Che intralcio i poveri

ritratto di L.P.

Niente di meglio che una bella confessione, un sereno outing e tutto è a posto.

La ministra Fedeli, famosa perché è stata incaricata di occuparsi di università senza avere una laurea è stata chiara: in Italia ci si laurea meno degli altri paesi europei perché le famiglie a basso reddito, che sono tante, non fanno studiare i loro figlioli.

Ah!, ste famiglie a basso reddito quanti guai combinano!

In un paese civile, lo Stato aiuta i giovani a studiare, quando non hanno loro possibilità economiche. In Italia, evidentemente, no. Una confessione bella e buona, che fa onore alla ministra e un po’ meno allo stato italiano. Onore alla ministra si fa per dire, ovviamente.

Infatti la sua sembra un’accusa: ma che diamine, invece di far studiare i figli, magari fanno la spesa per mangiare, mentre sarebbe più che opportuno per loro e per la patria fare una bella dieta e tirar fuori i soldini per conseguire quello che chissà perché lei non ha conseguito.

Quindi, volendo ragionare, l’Italia non cresce per colpa delle famiglie a basso reddito che non fanno studiare i figli che quindi rimangono semplici diplomati non contribuendo allo sviluppo.

Per mille bocche di leone!

Che l’Italia sia in seria crisi rimane provato anche, se non soprattutto, dalla sciatteria oratoria di ministri che parlano a vanvera.

Il problema è che ci sono troppe famiglie a basso reddito e/o che gli studi costano troppo, semmai!

Lo scadente numero di laureati è conseguenza di uno stato di cose da anni allarmante, verso le quali non si è capaci di fare niente. Come l’università, anche la sanità ha perso colpi. Gli italiani si curano di meno, è provato. Colpa delle famiglie a basso reddito, ovvio.

Ma perché non le aboliamo?

Non ci vuole molto, dai. Una bella prigione per debiti, come ai vecchi tempi.

“Non ha pagato la gabella? Arrestatelo!”

Sì, come sarebbe bello e funzionale, elegante e affascinante un mondo senza poveri.  Ma torniamo al problema posto dalla ministra Fedeli, che, come noto a tutti, non è laureata.

Non si è laureata per scelta di vita o perché la sua famiglia non aveva i mezzi? Domanda al peperoncino, sgarbata o se vogliamo politicamente scorretta, ma doverosa, perché è opportuno sapere se anche la sua famiglia ha contribuito a farci indossare la maglia nera dei laureati, prima di pontificare.

Dice: ma la ministra ha solo fotografato la situazione. Balle. La ministra ha detto una cosa sconcia. Avrebbe dovuto dire che non ci sono abbastanza laureati perché lo Stato non è in grado di garantire gli studi ai meno abbienti. Ecco, questa sarebbe stata una risposta giusta.

Ve lo immaginate un padrone di casa che affermi che la festa non è riuscita perché erano invitati anche i meno abbienti che non avevano gli abiti giusti?

A fugare eventuali dubbi su una mia possibile sbagliata interpretazione delle parole della ministra giova far cenno alla motivazione dell’affermazione che suona così “una delle cause è … che le famiglie a basso reddito spingono poco per la formazione universitaria”.

Mannaggione, che errore non spingere di più. Queste famiglie a basso reddito non sanno proprio guardare al di là del loro naso. Peccato.

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