Cristallo

ritratto di monidol















Un giorno il destino incastrò in un breve alito di tempo,








fra le sue pieghe, un fragile granello di sabbia.






Impaurito dal caldo soffio del vento che percorreva

la tua mente e la mia pelle, si perdette.

 

 Trasportato da vortici d’aria bollente, nei nostri affollati deserti,
vagò, senza sapere dove fosse l’orizzonte.

Lo travolse la tempesta, scalfendolo con infinite linee,
lo annegarono senza pietà violente onde dell’oceano,

crearono misteriose volte al suo interno.

Lo bruciò il fuoco di immense foreste in fiamme,
mentre  poliedrici angoli si componevano in un agitato caleidoscopio

Ma nel loro viaggio senza sosta
i miei venti ed i tuoi s’incontrarono ancora, esausti,
nell’immobile silenzio della bonaccia.


Il granello sussultò,
le linee infinite si piegarono in angoli,
si sentì forte, in grado di sfidare il cielo,
un fragile lacrima lo accarezzò,
rispecchiò il mare e il cielo.

 

Un prepotente raggio di sole lo penetrò
la luce lo illuminò, divenne puro,
divenne cristallo.

 

 

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*.*

 

Avevo sottolineato i primi due versi, poi gli ultimi e poi mi sono resa conto che è tutta da sottolineare, ed allore ti dico solo che se il granello sussultò io sono ancora qui a leggere e rileggere una poesia eccezionale .