Via di Coppia 75 – Amici a Cena

ritratto di rvicentin

Il fine settimana si preannuncia sfidante, soprattutto il sabato: pattinaggio sul ghiaccio con mia figlia ,la mattina, acquisti il pomeriggio e visita di una compagna di classe di mia figlia con relativi genitori e sorelle la sera.

Il sabato mattina quindi sverno al bar del palazzetto del ghiaccio, assopendomi più volte mentre vedo gli esercizi di varie pattinatrici sul ghiaccio.

Il pomeriggio scivola mentre mi addormento sul divano, sono svegliato dalla gentile consorte con un calcio e quindi mi trascino per i banchi del mercato rionale, attorniato da un mondo multicolore di vestiti, colore della pelle ed idiomi.

Quindi si entra nella fase dei preparativi per la cena della sera, dove ho conferma di come le costellazioni stellari possano influire sulla volubilità delle reazioni della mia dolce metà ed anche della mia splendida figlia: si alternano stati di ilarità e gioia condivisi fra di loro per la nuova pietanza, all’insulto più turpe per la mia mancanza di previsione di qualche astruso e misterioso ingrediente.

E finalmente è sera.

Mentre resisto allo tsunami di invettive preparando tavola, suona finalmente il campanello di casa e si materializzano gli invitati. Il clima diventa sereno, i sorrisi si sprecano, mentre riprendo fiato e mi abituo al mio temporaneo stato di essere vivente.

La cena inizia, si chiacchiera amabilmente e mi godo questa transizione temporanea tra il nervosismo pre-visita alla successiva arrabbiatura post-visita. E quindi faccio la stupidaggine: mi alzo per prendere gli spiedini nel forno. L’azione non ha nulla di particolare di per sé, ma si trasforma in un disastro se l’attore sono io.

Previdente, visto che il forno è a 200°C, prendo dei guanti protettivi, apro lo sportello del forno, mi si appannano gli occhiali, afferro nell’oscurità il cartoccio a forma di teglia e mi verso l’olio sul mio ventre prominente. Se non ne fossi dotato, mi verserei l’olio nelle mutande. Ma sono fortunato: mi cola solo fino all’ombelico.

Il dolore è atroce.

Poso il cartoccio, mi asciugo il sudore, tolgo la condensa dagli occhiali e sorridendo, mi reco nella stanza da letto. Un rantolo dignitoso mi esce dalla gola mentre mi tolgo la maglia e la canottiera… Poi mi pulisco con alcuni fazzoletti, stranamente umidi: nell’oscurità, mi sto pulendo con alcune salviette struccanti, che bruciano da impazzire. Mi asciugo, metto una crema protettiva, ma non trovo neanche una benda: non posso però ritornare nella zona della cena a ventre scoperto e ricoperto di crema. Allora decido: prendo una benda elastica e mi avvolgo come un involtino. Poi indosso una canottiera nuova ed una maglia nuova, mentre quasi svengo dal dolore.

E ritorno a cenare, un po’ frastornato: sono riuscito a rovinarmi anche quest’unico periodo di armistizio del fine settimana.

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