Il cinema degli anni '70/80: 2 - da "La febbre del sabato sera" a "Grease"; da "Poliziotto superpiù" a "Fracchia la belva umana"; evoluzione del cinema (da "I racconti del cuculo" 3°serie)

ritratto di davecuper

Alla fine degli anni '70, al cinema scoppiò la febbre del sabato sera. Divenni un fan di John Travolta e del suo modo di ballare.
Non avendo gli anni per andare in discoteca ad emulare le gesta di Tony Manero, mi dovetti accontentare di riproporre i suoi passi ed i suoi gesti davanti ad uno specchio di casa.
Non avrei mai avuto, in seguito, la possibilità o il coraggio di esibirmi di fronte agli altri.
Dopo la febbre del sabato sera arrivò la moda della brillantina.
Tutti gli adolescenti impazzirono per il film musicale“Grease”, con protagonisti ancora John Travolta, nella parte di Danny Zuko e Olivia Newton John, nella parte di Sandy.
Pur di andare a vedere questo film e il mio idolo John Travolta, impomatato di gel dall'inizio alla fine del film, mi accodai ad una comitiva di adolescenti, amiche di mia sorella, capitanata da mia madre, investita del ruolo di controllore della spedizione tutta al femminile (o quasi tutta).
Durante la proiezione del film, gli adolescenti spettatori approfittavano del buio per scambiarsi furtivi baci.
Io guardavo lo schermo, ma spesso venivo distratto dalle effusioni adolescenziali che si svolgevano nelle file davanti.
Ad un certo punto la visione della realtà divenne più interessante della visione della finzione.
Per non farmi vedere da mia madre che non seguivo il film, ma ben altro, misi il cappellino con la visiera in direzione dello schermo, con la testa girata da un'altra parte. Questo stratagemma finì con l'accendersi delle luci alla fine del film, con mia madre che mi chiese il motivo per cui mi ero messo il cappellino di traverso.
Anche a scuola, alle medie, proiettavano ogni tanto dei film, a cui sarebbe dovuto seguire un cineforum scolastico.
L'iniziativa non ebbe però un grande successo tra gli studenti.
Il cineforum rimase un utopico progetto di maestri sessantottini, alle prese con le loro prime esperienze d'insegnamento.
Tra i film che vidi a scuola ricordo, in particolare, due film francesi: “Due contro la città” un film con Alain Delon e Jean Gabin e “Gli anni in tasca” un film di Francois Truffaut.
Quest'ultimo film raccontava l'infanzia e l'adolescenza di alcuni ragazzini che frequentavano la scuola in una cittadina francese.
Il film era lo specchio di ciò che stavamo vivendo noi, bambini pre-adolescenti, in quel periodo.
Nella scena finale del film, Patrick, il protagonista, mentre era in colonia estiva, veniva raggiunto da una dolce, ma determinata compagna di classe. Questa lo avvinghiò e lo circuì con un bacio alla francese.
La scena ci fece immaginare lo stravolgimento che avrebbe coinvolto tutti noi (o almeno quasi tutti), di lì a poco tempo.
All'inizio degli anni '80, abbandonato mio padre, che al cinema incominciò a preferire la televisione e la poltrona, abbandonato dal vicino di casa, che era convolato a nozze e non aveva più interesse a darmi lezioni di assertività e di grinta, abbandonata la comitiva femminile che proseguì nella visione di film romantici adolescenziali, come “Laguna blu” e “Paradise”, fui finalmente pronto per andare al cinema con gli amici di scuola.
Il primo film che andai a vedere fu “Poliziotto superpiù” con Terence Hill e Ernest Borgine. A questo seguì, l'anno successivo, il film “Fracchia la belva umana” con Paolo Villaggio, Gigi Reder e Lino Banfi.
La qualità di questi film, in confronto a quelli che avevo visto negli anni '70, era decisamente scesa, così come era scemato il mio interesse verso il cinema.
“Fracchia la belva umana” fu l'ultimo film che vidi al cinema.
Passarono più di 20 anni prima che rimettessi piede in un cinema, o meglio, in quello che nell'arco di questi 20 anni era diventato il cinema.
Questo si era trasformato in una multisala in cui venivano proiettate più pellicole contemporaneamente ed in cui si veniva sistemati nelle varie poltrone da un elaboratore informatico intelligente. Al termine dello spettacolo, un buttafuori controllava che tutti gli spettatori che avevano assistito al film, fossero usciti da una porta, prima di far entrare, da un'altra porta, i successivi spettatori per una nuova proiezione del film.
I cinema, che allora avevano nomi di personaggi famosi o luoghi immaginari, oggi, che sono diventati multisale, hanno spesso i nomi degli imprenditori o delle compagnie che li hanno acquisiti e di cui sono proprietari.
Il fascino di un nome come “Metropolitan”, “Goldoni”, “Coppi”, “Alhambra”, non può essere paragonato ad un “Giometti” o ad un “UCI cinemas” qualunque, anche se sotto questi nomi si celano multi funzionanti e super tecnologiche multisale, pronte a soddisfare tutte le necessità degli spettatori moderni.

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