Dimostrazione scientifica dell’esistenza di (un) Dio.
Oggi ho voglia di qualcosa di leggero. Fa caldo, l’afa mi tortura, l’insonnia mi perseguita, così preferisco affrontare un argomento semplice, poco complicato, di facile comprensione e soluzione.
Voglio parlare dell’esistenza di Dio.
E dare una risposta rigorosamente scientifica alla domanda che tutti si pongono da sempre: Dio esiste?
Beh, in effetti non tutti se lo chiedono. I religiosi, per esempio, non hanno dubbi. Gli atei nemmeno. Ma credo che la stragrande maggioranza stia, come me, nel centro, perplessa, priva della fede dei primi, e della convinzione dei secondi.
Trovo sorprendente che l’argomento preferito dagli atei per negare l’esistenza di un creatore sia l’evidenza scientifica. Secondo questo pensiero, tutte le nostre conoscenze sulla natura e sulle leggi che ne regolano il funzionamento dimostrerebbero la non esistenza di un essere sovrannaturale. E si ricorda come la credenza negli dei sia nata dall’esigenza umana di spiegare fenomeni che, all’epoca, non potevano essere compresi: un fulmine, la pioggia, il vento…
La chiesa, dal canto suo, si pone nella posizione diametralmente opposta: la verità è nel Verbo, rivelata e non spiegata, e non nell’indagine scientifica, apparentemente volta e destinata solo a cercare di dimostrare che non ci sono Padreterni da nessuna parte.
Viene il sospetto che scienza e religione, anziché perseguire la ricerca della verità, siano preoccupate soprattutto a garantire e proteggere i privilegi delle rispettive caste contro l’attacco di quelle altrui.
Se ci fosse collaborazione, e maggior apertura mentale (da entrambe le parti), forse sarebbe possibile conseguire risultati migliori.
Le teorie sulle origini della vita e sull’evoluzione della specie costituiscono uno dei terreni di scontro più accesi nella disputa fra fede e ragione: la prima ne nega l’evidenza, la seconda (e non mi spiego perché) le ritiene prove inconfutabili della non esistenza di alcun creatore.
È facile vedere invece che, assieme al secondo principio della termodinamica, esse dimostrano inequivocabilmente l’esistenza di un’entità esterna all’uomo che, in qualche modo, ha forgiato la vita sulla Terra nelle forme attualmente esistenti.
Sappiamo più o meno tutti, almeno per sentito dire, cosa dicono le prime, succitate teorie.
La vita, come la conosciamo oggi, e della quale ci sentiamo, modestia a parte, gli elementi di spicco, si è sviluppata attraverso i millenni attraverso una lunga e complicata successione di reazioni che, da elementi semplici, hanno prodotto composti sempre più complessi.
Questo sarebbe vero in una prima fase, che secondo alcune teorie avrebbero portato alla formazione di molecole organiche da elementi inorganici, in condizioni ambientali non più esistenti sulla Terra (secondo altri, invece, la vita ha sempre fatto parte dell’universo, e nella sua forma più elementare si sarebbe distribuita nello spazio in diversi modi – meteoriti, gas, pulviscoli… astronavi); ancor più vero in quella successiva, che da forme di vita estremamente semplici e “caserecce” (batteri) ha portato alla costituzione di organismi sempre più evoluti e meglio organizzati: alghe, molluschi, e così via fino al nostro possente Schwarzenegger. Mi raccomando, si tenga ben presente questa parola: “organizzati”; o “ordinati”, in un certo senso equivalente.
E questo, al momento, è quanto viene accettato dalla comunità scientifica, in contrapposizione alla storiella del “fiat lux””, dei sette giorni, e di Adamo ed Eva. Un’allegoria, chiaramente, alla quale qualcuno pretende di prestar fede alla lettera.
Immagino sarà meno consistente il numero di persone a conoscenza dei tre principi della termodinamica, ed in particolare il secondo.
Questo principio sostiene, in parole più povere possibili, che in un qualsiasi sistema un qualsiasi processo evolve sempre spontaneamente (secondo termine da ricordare: “spontaneamente”, ovvero senza nessun intervento dall’esterno) nel senso di maggior disordine nel sistema stesso (terzo termine da tener presente, “disordine“, che poi è la parola chiave più importante di tutte). Per esprimere questo, gli scienziati usano una parola difficile (che ci volete fare, si divertono così. Forse per darsi più tono. Come certi cattolici, che preferiscono parlare in latino anche quando indirizzano alla gente dei messaggi che, essa gente, sarebbe il caso capisse). La parola in questione è “entropia”, che rappresenterebbe una misura del disordine dell’universo, e declamano il principio dicendo che “l’entropia è una funzione non decrescente nel tempo”. Chiaro, no?
Vabbe’, questa l’ho detta per completezza, ma conviene riferirci alla precedente enunciazione, più semplice.
Quindi, ripeto, in maniera, spero, ancora più comprensibile: in natura, qualsiasi cosa accada, accade spontaneamente solo se il risultato comporta un disordine maggiore rispetto alla situazione di partenza. Altrimenti, per farlo accadere, bisogna intervenire in qualche modo dall’esterno.
Per chiarire con un esempio pratico, questo significa che, per esempio, se volete del ghiaccio è inutile che mettiate su un tavolo un bicchiere di acqua ed aspettiate che solidifichi (a meno che non vi troviate in qualche accogliente posticino a temperatura sottozero, ma in questo caso non so cosa possiate farvene di un cubetto di ghiaccio).
Il calore passa sempre spontaneamente dal corpo a temperatura più alta a quella più bassa, mai il contrario.
Mai, da solo, in una torrida giornata d’agosto, quel nostro bicchier d’acqua cederà all’ambiente circostante il calore necessario per raffreddarsi e solidificarsi. Semmai, lo osserviamo tranquillamente, è l’ambiente circostante che cede ad esso, senza alcun intervento da parte di nessuno, parte del suo calore, trasformando il suo contenuto di acqua fresca (o di aranciata, o coca cola) in un brodino imbevibile.
Questo, semplicemente, perché il ghiaccio ha una struttura più ordinata rispetto alla corrispondente quantità di acqua (e, generalmente, qualsiasi corpo o liquido più freddo rispetto allo stesso corpo a temperatura più alta): nel primo caso, le molecole si dispongono in un determinato posto e se ne stanno lì buone senza muoversi (beh, più o meno), mentre nel liquido sono libere di spostarsi come vogliono e posizionarsi dove capita (condizione di maggior disordine).
Per raggiungere il nostro scopo, bisognerà intervenire dall’esterno, e cioè mettere quell’acqua in un freezer. Freezer che compierà del lavoro sulla nostra acqua per toglierle il calore necessario, ma che lo butterà nell’ambiente sommato a quello prodotto da esso stesso per funzionare, per cui, alla fine, il “caldo” complessivo del sistema (e quindi il suo disordine) sarà aumentato. Non date retta ai cartoni animati di Tom e Jerry, dove aprono la porta del frigorifero per gelare la stanza e pattinarci su, non funziona così.
Provare per credere.
Un’altra conseguenza di questo principio la applichiamo inconsapevolmente quando giochiamo al superenalotto.
Chi di voi ha provato a giocare la sestina “1, 2, 3, 4, 5, 6”?
Scommetto nessuno.
Immagino che chiunque, di voi, dirà: una sequenza simile non uscirà mai.
Non è corretto, perché non esiste alcun motivo perché essa non debba uscire. Piuttosto, è più esatto pensare che una sequenza così ordinata di numeri abbia una probabilità minore di uscire di una sequenza più disordinata, e questo è giusto, e rispecchia esattamente il significato del principio termodinamico di cui stiamo parlando.
È per questo motivo che, scegliendo i numeri, tipicamente tendiamo a distribuirli nell’arco completo dei valori fra uno e novanta (commettendo, però, lo stesso errore, se la distribuzione è troppo “uniforme”), e che, se prendiamo una schedina precompilata, storciamo la bocca se ci sono due o addirittura tre numeri troppo vicini fra loro, o semplicemente nella stessa decina, anche se l’esperienza insegna che un evento del genere capita abbastanza di frequente (anche in questo caso, cerchiamo di mettere ordine nel disordine che andiamo cercando).
Il concetto è sempre lo stesso: maggior disordine, maggiore probabilità di verificarsi.
Ma se dovesse uscire “1, 2, 3, 4, 5, 6”, il principio dell’entropia avrebbe fallito?
No, perché l’enunciato parla di funzione “non decrescente” nel tempo, ovverosia che, con il passare del tempo, il disordine totale dell’universo non può diminuire (solo aumentare, o, in circostanze particolari ed alquanto improbabili – anche se non impossibili – rimanere inalterato). L’uscita di questa sestina significherebbe il verificarsi di una situazione ordinata come una già possibile in partenza (in quanto questa, ed altre combinazioni altrettanto ordinate sono già esistenti nell’insieme di combinazioni possibili), per cui il disordine risultante non diminuirebbe (non può!), ma resterebbe uguale a quello preesistente.
Se per assurdo uscisse una combinazione più ordinata di quelle prevedibili in partenza allora sì si avrebbe un risultato a maggior ordine, e quindi una diminuzione del disordine dell’universo, ma una simile combinazione non esiste. Per esempio, una sequenza più ordinata di quelle possibili su sei numeri sarebbe “1, 2, 3, 4, 5, 6, 7”, perché sette numeri ordinati sono più ordinati di sei numeri ordinati (ehi, ve la ricordate quella pubblicità “un amaro poco amaro è meno amaro di un amaro molto amaro”?).
Ma, nel superenalotto, una sequenza del genere non uscirà mai, semplicemente perché i numeri estratti sono sei! E la nostra entropia è salva.
Ma torniamo all’evoluzione della specie.
Secondo quelle teorie, dicevo, la vita che conosciamo è il risultato di una serie di trasformazioni che, da organismi semplici, monocellulari, ha portato ad una disposizione altamente specializzata di cellule diverse a formare organi diversi, organi assemblati a loro volta a costruire organismi secondo un’organizzazione (perdonate queste ripetizioni, in ambito scientifico non è sempre facile essere stylistically correct) sempre più complessa: siamo cioè passati da una situazione di disordine relativo ad un’ingegnerizzazione sbalorditiva dei vari componenti per la generazione di una struttura altamente sofisticata.
In pratica, da una situazione originaria di disordine ad una organizzazione via via sempre più ordinata.
E questo, per il secondo principio della termodinamica, non può essere avvenuta spontaneamente, perché si sarebbe verificata, col passare del tempo, una diminuzione di entropia, di disordine generale.
E questo, ancora, significa che, per aver avuto luogo, l’evoluzione della vita ha avuto bisogno di un intervento esterno al sistema Terra.
Conclusione: o gli scienziati rinunciano alla teoria dell’evoluzione (con sommo dispiacere della chiesa), o al secondo principio della termodinamica, oppure devono sommare due più due ed arrivare al risultato sopra esposto. Cioè all’esistenza di un dio.
O, perlomeno, di qualcosa di concettualmente molto simile a ciò che l’uomo ha sempre denominato dio.
Naturalmente, quanto sopra esposto dimostra che un dio esiste, ma nulla dice, né potrebbe, su chi esso sia. Potrebbe chiamarsi Geova, Allah, Budda, Odino… Dio. Potrebbero essere state creature extraterrestri che non avevano niente di meglio da fare (ma in questo caso il problema si sposterebbe sulle “loro” origini).
Questo sì è argomento di fede.
Che si scornino fra loro le varie religioni, ma non scienza e fede.
Nonostante le considerazioni sopra esposte, comunque, io continuo a far parte di quel centro di dubbiosi, stretti fra credenti ed atei, che non sanno ancora decidersi. Perché aver dimostrato che qualcosa esiste, ma non avere nessuna informazione certa su di esso, equivale pressappoco a non aver dimostrato nulla.
L’evento della mia nascita in un paese tradizionalmente (non istituzionalmente, tengo a precisare, non vorrei creare qualche vespaio) cattolico, l’educazione ricevuta ad un’età in cui il senso critico deficita, e si tende ad ingoiare qualsiasi cosa ti propinano, e gli studi storici su un personaggio chiamato Gesù Cristo, mi farebbero protendere verso questo tipo di fede.
Ma se guardo il mondo, ciò che su esso avviene, e non solo a causa dell’uomo (un vero capolavoro, Signore, complimenti!), se penso a quelle che sono chiamate leggi di natura e stabiliscono che la sopravvivenza di un essere dipenda dalla sopraffazione di un altro (coppia leone-gazzella, o pesce grande-pesce piccolo, o anche capitalista-operaio, delinquente-uomo comune, eletto-elettore), mi viene tremendamente difficile accettare che tutto questo sia stato creato da un Dio buono e misericordioso.
Mi sembra più plausibile vedere il tutto come l’opera di un demonio maligno in vena di divertirsi.
(questo, ed altri scritti, sul mio blog http://rafderose.splinder.com/)
(Questo scritto sviluppa un episodio, comunque marginale, di un romanzo di fantascienza, “Perfect Killer”, al quale sto ancora lavorando. Precisazione necessaria per evitare che, nel beneaugurato – almeno da parte mia - caso di ultimazione e pubblicazione, una sua eventuale lettura, sommata ad un vago ricordo di quest’articolo, possa far pensare ad un plagio)
- Login o registrati per inviare commenti
- 3281 letture
Stampa
Invia
PDF
quindi..
..in "Moti Browniani", che non rispettano il secondo principio della termodinamica, sarebbero spiegabili con un intervento divino?
:-)
p.s.: il secondo principio (per sua definizione) non è applicabile ad entità immateriali come i numeri od i sogni: fra l'altro i sogni esulano totalmente dal secondo principio ...anche qui si potrebbe parlare di miracolo? ;-)
- Login o registrati per inviare commenti
insomma..
'sto benedetto dio non avrebbe voce nella microsfera, ma solo nella mascrosfera (un dio che si occupa solo di problemi importanti?) e non si occuperebbe dei fatti dell'animo ..un dio materialista ed edonostico???
coi numeri non funziona neppure la teoria del caos: il numero 1 non sa di venire prima del 2 (mentre il bicchiere gelato sa d'essere ad un livello d'entropia diverso rispetto a quello della stanza calda)
il principio "logico" maggior disordine/maggior probabilità si applica solo ad una limitata parte delle componenti dell'universo conosciuto... e, ripeto, non alle entità immateriali (i numeri), in quanto non soggette alle regole della fisica.
:-)
- Login o registrati per inviare commenti
effettivamente..
..non sei stato chiaro, e non lo sei nemmeno adesso.
Sei tu che provochi confusioni impantanandoti in affermazioni insostenibili.
Vedi, raf, quando il grande Asimov enunciò le sue "leggi della robotica" (in maniera estremamente leggera&giocosa) un magistrato americano (futuro giudice della Corte Suprema) ebbe a commentare che erano "leggi" inattaccabili dal punto di vista costituzionale, ovviamente ammettendo l'esistenza dei robot.
Ecco, io non saprei "giudicare" il tuo scritto come opera letteraria, a parte per il mio opinabile gusto personale, ma posso giudicare le affermazioni in esso contenute.. e sono risibili per qualsiasi racconto di fantascienza che si rispetti: quando chiami in campo la scienza devi essere preparato a sostenere gli argomenti in modo scientifico, per fantasiosi che possano essere.
:-)
- Login o registrati per inviare commenti
Raf..
questo è un giochino patetico anche in terza elementare, non vorrai dire che quel presupposto sbagliato è il tuo metro di prova per la conoscenza dell'algebra ;-)
Allora, due cose:
io non gioco mai a chi ce l'ha più lungo, non qui almeno ;-)
ciò che hai esposto non sposta di un ette la risibilità delle affermazioni presentate nel tuo racconto
Quali sono le affermazioni sbagliate?
quella basilare in cui dichiari che la termodinamica è la prova dell'esistenza di un essere superiore ..e, quando ti fanno notare che, in natura, (quello dei sogni era una battuta, evidentemente incompresa) ci sono n eventi che sfuggono i principi della termodinamica, quindi sarebbero necessari (scientificamente) n esseri superiori che, per definizione, diventano un essere comune; quando ti fanno notare questo piccolo inghippo, dicevo, tu te ne esci affermando che il "tuo" essere superiore non contempla null'altro che il macrocosmo... anche come fantascienza mi pare deboluccia, no?
e poi mi spari una metà della tesi sproloquiando sul caos dei numeri e quando ti fanno notare che i numeri sono entità immateriali te ne salti fuori dicendo che era solo un esempio per "menti deboli".
Mi sembra che, per uno scrittore che vorrebbe fare della fantascienza questo basti ed avanzi.
Da ultimo il tuo patetico trucchetto per sviare le gaffes in cui ti sei autoinvischiato non fa altro che evidenziare l'autogol
risparmiati la simpatia, Raf, io non te ne suscito affatto e tu mi sei totalmente indifferente; quando si parla di (fanta)scienza non sono le persone che parlano ma sono le loro tesi, per cui sentimenti come simpatia&collegati sono assolutamente fuori luogo (il Dott. Einstein era, per moltissimi, la persona più antipatica del modo ..ma le sue teorie erano, e sono, geniali)
:-)
- Login o registrati per inviare commenti
Raf..
..mi sa che più chiacchieri più sprofondi.
Ti lascio, senza rimorsi e senza speranze, alle tue profondità
:-)
p.s.: se intenderai diventare (in un lontanissimo futuro) uno scrittore ricordati che quello che scrivi rimane scritto e che basta andarlo a rileggere per trovare contraddizioni&ipocrisia a volontà
p.p.s.: pure io scrivo qualcosa (con una certa regolarità) in queste pagine, ma mai mi è sfiorata l'idea di dichiararmi "scrittore" ...quindi fai attenzione anche con le affermazioni di carattere generalistico.
- Login o registrati per inviare commenti
Raf..
..nessuna ira, non vedo dove siano dei miei commenti in cui si legga ira: ho semplicemente detto che la tua tesi non sta in piedi (neppure in un romanzo fantascientifico), se leggi bene vedrai che io non ho commentato il tuo testo, ma ho, anzi, esplicitamente detto che non faccio commenti al modo in cui è scritto.
Per quanto riguarda la tua aspirazione a diventare scrittore: tu, ovviamente, aspiri a diventare ciò che più t'aggrada, non era l'aspirazione che io contestavo ma la generalizzazione estensiva di un tuo desiderio.
Da ultimo il pubblico si raggiunge sussurrando con abilità non sbraitando con prosopopea, sopratutto un pubblico come quello di net che ormai ne ha viste e lette di tutti i colori.
- Login o registrati per inviare commenti
Raf...
ho letto con attenzione, e mi ripropongo di rileggere, la tua pubblicazione. Ti faccio i complimenti per avere avuto il coraggio di trattare un tema così importante e di averlo fatto con leggerezza, intelligenza e anche un pizzico di umorismo. Il tema, che merita attenzione, viene spesso liquidato come se non ci toccasse profondamente.
Io vado sempre " a caccia" di argomenti o persone che possano aiutarmi a trovare elementi conoscitivi, una via da percorrere con serenità, anche se ho piena coscienza che credere in Dio sia un atto di fede, qualcosa che nasce nel nostro intimo. Della presenza di Dio ho certezza in alcuni momenti "speciali", quando vengo rapita dalla bellezza che l'intelligenza umana e l'arte, in tutte le sue forme, mi offrono. In altri, come te, entro in crisi e non so darmi una spiegazione.
Spero si accenda un dibattito sull'argomento...
- Login o registrati per inviare commenti
Non entrerò...
...nel dettaglio del contenuto, perchè questo non è un Forum, il tuo non è un "post" ma semplicemente un breve racconto in cui confermo di riconoscere le caratteristiche elencate da Domenica, e perchè tutto vorrei mi capitasse di leggere tranne che un'ennesima bega da ballatoio su un argomento del genere. Mi limiterò quindi al "come" lo hai scritto, che poi dovrebbe essere la cosa più importante in un sito letterario: ed in questo, devo dire che personalmente apprezzo molto il tuo modo di scrivere, i tempi e la costruzione stessa delle frasi... sembra cosa di poco conto, ma è invece l'unico modo di avvincere il lettore, indipendentemente dagli argomenti trattati di volta in volta.
- Login o registrati per inviare commenti
Sorry, non avevo inteso...
...che ti fossi spinto già così avanti...
cioè che avessi già deciso di intraprendere la strada dello "scrittore", tout court. Quand'è così, è giusto che tu venga "giudicato" (si fa per dire) anche in base al contenuto, come tu stesso sostieni. Per quel che può valere, io penso che tu abbia sicuramente i "numeri" per continuare: anche quando non avvincono del tutto, le tue letture non annoiano, ed è già tanto, credimi. Naturalmente, come succede anche agli scrittori più famosi e capaci, prima o poi scriverai qualche solenne boiata... l'importante sarà che, in quel momento, tu sappia riconoscerlo, perchè in caso contrario vorrà dire che sarai entrato in una poco commendevole autoesaltazione che di solito non porta molti vantaggi...
Cos'altro? Auguri, ti seguiremo con simpatia.
- Login o registrati per inviare commenti
Naturalmente...
...non posso parlare a nome di nessun altro, ma solo per quello che riguarda me:
e nel mio caso, non me ne può importare di meno. Leggo (molto) e scrivo (adesso pochissimo) solo per puro piacere, non ho nessuna velleità in questo campo, la mia vita ed i miei interessi sono lontani anni luce da tutto questo. Non mi è mai passato nemmeno per l'anticamera del cervello di fare un giorno la "scrittrice", per un milione di ragioni.
Come vedi, questo non è il "sogno" di tutti... il "sogno" di fare quello che mi piace fare, grazie a Dio, lo sto già vivendo. Per fortuna.
- Login o registrati per inviare commenti
Cara blue
Cara Blue, stare a spettegolare in un ballatoio o in seno ad un gruppo che esprime educatamente le proprie idee dipende solo da noi...detto questo aggiungo che limitarsi a dare una valutazione su come un argomento, un racconto o una poesia viene scritta non può assolutamente bastare, secondo il mio modesto parere. Sono tante le persone che scrivono bene, dagli avvocati ai professori e tante altre, ma se il contenuto di ciò che scrivono non riveste interesse, non suscita emozioni non possiamo di certo annoverarli fra gli scrittori, i poeti e quant'altro. I grandi del passato ci forniscono esempi molto chiari e lapidari di forma e contenuto. Forse lo scopo di Raf era quello di avere opinioni sul suo modo di scrivere e non parlare di Dio, così come l’ ho inteso io.
Ok... per quanto mi riguarda va benissimo anche così...aperta e chiusa ogni dissertazione...
Ps. Mi delude raf quando dice:
“Il fatto di affrontare argomenti fin troppo ambiziosi, come la dimostrazione dell'esistenza di un dio, o delle capacità di fare il presidente del consiglio di un altro dio, è solo un modo per (cercare di) attrarre lettori, che, per uno scrittore, rimane comunque la sfida più difficile.”
Forse, sbagliando, io penso che si trattano gli argomenti che si sentono prioritari, che pulsano dentro, a prescindere se attraggono o meno i lettori. Si scrive. Punto
Dopo i chiarimenti, a dire il vero, il suo scritto lo trovo sempre ben scritto ma assai meno interessante di prima...
- Login o registrati per inviare commenti
Sì, teoricamente...
...hai ragione. Ma l'esperienza (non solo su questo sito) insegna che "certi" argomenti è meglio lasciarli alla propria coscienza, sia perchè difficilmente si riesce a discuterne con pacatezza senza che ognuno prima o poi parta lancia in resta facendosi paladino delle proprie convinzioni come se fosse depositario della verità assoluta, sia perchè semplicemente siano troppo delicati per chiacchierarne come si farebbe di una ricetta di cucina. Vero è, come ho già risposto a raf, che se invece il suo intento è quello di intraprendere la strada della scrittura in modo serio, anche i contenuti meritano di essere soppesati.
Quanto a ciò che dici riguardo la "necessità" di scrivere, quando se ne sente il bisogno quasi fisico, sono assolutamente d'accordo... ma quanto c'è di questo, di solito, e quanto invece soltanto è ricerca della "visibilità", del consenso, del plauso a buon mercato?
Naturalmente il discorso è generale, non riguarda affatto lo scritto di raf...
- Login o registrati per inviare commenti
Oh, in questo mi sento...
...di poterti "consolare", caro raf: l'argomento da te trattato è quello principale, il primo fra tutti, di cui in genere si parla quasi sempre a sproposito. Proprio per la ragione che tu esponi: per desiderio di "audience", di visibilità, di dimostrazione di "esistere" in qualunque modo. Altrimenti, perlopiù si passerebbe inosservati.
Non è il tuo caso, ma solitamente l'intolleranza di fondo è palese: e non si tratta di "dissimulazione onesta", ecco perchè è difficile "accettarla" (se mi passi il gioco di parole).
- Login o registrati per inviare commenti
Interessante
Da una primissima lettura ò interessante il concetto che la vita va in senso contrario alla legge dell'entropia.
Ti leggo meglio, leggo i commenti e nel caso reintervengo.
Stefano.
- Login o registrati per inviare commenti
Dopo una chiaccherata con Blue
(Lo specifico per evitare che qualcuno pensi che mi ci voglia un ora per centrare un argomento;-)
Riprendo il discorso
Ottimo il modo ed il tema per attirare l'attenzione, e le dodici (tredici con me) repliche lo dimostrano.
Infelici gli esempi 'acqua esiste semplicemente perché la terra e il tuo bicchiere posto sul tavolo ricevono energia dal sole. Senza questa energia non solo l'acqua sarebbe ghiaccio, ma neppure si sarebbe formata e avremmo allo stato solido ossigeno ed idrogeno.
Anche la serie predefinita uno due tre ecc. ha le stesse possibilità di uscire di qualunque altra serie predefinita. Cioé: uno stato che pretendesse che non solo il giocatore azzecchi al lotto, ma che azzecchi nell'ordine di uscita (Cioé che se giochi 6-13-24-27-71-85 questi numeri escano esattamente con questa combinazione) metterebbe assieme montepremi che farebbero impallidire il superenalotto.
Potevi ricorrere ad infiniti altri esempi: Mettendo in disordine su un campetto delle bocce, non si allineeranno mai a formare una fila indiana, un quadrato od un pentagono. Mettendole in ordine, è inevitabile che col passare del tempo, fattori casuali (Animaletti, vento. bambini) l'ordine sia distrutto.
Però, il tuo ragionamento sull'entropia tiene.
Agli scienziati, piace poco, perché eliminato Dio sono i più intelligenti fra gli esseri più intelligenti finora appurati. Messo Dio tornano formichine in grado di pensare.
Stefano.
- Login o registrati per inviare commenti
E tutto questo...
...l'hai elucubrato dopo la chiacchierata con me?
Cavoli, gli effetti sono devastanti... mi è venuto il mal di testa dopo averti letto, non ci ho capito un'acca... :o)
- Login o registrati per inviare commenti
E tutto questo...ahahah
mi hai fatto ridere per la tua spontaneità e sincerità...
- Login o registrati per inviare commenti
Infatti
Infatti non parlavo con te bambolina:-)
Parlavo all'autore dell'articolo, e ho dato per scontato che se ha affrontato il tema era in grado di comprendere le correlate tematiche scientifiche, perché altrimenti, se si è limitato ad apprendere a senso alcuni termini scientifici, non può illudersi che un editore pubblichi un suo testo sull'argomento dato che non basta toccare temi che fanno presa, ma dimostrare d'avere le basi culturali per affrontarli.
- Login o registrati per inviare commenti
Calli
Stefano aveva detto:
Agli scienziati, piace poco, perché eliminato Dio sono i più intelligenti fra gli esseri più intelligenti finora appurati. Messo Dio tornano formichine in grado di pensare.
RafDerose ha risposto:
Quest'ultima tua riflessione mi fa sorgere un dubbio: non è che per caso, senza volere, con questo articolo ho pestato i calli a qualcuno? (non mi riferisco a te, è evidente)
Per gli altri non posso rispondere.
Io ho gradito il tuo articolo (Ed il mio dire: parto dal presupposto che... Non intendeva certamente avere valenza negativa, Anzi, Replicando a Blue che aveva asserito che avevo parlato difficile, ho appunto replicato d'averlo fatto in quanto presupponevo che simili tematiche ti fossero, come in effetti sono, familiari.)
Stefano.
- Login o registrati per inviare commenti
"la verità è nel Verbo,
"la verità è nel Verbo, rivelata e non spiegata" .. ecco.. questo mi fa sorgere una domanda: come è che i preti ti spiegano il vangelo, se non esiste una spiegazione originale? ognuno allora dice la sua?
"Chi di voi ha provato a giocare la sestina “1, 2, 3, 4, 5, 6”?" ..questa mi ha fatto ridere, perchè io ci sono che l'ho giocata.. ho saltato il 2 però.. ho un ragionamento tutto strano nello scegliere i numeri.. tendente più all'assurdo che alla pseudo certezza.. in fondo niente è certo in quel gioco se non che vorremmo tutti fare 6.. magari non tutti in una volta però.. scusami son arrivata a leggere fin qui.. devo continuare..
- Login o registrati per inviare commenti
ringraziando dio, sono ateo...
Intanto, mi fa piacere leggere un testo che parla di cose "profonde" in maniera estremamente semplice. sarebbe bello poter rispondere in maniera chiara e pacata ad ogni dubbio, ad ogni domanda posta senza malizia da un bambino (della serie: come si fa un bambino?). Io esprimo il mio punto di vista, da considerare tale, visto l'argomento trattato e visto che sono tremendamente scettico e tentato di ritagliarmi un dio su misura per me. Parto dal fatto che anche nel metano esistono forme di vita, batteri in particolare. probrabilmente, il tutto è effetttivamente partito come "brodo primordiale" e sviluppato in seguito. credo inoltre che le leggi di natura, come gli accoppiamenti da te citati, non siano da attribuire ad un dio, buono o cattivo, ma al semplice scorrere del tempo che lima gli angoli e scava la roccia. mi spiego meglio... se tu piantassi un albero sotto un arco alto un metro, cosa succederebbe quando l'albero crescesse oltre il metro? si adatterebbe, sposterebbe il tronco al di qua o al di là del muro. se siamo quello che siamo (animali, vegetali et similia) lo siamo per una sorta di adattamento fatto per sopravvivere. non esiste secondo me un dio buono o cattivo, soltanto persone buone o cattive, ed eventi, fortuiti o meno. moltissime cose sono spiegabili in natura, compersi molti "miracoli" comunemente detti. per i fatti inspiegabili, probabilmente, si potrebbe spiegare col fatto della non conoscenza. non credo ai vari san gennaro, lourdes, apparizioni mariane che non siano dettare da acido lisergico o isteria collettiva. probabilmente se ci siamo è per la normale evoluzione, nient'altro. anche se cio osserviamo siamo il prodotto di millenni di evoluzione, dalla nostra dentatura, capace di incidere e masticare tutto, il sopraccigli e le ciglia, al naso fatto come è, al pollice opponibile, agli occhi sullo stesso lato della faccia e a decine di altre cose. mi rifiuto di considerare sacro un libro che narri le gesta dei profeti e di dio, mi rifiuto di credere all'esistenza della magia e dei vari riti. credo che l'uomo abbia da sempre cercato di giustificare gesti, azioni e fatti col soprannaturale, anche per avere una sorta di giustificazione e per coprire le proprie nefandezze mascherandole con "l'ho fatto in nome di dio!" vedi sacrifici, crociate, conquistadores & co. probabilmente, se dio esiste, se ne strafrega di noi come tali, dei nostri sacrifici, delle nostre preghiere e delle nostre bestemmie. se c'è, dio è neutro. dio è stato, forse, la scintilla che ha fatto partire la "macchina mondo".
Lieto di avere scoperto uno scrittore fluido e semplice anche nelle complicazioni, come non sono io.
- Login o registrati per inviare commenti
Ringraziando... chi??
l 'inizio del tuo commento è davvero carino...
rispetto la tua idea, ma vorrei, solo a titolo di cronaca, dirti che ho seguito la vicenda strabiliante di una " miracolata di Lourdes" nipote di un mio parente...quando è partita, direttamente dall'ospedale, era piena di piaghe e fossi scavati nelle sue gambe, immobile su un lettino ( non ricordo il nome della malattua devastante che l'affliggeva) ...da Lourdes è tornata risanata, con le sue gambe...miracolo? non lo so...io posso non accettarlo ma resto ugualmente esterrefatta, sto ad osservare tutto ciò che succede e metto insieme i tasselli...ma a priori non mi sento di escludere la presenza di Dio, anche se nessuno dite l'abbia mai incontrato in carne ed ossa...
- Login o registrati per inviare commenti
domenica
ahahahah! certo, l'inizio è un piccolo scherzo! per i miracoli... spesso (per me, bada bene) si tratta di suggestione: ci sono casi riportati in letteratura scientifica, di persone che, sotto ipnosi, hanno creduto di essere venuti a contatto con un corpo ustionante, e subito sono apparse sulla loro pelle segni di ustioni... comunque, il beneficio del dubbio ci sta sempre...
- Login o registrati per inviare commenti
infatti...
infatti, il solo "credere" che non ci sia un dio è evere fiducia della propria convinzione, e si tratta di convinzione in base a fatti non dimostrabili. si può dire che esiste e avere ragione, o dire l'esatto contrario e avere comunque ragione. forse dovrei dire "suppongo" che dio non esista. se dico "credo" e non posso dimostrare si rientra nei dogmi, che la chiesa impone non avendo nessuna possibilità di dare una risposta tangibile e concreta....
- Login o registrati per inviare commenti
VUOI DIVENTARE PIRANDELLO O DAN BROWN?
Devo ammettere che mi sono divertito un sacco a leggere le diatribe scatenate dal tuo racconto. E' evidente, Raf, che i tuoi scritti attirano la polemica. Anche perchè, e scusa se è poco, hai toccato i due padreterni che in Italia vanno per la maggiore...Dio e Berlusconi (anche se il secondo, perdonami Franco, crede di essere il primo, e probabilmente il primo aspetta il secondo per chiarire alcune cosette......)
Io preferisco non parlare, in questo caso, nè dell'uno, nè dell'altro, anche perchè se intervengo, per come la penso sulle due cose, le tue letture schizzerebbero a 1000, e questo regalo, cacchio, non te lo faccio. E poi, con Blue in agguato, e Franco con il quale ho appena stabilito un, spero duraturo, armistizio, non voglio sprofondare in un mare di polemiche. (perdonami Blue, ma io e te, quando parliamo di dio, non siamo sulla stessa lunghezza d'onda...)Mi aggancio, invece, alle parole della saggia Domenica.
Giusta la tua ambizione di diventare scrittore. Giusta e sacrosanta. Ma io ti faccio una domandina facile facile, senza entropie, probabilità, termodinamiche e culo della madonna per vincere sti 130 milioni e scrivere senza l'assillo della pagnotta. Tanto con quei soldi uno si pubblica e paga pure la pubblicità a se stesso sulla Rai, Mediaset e pure Sky.
La domanda sarebbe: tu vuoi diventare, che so, un Hemingway (detto a caso, potevo anche dire Pirandello....), oppure vuoi diventare un Dan Brown?
Entrambi scrittori...ma Heningway (o Pirandello, o Calvino, o Moravia, o Montale) si nasce. E si diventa tali dopo una tale quantità di lacrime e sangue, che te la raccomando quanta entropia ci vuole.... Dan Brown invece si diventa, perchè è un semplice fenomeno commerciale abilmente sfruttato....(e tralascio ogni analisi in merito, la cosa mi pare evidente e lapalissiana).
Io penso, ma sono un povero illuso, lo so, che lo scrittore scriva per se stesso e basta. Poi pubblica perchè non ha bisogno di sentirsi dire quanto è bravo, ma perchè è insopprimibile in lui il gesto di pubblicare, per condividere. Lo scrittore nasce da dentro, non sa di esserlo, lo diventa semplicemente perchè lo è. Uno nasce stonato, uno nasce Pavarotti. Leggi della natura (teoria della probabilità e dello straculo genetico). Chi vuole diventare Pavarotti, deve sapere che potrebbe anche fallire. E comunque sarebbe sempre e solo una brutta copia dell'originale.
Così, anche chi vuole diventare scrittore, deve prima guardare se stesso e le motivazioni che lo spingono.
Tutto qui.
Scusa la mia franchezza.
Un saluto.
Piero
- Login o registrati per inviare commenti
Don Brown...o l'altro?
a volte mi sembra di essere in un deserto e di avere idee balzane, solo mie...meno male che ogni tanto qualcuno viene in mio aiuto...grazie Piero
- Login o registrati per inviare commenti
Solo alcuni punti, raf.
Chiedo scusa per la minuscola... ma è per identificare meglio il tuo nickname, ovviamente.
Partiamo da qui:
"Anche se magari nega di esserlo (come nel caso di Blue - vedi la risposta dal titolo Naturalmente... - che pare quasi si offenda se qualcuno pensa che voglia fare la scrittrice, eppure "è" una scrittrice, proprio del primo tipo, una vera scrittrice, quella nata tale, che scrive perché ama farlo e basta. Lei, probabilmente, identifica il termine scrittore con la figura del secondo tipo)"
Prima di tutto, non mi sono affatto offesa: magari, avessi le qualità per fare la scrittrice. Non è necessario essere critici letterari, per capire che io ne sono distante anni luce. Nè mi sento sminuita per questo, o nutra il rimpianto di non poterlo essere, perchè non è mai stata questa la mia aspirazione (visto? Non ho usato il termine "sogno"...) Sinceramente, mi sfugge la differenza che fa Anser tra i due tipi di scrittore, genere a parte: sembra quasi che il secondo sia una versione "ridotta" del primo, mentre io ritengo che non sia affatto così. Non reputo King inferiore a Hemingway, tanto per usare due nomi da te citati, ma questa è un'opinione personale, e lascia il tempo che trova, come tutte le opinioni soggettive. Ma se osi definire "spazzatura" ciò che scrive King, giuro che pago di tasca mia due sicari per venire ad eliminarti... :o)
Tu scrivi in una maniera che può assolutamente funzionare, se vuoi intraprendere quella strada, e sto parlando semplicemente di "tecnica", non di contenuti. Non è vero che si possa essere "scrittori" ignorando la grammatica, o costruendo frasi difficili da leggere, come - tra le righe - mi sembra tu sostenga: Hemingway mica buttava giù parole a casaccio, credo che le regole dello scrivere le conoscesse eccome. E comunque, prima di dare alle stampe qualunque cosa, i correttori sono lì per questo...
Per ultimo, considero quello che faccio la cosa più bella del mondo. Saper scrivere credo sia un'arte (non un lavoro) bellissima, un'attività tra le migliori che ci si possano augurare... eppure, non la cambierei mai con ciò che ho la fortuna di fare adesso. A volte mi capita di cercare di immaginare cosa sarebbe potuto essere il mio mondo, se non avessi avuto da Dio il regalo di poter fare quello che faccio... e non ci riesco. Semplicemente, non ci riesco.
Spero tu possa vivere lo stesso sogno. Il tuo, sogno.
- Login o registrati per inviare commenti
Condivido quasi nulla...
...di quello che hai detto...
tranne il fatto che sei liberissimo di avere il tuo punto di vista, naturalmente.
- Login o registrati per inviare commenti
E chi ha detto che Dan Brown
E chi ha detto che Dan Brown non è uno scrittore?????? Io no. Ti ho soltanto detto che esistono motivazioni ed obiettivi diversi. Tutto li. Alcuni nascono scrittori, perchè lo sono naturalmente, altri lo diventano. Alcuni parlano di se, altri scrivono per divertire gli altri. La fantascienza è un ramo nobilissimo della letteratura (Asimov, Clarke...e tanti altri), che diverte e fa pure pensare, King nel suo genere (può piacere o non piacere, ma questo non conta....) è unico, Ken Follett è un indiscusso maestro (I pilastri della terra, tanto per fare un esempio....). Tu hai deciso di diventare scrittore. Bene. Aspirazione legittima, lecita. Anche se non è facile.
Io credo di essere nato scrittore, e non lo voglio diventare. Aspirazione legittima anche la mia. Se i tuoi testi mi comunicheranno qualcosa, li leggerò, altrimenti no. E lo stesso tu farai con i miei. Punto e basta.
Io ad esempio, stravedo per Cussler (quello di Dirk Pitt), che non vincerà mai il nobel per la letteratura. Adoro Deaver....insomma, sono "commerciali", ma sanno scrivere.
Quindi, nessuna polemica. Soltanto mi pare che tu abbia scelto una strada difficile. Ma non è detto che l'altra non lo sia.
Un caro saluto
PIero
- Login o registrati per inviare commenti
Eh sì, effettivamente...
...dire che "non siamo sulla stessa lunghezza d'onda" è un eufemismo...
a cominciare dalla prima lettera con cui scriviamo il Suo nome :o)
Ma so tollerare qualunque opinione diversa dalla mia, purchè espressa con educazione e purchè rientri nei limiti.
Limiti che un paio di volte sono stati di gran lunga superati (ricorderai bene in quali occasioni...), e che non sono tuttora disposta a tollerare che non vengano rispettati. Almeno su questo, credo, concorderai...
- Login o registrati per inviare commenti
Il concetto di divinità
Prima di affrontare una discussione su un qualunque argomento è necessario documentarsi, soprattutto se il tema del contendere è elevato.
A chi volesse arricchire le proprie conoscenze sul concetto di divinità, esaminando anche il punto di vista di laici, razionalisti, agnostici e atei, mi permetto di segnalare il sito http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/ cominciando a leggere un numero a caso della rivista L’Ateo on line.
Troverà articoli di filosofia, storia, sociologia, fisica, scienza.
N.B. Ho riscritto il commento perché nella prima versione avevo dimenticato di disattivare il collegamento ipertestuale al sito segnalato.
- Login o registrati per inviare commenti
che casino di commenti,
sembra la terza guerra punica.
ma se pensi davvero che i religiosi non hanno dubbi sull'esistenza di Dio, be' mi pare che dai troppo per scontato ciò che scontato non è. Anzi, spesso sono i religiosi coloro che credono meno di altri. Un premio Nobel della letteratura, Saul Bellow, diceva che i preti hanno l'espressione sempre rilassata perché non hanno nulla da pensare. se non pensano non si pongono nemmeno il problema, non ti pare?
- Login o registrati per inviare commenti
Hai ragione...
...è proprio una definizione "sommaria".
Così come, evidentemente, Bellow è la dimostrazione pratica che anche i premi Nobel, in quanto esseri umani come gli altri, possono talvolta dire solenni fesserie.
- Login o registrati per inviare commenti
O si pensa o si crede
Risposta a rafDerose
Hai perfettamente ragione. I credenti che si pongono il problema della divinità in maniera ‘disinteressata’, e con i quali si può discutere, in verità sono pochi.
Con i religiosi ‘militanti’, invece, ogni pacato discorso è impossibile perché ‘barano’, nel senso che fino a un certo punto utilizzano il ragionamento, quando però si trovano alle strette si rifugiano nel dogma.
Il fatto è che, come dice Schopenhauer, “o si pensa o si crede”. Cito un suo pensiero: "Le religioni sono come le lucciole: per brillare hanno bisogno dell’oscurità.”
Per chi è interessato: "O si pensa o si crede. Scritti sulla religione” di Schopenhauer Arthur. BUR Biblioteca Univ. Rizzoli (collana Classici).
Riporto la presentazione del libro: «Di solito sono gli dei che fulminano gli uomini. In questo libro, invece, abbiamo un filosofo che fulmina gli dei, al plurale come al singolare. E non è detto che le sue saette siano meno micidiali di quelle celesti. E se Nietzsche, con l'enfasi abituale, proclama la morte di Dio, Schopemhauer, ora con il suo sarcasmo ora con la sua logica implacabile, quel dio lo uccide davvero, togliendo qualsiasi validità teoretica al teismo. Questi scritti, alcuni dei quali ancora inediti per il lettore italiano, sono il migliore antidoto contro il rigurgito pauroso di fideismo e di superstizione, ma servono anche per smoccolare e intonacare la filosofia, sulla quale i ciarlatani hanno sparso una coltre di fumo che non le appartiene».
Teologo - Vano soccorso / alla ragione / chiedi // se, da quella / incalzato, // del dogma, / che la nega, / ti fai / usbergo.
- Login o registrati per inviare commenti
Religiosi dubbiosi?
Risposta a callettino
I più forti dubbi li hanno avuti e li hanno i grandi pensatori cristiani, i padri della chiesa, i teologi, molti santi. Che cosa sono le loro opere se non una continua ricerca di risposte ai loro dubbi? Le Confessioni di Agostino sono un classico che tutti dovrebbero leggere.
Ho conosciuto (studi classici in un collegio vescovile) preti colti e aperti alla discussione. Con altri ho avuto scontri muro contro muro, ad es. su Galileo, al liceo (vedi la mia poesia su questo sito dedicata allo scienziato e, soprattutto, la sua abiura).
Ho amici credenti con i quali si può discutere perché si può parlare di religione con agganci agli studi biblici, alla critica testuale, alla storia, alla filosofia, alla scienza. Ma come puoi discutere con chi (la stragrande maggioranza dei cattolici) di queste cose non sa assolutamente nulla?
Il dramma è che chi più sa più cerca di approfondire - leggendo anche e soprattutto i punti di vista contrari ai suoi - ed è in grado di riconoscere dignità - se non verità - alle posizioni diverse dalle sue.
Chi meno sa, o non sa proprio nulla, non approfondisce, perché presume di possedere una sorta di scienza infusa.
Il mio consiglio di documentarsi era rivolto - senza reali speranze - a queste persone.
- Login o registrati per inviare commenti










