Il cinema negli anni '70/80: 1- da "Papillon" a "Airport '80", da "Via col vento" ai film con Bruce Lee (da "I racconti del cuculo" 3° serie)

ritratto di davecuper

Quando ero piccolo andavo spesso al cinema.
Alcuni pomeriggi, mio padre ritornava dall'ufficio e mi distoglieva dai miei impegni di gioco per portarmi in uno dei cinema in cui proiettavano un film che a lui interessava.
Fu così che vidi una serie di film che divennero poi delle pietre miliari del cinema mondiale.
Tra questi: “Papillon” con Steve Mcquenn e Dustin Hoffman, “Piedone lo sbirro” con Bud Spencer, “L'inferno di cristallo” con Paul Newman e Steve McQueen, “Zorro” con Alain Delon, “King Kong” (il remake) con Jessica Lange, “L'orca assassina” e tutta la saga di Airport, composta da “Airport '75”, “Airport '77”, Airport '80”. Ogni film della saga era ambientato in un aereo in avaria, con conseguente clima di terrore e suspense sulla sorte dei viaggiatori.
Una volta andai a vedere persino la riproposizione di uno dei film più celebri del cinema americano: “Via col vento”. In questo caso andai con tutta la mia famiglia.
Per me, abituato a film d'azione, furono quattro ore di noia e di sbadigli. Mi risvegliai appena in tempo per scoprire che l'indomani sarebbe stato un altro giorno.
Al cinema non andavo solo con mio padre o con tutta la mia famiglia.
Quando ero bambino avevo un vicino di casa maggiorenne che mi prese sotto la sua ala protettrice e mi portava in giro con lui.
Questo vicino di casa, un giorno, chiese il permesso ai miei genitori di portarmi a vedere un film di Bruce Lee.
Bruce Lee era un combattente di arti marziali di cui ero appassionato.
A mio padre non piacevano i film di Bruce Lee, pertanto non oppose resistenza alla richiesta del maggiorenne, vicino di casa, di affidargli la mia curatela.
Il film era tutto un insieme di mosse di karate e di judo, con utilizzo di mani e piedi.
Ritornato a casa, al termine della proiezione del film, incominciai a muovermi come un karateka o un judoka, ripetendo tutte le mosse che avevo visto fare a Bruce Lee, accompagnandole con delle grida di guerra.
Ero solito, infatti, immedesimarmi nell'eroe che avevo visto al cinema.
Anche quando andai a vedere un film di Tarzan, mi immedesimai talmente tanto nel protagonista che scambiai le tende di casa per le liane della giungla, con grande sconforto di mia madre che dovette raccogliere le tende da terra, prendere la scala e montarle di nuovo.
Il mio vicino di casa, quello che mi aveva accompagnato a vedere il film di Bruce Lee, voleva fare di me un duro, uno che non aveva paura di niente e di nessuno.
Per questo mi portò a vedere diversi film in cui gli attori si esibivano in scazzottate e spacconate varie.
Un giorno mi regalò anche un paio di guantoni da boxeur che divennero gli strumenti con cui cercavo di mettere KO mia sorella. Ad un diritto e ad un gancio che sferravo, faceva seguito un manrovescio di mio padre o di mia madre che prendevano abitualmente le difese di mia sorella.
A tutela di me stesso e di mia sorella, i miei genitori decisero di togliere al mio vicino di casa la patria potestà che si era abusivamente presa per portarmi al cinema.
Essi mi imposero anche di abbandonare la boxe, il karatè, il judo e tutte quelle attività che intraprendevo per emulare gli eroi che vedevo nello schermo del cinema e che rischiavano di compromettere l'immagine di bravo bambino a cui, più di tutto, tenevano.

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