Dimostrazione scientifica dell’esistenza di (un) Dio.

ritratto di rafDerose







Oggi ho voglia di qualcosa di leggero. Fa caldo, l’afa mi tortura, l’insonnia mi perseguita, così preferisco affrontare un argomento semplice, poco complicato, di facile comprensione e soluzione.

 

Voglio parlare dell’esistenza di Dio.

E dare una risposta rigorosamente scientifica alla domanda che tutti si pongono da sempre: Dio esiste?

 

Beh, in effetti non tutti se lo chiedono. I religiosi, per esempio, non hanno dubbi. Gli atei nemmeno. Ma credo che la stragrande maggioranza stia, come me, nel centro, perplessa, priva della fede dei primi, e della convinzione dei secondi.

 

Trovo sorprendente che l’argomento preferito dagli atei per negare l’esistenza di un creatore sia l’evidenza scientifica. Secondo questo pensiero, tutte le nostre conoscenze sulla natura e sulle leggi che ne regolano il funzionamento dimostrerebbero la non esistenza di un essere sovrannaturale. E si ricorda come la credenza negli dei sia nata dall’esigenza umana di spiegare fenomeni che, all’epoca, non potevano essere compresi: un fulmine, la pioggia, il vento…

La chiesa, dal canto suo, si pone nella posizione diametralmente opposta: la verità è nel Verbo, rivelata e non spiegata, e non nell’indagine scientifica, apparentemente volta e destinata solo a cercare di dimostrare che non ci sono Padreterni da nessuna parte.

 

Viene il sospetto che scienza e religione, anziché perseguire la ricerca della verità, siano preoccupate soprattutto a garantire e proteggere i privilegi delle rispettive caste contro l’attacco di quelle altrui.

 

Se ci fosse collaborazione, e maggior apertura mentale (da entrambe le parti), forse sarebbe possibile conseguire risultati migliori.

 

Le teorie sulle origini della vita e sull’evoluzione della specie costituiscono uno dei terreni di scontro più accesi nella disputa fra fede e ragione: la prima ne nega l’evidenza, la seconda (e non mi spiego perché) le ritiene prove inconfutabili della non esistenza di alcun creatore.

È facile vedere invece che, assieme al secondo principio della termodinamica, esse dimostrano inequivocabilmente l’esistenza di un’entità esterna all’uomo che, in qualche modo, ha forgiato la vita sulla Terra nelle forme attualmente esistenti.

 

Sappiamo più o meno tutti, almeno per sentito dire, cosa dicono le prime, succitate teorie.

La vita, come la conosciamo oggi, e della quale ci sentiamo, modestia a parte, gli elementi di spicco, si è sviluppata attraverso i millenni attraverso una lunga e complicata successione di reazioni che, da elementi semplici, hanno prodotto composti sempre più complessi.

Questo sarebbe vero in una prima fase, che secondo alcune teorie avrebbero portato alla formazione di molecole organiche da elementi inorganici, in condizioni ambientali non più esistenti sulla Terra (secondo altri, invece, la vita ha sempre fatto parte dell’universo, e nella sua forma più elementare si sarebbe distribuita nello spazio in diversi modi – meteoriti, gas, pulviscoli… astronavi); ancor più vero in quella successiva, che da forme di vita estremamente semplici e “caserecce” (batteri) ha portato alla costituzione di organismi sempre più evoluti e meglio organizzati: alghe, molluschi, e così via fino al nostro possente Schwarzenegger. Mi raccomando, si tenga ben presente questa parola: “organizzati”; o “ordinati”, in un certo senso equivalente.

E questo, al momento, è quanto viene accettato dalla comunità scientifica, in contrapposizione alla storiella del “fiat lux””, dei sette giorni,  e di Adamo ed Eva. Un’allegoria, chiaramente, alla quale qualcuno pretende di prestar fede alla lettera.

 

Immagino sarà meno consistente il numero di persone a conoscenza dei tre principi della termodinamica, ed in particolare il secondo.

Questo principio sostiene, in parole più povere possibili, che in un qualsiasi sistema un qualsiasi processo evolve sempre spontaneamente (secondo termine da ricordare: “spontaneamente”, ovvero senza nessun intervento dall’esterno) nel senso di maggior disordine nel sistema stesso (terzo termine da tener presente, “disordine“, che poi è la parola chiave più importante di tutte). Per esprimere questo, gli scienziati usano una parola difficile (che ci volete fare, si divertono così. Forse per darsi più tono. Come certi cattolici, che preferiscono parlare in latino anche quando indirizzano alla gente dei messaggi che, essa gente, sarebbe il caso capisse). La parola in questione è “entropia”, che rappresenterebbe una misura del disordine dell’universo, e declamano il principio dicendo che “l’entropia è una funzione non decrescente nel tempo”. Chiaro, no?

Vabbe’, questa l’ho detta per completezza, ma conviene riferirci alla precedente enunciazione, più semplice.

 

Quindi, ripeto, in maniera, spero, ancora più comprensibile: in natura, qualsiasi cosa accada, accade spontaneamente solo se il risultato comporta un disordine maggiore rispetto alla situazione di partenza. Altrimenti, per farlo accadere, bisogna intervenire in qualche modo dall’esterno.

 

Per chiarire con un esempio pratico, questo significa che, per esempio, se volete del ghiaccio è inutile che mettiate su un tavolo un bicchiere di acqua ed aspettiate che solidifichi (a meno che non vi troviate in qualche accogliente posticino a temperatura sottozero, ma in questo caso non so cosa possiate farvene di un cubetto di ghiaccio).

Il calore passa sempre spontaneamente dal corpo a temperatura più alta a quella più bassa, mai il contrario.

Mai, da solo, in una torrida giornata d’agosto, quel nostro bicchier d’acqua cederà all’ambiente circostante il calore necessario per raffreddarsi e solidificarsi. Semmai, lo osserviamo tranquillamente, è l’ambiente circostante che cede ad esso, senza alcun intervento da parte di nessuno, parte del suo calore, trasformando il suo contenuto di acqua fresca (o di aranciata, o coca cola) in un brodino imbevibile.

Questo, semplicemente, perché il ghiaccio ha una struttura più ordinata rispetto alla corrispondente quantità di acqua (e, generalmente, qualsiasi corpo o liquido più freddo rispetto allo stesso corpo a temperatura più alta): nel primo caso, le molecole si dispongono in un determinato posto e se ne stanno lì buone senza muoversi (beh, più o meno), mentre nel liquido sono libere di spostarsi come vogliono e posizionarsi dove capita (condizione di maggior disordine).

Per raggiungere il nostro scopo, bisognerà intervenire dall’esterno, e cioè mettere quell’acqua in un freezer. Freezer che compierà del lavoro sulla nostra acqua per toglierle il calore necessario, ma che lo butterà nell’ambiente sommato a quello prodotto da esso stesso per funzionare, per cui, alla fine, il “caldo” complessivo del sistema (e quindi il suo disordine) sarà aumentato. Non date retta ai cartoni animati di Tom e Jerry, dove aprono la porta del frigorifero per gelare la stanza e pattinarci su, non funziona così.

Provare per credere.

 

Un’altra conseguenza di questo principio la applichiamo inconsapevolmente quando giochiamo al superenalotto.

Chi di voi ha provato a giocare la sestina “1, 2, 3, 4, 5, 6”?

Scommetto nessuno.

Immagino che chiunque, di voi, dirà: una sequenza simile non uscirà mai.

Non è corretto, perché non esiste alcun motivo perché essa non debba uscire. Piuttosto, è più esatto pensare che una sequenza così ordinata di numeri abbia una probabilità minore di uscire di una sequenza più disordinata, e questo è giusto, e rispecchia esattamente il significato del principio termodinamico di cui stiamo parlando.

È per questo motivo che, scegliendo i numeri, tipicamente tendiamo a distribuirli nell’arco completo dei valori fra uno e novanta (commettendo, però, lo stesso errore, se la distribuzione è troppo “uniforme”), e che, se prendiamo una schedina precompilata, storciamo la bocca se ci sono due o addirittura tre numeri troppo vicini fra loro, o semplicemente nella stessa decina, anche se l’esperienza insegna che un evento del genere capita abbastanza di frequente (anche in questo caso, cerchiamo di mettere ordine nel disordine che andiamo cercando).

Il concetto è sempre lo stesso: maggior disordine, maggiore probabilità di verificarsi.

Ma se dovesse uscire “1, 2, 3, 4, 5, 6”, il principio dell’entropia avrebbe fallito?

No, perché l’enunciato parla di funzione “non decrescente” nel tempo, ovverosia che, con il passare del tempo, il disordine totale dell’universo non può diminuire (solo aumentare, o, in circostanze particolari ed alquanto improbabili – anche se non impossibili – rimanere inalterato). L’uscita di questa sestina significherebbe il verificarsi di una situazione ordinata come una già possibile in partenza (in quanto questa, ed altre combinazioni altrettanto ordinate sono già esistenti nell’insieme di combinazioni possibili), per cui il disordine risultante non diminuirebbe (non può!), ma resterebbe uguale a quello preesistente.

Se per assurdo uscisse una combinazione più ordinata di quelle prevedibili in partenza allora sì si avrebbe un risultato a maggior ordine, e quindi una diminuzione del disordine dell’universo, ma una simile combinazione non esiste. Per esempio, una sequenza più ordinata di quelle possibili su sei numeri sarebbe “1, 2, 3, 4, 5, 6, 7”, perché sette numeri ordinati sono più ordinati di sei numeri ordinati (ehi, ve la ricordate quella pubblicità “un amaro poco amaro è meno amaro di un amaro molto amaro”?).

Ma, nel superenalotto, una sequenza del genere non uscirà mai, semplicemente perché i numeri estratti sono sei! E la nostra entropia è salva.

 

Ma torniamo all’evoluzione della specie.

 

Secondo quelle teorie, dicevo, la vita che conosciamo è il risultato di una serie di trasformazioni che, da organismi semplici, monocellulari, ha portato ad una disposizione altamente specializzata di cellule diverse a formare organi diversi, organi assemblati a loro volta a costruire organismi secondo un’organizzazione (perdonate queste ripetizioni, in ambito scientifico non è sempre facile essere stylistically correct) sempre più complessa: siamo cioè passati da una situazione di disordine relativo ad un’ingegnerizzazione sbalorditiva dei vari componenti per la generazione di una struttura altamente sofisticata.

In pratica, da una situazione originaria di disordine ad una organizzazione via via sempre più ordinata.

E questo, per il secondo principio della termodinamica, non può essere avvenuta spontaneamente, perché si sarebbe verificata, col passare del tempo, una diminuzione di entropia, di disordine generale.

E questo, ancora, significa che, per aver avuto luogo, l’evoluzione della vita ha avuto bisogno di un intervento esterno al sistema Terra.

 

Conclusione: o gli scienziati rinunciano alla teoria dell’evoluzione (con sommo dispiacere della chiesa), o al secondo principio della termodinamica, oppure devono sommare due più due ed arrivare al risultato sopra esposto. Cioè all’esistenza di un dio.

 

O, perlomeno, di qualcosa di concettualmente molto simile a ciò che l’uomo ha sempre denominato dio.

 

Naturalmente, quanto sopra esposto dimostra che un dio esiste, ma nulla dice, né potrebbe, su chi esso sia. Potrebbe chiamarsi Geova, Allah, Budda, Odino… Dio. Potrebbero essere state creature extraterrestri che non avevano niente di meglio da fare (ma in questo caso il problema si sposterebbe sulle “loro” origini).

Questo sì è argomento di fede.

 

Che si scornino fra loro le varie religioni, ma non scienza e fede.

 

Nonostante le considerazioni sopra esposte, comunque, io continuo a far parte di quel centro di dubbiosi, stretti fra credenti ed atei, che non sanno ancora decidersi. Perché aver dimostrato che qualcosa esiste, ma non avere nessuna informazione certa su di esso, equivale pressappoco a non aver dimostrato nulla.

 

L’evento della mia nascita in un paese tradizionalmente (non istituzionalmente, tengo a precisare, non vorrei creare qualche vespaio) cattolico, l’educazione ricevuta ad un’età in cui il senso critico deficita, e si tende ad ingoiare qualsiasi cosa ti propinano, e gli studi storici su un personaggio chiamato Gesù Cristo, mi farebbero protendere verso questo tipo di fede.

 

Ma se guardo il mondo, ciò che su esso avviene, e non solo a causa dell’uomo (un vero capolavoro, Signore, complimenti!), se penso a quelle che sono chiamate leggi di natura e stabiliscono che la sopravvivenza di un essere dipenda dalla sopraffazione di un altro (coppia leone-gazzella, o pesce grande-pesce piccolo, o anche capitalista-operaio, delinquente-uomo comune, eletto-elettore), mi viene tremendamente difficile accettare che tutto questo sia stato creato da un Dio buono e misericordioso.

 

Mi sembra più plausibile vedere il tutto come l’opera di un demonio maligno in vena di divertirsi.

 

(questo, ed altri scritti, sul mio blog http://rafderose.splinder.com/)

(Questo scritto sviluppa un episodio, comunque marginale, di un romanzo di fantascienza, “Perfect Killer”, al quale sto ancora lavorando. Precisazione necessaria per evitare che, nel beneaugurato – almeno da parte mia - caso di ultimazione e pubblicazione, una sua eventuale lettura, sommata ad un vago ricordo di quest’articolo, possa far pensare ad un plagio)

 

 

Gradimento

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ritratto di Caino

quindi..

..in "Moti Browniani", che non rispettano il secondo principio della termodinamica, sarebbero spiegabili con un intervento divino?

:-)

p.s.: il secondo principio (per sua definizione) non è applicabile ad entità immateriali come i numeri od i sogni: fra l'altro i sogni esulano totalmente dal secondo principio ...anche qui si potrebbe parlare di miracolo? ;-)

ritratto di rafDerose

Moti Browniani...

Non l'ho detto nell'articolo, ma il secondo principio non è valido in ambiti microscopici... cosa che non ci tocca, visto che stiamo parlando dell'ecosistema dell'intero pianeta. Sulla sua inapplicabilità sui numeri, la legge termodinamica forse no, ma sul principio logico "maggior disordine" --> "maggior probabilità" non si dovrebbe aver dubbi. Sul discorso dei sogni... o dell'anima... non ho parlato di miracoli, ma di eventi che spontaneamente son avrebbero la possibilità di verificarsi, e che quindi una mano, dall'esterno, deve intervenire.

ritratto di Caino

insomma..

'sto benedetto dio non avrebbe voce nella microsfera, ma solo nella mascrosfera (un dio che si occupa solo di problemi importanti?) e non si occuperebbe dei fatti dell'animo ..un dio materialista ed edonostico???

coi numeri non funziona neppure la teoria del caos: il numero 1 non sa di venire prima del 2 (mentre il bicchiere gelato sa d'essere ad un livello d'entropia diverso rispetto a quello della stanza calda)

il principio "logico" maggior disordine/maggior probabilità si applica solo ad una limitata parte delle componenti dell'universo conosciuto... e, ripeto, non alle entità immateriali (i numeri), in quanto non soggette alle regole della fisica.

 :-)

ritratto di rafDerose

dio e principio

Probabilmente, nonostante i miei sforzi per essere chiaro, non mi sono spiegato bene:

1) non volevo sostenere che il secondo principio della termodinamica fosse dio. Ho solo sostenuto che, in base alle teorie oggi comunemente accettate dalla scienza, e ai modelli utilizzati per descrivere il mondo macroscopico, esistono due leggi, norme, regole, chiamiamole come le vogliamo chiamare, che, messe assieme, dimostrano un certo enunciato.

2) l'esempio numerico voleva essere, più che altro, un... esempio, appunto, per far capire meglio un principio che, enunciato in maniera rigorosa, è poco chiaro a chi non si intende in modo particolare di matematica e fisica, cioé il pubblico al quale, prevalentemente, sarebbe indirizzato l'articolo. Se ciò provoca confusione, fermiamoci all'esempio del ghiaccio

ritratto di Caino

effettivamente..

..non sei stato chiaro, e non lo sei nemmeno adesso.

Sei tu che provochi confusioni impantanandoti in affermazioni insostenibili.

Vedi, raf, quando il grande Asimov enunciò le sue "leggi della robotica" (in maniera estremamente leggera&giocosa) un magistrato americano (futuro giudice della Corte Suprema) ebbe a commentare che erano "leggi" inattaccabili dal punto di vista costituzionale, ovviamente ammettendo l'esistenza dei robot.

Ecco, io non saprei "giudicare" il tuo scritto come opera letteraria, a parte per il mio opinabile gusto personale, ma posso giudicare le affermazioni in esso contenute.. e sono risibili per qualsiasi racconto di fantascienza che si rispetti: quando chiami in campo la scienza devi essere preparato a sostenere gli argomenti in modo scientifico, per fantasiosi che possano essere.

 :-)

ritratto di rafDerose

caro Caino

ho trovato il tuo primo commento ineccepibile, anche se ho provato a ribattere, come accade in una qualsiasi disputa, perché entrava nel merito delle mie affermazioni, e segnalava alcune imprecisioni (?), sui moti e sui numeri.

Quest'ultimo tuo, invece, va in tutt'altra direzione: commenti generici e soggettivi (comunque bene accetti, anche perché presentati con estremo garbo) e non obiezioni sui fatti.

Affermazioni insostenibili? D'accordo. Quali, e perché insostenibili. Dov'è l'errore?

Un giochino che facevo una volta agli amici (più sprovveduti in campo matematico) è il seguente:

3 - 3 = 0

4 - 4 = 0

==> 3 - 3 = 4 - 4

evidenziando: 3x(1-1) = 4x(1 - 1)

e semplificando il termine che compare in entrambi i lati dell'equazione: 3 = 4

Questo risultato è chiaramente inaccettabile, ma a me non basta che tu mi dica che è sbagliato... o risibile. Dimmi dov'è l'errore. Perché se tu insisti che è sbagliato, ed io che è giusto, non andiamo da nessuna parte. Se indichi l'errore, o io riesco a dimostrare che errore non è, o hai vinto tu.

Con simpatia...

Raf

ritratto di Caino

Raf..

questo è un giochino patetico anche in terza elementare, non vorrai dire che quel presupposto sbagliato è il tuo metro di prova per la conoscenza dell'algebra ;-)

Allora, due cose:

io non gioco mai a chi ce l'ha più lungo, non qui almeno ;-)

ciò che hai esposto non sposta di un ette la risibilità delle affermazioni presentate nel tuo racconto

Quali sono le affermazioni sbagliate?

quella basilare in cui dichiari che la termodinamica è la prova dell'esistenza di un essere superiore ..e, quando ti fanno notare che, in natura, (quello dei sogni era una battuta, evidentemente incompresa) ci sono n eventi che sfuggono i principi della termodinamica, quindi sarebbero necessari (scientificamente) n esseri superiori che, per definizione, diventano un essere comune; quando ti fanno notare questo piccolo inghippo, dicevo, tu te ne esci affermando che il "tuo" essere superiore non contempla null'altro che il macrocosmo... anche come fantascienza mi pare deboluccia, no?

e poi mi spari una metà della tesi sproloquiando sul caos dei numeri e quando ti fanno notare che i numeri sono entità immateriali te ne salti fuori dicendo che era solo un esempio per "menti deboli".

Mi sembra che, per uno scrittore che vorrebbe fare della fantascienza questo basti ed avanzi.

Da ultimo il tuo patetico trucchetto per sviare le gaffes in cui ti sei autoinvischiato non fa altro che evidenziare l'autogol

risparmiati la simpatia, Raf, io non te ne suscito affatto e tu mi sei totalmente indifferente; quando si parla di (fanta)scienza non sono le persone che parlano ma sono le loro tesi, per cui sentimenti come simpatia&collegati sono assolutamente fuori luogo (il Dott. Einstein era, per moltissimi, la persona più antipatica del modo ..ma le sue teorie erano, e sono, geniali)

:-)

ritratto di rafDerose

OK, Caino

come vuoi, ritiro la simpatia. Hai ragione, non ne provo, ed era solo un misero tentativo di abbassare la temperatura di questo confronto (caspita, qua l'entropia sta andando a mille!)

Il giochino matematico patetico non era un metro, ma solo un (ennesimo) esempio per chiarire quello che volevo dire: non basta dire che una cosa è sbagliata, bisogna anche spiegare dov'è l'errore.

Non capisco cosa sia quel gioco del più lungo, quindi su questo non ribatto, avrai ragione tu.

Poi non ho detto che il secondo principio della termodinamica dimostra l'esistenza di Dio (e se ci sono N eccezioni ad essa, non è necessario che ci siano N dei, ne basta uno per tutti... a meno che non vogliamo credere nell'organizzazione gerarchica presente nell'Olimpo). Ho detto che questo principio, assieme alla teoria dell'evoluzione, porta a questa conclusione. Se dagli esseri monocellulari si è passatiad un meccanismo così ordinato e ben organizzato non solo del corpo umano, ma di qualsiasi altro essere vivente sulla terra, e quel principio accetta come eccezione anche eventi del genere, allora siamo di fronte ad un principio davvero ciofeca.

Infine l'esempio numerico... non era per "menti deboli". Non considero tali le persone non ferrate in termodinamica. Semplicemente, un profano, di solito, afferra meglio un concetto se lo si spiega con esempi, anche quando questi c'entrano come cavoli a merenda con l'argomento. E' lo sviluppo logico che va seguito, il meccanismo che dalla premessa porta alla conclusione.

 

ritratto di Caino

Raf..

..mi sa che più chiacchieri più sprofondi.

Ti lascio, senza rimorsi e senza speranze, alle tue profondità

:-)

p.s.: se intenderai diventare (in un lontanissimo futuro) uno scrittore ricordati che quello che scrivi rimane scritto  e che basta andarlo a rileggere per trovare contraddizioni&ipocrisia a volontà

p.p.s.: pure io scrivo qualcosa (con una certa regolarità) in queste pagine, ma mai mi è sfiorata l'idea di dichiararmi "scrittore" ...quindi fai attenzione anche con le affermazioni di carattere generalistico.

ritratto di rafDerose

addio...

Devo avere una qualche maledizione addosso, ma qualsiasi cosa pubblico pesta i calli a qualcuno. Con il mio Robin Hood ho suscitato le ire di Bastreghi, con questo le tue...

Comincio proprio a demoralizzarmi.

Il mio testo non t'è piaciuto, e questo s'è capito. La reazione mi sembra un po' spropositata, però, come quella di Franco, ma lì avevo toccato il suo Dio, con te non capisco proprio.

Per quanto riguarda l'essermi dichiarato scrittore... ho solo detto che sogno di diventarlo :che c'è di male? C'è chi aspira a fare l'ingegnere, chi il calciatore, chi l'onorevole, io lo scrittore. Sul fatto che abbia dei limiti, in questo, lo dimostra che, finora, non mi è mai stato pubblicato nulla (e sei stato davvero carino a sottolinearlo, parlando di lontanissimo futuro), e se il mio modo di scrivere non ti piace liberissimo di dirlo. Ma non pretendere anche che io mi debba vergognare per aver osato, per aver coltivato un sogno.

ritratto di Caino

Raf..

..nessuna ira, non vedo dove siano dei miei commenti in cui si legga ira: ho semplicemente detto che la tua tesi non sta in piedi (neppure in un romanzo fantascientifico), se leggi bene vedrai che io non ho commentato il tuo testo, ma ho, anzi, esplicitamente detto che non faccio commenti al modo in cui è scritto.

Per quanto riguarda la tua aspirazione a diventare scrittore: tu, ovviamente, aspiri a diventare ciò che più t'aggrada, non era l'aspirazione che io contestavo ma la generalizzazione estensiva di un tuo desiderio.

Da ultimo il pubblico si raggiunge sussurrando con abilità non sbraitando con prosopopea, sopratutto un pubblico come quello di net che ormai ne ha viste e lette di tutti i colori.

ritratto di rafDerose

Amen...

Vabbe', m'era parso.

Mi sarò sbagliato.

ritratto di Domenica

Raf...

ho letto con attenzione, e mi ripropongo di rileggere, la tua pubblicazione. Ti  faccio i complimenti per avere avuto il coraggio di trattare un tema così importante e di averlo fatto  con leggerezza, intelligenza e anche un pizzico di umorismo. Il tema, che merita attenzione,  viene spesso liquidato come se non ci toccasse profondamente.

Io vado sempre " a caccia" di argomenti o persone che possano aiutarmi a trovare elementi conoscitivi,  una via da percorrere con serenità, anche se ho piena coscienza che credere in Dio sia  un atto di fede, qualcosa che nasce nel nostro intimo. Della  presenza  di Dio ho certezza in alcuni momenti "speciali", quando vengo rapita  dalla bellezza che l'intelligenza umana e l'arte, in tutte le sue forme, mi offrono. In altri, come te, entro in crisi e non so darmi una spiegazione.

Spero si accenda un dibattito sull'argomento... 

ritratto di Blue

Non entrerò...

...nel dettaglio del contenuto, perchè questo non è un Forum, il tuo non è un "post" ma semplicemente un breve racconto in cui confermo di riconoscere le caratteristiche elencate da Domenica, e perchè tutto vorrei mi capitasse di leggere tranne che un'ennesima bega da ballatoio su un argomento del genere. Mi limiterò quindi al "come" lo hai scritto, che poi dovrebbe essere la cosa più importante in un sito letterario: ed in questo, devo dire che personalmente apprezzo molto il tuo modo di scrivere, i tempi e la costruzione stessa delle frasi... sembra cosa di poco conto, ma è invece l'unico modo di avvincere il lettore, indipendentemente dagli argomenti trattati di volta in volta.

ritratto di rafDerose

cara Blue, ti ringrazio

Un testo è dato da forma e contenuto.

Uno scrittore è uno che cerca di produrre testi.

Il suo successo (su grande scala, nei casi di bestseller, su piccola scala, per l'apprezzamento di un suo lettore) dipende essenzialmente da quello: cosa scrive, se lo scrive in maniera convincente, in maniera chiara e leggibile, se riesce a strappare un'emozione, o un sorriso, o a porre domande (ma questo è da intellettuali, categoria che detesto) in chi legge i suoi scritti.

Ed è su questo che mi preme, soprattutto, avere pareri. Anche per capire se è il caso che continui su questa strada, o se è meglio che mi dia al golf.

Il fatto di affrontare argomenti fin troppo ambiziosi, come la dimostrazione dell'esistenza di un dio, o delle capacità di fare il presidente del consiglio di un altro dio, è solo un modo per (cercare di) attrarre lettori, che, per uno scrittore, rimane comunque la sfida più difficile.

 

ritratto di Blue

Sorry, non avevo inteso...

...che ti fossi spinto già così avanti...
cioè che avessi già deciso di intraprendere la strada dello "scrittore", tout court. Quand'è così, è giusto che tu venga "giudicato" (si fa per dire) anche in base al contenuto, come tu stesso sostieni. Per quel che può valere, io penso che tu abbia sicuramente i "numeri" per continuare: anche quando non avvincono del tutto, le tue letture non annoiano, ed è già tanto, credimi. Naturalmente, come succede anche agli scrittori più famosi e capaci, prima o poi scriverai qualche solenne boiata... l'importante sarà che, in quel momento, tu sappia riconoscerlo, perchè in caso contrario vorrà dire che sarai entrato in una poco commendevole autoesaltazione che di solito non porta molti vantaggi...
Cos'altro? Auguri, ti seguiremo con simpatia.

ritratto di rafDerose

sono sorpreso, Blue

che tu ti sorprenda che io sogni di fare lo scrittore ("aver deciso" mi sembra un'espressione troppo forte ed irreale, magari fosse possibile e bastasse "deciderlo"!). Ero convinto che i frequentatori di questo sito, ed in particolare coloro che pubblicano qualcosa, non i curiosi che capitano per caso e magari leggiucchiano qualcosa qua e là, condividessero tutti questo sogno.

ritratto di Blue

Naturalmente...

...non posso parlare a nome di nessun altro, ma solo per quello che riguarda me:

e nel mio caso, non me ne può importare di meno. Leggo (molto) e scrivo (adesso pochissimo) solo per puro piacere, non ho nessuna velleità in questo campo, la mia vita ed i miei interessi sono lontani anni luce da tutto questo. Non mi è mai passato nemmeno per l'anticamera del cervello di fare un giorno la "scrittrice", per un milione di ragioni.
Come vedi, questo non è il "sogno" di tutti... il "sogno" di fare quello che mi piace fare, grazie a Dio, lo sto già vivendo. Per fortuna.

ritratto di Domenica

Cara blue







 Cara Blue, stare a spettegolare in un ballatoio o in seno ad un gruppo che esprime educatamente le proprie idee dipende solo da noi...detto questo aggiungo che limitarsi a dare una valutazione su come un argomento, un racconto o una poesia viene  scritta non può assolutamente  bastare, secondo il mio modesto parere. Sono tante le persone che scrivono bene, dagli avvocati ai professori e tante  altre, ma se il contenuto di ciò che scrivono non riveste interesse, non suscita emozioni  non possiamo di certo annoverarli   fra gli  scrittori, i poeti e quant'altro. I grandi del passato ci forniscono esempi molto chiari e lapidari di forma e contenuto. Forse lo scopo di Raf  era quello di  avere opinioni sul suo modo di scrivere e non  parlare di Dio, così come l’ ho inteso io.

Ok... per quanto mi riguarda va benissimo anche così...aperta  e chiusa ogni dissertazione...

 

Ps. Mi delude raf quando dice:

“Il fatto di affrontare argomenti fin troppo ambiziosi, come la dimostrazione dell'esistenza di un dio, o delle capacità di fare il presidente del consiglio di un altro dio, è solo un modo per (cercare di) attrarre lettori, che, per uno scrittore, rimane comunque la sfida più difficile.”

Forse, sbagliando, io penso che si trattano gli argomenti che si sentono prioritari, che pulsano dentro, a prescindere se attraggono o meno i lettori. Si scrive. Punto

Dopo i chiarimenti, a dire il vero, il suo scritto lo trovo sempre ben scritto ma assai meno interessante di prima...

 

 

 

ritratto di Blue

Sì, teoricamente...

...hai ragione. Ma l'esperienza (non solo su questo sito) insegna che "certi" argomenti è meglio lasciarli alla propria coscienza, sia perchè difficilmente si riesce a discuterne con pacatezza senza che ognuno prima o poi parta lancia in resta facendosi paladino delle proprie convinzioni come se fosse depositario della verità assoluta, sia perchè semplicemente siano troppo delicati per chiacchierarne come si farebbe di una ricetta di cucina. Vero è, come ho già risposto a raf, che se invece il suo intento è quello di intraprendere la strada della scrittura in modo serio, anche i contenuti meritano di essere soppesati.

Quanto a ciò che dici riguardo la "necessità" di scrivere, quando se ne sente il bisogno quasi fisico, sono assolutamente d'accordo... ma quanto c'è di questo, di solito, e quanto invece soltanto è ricerca della "visibilità", del consenso, del plauso a buon mercato?

Naturalmente il discorso è generale, non riguarda affatto lo scritto di raf...

ritratto di rafDerose

mi spiace di averti deluso, Domenica

... ma forse avevi preso troppo sul serio il mio scritto, come, noto qualcun altro. In particolare Caino, mi sembra un po' troppo infastidito da quello che ho scritto. Mah!

Prima di tutto è chiaro che se uno scrive qualcosa, qualcosa, di quel qualcosa che scrive, sente. Per cui adesso non mi va di passare per un ciarlatano che ha affrontato un argomento importante solo per fare "audience". Ho scritto un articolo da dubbioso, ragionando su alcuni fondamenti scientifici attualmente accettati e tirando fuori una sorta di conclusione. Quanto possa essere esatta questa conclusione non posso essere io a deciderlo (mi sono sentito già abbastanza impudente per aver solo pensato di affrontare un discorso del genere, anche se in maniera poco seriosa), e mi piacerebbe che venisse confutata con argomenti solidi, e non con dichiarazioni generiche.

Secondo punto: sì, è vero ciò che ho negato nel punto precedente. Ho scritto quest'articolo convinto che avrebbe fatto "audience". C'è qualcosa di male nel cercare di raggiungere più pubblico possibile per i propri scritti, soprattutto se si nutrono certe ambizioni (vedi risposta a Blue)?

Nel mio articolo non c'è nessuna voglia di fare proclami, né di insegnare agli altri cos'è la vita, né la presunzione di essere il depositario della verità. E' solo uno scritto che, partendo da alcune premesse, sviluppa una trama e giunge ad un finale il più possibile coerente con quanto sviluppato in precedenza. Sono il primo a non sapere, alla fine, da che parte stare. Se fosse stato un brano musicale, si sarebbe chiamato "Divertimento". Non so se in campo letterario esiste un analogo...

ritratto di Blue

Oh, in questo mi sento...

...di poterti "consolare", caro raf: l'argomento da te trattato è quello principale, il primo fra tutti, di cui in genere si parla quasi sempre a sproposito. Proprio per la ragione che tu esponi: per desiderio di "audience", di visibilità, di dimostrazione di "esistere" in qualunque modo. Altrimenti, perlopiù si passerebbe inosservati.
Non è il tuo caso, ma solitamente l'intolleranza di fondo è palese: e non si tratta di "dissimulazione onesta", ecco perchè è difficile "accettarla" (se mi passi il gioco di parole).

ritratto di Nulla

Interessante

Da una primissima lettura ò interessante il concetto che la vita va in senso contrario alla legge dell'entropia.

Ti leggo meglio, leggo i commenti e nel caso reintervengo.

Stefano.

ritratto di Nulla

Dopo una chiaccherata con Blue

(Lo specifico per evitare che qualcuno pensi che mi ci voglia un ora per centrare un argomento;-)

Riprendo il discorso

Ottimo il modo ed il tema per attirare l'attenzione, e le dodici (tredici con me) repliche lo dimostrano.

Infelici gli esempi 'acqua esiste semplicemente perché la terra e il tuo bicchiere posto sul tavolo ricevono energia dal sole. Senza questa energia non solo l'acqua sarebbe ghiaccio, ma neppure si sarebbe formata e avremmo allo stato solido ossigeno ed idrogeno.

Anche la serie predefinita uno due tre ecc. ha le stesse possibilità di uscire di qualunque altra serie predefinita. Cioé: uno stato che pretendesse che non solo il giocatore azzecchi al lotto,  ma che azzecchi nell'ordine di uscita (Cioé che se giochi 6-13-24-27-71-85 questi numeri escano esattamente con questa combinazione) metterebbe assieme montepremi che farebbero impallidire il superenalotto.

Potevi ricorrere  ad infiniti altri esempi: Mettendo in disordine su un campetto delle bocce, non si allineeranno mai a formare una fila indiana, un quadrato od un pentagono. Mettendole in ordine, è inevitabile che col passare del tempo, fattori casuali (Animaletti, vento. bambini) l'ordine sia distrutto.

Però, il tuo ragionamento sull'entropia tiene.

Agli scienziati, piace poco, perché eliminato Dio sono i più intelligenti fra gli esseri più intelligenti finora appurati. Messo Dio tornano formichine in grado di pensare.

Stefano.

ritratto di Blue

E tutto questo...

...l'hai elucubrato dopo la chiacchierata con me?
Cavoli, gli effetti sono devastanti... mi è venuto il mal di testa dopo averti letto, non ci ho capito un'acca...    :o)

ritratto di Domenica

E tutto questo...ahahah

mi hai fatto ridere per la tua spontaneità e  sincerità...

ritratto di Nulla

Infatti

Infatti non parlavo con te bambolina:-)

Parlavo all'autore dell'articolo, e ho dato per scontato che se ha affrontato il tema era in grado di comprendere le correlate tematiche scientifiche, perché altrimenti, se si è limitato ad apprendere a senso alcuni termini scientifici, non può illudersi che un editore pubblichi un suo testo sull'argomento dato che non basta toccare temi che fanno presa, ma dimostrare d'avere le basi culturali per affrontarli.

ritratto di rafDerose

L'autore dell'articolo...

... non è uno scienziato, ma nemmeno uno sprovveduto che ha leggiucchiato qualcosa qua e là per tirar fuori quattro righi ad effetto.

Infelici gli esempi 'acqua esiste semplicemente perché la terra e il tuo bicchiere posto sul tavolo ricevono energia dal sole. Senza questa energia non solo l'acqua sarebbe ghiaccio, ma neppure si sarebbe formata e avremmo allo stato solido ossigeno ed idrogeno.

Se rileggi bene l'articolo (se ti va, sempre) puoi notare che ho sempre parlato di un "sistema", non dell'universo, e di processi che avvengono all'interno di esso. Ora, il nostro "sistema", appunto, è l'ambiente terrestre, ed il processo che sto considerando è quello di trasformazioni successive per passare da uno stato disordinato iniziale, semplici forme di vita monocellulari, ad uno molto più complesso ed ordinato finale, cioé l'uomo, un elefante, un abete, un pavone. Il resto... lo hai già letto.

 

Anche la serie predefinita uno due tre ecc. ha le stesse possibilità di uscire di qualunque altra serie predefinita.

Sono d'accordo, infatti ho parlato di probabilità, non di possibilità. Come probabilità, insisto su quello che ho detto.

 

Cioé: uno stato che pretendesse che non solo il giocatore azzecchi al lotto,  ma che azzecchi nell'ordine di uscita (Cioé che se giochi 6-13-24-27-71-85 questi numeri escano esattamente con questa combinazione) metterebbe assieme montepremi che farebbero impallidire il superenalotto.

Non c'entra molto, ma giacché ci siamo: le sequenze che vengono date come estratte vengono ordinate all'origine, e presentate in senso crescente per una lettura agevolata. Quindi la sestina 1, 2, 3, 4, 5, 6 è perfettamente equivalente a qualsiasi altra disposizione delle cifre, quindi l'ordine di uscita non è assolutamente richiesto ;)

 

Sulla possibilità di utilizzare altri paragoni... e chi lo mette in dubbio? Ma già il secondo esempio poteva risultare (e, purtroppo, visti gli sviluppi, lo è stato) di troppo, aggiungerne altri sarebbe stato eccessivo.

 

Agli scienziati, piace poco, perché eliminato Dio sono i più intelligenti fra gli esseri più intelligenti finora appurati. Messo Dio tornano formichine in grado di pensare.

Quest'ultima tua riflessione mi fa sorgere un dubbio: non è che per caso, senza volere, con questo articolo ho pestato i calli a qualcuno? (non mi riferisco a te, è evidente)

 

ritratto di Nulla

Calli

Stefano aveva detto:

Agli scienziati, piace poco, perché eliminato Dio sono i più intelligenti fra gli esseri più intelligenti finora appurati. Messo Dio tornano formichine in grado di pensare.

RafDerose ha risposto:

Quest'ultima tua riflessione mi fa sorgere un dubbio: non è che per caso, senza volere, con questo articolo ho pestato i calli a qualcuno? (non mi riferisco a te, è evidente)

 

Per gli altri non posso rispondere.

Io ho gradito il tuo articolo (Ed il mio dire: parto dal presupposto che... Non intendeva certamente avere valenza negativa, Anzi, Replicando a Blue che aveva asserito che avevo parlato difficile, ho appunto replicato d'averlo fatto in quanto presupponevo che simili tematiche ti fossero, come in effetti sono, familiari.)

Stefano.

ritratto di -_-

"la verità è nel Verbo,

"la verità è nel Verbo, rivelata e non spiegata" .. ecco.. questo mi fa sorgere una domanda: come è che i preti ti spiegano il vangelo, se non esiste una spiegazione originale? ognuno allora dice la sua?

"Chi di voi ha provato a giocare la sestina “1, 2, 3, 4, 5, 6”?" ..questa mi ha fatto ridere, perchè io ci sono che l'ho giocata.. ho saltato il 2 però.. ho un ragionamento tutto strano nello scegliere i numeri.. tendente più all'assurdo che alla pseudo certezza.. in fondo niente è certo in quel gioco se non che vorremmo tutti fare 6.. magari non tutti in una volta però..  scusami son arrivata a leggere fin qui.. devo continuare..

ritratto di redheadlove

ringraziando dio, sono ateo...

Intanto, mi fa piacere leggere un testo che parla di cose "profonde" in maniera estremamente semplice. sarebbe bello poter rispondere in maniera chiara e pacata ad ogni dubbio, ad ogni domanda posta senza malizia da un bambino (della serie: come si fa un bambino?). Io esprimo il mio punto di vista, da considerare tale, visto l'argomento trattato e visto che sono tremendamente scettico e tentato di ritagliarmi un dio su misura per me. Parto dal fatto che anche nel metano esistono forme di vita, batteri in particolare. probrabilmente, il tutto è effetttivamente partito come "brodo primordiale" e sviluppato in seguito. credo inoltre che le leggi di natura, come gli accoppiamenti da te citati, non siano da attribuire ad un dio, buono o cattivo, ma al semplice scorrere del tempo che lima gli angoli e scava la roccia. mi spiego meglio...  se tu piantassi un albero sotto un arco alto un metro, cosa succederebbe quando l'albero crescesse oltre il metro? si adatterebbe, sposterebbe il tronco al di qua o al di là del muro. se siamo quello che siamo (animali, vegetali et similia) lo siamo per una sorta di adattamento fatto per sopravvivere. non esiste secondo me un dio buono o cattivo, soltanto persone buone o cattive, ed eventi, fortuiti o meno. moltissime cose sono spiegabili in natura, compersi molti "miracoli" comunemente detti. per i fatti inspiegabili, probabilmente, si potrebbe spiegare col fatto della non conoscenza. non credo ai vari san gennaro, lourdes, apparizioni mariane che non siano dettare da acido lisergico o isteria collettiva. probabilmente se ci siamo è per la normale evoluzione, nient'altro. anche se cio osserviamo siamo il prodotto di millenni di evoluzione, dalla nostra dentatura, capace di incidere e masticare tutto, il sopraccigli e le ciglia, al naso fatto come è, al pollice opponibile, agli occhi sullo stesso lato della faccia e a decine di altre cose. mi rifiuto di considerare sacro un libro che narri le gesta dei profeti e di dio, mi rifiuto di credere all'esistenza della magia e dei vari riti. credo che l'uomo abbia da sempre cercato di giustificare gesti, azioni e fatti col soprannaturale, anche per avere una sorta di giustificazione e per coprire le proprie nefandezze mascherandole con "l'ho fatto in nome di dio!" vedi sacrifici, crociate, conquistadores & co. probabilmente, se dio esiste, se ne strafrega di noi come tali, dei nostri sacrifici, delle nostre preghiere e delle nostre bestemmie. se c'è, dio è neutro. dio è stato, forse, la scintilla che ha fatto partire la "macchina mondo".

Lieto di avere scoperto uno scrittore fluido e semplice anche nelle complicazioni, come non sono io.

ritratto di Domenica

Ringraziando... chi??

l 'inizio del tuo commento è davvero carino...

rispetto la tua idea, ma vorrei, solo a titolo di cronaca, dirti che ho seguito la vicenda strabiliante di una " miracolata di Lourdes" nipote di un mio parente...quando è partita, direttamente dall'ospedale, era piena di piaghe e fossi scavati nelle sue gambe, immobile su un lettino ( non ricordo il nome della malattua devastante che l'affliggeva) ...da Lourdes è tornata risanata, con le sue gambe...miracolo? non lo so...io posso non accettarlo ma resto ugualmente esterrefatta, sto ad osservare tutto ciò che succede e metto insieme i tasselli...ma a  priori non mi sento di escludere la presenza di Dio, anche se nessuno  dite  l'abbia mai incontrato in carne ed ossa...

 

 

 

 

ritratto di redheadlove

domenica

ahahahah! certo, l'inizio è un piccolo scherzo! per i miracoli... spesso (per me, bada bene) si tratta di suggestione: ci sono casi riportati in letteratura scientifica, di persone che, sotto ipnosi, hanno creduto di essere venuti a contatto con un corpo ustionante, e subito sono apparse sulla loro pelle segni di ustioni... comunque, il beneficio del dubbio ci sta sempre...

ritratto di rafDerose

scherzo o no , redheadlove...

anche la tua convinzione è frutto di fede, non di ragione.

Puoi non credere in Dio, ed hai tutto il diritto di farlo, ma, pensaci, anche questo è un atto di fede, perché dubito che tu possa dimostrare, in maniera inconfutabile, che Dio non esista.

E chi te lo dice non è un credente.

Ciao

ritratto di redheadlove

infatti...

infatti, il solo "credere" che non ci sia un dio è evere fiducia della propria convinzione, e si tratta di convinzione in base a fatti non dimostrabili. si può dire che esiste e avere ragione, o dire l'esatto contrario e avere comunque ragione. forse dovrei dire "suppongo" che dio non esista. se dico "credo" e non posso dimostrare si rientra nei dogmi, che la chiesa impone non avendo nessuna possibilità di dare una risposta tangibile e concreta....

ritratto di Anser

VUOI DIVENTARE PIRANDELLO O DAN BROWN?

Devo ammettere che mi sono divertito un sacco a leggere le diatribe scatenate dal tuo racconto. E' evidente, Raf, che i tuoi scritti attirano la polemica. Anche perchè, e scusa se è poco, hai toccato i due padreterni che in Italia vanno per la maggiore...Dio e Berlusconi (anche se il secondo, perdonami Franco, crede di essere il primo, e probabilmente il primo aspetta il secondo per chiarire alcune cosette......)

Io preferisco non parlare, in questo caso, nè dell'uno, nè dell'altro, anche perchè se intervengo, per come la penso sulle due cose, le tue letture schizzerebbero a 1000, e questo regalo, cacchio, non te lo faccio. E poi, con Blue in agguato, e Franco con il quale ho appena stabilito un, spero duraturo, armistizio, non voglio sprofondare in un mare di polemiche. (perdonami Blue, ma io e te, quando parliamo di dio, non siamo sulla stessa lunghezza d'onda...)Mi aggancio, invece, alle parole della saggia Domenica. 

Giusta la tua ambizione di diventare scrittore. Giusta e sacrosanta. Ma io ti faccio una domandina facile facile, senza entropie, probabilità, termodinamiche e culo della madonna per vincere sti 130 milioni e scrivere senza l'assillo della pagnotta. Tanto con quei soldi uno si pubblica e paga pure la pubblicità a se stesso sulla Rai, Mediaset e pure Sky.

La domanda sarebbe: tu vuoi diventare, che so, un Hemingway (detto a caso, potevo anche dire Pirandello....), oppure vuoi diventare un Dan Brown?

Entrambi scrittori...ma Heningway (o Pirandello, o Calvino, o Moravia, o Montale) si nasce. E si diventa tali dopo una tale quantità di lacrime e sangue, che te la raccomando quanta entropia ci vuole.... Dan Brown invece si diventa, perchè è un semplice fenomeno commerciale abilmente sfruttato....(e tralascio ogni analisi in merito, la cosa mi pare evidente e lapalissiana).

Io penso, ma sono un povero illuso, lo so, che lo scrittore scriva per se stesso e basta. Poi pubblica perchè non ha bisogno di sentirsi dire quanto è bravo, ma perchè è insopprimibile in lui il gesto di pubblicare, per condividere. Lo scrittore nasce da dentro, non sa di esserlo, lo diventa semplicemente perchè lo è. Uno nasce stonato, uno nasce Pavarotti. Leggi della natura (teoria della probabilità e dello straculo genetico). Chi vuole diventare Pavarotti, deve sapere che potrebbe anche fallire. E comunque sarebbe sempre e solo una brutta copia dell'originale.

Così, anche chi vuole diventare scrittore, deve prima guardare se stesso e le motivazioni che lo spingono.

Tutto qui.

Scusa la mia franchezza.

Un saluto.

Piero

ritratto di Domenica

Don Brown...o l'altro?

a volte mi sembra di essere in un deserto e di avere idee balzane, solo mie...meno male che ogni tanto qualcuno viene in mio aiuto...grazie Piero

 

ritratto di rafDerose

Ciao, Anser...

... prima di tutto complimenti per quel

Dio e Berlusconi (anche se il secondo, perdonami Franco, crede di essere il primo, e probabilmente il primo aspetta il secondo per chiarire alcune cosette......)

Semplicemente favoloso.

Poi rispondo alla tua domanda, in un modo che, probabilmente, mi farà perdere molte simpatie.

Dici che esistono due tipi di scrittori: alla Hemingway, e alla Dan Brown.

Poi dai una tua spiegazione di quello che è uno scrittore, e del perché fa quello che fa.

Credo che la tua descrizione sia valida solo per il primo dei due tipi che hai portato ad esempio (Hemingway), ma c'entri poco con il secondo (Dan Brown).

Onestamente, la mia aspirazione è seguire la strada del secondo (BANG, crollo di simpatia).

Ma permettetemi di giustificarmi.

Intanto, uno che dichiara che aspira a diventare scrittore non può essere uno scrittore del primo tipo, perché quello non aspira, "è" uno scrittore. Anche se magari nega di esserlo (come nel caso di Blue - vedi la risposta dal titolo Naturalmente... - che pare quasi si offenda se qualcuno pensa che voglia fare la scrittrice, eppure "è" una scrittrice, proprio del primo tipo, una vera scrittrice, quella nata tale, che scrive perché ama farlo e basta. Lei, probabilmente, identifica il termine scrittore con la figura del secondo tipo).  Lo scrittore che dici tu "è" uno scrittore, a prescindere dal fatto che sappia destreggiarsi bene con la grammatica, con la costruzione delle trame, e soprattutto individuare temi ed argomenti capaci di attirare "audience".

Il mio errore, con Blue, e non solo con lei, era stato proprio questo, quando le ho detto:

sono sorpreso, Blue, che tu ti sorprenda che io sogni di fare lo scrittore... Ero convinto che i frequentatori di questo sito... condividessero tutti questo sogno.

Non avevo considerato la suddivisione, correttissima, che fai tu, fra i due tipi di scrittore. Ed ho il sospetto che la maggior parte dei frequentatori di questo sito appartengano alla prima specie. Da questo la mia convinzione di un calo di popolarità (se mai ne ho avuta) per quello che sto ammettendo, ed il timore di aver involontariamente offeso qualcuno, visto che il tipo alla Dan Brown pare sia considerato una specie di "velina" della letteratura.Cosa di cui mi scuso con tutti.

La mia aspirazione, come ho già anticipato, è proprio quella di seguire le orme di Dan Brown, Stephen King, Robert Ludlum e così via.

Perché sono così abietto? Lo spiego subito.

Sono cresciuto leggendo ciò che spesso viene chiamata "spazzatura". Dopo un'infanzia a base di fumetti, un'adolescenza passata a razziare le bancarelle di libri usati (quelli nuovi non solo costavano di più, ma non uscivano ad una velocità adeguata alla quale li finivo) per ingozzarmi di "romanzi di Urania" e "gialli Mondadori". Poi, più avanti, il salto di qualità: King, Follet, Ludlum, Crichton e così via. Ma siamo sempre nello nstesso genere. Hemingway e Pirandello non so chi siano... cioè, non che non lo sappia, ma non ho mai pensato di leggere roba del genere. Mi spiace, sono fatto così. E poiché quello che leggevo, ahimè, mi piaceva, e mi piaceva anche l'idea di guadagnarmi sontuosamenre da vivere come quei tizi facendo qualcosa che li divertiva (un po' il sogno di chi aspira a fare il cantante, l'attore, il calciatore) mi è venuto pure lo sghiribizzo di provare a scrivere quelle cose, e tentare il colpaccio.

Mi piacciono le storie, e mi piace costruirle. Niente di complicato, o di serio, o di impegnato, non sono uno scrittore, sono uno che "aspira" ad esserlo (perché se poi, alla fine, ti pubblicano, e magari vendi anche un po', quel titolo non te lo rifiuta nessuno, magari anche storcendo la bocca). Sono uno che sogna una possibilità, nella propria vita, di raggiungere la ricchezza in questo modo. Altri lo fanno giocando al superenalotto, sfruttando le maggiori probabilità di successo che offre quel gioco. Altri si danno alla politica senza avere la minima idea di quello che dovrebbero (saper) fare, ma sapendo benissimo quello potranno ricavarci.

Io ho fatto la scelta sbagliata.

E non ho avuto la fortuna di Blue, che dice

il "sogno" di fare quello che mi piace fare, grazie a Dio, lo sto già vivendo.

 

 
ritratto di Blue

Solo alcuni punti, raf.

Chiedo scusa per la minuscola... ma è per identificare meglio il tuo nickname, ovviamente.

Partiamo da qui:
"Anche se magari nega di esserlo (come nel caso di Blue - vedi la risposta dal titolo Naturalmente... - che pare quasi si offenda se qualcuno pensa che voglia fare la scrittrice, eppure "è" una scrittrice, proprio del primo tipo, una vera scrittrice, quella nata tale, che scrive perché ama farlo e basta. Lei, probabilmente, identifica il termine scrittore con la figura del secondo tipo)"


Prima di tutto, non mi sono affatto offesa: magari, avessi le qualità per fare la scrittrice. Non è necessario essere critici letterari, per capire che io ne sono distante anni luce. Nè mi sento sminuita per questo, o nutra il rimpianto di non poterlo essere, perchè non è mai stata questa la mia aspirazione (visto? Non ho usato il termine "sogno"...) Sinceramente, mi sfugge la differenza che fa Anser tra i due tipi di scrittore, genere a parte: sembra quasi che il secondo sia una versione "ridotta" del primo, mentre io ritengo che non sia affatto così. Non reputo King inferiore a Hemingway, tanto per usare due nomi da te citati, ma questa è un'opinione personale, e lascia il tempo che trova, come tutte le opinioni soggettive. Ma se osi definire "spazzatura" ciò che scrive King, giuro che pago di tasca mia due sicari per venire ad eliminarti...    :o)

Tu scrivi in una maniera che può assolutamente funzionare, se vuoi intraprendere quella strada, e sto parlando semplicemente di "tecnica", non di contenuti. Non è vero che si possa essere "scrittori" ignorando la grammatica, o costruendo frasi difficili da leggere, come - tra le righe - mi sembra tu sostenga: Hemingway mica buttava giù parole a casaccio, credo che le regole dello scrivere le conoscesse eccome. E comunque, prima di dare alle stampe qualunque cosa, i correttori sono lì per questo...

 

Per ultimo, considero quello che faccio la cosa più bella del mondo. Saper scrivere credo sia un'arte (non un lavoro) bellissima, un'attività tra le migliori che ci si possano augurare... eppure, non la cambierei mai con ciò che ho la fortuna di fare adesso. A volte mi capita di cercare di immaginare cosa sarebbe potuto essere il mio mondo, se non avessi avuto da Dio il regalo di poter fare quello che faccio... e non ci riesco. Semplicemente, non ci riesco.

Spero tu possa vivere lo stesso sogno. Il tuo, sogno.

 

ritratto di rafDerose

sui tuoi punti, Blue...

... qualche precisazione (anche perché non vorrei trovarmi qualche killer alle spalle)

Credo che la distinzione di Anser fra i due tipi è quella che fanno in parecchi fra letteratura seria e letteratura commerciale. Fra letteratura vera e spazzatura, secondo i più oltranzisti.

Il fatto che abbia messo Don Brown nel secondo gruppo, mi ha fatto pensare che Anser fosse un purista, e mi sono adeguato, per rispetto alle sue idee.

Io sono cresciuto con i romanzi di Asimov, Murray Leinster (autore del famoso tonfo di "all'est dell'equatore"), Ben Bova, Poul Anderson, giusto per citarne qualcuno. Nessun vincitore di Nobel. Anche King fa parte di questa categoria. Tutta gente che mi ha regalato dei bei momenti di evasione, che è quello che cerco. Di problemi, ne ho a sufficienza nella vita, per cercarmene altri anche quando voglio leggermi qualcosa (idem per i film)

Ed è tutta gente che scrive per mestiere (non arte), che non offre niente di sé (leggi: guai) agli altri, se non qualche ora di piacevole svago, ed incassa parecchio (commerciale: puah!)

Secondo una visione più idealista, lo scrittore è uno che con la scrittura esprime ciò che ha dentro per rendere partecipi gli altri (chi vuole partecipare, è inteso). In questo caso che importa se non mette le accentate al punto giusto, se non conosce i segreti della punteggiatura, se fa capire una cosa mentre voleva dirne un'altra... è uno che scrive per bisogno, non per vendere ed essere letto dagli altri. E questo, secondo una certa visione (per certi versi, anche condivisibile) è il tipo più nobile di scrittore. Non un più o meno abile parolaio, ma un vero, autentico ARTISTA.

Io non sono (totalmente) d'accordo con questa visione, ma qui siamo nel campo del soggettivo, ed è indimostrabile quale delle due fazioni abbia ragione.

Per questo motivo, ho dato la risposta che ho dato ad Anser (immaginando, da ciò che scrive, che lui la pensi in quel modo), non obbiettando che lui ha torto ed io ragione, ma semplicemente cercando, senza scontri, di far comprendere anche il mio punto di vista a chi la pensa in maniera diversa da me.

 

ritratto di Blue

Condivido quasi nulla...

...di quello che hai detto...
tranne il fatto che sei liberissimo di avere il tuo punto di vista, naturalmente.

ritratto di Anser

E chi ha detto che Dan Brown

E chi ha detto che Dan Brown non è uno scrittore?????? Io no. Ti ho soltanto detto che esistono motivazioni ed obiettivi diversi. Tutto li. Alcuni nascono scrittori, perchè lo sono naturalmente, altri lo diventano. Alcuni parlano di se, altri scrivono per divertire gli altri. La fantascienza è un ramo nobilissimo della letteratura (Asimov, Clarke...e tanti altri), che diverte e fa pure pensare, King nel suo genere (può piacere o non piacere, ma questo non conta....) è unico, Ken Follett è un indiscusso maestro (I pilastri della terra, tanto per fare un esempio....). Tu hai deciso di diventare scrittore. Bene. Aspirazione legittima, lecita. Anche se non è facile.

Io credo di essere nato scrittore, e non lo voglio diventare. Aspirazione legittima anche la mia. Se i tuoi testi mi comunicheranno qualcosa, li leggerò, altrimenti no. E lo stesso tu farai con i miei. Punto e basta.

Io ad esempio, stravedo per Cussler (quello di Dirk Pitt), che non vincerà mai il nobel per la letteratura. Adoro Deaver....insomma, sono "commerciali", ma sanno scrivere.

Quindi, nessuna polemica. Soltanto mi pare che tu abbia scelto una strada difficile. Ma non è detto che l'altra non lo sia.

Un caro saluto

PIero

ritratto di rafDerose

Avevo frainteso, Piero...

ma mi sono trovato spesso a sentire discorsi di "arte, fuoco sacro che arde dentro" per i primi (Pirandello & C.) ed i loro tifosi/emuli, e di prodotti spazzatura per gli autori di bestseller, che mi facevano quasi vergognare di questo piccolo grande sogno che coltivavo, perché io non scrivo per bisogno o passione (non per "quel" bisogno, intendo, bensì per altri, molto più materiali, e la passione... beh, se non mi fosse piaciuto, avrei scelto altre strade molto più semplici - es. schedina superenalotto - per cercare fortuna). Nella tua distinzione, mi era parso di avvertire una posizione del genere.

Spesso, chi la pensa così, giudica i primi scrittori, i secondi sporchi affaristi che oltraggiano la Letteratura. Visione che io non condivido assolutamente, anche se alcune pubblicazioni (Totti, Taricone, Marina Ripa di Meana...) impongono comunque anche a me di mettere alcuni paletti, e non definire scrittore semplicemente chi mette la propria firma su un libro. E gli editori che consentono ciò... vabbe', lasciamo perdere.

Le mie motivazioni sono la ricerca del successo, della ricchezza, non tanto della fama (non mi piacerebbe assolutamente diventare quello che si definisce "un personaggio pubblico" e smettere di avere una vita), di un modo per dare una svolta alla mia vita che, finora, non posso dire mi abbia soddisfatto molto, a parte, grazie a Dio (che ci si creda o no.... in fondo arrivano a ringraziarlo anche gli atei), per gli affetti familiari, che costituiscono oggi il motivo più grosso di questa caccia al successo, per poter offrire loro ciò che finora non ho potuto.

Chiedo perdono a chi la pensa nell'altro modo, se ho scelto questa strada (difficile, difficilissima, quasi impossibile) per cercare di raggiungere traguardi materiali, ma non mi si chieda di sentirmi un ladro, o un delinquente, per questo

 

ritratto di Blue

Eh sì, effettivamente...

...dire che "non siamo sulla stessa lunghezza d'onda" è un eufemismo...

a cominciare dalla prima lettera con cui scriviamo il Suo nome    :o)
Ma so tollerare qualunque opinione diversa dalla mia, purchè espressa con educazione e purchè rientri nei limiti.
Limiti che un paio di volte sono stati di gran lunga superati (ricorderai bene in quali occasioni...), e che non sono tuttora disposta a tollerare che non vengano rispettati. Almeno su questo, credo, concorderai...

ritratto di Vittorio Civitillo

Il concetto di divinità

Prima di affrontare una discussione su un qualunque argomento è necessario documentarsi, soprattutto se il tema del contendere è elevato.

A chi volesse arricchire le proprie conoscenze sul concetto di divinità, esaminando anche il punto di vista di laici, razionalisti, agnostici e atei, mi permetto di segnalare il sito http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/ cominciando a leggere un numero a caso della rivista L’Ateo on line.

Troverà articoli di filosofia, storia, sociologia, fisica, scienza.

N.B. Ho riscritto il commento perché nella prima versione avevo dimenticato di disattivare il collegamento ipertestuale al sito segnalato.

ritratto di callettino

che casino di commenti,

sembra la terza guerra punica.

ma se pensi davvero che i religiosi non hanno dubbi sull'esistenza di Dio, be' mi pare che dai troppo per scontato ciò che scontato non è. Anzi, spesso sono i religiosi coloro che credono meno di altri. Un premio Nobel della letteratura,  Saul Bellow, diceva che i preti hanno l'espressione sempre rilassata perché non hanno nulla da pensare. se non pensano non si pongono nemmeno il problema, non ti pare?

ritratto di rafDerose

è un errore comune...

quello di fare di tutta l'erba un fascio.

Ci sono caduto nel caso di definizione di scrittore (vedi discussione con Anser), e probabilmente ho fatto lo stesso con quella di religioso.

Il problema è che molti religiosi che conosco (qualcuno piuttosto... ehm... autorevole), e più che altro quelli che più si fanno sentire, tipicamente vantano una certezza (la chiamano "fede") su cose che certe, per mezzo della ragione, non potranno mai essere, e sono cosi oltranzisti da rifiutare, in alcuni casi, perfino l'evidenza scientifica se non gli aggrada (un'insegnante di religione di mio figlio, al liceo, sosteneva che i dinosauri non erano mai esistiti, e che i reperti erano stati creati già tali!)

A proposito di Bellow e dei suoi preti... mi pare confermi la "mia" (sommaria) definizione di religioso: nessuno problema, tanto c'è Dio che vede e provvede!

ritratto di Blue

Hai ragione...

...è proprio una definizione "sommaria".
Così come, evidentemente, Bellow è la dimostrazione pratica che anche i premi Nobel, in quanto esseri umani come gli altri, possono talvolta dire solenni fesserie.

ritratto di Vittorio Civitillo

O si pensa o si crede

Risposta a rafDerose

Hai perfettamente ragione. I credenti che si pongono il problema della divinità in maniera ‘disinteressata’, e con i quali si può discutere, in verità sono pochi.

Con i religiosi ‘militanti’, invece, ogni pacato discorso è impossibile perché ‘barano’, nel senso che fino a un certo punto utilizzano il ragionamento, quando però si trovano alle strette si rifugiano nel dogma.

Il fatto è che, come dice Schopenhauer, “o si pensa o si crede”. Cito un suo pensiero: "Le religioni sono come le lucciole: per brillare hanno bisogno dell’oscurità.” 

Per chi è interessato: "O si pensa o si crede. Scritti sulla religione” di Schopenhauer Arthur. BUR Biblioteca Univ. Rizzoli  (collana Classici).

Riporto la presentazione del libro: «Di solito sono gli dei che fulminano gli uomini. In questo libro, invece, abbiamo un filosofo che fulmina gli dei, al plurale come al singolare. E non è detto che le sue saette siano meno micidiali di quelle celesti. E se Nietzsche, con l'enfasi abituale, proclama la morte di Dio, Schopemhauer, ora con il suo sarcasmo ora con la sua logica implacabile, quel dio lo uccide davvero, togliendo qualsiasi validità teoretica al teismo. Questi scritti, alcuni dei quali ancora inediti per il lettore italiano, sono il migliore antidoto contro il rigurgito pauroso di fideismo e di superstizione, ma servono anche per smoccolare e intonacare la filosofia, sulla quale i ciarlatani hanno sparso una coltre di fumo che non le appartiene».

Aggiungo, si parva licet, una mia poesia, dedicata, ai ‘bari’ di cui sopra.

Teologo - Vano soccorso / alla ragione / chiedi //  se, da quella / incalzato, // del dogma, / che la nega, / ti fai / usbergo.

 

ritratto di Vittorio Civitillo

Religiosi dubbiosi?

Risposta a callettino 

I più forti dubbi li hanno avuti e li hanno i grandi pensatori cristiani, i padri della chiesa, i teologi, molti santi. Che cosa sono le loro opere se non una continua ricerca di risposte ai loro dubbi? Le Confessioni di Agostino sono un classico che tutti dovrebbero leggere.

Ho conosciuto (studi classici in un collegio vescovile) preti colti e aperti alla discussione. Con altri ho avuto scontri muro contro muro, ad es. su Galileo, al liceo (vedi la mia poesia su questo sito dedicata allo scienziato e, soprattutto, la sua abiura).

Ho amici credenti con i quali si può discutere perché si può parlare di religione con agganci agli studi biblici, alla critica testuale, alla storia, alla filosofia, alla scienza. Ma come puoi discutere con chi (la stragrande maggioranza dei cattolici) di queste cose non sa assolutamente nulla?

Il dramma è che chi più sa più cerca di approfondire - leggendo anche e soprattutto i punti di vista contrari ai suoi - ed è in grado di riconoscere dignità - se non verità - alle posizioni diverse dalle sue.

Chi meno sa, o non sa proprio nulla, non approfondisce, perché presume di possedere una sorta di scienza infusa.

Il mio consiglio di documentarsi era rivolto - senza reali speranze - a queste persone.