I giochi dell'infanzia: 2- pista di sabbia, biglie, going, frisbee, soldatini di piombo, playmobil (da "I racconti del cuculo" 3° serie)

ritratto di davecuper

Un luogo dove mi divertivo a giocare, oltre che in casa, era la spiaggia.
Qui, munito di secchiello e paletta, come la maggior parte dei bambini che andavano al mare all'epoca, mi divertivo a realizzare delle piste di sabbia in cui far scorrere le biglie, piccole palline di vetro trasparenti, con all'interno delle piccole strisce colorate.
La realizzazione della pista richiedeva molto tempo e c'era sempre il rischio che qualche piccolo bambino dispettoso venisse a distruggere l'opera appena creata.
Una volta un bambino, passando vicino alla pista di sabbia che avevo pazientemente costruito, ributtò dentro tutta la sabbia che avevo tolto, andando a coprire le biglie che stavano percorrendo il loro giro e la pista stessa.
Appena il bambino terminò la sua opera di distruzione lo presi per la caviglia e lo feci cadere. Il bimbo se ne andò piagnucolante verso la madre. Forse in quell'occasione capì che non doveva importunare gli altri bambini e soprattutto che non doveva rompere le biglie a chi giocava da solo e non dava fastidio agli altri.
In spiaggia, un altro gioco che andava di moda all'epoca era il “Going”, chiamato anche “Zoom ball”.
Il gioco era formato da un corpo ovale di plastica, tipo palla da rugby, spesso di colore arancione, due cavi di nylon che passavano lungo il corpo ovale di plastica attraverso un buco, due maniglie che si trovavano alle estremità dei due cavi, per un totale di quattro maniglie. Due maniglie le prendeva un giocatore da un lato; le altre due maniglie le prendeva l'altro giocatore dall'altro lato. Si giocava in due.
Quando il corpo ovale si trovava alla fine dei cavi e in prossimità di un giocatore, il giocatore doveva allargare i cavi con le maniglie in modo da dare al corpo ovale la spinta per arrivare all'estremità opposta. L'altro giocatore, per ribattere il corpo ovale arrivato dalla sua parte, doveva, a sua volta, allargare i cavi con le maniglie per spingerlo di nuovo contro l'avversario.
Se ti distraevi mentre l'altro giocatore ti rilanciava il corpo ovale, rischiavi di prenderti dei colpi micidiali sulle nocche delle mani.
Il gioco non ebbe un grande successo commerciale. Non credo che si vedano più, al giorno d'oggi, due giocatori che si scambiano un corpo ovale in mezzo alla spiaggia. Così come non si vedono più bagnanti alle prese con il frisbee.
Il frisbee era un oggetto di plastica, solitamente di colore giallo o arancione, di forma rotonda che, per la sua conformazione, si adattava ad essere lanciato a lunga distanza. A differenza del boomerang, il frisbee non tornava indietro e dovevi pertanto muoverti per recuperarlo e rientrarne in possesso.
Da bambini ci si divertiva con poco.
Un gioco che facevo, quando ero in compagnia di un mio amico d'infanzia, era il gioco della guerra.
Da bambini, infatti, eravamo così ingenui che pensavamo che la guerra fosse un gioco.
Il mio amico collezionava piccoli modelli di soldatini di piombo che venivano posizionati in terra a formare due eserciti. Gli schieramenti prevedevano i soldatini, armati di fucile, i carri armati, muniti di cannone e altri strumenti di guerra.
Durante la battaglia, un colpo di fucile, attraverso una traiettoria indicata con il dito, andava a colpire un soldatino avversario; un colpo di cannone, attraverso una parabola più ampia rispetto a quella del fucile, ma sempre segnata con il dito, andava a colpire un insieme di soldatini che erano stati sistemati vicini.
Non so perché, ma il vincitore della guerra era sempre il mio amico d'infanzia.
Le parabole che egli riusciva a disegnare con il dito avevano, evidentemente, una gittata più ampia rispetto a quelle che disegnavo io.
Il mio amico, oltre i soldatini di piombo, faceva collezione di particolari pupazzetti, i playmobil, che avevano la caratteristica di poter muovere la testa, le gambe, le braccia e le mani. Anche questi venivano utilizzati per azioni di guerra.
Io non fui mai attirato da questi pupazzetti. Non mi piaceva la loro forma spigolosa e l'abbigliamento multicolore.
Quando mi stancavo di giocare alla guerra oppure mi stancavo di perdere i miei soldatini colpiti dalle traiettorie balistiche del mio nemico, lasciavo il campo di battaglia e ritornavo a casa.
Mentre me ne andavo dalla casa del mio amico/nemico, lo sentivo caricare il cannone, lanciare bombe a mano e sparare con il fucile, accompagnando le raffiche, con onomatopeici versi che ricreavano, nel suo immaginario, cruente azioni di guerra e bombardamenti sul fronte avversario, ormai abbandonato al suo tragico destino.

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