Hammam
Marrakesh
Dopo lunghi giorni di piacevoli fatiche a bordo di una jeep, incurante della stanchezza, del caldo e della polvere, stasera voglio regalarmi due ore di relax e di attenzioni. Chiedo dove sia un Hammam. Dopo qualche tentativo, ho una risposta, ma solo dopo aver ricordato di aggiungere quella lettera simile ad un respiro che viene dallo stomaco. Ce n' è uno femminile poco lontano dall'hotel. 70 dirham! Va bene.
La stradina è stretta e buia e ancora di più lo è la scala che devo salire. Lo faccio con incedere sicuro come ogni volta in cui mi serve nascondere disagio o paura. "Bonjour!" Sono le 19 e una vecchia e grassa megera, seduta fra tappeti e cuscini consunti, mi indica una panca in legno dove mettere i vestiti. Tengo gli slip del costume da bagno. La Madame dal suo groviglio di grasso, sporco e stoffa mi ordina a gesti di togliermeli. Ubbidisco, nonostante le condizioni igieniche mi inquietino un po'. Confido mentalmente nel potere sterilizzante del calore. Soddisfatta, con un ghigno che vuole essere un sorriso, la donna mi invita a varcare la porta della stanza del bagno turco. Entro cercando di non scivolare, sono imbarazzata, socchiudo gli occhi nel sentirmi avvolgere dal calore e dall'umidità. Guardo le donne sedute per terra contro le pareti della stanza. Chiacchierano in arabo, versandosi addosso casseruole di acqua prese da vecchi secchi posti al centro della stanza. Sorrido intimidita, sono a disagio. La donna che massaggia mi spalma nella mano "le savon noir", una melassa scura e mi fa segno di frizionare il corpo. Mi siedo anch'io per terra sulle vecchie piastrelle bollenti, guardo il mio corpo spalmandomi addosso quella robaccia nera e scivolosa. A turno le donne si alzano per riempire i secchi d'acqua. La più giovane mi sorride, ha il corpo scuro e snello e gli occhi a mandorla. Mentre rispondo al sorriso, osservando i suoi bei lineamenti , mi colpisce una secchiata d'acqua, improvvisa, violenta. Mi spavento, mi esce un urlo, mi giro di scatto con gli occhi sgranati. L'autrice di quell'attacco si mette a ridere, mi prende dalle mani quel che rimane del mio "savon noir" e comincia a sfregarmi la schiena, sorride senza dire niente, ridono anche le altre donne, rido anch'io, ridiamo tutte dello scherzo e del mio imbarazzo. Prendo anch'io un pentolino d'acqua e lo getto in faccia alla complice ragazzina scura che ora ride sguaiatamente. Il gioco continua interrotto da tentativi di comunicazione verbale, in realtà molto rari: sono donne semplici, sanno poco e male il francese. Attendiamo così il nostro turno per essere massaggiate. Osservo i loro corpi, la forma del pube, la diversa grandezza dei seni, le diverse forme, l'impettita sodezza di alcuni e il triste cedimento di altri, svuotati dalla necessità di allattare tanti bambini. Guardo i loro ventri levigati dalla giovinezza o segnati dalle gravidanze. Il colore della loro pelle. Alcune hanno la pelle color ebano che ricopre forme grosse e prosperose. Altre hanno la pelle chiara, quasi violetta. La tonalità della mia è una via di mezzo. Sono l'unica con il segno del costume.
La massaggiatrice ha un corpo grosso e sodo con grandi seni e cosce tonde. E' seduta al centro, davanti ad un tappeto fradicio sopra il quale, battendo due volte la mano, mi invita a sdraiarmi. La donna comincia a sfregarmi il corpo, con energia, quasi con rudezza, come le madri di troppi figli quando non si possono permettere la delicatezza. Mi irrigidisco un po', mi fa quasi male soprattutto quando mi passa la spugna ruvida sul seno o nell'interno cosce. Poi mi fa mettere prona: sulla schiena è piacevole e mi lascio andare. Mi avvisa di aver finito con una pacca sonora sulle natiche. Ora devo mettermi seduta di fronte a lei, le nostre cosce nude si incrociano un po'. Lei indossa gli slip, l'unica, io no. Mi prende la mano, me la appoggia sulla sua gamba vicino al suo inguine. Sento la sua carne morbida ed elastica in cui le mie dita sprofondano un po'. Quel contatto mi mette a disagio ma le permette di frizionarmi le braccia. Capisce il mio imbarazzo e finalmente mi sorride: riesco ad abbandonare il braccio e a fare anche un po' di conversazione. Le chiedo quante ore passa lì dentro, mi risponde otto, mi dice che è faticoso e che la sera riesce a malapena a trovare la forza di mangiare, dopodiché va a letto spossata. Mi domando come possa il corpo umano abituarsi a stare così a lungo a quella temperatura e a quell'umidità. Sembra mi legga nel pensiero e mi dice che ha cinque figli da mantenere. Credo abbia meno di trent'anni. Ha un sorriso da bambina. Ma la conversazione è finita. Devo chiudere in fretta la bocca e gli occhi. Con la mano aperta mi insapona il viso.
Improvvisamente torno bambina, non sono più lì, ho un balzo all'indietro nel tempo. Ora mi insapona i capelli, è bellissimo, non apro gli occhi, non voglio spezzare l'incanto di quel viaggio a ritroso che sto facendo attraverso la memoria del corpo. Mi risciacqua con l'acqua tiepida spostandomi i capelli dal viso. Poi, conscia del mio piacevole smarrimento, mi sussurra..."C'est fini!". Non mi muovo subito, apro gli occhi lentamente e la guardo nei suoi che mi sorridono compiaciuti. Mi esce soltanto un roco "Merci!" e poi esco.
Sì, "Grazie!", da parte del corpo di cui hai avuto cura, dalla donna che hai saputo mettere a suo agio e dalla bimba che hai coccolato.
Un antico proverbio marocchino dice "NEL BAGNO TURCO L'INGRESSO NON E' MAI COME L'USCITA".
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Monidol, sei grande. Vado spesso in vacanza
nei paesi arabi e la prima cosa che faccio (io e mia moglie) è domandare dov'è l'hammam....
hai descritto in questo racconto tutte le emozioni che provo io....
tutte.
C'è qualcosa di magico in quella nebbia quando entri, ed è vero che quando esci non sei più lo stesso. Spesso ci offrono anche un tè all'uscita.
Quest'anno a Sharm niente hammam, solo massaggi, ma non è la stessa cosa. Non ci torno più!!!
E' come non trovare le palme o i cammelli.
Mau
Nord Africa,
credo forse che nei miei geni o nel mio sangue scorra qualcosa
proveniente da quelle parti. Altro non spiegherebbe la mia attrazione verso quei posti.
Questa è stata forse una delle mie prime esperienze in loco nell'Hammam, forse resa più
vera dal fatto che era un bagno turco, solo femminile, molto, molto popolare nella medina di Marrakesh.
Nulla di turistico.
Monidol
Splendido pezzo Monica, Come sai parlare dei corpi e come sai rendere bene la complicità fra corpi femminili... così piena d'estasi.
Sei pittrice di immagini e sensazioni.
Riletto con piacere
Spero
di non annoiarti troppo con i deja vu ;-)
Monidol
Un'esclamazione valecome commento? WOOOW!
Ti assicuro che in questo brano l' "Ingresso" è come l'"uscita": fantastico.
Grande Monica!
Grazie
sei molto gentile piccolo uomo.
monidol
m'e' piaciuto molto questo tuo racconto. soprattutto questa idea del recupero del corpo bambino, della comunicazione non verbale. brava. franca
Il tuo
IATO?
Ciao Franca, grazie della lettura.
Monidol
Una delletue opere che ho amato di più e riletto con piacere
elena
splendido
Splendido.
innazitutto la carenza di aggettivi mah, come si dirà mai, insomma di aggetti di giudizio, ma solo di aggettivi descrittivi, certo che se avessi studiato...
la prima parte, nel bagno turco sveglia molto, rudezza, lo scherzo e poi la massaggiatrice che strofina troppo forte. Poi, la catarsi, dopo il momento di erotismo, quando chiude gli occhi e emerge la memoria del corpo.
Passaggio perfetto, e quelle righe sono stupende, hai ricordato quel momento di spaesamento, e di ritorno alla realtà in maniera impeccabile, quel ce'st finì sembra che ridesti il lettore dall'essersi perso nel racconto.
Cribbio, non dico separare un paragrafo, ma mettere almeno un secondo accapino? o vuoi proprio che la pagina sembri la volta tenebrosa, tra le grevi nubi di vapore di un bagno turco?
Piacevole smarrimento, che delicatezza.
Si, come per Fulvio: esplori il richiamo del seno della Grande Madre con gli occhi della figlia, un richiamo che ha un erotismo molto rarefatto, un desiderio di fusione, di ritorno al grembo, forse...
Se vuoi leggere: Fare fiamme. Se vuoi farmi leggere, messaggiami e lo farò volentieri. Se invece un mio commento è inappropriato spiegami pure: sempre bello confrontarsi!
Cribbio Yuri.
Cribbio, non dico separare un paragrafo, ma mettere almeno un secondo accapino? O vuoi proprio che la pagina sembri la volta tenebrosa, tra le grevi nubi di vapore di un bagno turco? nda
In effetti è stata quasi come un' "immersione", quanto meno nelle emozioni provate e un po' tenebrosa lo era davvero. ;-)
Credo sia un difetto della mia maniera di scrivere.
Provo a spiegarti. Comincia tutto da una un emozione che mi prende, che mi fa sentire, ricordare, immaginare determinate cose così forti che devono essere scritte ma l'unico modo che ho di farlo è di lasciarle amplificare, fino a che diventano chiare e prendono una vita autonoma fuori dal cuore. Un po' come un parto, un coito come spiega il tuo papà. Ecco, forse il perchè dell'assenza di...pause, di un...ok...respiro.....a capo, riflette un po' quell'ansia di perdere il "calore" del "fil rouge".
Sarà bene che io ci pensi un po' di più, magari a posteriori, mentre il respiro torna regolare e cercare di capire dove servono le pause.
Grazie Yuri Radaelli dell'attenta lettura e del commento quasi più interessante del mio racconto.
monica
proprio no!
meno male che hai almeno messo "quasi" senò mi arrabbiavo...
Bello che ci dici come nasce in te un testo. Io mi ritrovo in buona parte: anche per me il fulcro è un'emozione che diventa un'immagine. E anche io poi la 'srotolo' di getto, impulsivamente, tirando l'alba. Però a me capita sempre di iniziare a scrivere dalla fine, dall'emozione, e poi faticosamente andare a ritroso per dipanare gli eventi e il clima per arrivarci. Infatti anche io scrivo quasi tutto di seguito come te, alla prima stesura! poi però di accapi ne metto troppoi, quindi facciamo così: quando pubblicherò il resto, passi da me e mi togli qualche accapo, così lo metti in un tuo scritto :-)))
Se vuoi leggere: Fare fiamme. Se vuoi farmi leggere, messaggiami e lo farò volentieri. Se invece un mio commento è inappropriato spiegami pure: sempre bello confrontarsi!
Affare fatto
Alla prossima.
Ciao
monica
L'ho sempre detto a tutti
A te no perchè sei un tipetto. Mai lasciare questi blocchi di cemento dov'è difficile infilare gli occhi (noi vecchietti, poi!) Qualche spaziatura verticale a sottolineare concetti e alleggerire la grafica.
Ciao Moni, bacio
Ful!!
Mannaggiatte!
E' da quando ti conosco che mi permetto di sparare a zero sui tuoi apprezzatissimi e onorevoli scritti,
e ti ho pure fatto arrabbiare a volte ma ti considero un interlocutore troppo prezioso (una volta che ti sei calmato ed io ho evitato le prime coltellate)
E tu non me lo hai mai detto perchè sono un tipetto? Sono quasi offesa.
Spero davvero che vorrai onorare il "tipetto" delle tue preziose critiche da adesso in poi.
Lo scrivo in pubblico perchè è un invito che allargo chiaramente a tutti. Davvero.
Strabacio..........oo OO (Ma pensa te........grrrrr)
Moni,
questo tuo racconto è una vera perla: è sensuale senza essere erotico, è intimo, è dolce, è sorridente, è rilassante... Soprattutto mostra appieno la tua maturità spirituale oltre che stilistica. Complimenti davvero
L'Hammam
è anche stato aprezzato e pubblicato da riviste letterarie e non ma indipendente da questo è forse lo scritto a cui tengo di più.
Sei sempre arguta e profonda.
Tengo molto alle tue letture.
monica
anch'io ho sentito la
anch'io ho sentito la necessità di scrivere un racconto sul hammam a Marrakech :)
leggendo il tuo mi rendo conto che sono praticamente identici nel contenuto. Lo stile è invece molto diverso, io tendo ad abbandonarmi a lirismi imbarazzanti.
sicuramente per tutti quelli che non appartengono a quella cultura è un'esperienza forte, indimenticabile. così come anche la sua condivisione. da ora in avanti ti considererò sorella d'hammam :)
Smaranda
che bella cosa.
Dov'è il tuo racconto? Mi piacerebbe leggerlo.
monica
P.S: Io sono solo incapace di usarli...i lirismi.
Lo pubblicherò anche qui uno
Lo pubblicherò anche qui uno di questi giorni, al momento ho raggiunto il limite :)
Aspetto
sperando di non perderlo.
monica
(sorella di hammam)
me l'ero perso, fortuna che,
me l'ero perso, fortuna che, seguendo la scia dei comenti, l'ho trovato.
Bello, sembra di toccare e di sentire.
La scia dei commenti
grazie Adele.
moni