo hai spedito?-.
- - No Roberto. Ho messo il biglietto in una busta e di nascosto l’ho infilato nella sua casella della posta che si trova nell’androne del palazzo dove abita -.
- - Forse si può ancora fare qualcosa … tu adesso vattene a casa Riccardo!-
- Che cosa intendi fare Roberto?-.
- Cercherò di recuperare il messaggio prima che possa leggerlo! –.
- Potrebbe essere azzardato! –
- Per te forse, lo scritto è tuo, io cosa rischio? Se scoperto qualcosa m’ inventerò ma almeno avrò cercato di evitarti questa figuraccia! -.
Roberto era veramente affezionato al suo amico e compagno di scuola Riccardo. Cercava di fare il possibile per proteggere quel ragazzino, così gracile e delicato. Sembrava fosse piombato lì, in quel quartiere per un dannato sbaglio, tanto era diverso da loro: i suoi compagni. Per modi e linguaggio, Riccardo sembrava quasi provenisse da un’altra epoca per un crudele scherzo del destino. I ragazzi più maturi e intelligenti lo apprezzavano per la sua ostentata diversità ma per la maggioranza Riccardo era il bersaglio ideale per i più stupidi e cattivi scherzi che avevano un solo comune obiettivo, ridicolizzarlo per emarginarlo. Roberto ammirava Riccardo ed era contento di essere un suo buon amico.

Spesso su questioni astratte, s’intratteneva con questo magro e goffo ragazzetto ascoltando le sue profonde riflessioni o quelle fulminee intuizioni capaci di inquadrare e risolvere i più disparati problemi posti e inflitti a loro dal mondo degli adulti. Riccardo aveva una mente analitica fuori dal comune per un ragazzo della sua età, ma era drammaticamente carente su due temi essenziali per un quattordicenne: il calcio e le ragazze. Se per il primo, tanto allenamento e una grande costanza avrebbero potuto mutare Riccardo in un mediocre giocatore, con le ragazze, per quanto Roberto millantasse conquiste estive con le più belle turiste che villeggiavano nel loro rinomato paesino termale, era tutto più difficile. In realtà Roberto non ne sapeva molto di più del suo amico di corteggiamenti e rapporti amorosi con il gentil sesso. La lettera d’amore, però, era un’enorme errore imbarazzante. Aveva promesso a se stesso che avrebbe aiutato Riccardo a diventare un ragazzo ganzo come sé e gli altri della compagnia? Bene e quello che Roberto stava per fare, pur sapendo che sottrarre della posta non era uno scherzo e che avrebbe potuto passare qualche guaio anche serio. Eccolo quindi nel sottoscala della ragazza intento ad armeggiare con un ferro da calza sottratto alla mamma e prontamente piegato, per fare leva e togliere la prova del reato d’amore dalla cassetta postale dell’innamorata.

Forse era stato un po’ troppo duro con l’amico, giudicando pesantemente lo scritto amoroso. Con Riccardo non potevano esserci mezze misure, un discorso più accomodante avrebbe potuto essere interpretato come un vago incoraggiamento e magari spingerlo a fare mosse ancora più ridicole e inopportune. Roberto questo lo sapeva bene, lui un anno prima aveva preso una cotta, non ricambiata, per una compagna di classe. Ci era rimasto molto male, fortunatamente il fatto non era trapelato tra la combriccola dei beffardi amici. Chissà come lo avrebbero canzonato! Da quel momento si era imposto di trattar meglio e con più attenzione i propri affari di cuore. Curvare maggiormente il ferro. Infilarlo nella fessura della casella. Premere la punta contro la busta. Trascinala verso l’apertura. Facile a dirsi, meno a farsi. La punta del ferro aveva una presa minima sulla busta. Riccardo riusciva a trascinarla contro il vetro ma non a sollevarla quei pochi centimetri necessari perché un lembo sporgesse dalla feritoia e lui potesse finalmente estrarla con le dita. Il ronzio dell’ascensore in arrivo interruppe l’ennesimo tentativo. Lesto Riccardo si nascose dietro una colonna. Senti' dei passi agili dirigersi verso l’uscita. Riconobbe il rumore del portone velocemente aperto e richiuso. Sollevato per lo scampato pericolo, il ragazzo si riavvicinò alla casella postale della ragazza. Fece per inserire il ferro ma con grande sorpresa si accorse che la busta con la lettera di Riccardo non c’era di più.
- Si può sapere che interesse hai per la mia posta?-
Roberto si girò. Lei era li con la busta in mano agitata in tono di sfida e con quei bei occhi che lo guardavano con un’espressione interlocutoria. Il ragazzo si sentì raggelare: la peggiore delle previsioni si era avverata. Rimase in silenzio interdetto sinché la ragazza aprendo la busta estrasse la lettera.
- Che cos’è uno scherzo?- chiese con quella dolce voce che non lo lasciava indifferente, anzi.
Roberto ammirò la sua tenera bellezza d’adolescente in fiore non lo lasciava indifferente, involontariamente allargò le pupille e sul volto gli si stampò un’espressione estasiata. Forse Riccardo aveva ragione e quella fanciulla si meritava tutti i delicati complimenti. Come combattere quella profonda attrazione che sentiva per lei? Se non fosse stato per non ferire l’amico, l’avrebbe corteggiata. Il tentativo di recupero della lettera però era stato leale. Lo scopo di Roberto era solo quello di proteggere l’amico da una figuraccia epica, null’altro. Non c’erano ambigui e meschini secondi fini. Solo quando il buon Riccardo avrebbe desistito dal corteggiamento, solo allora, avendo campo libero, Roberto avrebbe tentato qualcosa. Ma cosa?
Mentre era immerso in questi pensieri, la ragazza aveva letto il contento della missiva e con una piccola corsa si avvicinò a Riccardo e …. lo abbracciò con il fiato corto e lo baciò con passione mentre il confuso ragazzo ricambiò il gesto amoroso con ugual trasporto.
- Riccardo … perdonami sono uno schifoso -.
- Che cosa dici Roberto? –
- - E’ successo una cosa incredibile … perdonami! –
- Insomma spiegati! –
- Mentre cercavo di recuperare il tuo scritto, Lei mi ha scoperto, lo ha letto e inspiegabilmente mi ha baciato scappando poi a casa sua lasciandomi senza una parola. Credo che però il segno sia inequivocabile: è diventata la mia ragazza! -.
- Congratulazioni Riccardo! Ne sono felice per voi! -.
- Ma come? –
- Da tempo mi ero accorto che lei era cotta di te e che tu provavi per lei lo stesso sentimento ma tu da timido, non facevi nulla, abbandonando le cose in un pericoloso stallo. Una ragazza simile non è da lasciar scappare a cuor leggero, avresti rischiato di rimpiangerla tutta la vita -.
- E allora? -.
- E allora testone, da amico ci ho pensato io: la lettera l’ho firmata a nome tuo. Quando ho iniziato a citarla a memoria, tu non mi hai lasciato finire e sentendoti poi così contro questa iniziativa, forse azzardata, non avuto il coraggio di dirti che il mio intento era farle credere che fosse tua. Ti ho lasciato fare e meglio di così non poteva finire. Ti pare? -

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