I quattro giorni d'un sognatore

«Sei impegnata?»

«Non lo so!», ti ha risposto lei, spalancando i begli occhi e prolungando significativamente la prima e la terza “o”, come in due strascichi di curiosità conoscitiva. Poi le hai raccontato brevemente di te, mentre la comitiva si dirada in ingresso e in uscita da quell’atrio di cattedrale. Tu e lei, dopo giorni, in un breve ma intenso attimo di complicità.

E rivedi i giorni precedenti.

L’arrivo convulso, le fasi standard delle pratiche e della logistica, il viaggio, le mattine, le sere, le visite. I primi giorni nell’indifferenza reciproca o solo nella cortesia che civilmente ci si aspetta. Poi un flash che si accende: la noti. Quegli occhi profondi e quegli splendidi sorrisi. Quanta dolcezza. Un garbo e una cortesia non ordinari. E lei nota te, probabilmente, mentre vi chiede di voi, delle vostre uscite, della tua perplessità. Così ti ha chiesto scusa per una banalità – una sorta di malinteso gioco o scherzo, come fra adolescenti – lì, in quell’atrio. E tu hai colto la palla al balzo, oltre a minimizzare, per chiederle di lei.

«Poi ci scambiamo i contatti e, se ti va, ci vediamo» concludete rapidi, senza dare troppo nell’occhio.  Quindi entri all’interno della cattedrale, davanti all’altare, dove il coro ortodosso raggiunge vette eccelse fino a farti lacrimar per l’emozione.

E, per i giorni successivi, continua questa sobria intesa, latente a tutte le pratiche e le esplorazioni della comitiva. Frammista ai colori brillanti di lei: il rosso degli occhiali, il celestino della cover del suo telefonino, il verde mare dell’ombrellino. Il gusto delle sue fotografie, che vogliono leggere l’opera d’arte non direttamente ma nei volti delle folle che le scrutano.

Quale meraviglia!

Una donna così non può esser banale.

Tornati, i contatti li prendi subito, scrivendole la sera.

E al mattino, complice Rimmel dagli altoparlanti d’un metro, le invii un messaggio accorato a cui non riesci a fare resistenza: «Mi chiedo se tu davvero non stia pensando di rinunciare alla possibilità di una lunga e meravigliosa storia d’amore!», seguito da un emoticon di eventuale rabbia.

Come risponde?

Un messaggio audio, voce suadente e gaia – e rivedi, così, il suo bel sorriso – in cui, ridendo, si sente confusa perché non abituata a ciò; e avrebbe preso caffè doppio o triplo per svegliarsi.

Ti pare di conoscerla da sempre!

Alla sera, lunga conversazione telefonica. Parlate di tutto. Ma affiorano le paure: «Io non ti conosco.»

«Ma io si», le rispondi.

E le paure affiorano anche in te quando ti parla di una sua storia, lunga questi ultimi sette anni, fra alti e bassi, interruzioni e riprese.

Gelosia preme alla tua porta. Non lo tollereresti.

Ma lei magari ti vuole solo far partecipe.

Perché chiede, e ha bisogno di, tempo.

Tu no.

Tu, che sei Sturm und Drang.

E senti che già la ami. Non glielo dici, forse lo fai comprendere.

«Adesso ti lascio andare a dormire», ti confida.

Al mattino il risveglio ti è più dolce che mai.

Quanto tempo era?

«Dolce il risveglio / nel tuo pensiero», le scrivi. Poi un appuntamento a cena, la sera seguente.

Lo confidi al tuo amico più caro: «Splendido», conclude lui.

Si, vero, come la partecipazione che lei ti chiede e che tu non comprendi.

Parli, parli, parli… scrivi, scrivi, scrivi…

Così giunge la serata.

Vi incontrate. Mentre lei ti saluta e sta per appoggiare le sue labbra sulle tue, tu avverti istintivamente che è prematuro: e la baci con dolcezza sulle guance.

Vi incamminate.

La cena è deliziosa - almeno così dice -. Al termine, dopo aver salutato i ristoratori – siamo in confidenza, poi sono simpatici e cortesi – le prometti che ti comporterai da bravo ragazzo. Così le proponi di salire a casa ma lei manifesta il suo diniego. È troppo presto. Si, va bene, certo. Ma troppo presto per cosa, poi? Non ci sono obblighi, pensi. Tu volevi mostrarle il piano, le chitarre, i libri…

Così prendete la direzione opposta ma poco dopo ti fermi, abbracciandola e baciandola. Lei asseconda. Vi baciate teneramente. Almeno per te è così. Poi riprendete a passeggiare. A tratti mano nella mano. Vi staccate e vi riprendete. E ti senti nuovamente vivo. Con stupore. È da tanto che mancava. L’avevi provato il giorno prima, pensandola, poi parlandole al telefono. Adesso l’hai qui, lei, vicino a te, al tuo fianco.

Prendete così di nuovo a parlare di tante cose. «Perché chiedere “Sei impegnata?”, oggi, stupisce. Non si usa più!»

«Perché?», domandi, «A me darebbe fastidio se…» E poi riemerge la sua storia, quella lunga anni. E tu che parli, parli, parli troppo, le dici che non tollereresti che lei facesse ancora l’amore con la persona di questa storia. Pacatamente. Ma lo dici. E poco dopo, a una nuova sosta di baci, ti emerge istintivo il moto di dirle «Ti amo.» Perché è vero. Lo senti, lo avverti dentro di te. Ami nuovamente una donna. E ami quella donna. Per come è. Per come l’avverti. Troppo presto? Chi lo ha detto? Chi ha detto che il ti amo si dice solo due volte nella vita. Chi ha detto che non si dice a una persona che conosci da pochi giorni? Ma che avverti di conoscere da sempre e amare da mai? E lei ti asseconda, non nelle parole ma nei fatti.

Dopo una pausa è lei che ti abbraccia e bacia. E questo lo ricorderai. Ti senti un adolescente. Poi le manifesti che temevi per la tua piacevolezza. Si… insomma… di avere quella sorta di “topo morto in bocca” che, ovviamente, a volte richiede l’uso della mentina o del chewing-gum. Lei sorride, sorpresa e benevola. «Non è vero!», ti dice, e a riprova ti bacia nuovamente.

Continuate così per un altro po’. Passeggio e soste. Vi fermate vicini alla sua auto. Domani si lavora. Qualche progetto sommario per i giorni successivi. E tu eccedi ancora nel tuo parlare, parlare, parlare. «Poi ti chiamo per sapere se sei giunta a casa», le fai mentre sta partendo. L’hai guardata e, nella luce, una sommessa avvisaglia premonitrice: adesso gli occhi e il sorriso ti rammentano quello di una tua vecchia fiamma, tanti anni or sono, con cui la storia non finì nel migliore dei modi. È solo un flash. Ma c’è.

Corsi e ricorsi?

«Quando arrivo a casa ti chiamo io», ti dice.

Dopo mezzanotte ricevi il messaggio. È giunta. È stata bene.

Buonanotte, piccolina.

Al mattino, il buongiorno comprende un tuo messaggio accorato. Anche di gelosia. Si, perché la tua mente nella notte ha lavorato. Nella gioia e nella gelosia. E non vuoi che lei torni a quella relazione.

Così, nel primo pomeriggio, lei esplode. Non può fingere.

Troppo impeto.

Le sei piombato addosso così all’improvviso e chiedi troppo.

Troppi programmi.

Lo sai, su questo ha ragione.

Tutto entra improvvisamente in crisi.

«Non si può dire di amare una persona che quasi non si conosce. Mi manchi di rispetto.»

«Questo non è vero», rispondi.

Questa situazione le mette ansia. Non la sa gestire. Non si sente mentalmente libera. E poi, tu,… chi sei? In TV si sentono tante notizie!

Così vi salutate.

Il tuo amico ti dice che… si insomma parli davvero troppo. Hai sempre parlato troppo e hai troppo bisogno di parlare.

Non sai fare silenzio.

«Silenzio, silenzio, silenzio…», ti fa. «Dovresti andare un fine settimana in un monastero cistercense, senza neanche il telefonino.»

Gli racconti della sua paura in merito al “In TV si sentono tante notizie!

«Una che ti dice così, di te non ha capito nulla», commenta il tuo amico. Sorridete. «Comunque parli troppo davvero. Dici cinque volte le cose che dovresti dire. Sarà una tua necessità dipendente da chi sa che cosa. Ma parli troppo. Con una donna così, dopo che vi siete baciati, dovreste passeggiare in silenzio per mezz’ora, mano nella mano.»

In silenzio per mezz’ora, mano nella mano.

Si. Perfetto.

I quattro giorni d’un sognatore!

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