I giochi dell'infanzia: 1- macchinine, shangai, puzzle, Lego, pongo (da "I racconti del cuculo" 3° serie)

ritratto di davecuper

Da bambino mi divertivo con tanti giochi e giocattoli dell'epoca.
In casa non sempre trovavo qualcuno che aveva voglia di giocare con me. Quindi spesso mi ritrovavo a giocare da solo.
Le macchinine furono tra i primi giocattoli che ebbi a disposizione.
Queste erano piccoli modelli di auto che ricreavano le carrozzerie delle automobili vere.
Quando accompagnavo mia madre al mercato a fare shopping, mi fermavo sempre davanti alla bancarella dei giochi. Qui costringevo mia madre a comprarmi una macchinina.
Era un piccolo ricatto morale che facevo a mia madre per stare buono durante lo shopping.
Le signore anziane, infatti, nell'ora di punta del mercato, si facevano largo tra le bancarelle a forza di gomiti ed io, per difendermi dai loro spintoni, davo volontariamente dei pestoni ai loro piedi.
Con l'acquisto di una macchinina, mia madre si assicurava sia il mio benestare ad essere trascinato avanti ed indietro per le bancarelle di vestiti, sia il benessere dei piedi delle signore anziane che incrociavamo lungo le stradine del mercato.
In casa trasformavo il pavimento in un dedalo di strade su cui facevo scorrere, su e giù, le macchinine.
Queste, superate indenne i semafori e gli immaginari segnali di precedenza, arrivavano nei pressi di una colonna del muro che fungeva da area di parcheggio.
Qui, con abili manovre, parcheggiavo le macchinine, facendo ben attenzione a non toccare quelle già parcheggiate.
L'abilità che occorreva per non toccare le altre macchinine parcheggiate, era la stessa abilità che occorreva in un altro gioco dell'epoca, proveniente dalla Cina: lo Shangai.
In questo gioco si doveva buttare, sul pavimento o sul tavolo, una serie di lunghi bastoncini di diversi colori. Questi si andavano a posizionare l'uno sull'altro. Una volta che i bastoncini erano stati lanciati, si doveva cercare di rimuoverli, non andando a toccare i bastoncini che erano ai lati, oppure incastrati sotto o sopra.
I bastoncini che venivano sfilati dal mucchio avevano un valore differente a seconda del colore. Pertanto si doveva cercare di tirare fuori quelli che avevano un valore maggiore e che davano più possibilità di guadagnare punti.
Questo era un gioco di precisione e di pazienza, adatto appunto a dei bambini cinesi ed un po' meno a dei bambini strafalcioni e poco inclini alla pazienza.
Tra i vari giochi che avevo in casa, c'era anche la pista elettrica per le automobili.
Nella pista elettrica era possibile far gareggiare due automobili che venivano pilotate da due precursori dei joystick.
Quando giocavo da solo comandavo una macchina con la mano destra e l'altra macchina con la mano sinistra. Quando trovavo qualcuno contro cui gareggiare, utilizzavo il joystick più potente e rifilavo all'avversario quello di riserva che riduceva le prestazioni della macchina in pista.
C'erano poi, in casa, dei giochi che servivano ad aprire e sviluppare la mente dei bambini.
Tra questi c'erano i puzzle e i LEGO.
Il puzzle era formato da un insieme di pezzi di cartone, di piccole dimensioni, che dovevano essere incastrati tra loro, fino a formare un'immagine.
Il risultato finale doveva corrispondere all'immagine che era stampata sulla copertina della confezione del puzzle; questa fungeva da guida per la collocazione dei pezzi di cartone nella giusta posizione.
I LEGO erano piccoli mattoncini di plastica di diversi colori, con dei piedini rotondi sopra e piccoli spazi vuoti sotto. I mattoncini erano fatti in modo che si potevano impilare l'uno sull'altro, permettendo di dare vita a piccole e svariate costruzioni di plastica.
Il prodotto LEGO era un'invenzione di un'azienda danese che sviluppò, in piccolo e per i “piccoli”, ciò che l'IKEA, azienda svedese, sviluppò in grande e per i “grandi”.
Il principio era lo stesso: dare modo, al bambino e all'adulto, di ingegnarsi nel costruirsi, da solo, mobili, tavolini, seggioline e altro materiale vario.
Un altro prodotto che si utilizzava nelle costruzioni era il pongo.
Il pongo era un materiale molle che permetteva di creare varie forme e piccole sculture.
Una volta creata la piccola scultura questa, grazie alla malleabilità del materiale, poteva essere scomposta e ricomposta.
I puzzle, i LEGO e il pongo, non attirarono mai, in particolar modo, la mia attenzione. Forse non fui mai stimolato a costruire o ad utilizzare il mio ingegno, sempre che lo avessi.
I miei genitori, probabilmente già da allora, capirono chiaramente che non sarei mai diventato un bravo ingegnere edile e nemmeno un buon architetto.

Questo testo è protetto contro il plagio. Questo testo è depositato ed esiste una prova certa della sua data di deposito e/o pubblicazione. Chi ne fa un uso improprio è soggetto alle sanzioni di legge.

Gradimento