SONETTO D' ALTRI GIORNI

 

 

SONETTO D'ALTRI GIORNI

DI DINO FERRARO

 

D’altri giorni, d’ altre terre sono giunto , sono disceso   fino alla magica trinacria per strette vie che s’intrecciano tra loro,  nelle  voci  perdute nell’ eco di  grigi giorni cullati, dalle onde di un mare madre di tanti amori, scoppiettanti  che irrigiditi dalla forma  elioforma che generano  una storia audace nel dolore che indora il mondo,  nella vigilia di un giorno che nasce dalla mente di un santo,  ad un passo dal soglio di pietro con l'ingrato compito di  assolvere  le colpe del mondo. Dagli  spalti  dei stadi, dalle catacombe imbellettate , dai bassi sinistri ove vivono tanti assassini  , in  un giorno qualsiasi  , incapace di credere,  di dire che ogni cosa va bene .

Cosa voglio da questo giorno,  cosa debbo dimostrare per vie laide,  vado per  i moti di un pensiero crudele,  che rode l'animo , che brucia  dentro. Si cerca nel vago in un  immagine letale  in giochi di verbi sibillini,   simili a pelli di conigli , messe a seccare al sole.

Nell'eco di guerre coraniche,  molte  navi  solcano i mari  leggendari d' oriente, alcuni marinai   imbracciano  fucili,  s’armano di vendette nell’ore cruciali , nelle luci   che  sconvolgono  settembre , efebico  nel trasformarsi da estate in  un  inverno  che si dissolve  nel sogno di un giorno qualsiasi . Vivo di  attimi  , incapace di ribellarmi , soggetto in un oggetto nel momento , nel simbolo prosaico che mi rende inerme,  nel capire me stesso e la storia che mi condanna,  ed ognuno vuole la sua parte,  ognuno vuole la sua fetta,  la parte del corpo di un dio  che inchiodato rimane in silenzio.

La voce del popolo  vive nell’eco della morte,  nascosta dietro l'angolo , ingarbugliata  nell’ingorgo del traffico  nell'ora di aria libera   e tutto  rimane nel vago in un  essere  senza nome,  enorme , ellittico con occhi strabici che ti guarda di traverso da quel pulpito,  da quel punto etico  che trasforma ogni uomo in un semidio , in una vittima,  in un carnefice un po' deficiente , senza guanti con monocolo e  bastone   con un amica  che ha un  diario per ricordare , giorni  difficili  che si perpetuano fino all’infinito e  tu continui a  correre in moto tante strade  , corri contro il vento , contro il tuo destino incurante di chi t’attende,  di chi ti chiama , di chi ti ha sempre  amato.  Bugiarde,  sciupate , sciancate,  cerebellare amiche  fatte di ecstasy , fatte di vino , profumate di alloro   ,eppure  lungi dal mio cuore , questo mostro che trasforma il nostro vivere,  il nostro rapporto in un accozzaglia di stupidaggine che non conducono a nulla ,  che t’arregnene  la capa,  mezzo ai tanti  guai passati ,  mezzo  questa ipotesi  ti spogli d'ogni villana  forma , d'ogni mostruosa creatura che in grembo porti nel malanno degli anni.

Ed il presidente porta la pace,  una bona parola per i tanti diseredati,  per i terremotati , per coloro che son neri , son rossi,  son bianchi,  alcuni dipinti di viola,  ed il tarlo dell'intelletto,  trucuglioso ,scuote la mente,  scuote me stesso e sono incapace di potare questa vigna, quest’albero cosi maestoso dove si nascondono ogni mia malefatta , ogni mia paura e salgo fino alla cima m’arrampico ,  salgo ,salgo contento di aver vinto una battaglia , un nome,  un perdono e brindo in cima in mezzo alle nuvole , mi perdo ed osservo il mondo dall’alto lo guardo tramutarsi in una canzone che impazza nell’etere che corre , non si stanca mai,  di bocca in bocca fino alla morte. Canzucella  pigliatela  questa  anima ,  che  entra in  ogni   vascio , sceta ogni rosa scapuzziata , assetate fore  case   sgarrupate, idee  che ballano dentro a cape dello santo e  si fa avanti tanta gloria,  tanti giorni gettati via per nulla.

E mi sono incatenato a questa colonna infame, non credevo di dover vivere tanto , per vedere tanta ignobile  gente , folle voglia di sangue umano che macchia le labbra , abbevera i mostri della ragione,  che taciti aspettano la loro preda,  tra i tanti ideali,  derelitti idiomi  per giunto ho cercato di fuggire,  ma invano vivo di mia acerba gloria che bagna questo vivere stralunato, sigillato nell'ipotetica bestemmia che pronta a sganciare la sua bomba sopra  ad una femmina chiatta, con un sedere enorme con un cuore cosi grande,  quando questa vita , lungo quando questo  giorno, lungo quando questa strada che mi conduce verso casa,  verso un altra poesia.

 

 

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