Cenere

Aldilà della ragione, spinta dall’oblio

c’è ancora, tra le macerie del mio castello

 traccia di una mancanza che non dovrei sentire;

di una nostalgia che non dovrei provare.

 

È un filo spinato che unisce

l’immaginario alla realtà

e su cui si dilania quell’onirico sentimento

da cui scorrono rivoli di sangue.

 

Il perdono dissipa il dolore.

L’orgoglio lo seppellisce.

Ed io ho sotterrato te e ciò che

la logica morale mi condanna.

 

Mai più il tuo serafico veleno

bruceranno le mie viscere.

Eppur non mi macchio oltre

ammetter che anche quella è stata vita.

 

Marchiata in eterno

dalla mancanza e la nostalgia;

sospesa tra ciò che è stato

è ciò che sarebbe potuto essere.

 

I giorni di un futuro passato

sono ora pagine strappate

che non potranno più essere riempite.

Volano via indisturbate sul mio cuore.

 

Bianche come la neve

vuote come la tua remota presenza.

E ancora, stanotte, verso lacrime struggenti

mentre, il resto delle tue ceneri, soffio via dall’anima mia.

 

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