Il telefono degli anni '70: 1- caratteristiche del telefono e scherzi telefonici (da "I racconti del cuculo" 3° serie)

ritratto di davecuper

Quando ero bambino non esistevano, o non avevano ancora invaso la nostra vita, i cellulari.
Tutte, o quasi tutte le abitazioni, avevano un telefono fisso che aveva una sua forma caratteristica: un blocco plasticato grigio con un disco trasparente girevole con dei buchi, un plasticato se-movibile un po' più grigio chiamato cornetta, un disco bianco posizionato sotto il disco trasparente in cui, in corrispondenza dei buchi, erano stampati i numeri, da uno a zero.
Per telefonare bisognava alzare la cornetta con la mano sinistra e portare le sue estremità rotonde, munite di piccoli forellini, a contatto con l'orecchio e la bocca.
Una volta posizionata correttamente la cornetta si poteva inserire l'indice della mano destra nel disco trasparente girevole. Il disco veniva fatto girare diverse volte fino a che non veniva composto il numero telefonico desiderato. Ogni giro si interrompeva quando l'indice della mano incontrava, nel suo percorso, un blocco che faceva terminare la corsa del disco trasparente e lo faceva tornare alla posizione di partenza.
Con un meccanismo a me sconosciuto, i vari giramenti del disco permettevano di mettere in comunicazione due persone attraverso una rete che collegava tutti i telefoni del mondo.
Nelle case, vicino al telefono, era posizionata la rubrica, un quaderno con dei fogli a righe orizzontali in cui, divisi per lettera, si annotavano i contatti degli amici, dei parenti e di tutte quelle persone a cui si telefonava più spesso e di cui non si era in grado di tenere a mente il numero.
Per un elenco esauriente di tutti i numeri della provincia di appartenenza, si doveva aspettare, ogni anno, la consegna, da parte della SIP (ex TIMO), dell'elenco telefonico e delle pagine gialle.
Nel primo elenco si trovavano tutti i nominativi censiti in ordine alfabetico, divisi per città. Nel secondo elenco si trovavano, sempre in ordine alfabetico, tutte le varie attività, commerciali e non, suddivise, per settore.
Il telefono fisso, la rubrica telefonica, l'elenco telefonico e le pagine gialle.
Questi strumenti non potevano passare inosservati a dei bambini curiosi. Questi intuirono subito che, con un po' di fantasia, potevano diventare fonte di divertimento.
Fu così che anch'io, bambino curioso, quando in casa non c'era nessuno, incominciai a divertirmi con questi strumenti e a dare vita ad una serie di scherzi telefonici.
Le prime vittime dei miei scherzi furono i parenti, in particolare quelli che mi stavano più sulle scatole. Componevo il numero telefonico che ricavavo dalla rubrica e attendevo la risposta dall'altra parte del telefono.
Quando dall'altra parte si manifestava una voce a me conosciuta, rimanevo in silenzio fino a quando la persona, stanca di ripetere “pronto!..pronto!..pronto!”, riattaccava la cornetta del telefono. Le telefonate si susseguivano per diversi giorni e mettevano un po' di paura ed apprensione ai malcapitati parenti.
Le successive vittime furono persone sconosciute che prendevo a caso dall'elenco telefonico e che avevano cognomi che si prestavano a essere presi per i fondelli.
Mi divertivo, con queste, a far sentire la mia voce camuffata da vecchietta disturbata o da maniaco psicopatico, con rantoli e sussurri che le mettevano in agitazione fino a che, spaventate, riattaccavano la cornetta.
Successivamente incominciai a fare le telefonate all'estero, componendo dei specifici prefissi che si trovavano alla fine dell'elenco telefonico. Cercavo di comporre i numeri dei paesi che stavano dall'altra parte del mondo e che avevano più probabilità di far rispondere le persone di notte, quando queste dormivano.
Le bollette telefoniche, che venivano recapitate a casa, incominciarono però a salire vertiginosamente.
Dovetti pertanto interrompere questa ultima forma di divertimento, prima che i miei genitori si accorgessero dell'inconsueto traffico telefonico e scoprissero che le telefonate, dirette verso l'Australia o altri paesi oceanici, partivano proprio da quell'apparecchio che era stato posizionato, incautamente, in ingresso, al di fuori del diretto controllo dell'autorità genitoriale che era stanziata in salotto.

 

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