Ho visto l'Aquila (Lettera dell'attore Andrea Gattinoni a sua moglie)
Ho inserito nel blog questa lettera a scopo di diffusione in rete per volontà dell'attore Andrea Gattinoni, su fatti che riguardano il terremoto in Abruzzo.
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e diffuso. Agghiacciante. Ciao e grazie, Franca
veramente mia figlia è andata
veramente mia figlia è andata a far gli esami nella tendopoli nessuno l'ha controllata e nemmeno a mio marito che stava a passeggio fuori alla tendopoli. Siamo andati una domenica ci sono ancora strade chiuse i treni che non arrivano in città ma mi sembra tutto così assurdo qui le voci sarebbero girate visto le persone che conosciamo che abitano nelle tende.
La lettera
girata in rete, ha provocato, e sta provocando forti discussioni tra vari siti e testate.
Vedi http://nautilusmagazine.blogspot.com/2009/05/prove-tecniche-di-regime.html
Tre sono stati i motivi che mi hanno spinto a pubblicarla. il primo è la fonte diretta che so sincera. Il secondo motivo, è che ho ricevuto indicazioni simili da un gruppo di volontari ritornati 15 giorni fa dal posto. Il terzo, beh, ho controllato personalmente la testimonianza di un altra "denuncia" che trascrivo pari pari. Questa lettera è di Laura, una studentessa di Colle di Roio, frazione dell'Aquila. Una persona che ho poi conosciuto sul posto. Una ragazza sensibile, seria ed obiettiva.
Ciao a tutti.
Chiuso il teatrino della comparse, si solleva il velo sulla reale realtà!
Oggi è il 20 aprile 2009. Per molti Abruzzesi lo sguardo è congelato
all'alba del 6 aprile 2009. Io, fisso il mio sull'ennesimo sorriso
paterno e rassicurante del nostro Presidente del Consiglio, che
campeggia sul paginone centrale de Il Centro, quotidiano locale e che
ancora una volta (pure quando un minimo di decenza richiederebbe
moderazione), fa sfoggio di capacità ed efficienza facendo grandi
promesse nella speranza che si dimentichi il prima possibile (si sa gli
italiani hanno memoria moooolto corta), che fino al 5 aprile nel
meraviglioso piano casa che si intendeva varare a imperitura soluzione
della crisi economica, di norme antisismiche nemmeno l'ombra.
Vi scrivo da Colle di Roio (AQ) uno dei paesini colpiti dal sisma del 6
aprile 2009. Il mio paese.
Trovo molto difficile fare ordine nel turbinio di pensieri che mi
gonfiano la testa, ma ci proverò. E scrivo questa nota perchè credo che
solo uno strumento qual'è la rete permetta di conoscere altre verità,
senza mediazioni se non dell'autore.
Il nostro campo è abitato da circa trecento persone, distribuite in una
quarantina di tende. Tornati da una vacanza mai iniziata, assieme a
Pierluigi, abbiamo cercato di dare un contributo alle attività di
gestione della tendopoli che, nel frattempo, (era passata già una
settimana dall'inaspettato evento), era andata sviluppandosi.
Come sapete non sono un tecnico, nè ho una qualche esperienza di
gestione logistica e di personale in situazioni di emergenza e quanto vi
racconto può essere viziato da uno stato di fragilità emotiva (immagino
mi si potrà perdonare). Il fatto è, che a fronte di uno sforzo
impagabile profuso da molte delle persone presenti nel nostro campo,
(volontari della protezione civile, della croce verde/rossa, vigili del
fuoco, forze di polizia etc...), inarrestabili fino allo sfinimento, ci
siamo trovati, o sarebbe meglio dire ci siamo purtroppo imbattuti, nella
struttura ufficiale della Protezione Civile stessa e nel suo sistema
organizzativo.
La splendida macchina degli aiuti, per quanto ho visto io, poggia le sue
solide e certamente antisismiche basi, sulle spalle e sulle palle dei
volontari; il resto da' l'impressione di drammatica improvvisazione. E
non perchè non si sappia lavorare o non si abbiano strumenti e mezzi, ma
semplicemente ed a mio parere, perchè si è follemente sottovalutato il
problema fin dall'inizio.
Se vero è che il terremoto non è prevedibile è altrettanto vero che
tutte le scosse precedenti (circa trecento più o meno violente prima
dell'inaspettato evento) dovevano rappresentare un serio monito. Perchè
non è servito il fatto che due settimane prima del sisma alcuni palazzi
presenti in via XX settembre a L'Aquila, poi miseramente sventrati,
erano già stati transennati perchè le scosse che si erano susseguite
fino a quel momento (la più alta di 4° grado, quindi poca cosa...)
avevano fatto cadere parte degli intonaci e dei cornicioni...
Una persona minimamente intelligente, a capo di una struttura così
grande quale la protezione civile, avrebbe dovuto schierare i propri
uomini alle porte della città, come un esercito, pronto a qualsiasi
evenienza. Ed invece mi trovo a dover raccontare che le prime venti
tende del nostro campo se le sono dovute montare i cittadini del paese
(ancora stravolti dal sisma), con l'aiuto di una manciata di
instancabili volontari, che manca un coordinamento tra i singoli gruppi
presenti, che la segreteria del campo (che cerchiamo di far funzionare),
è rimasta attiva fino a ieri con un Pc portatile di proprietà di mia
proprietà, acquistato "sia mai dovesse servire", e con quello di un
volontario; che siamo stati dotati di stampante e telefono ma per la
linea Adsl (in Italia ancora uno strano coso...) stiamo ancora
aspettando e quello che siamo riusciti a mettere in piedi è merito
dell'intelligenza di qualche giovane del posto e dei suoi strumenti
tecnici; che abbiamo dovuto chiamare chi disinfettasse e portasse via
mucchi di vestiti perchè arrivati sporchi e non utilizzabili; che fino
dieci giorni dal sisma avevamo un rubinetto per trecento persone,
nessuna doccia, circa 20 bagni chimici e nessun tipo di riscaldamento
per le tende.
Vi ricordo che in Abruzzo ed a L'Aquila in particolare la primavera
fatica ad arrivare e che anche in queste notti la temperatura continua
ad essere prossima allo zero. Non ci si può quindi stupire che molte
persone, la maggior parte delle quali anziane (e non tutte con la
dentiera...), cocciutamente ed in barba alle direttive che vietano di
rientrare nelle case, continuano a fare la spola dalla tenda al bagno di
casa.
Potreste obbiettare che tutto sommato e visti i risultati raggiunti nel
seguire più di quarantamila sfollati questi problemi sono inevitabili e
bisogna solo avere pazienza. Condivido il ragionamento.
Quello che mi lascia stupito, che la gente non sa e che gli organi di
informazione si guardano bene dal dire è che tutta la macchina s i basa
all'atto pratico, sulla volontà ed il cuore di persone che lasciano le
loro case e le loro famiglie e che non pagate, cercano di ridare un
minimo di dignità e conforto a chi, a partire dalla propria intimità, ha
perso tutto o quasi. La protezione civile che molti immaginano (alla
Bertolaso per intenderci) non esiste nei campi, almeno non nel nostro. I
volontari si alternano, perchè obbligati ad andarsene dopo circa 7 giorni.
Cosa comporta tutto questo?
Che ogni settimana si vedono facce nuove con la necessità di
ricominciare a conoscersi ed imparare a coordinarsi, che il capo campo
cambia anche lui con gli altri e quindi può avere esperienza o meno, che
spesso, ed è il nostro caso, la gestione di alcune attività è affidata
ai terremotati perchè non viene inviato personale apposito, con
inevitabili problemi, invidie acrimonie e litigate tra...poveri.
Volete un esempio cristallino della disorganizzazione?
La nostra psicologa, giunta al campo per propria cocciuta volontà, è
rimasta anche lei solo una settimana. Vi immaginate quale può essere
l'aiuto ed il sostegno che una persona addetta può dare e quale fiducia
può riscuotere per permettere alle persone di aprirsi, se cambia con
cadenza domenicale??? A questo si aggiungano l'inesperienza di molte
persone (spesso e per fortuna sconfitta dalla volontà di far bene) e le
tristi e umilianti dimostrazioni di miseria umana che ci caratterizzano
e che risultano ancora più indecenti ed inaccettabili in casi di
emergenza.
Qualcosa di buono però ragazzi l'ho imparato.
Ho imparato che per la richiesta di materiale devo inviare un modulo
apposito e che a firmare lo stesso non deve essere il capo campo, la cui
responsabilità, fortuna sua, è solo quella di gestire trecento vite,
trecento anime, più tutti coloro che ci aiutano dalla sera alla mattina,
ma serve il visto del Sindaco, oppure del presidente di circoscrizione
oppure di un loro delegato (pubblico ufficiale). Noi dopo aver speso due
giorni per individuare chi dovesse firmare questi benedetti moduli,
sappiamo che dobbiamo prendere la macchina e quando serve (ovviamente
più volte al giorno), raggiungerlo al comune.
Un'ultima noticina.
Due giorni fa la Protezione civile si è riunita con gli esperti, ed ha
ritenuto che non vi siano motivi di preoccupazione relativamente alle
dighe abruzzesi (la terra trema ogni giorno). Ora ricordandomi che
analoga sicurezza era stata espressa all'alba di una scossa di quarto
grado e pochi giorni prima che il nostro inaspettato evento facesse
trecento morti e azzerasse l'economia e la vita di migliaia di
persone...ho provveduto, poco elegantemente, ad eseguire il noto gesto
scaramantico...
Però dei regali li ho ricevuti.
Sono le lacrime di molte delle persone che hanno lavorato alla
tendopoli, trattenute a stento nel momento dei saluti; sono le parole e
gli sguardi dei vecchi del paese, che mescolano dignità e paura,
coraggio e rassegnazione, senza mai un lamento.
Un'altra cosa.
Vi prego chiunque di voi possa, prenda il treno l'aereo o la macchina e
si faccia un giro per L'Aquila e dintorni. Le tendopoli non sono tutte
come quelle a Collemaggio. Scoprirete il livello di falsità che viene
profuso a piene mani dagli organi di comunicazione oramai supini e del
livello di indecenza del nostro presidente del consiglio che prima con
lacrime alla cipolla e poi con sorrisi di plastica distribuisce garanzie
e futuro a chi, vivendo in tenda e saggiando sulla pelle la situazione
sa, che sono tutte palle.
I morti sono serviti subito per mostrarsi umano e vicino alle famiglie,
ma ora è meglio dimenticarli in fretta..Via via..nessuna responsabilità,
nessun dolo. I pm sono dei malvagi.. ricostruiamo in fretta.. forza la
vita e bella, vedrete, tra un mese sarete tutti a casa... Conoscete i
nomi delle famiglie che doveva ospitare nelle sue ville?
Le virtù umane travalicano gli eventi, le sue miserie non hanno confini.
Se volete vi prego fortemente di inviare questa mail a quanti vi sono
amici. La stampa nazionale si è guardata bene dal pubblicarla.
Un saluto a tutti.
Laura
Tonia, io cerco risposte. Ma, sopra ogni cosa, cerco la verità. Non punto il dito, ma cerco giustizia per le 300 vittime di un disastro annunciato.
Con lecito beneficio del dubbio da parte tua, ti saluto ( e ti leggo con ammirazione)
Eugenio
Ricostruire per me è ancora
Ricostruire per me è ancora un'utopia le scosse continuano non pensare che sono lontana dall'aquila e abbiamo subito anche noi danni con gente ancora nelle tende e il caro stato purtroppo ha deciso che questo non è un paese che può rientrare nel piano del terremoto e così tanti altri paesi come questo.Qui solo e in un altro paese della provincia dell'Aquila prima delle votazioni, la gente ha riconsegnato le proprie schede elettorali al comune, cosa che dovevano fare molti altri cittadini abruzzesi per protesta, ma purtroppo siamo sempre una massa pecoroni.Quella notte mia figlia era all'Aquila, è ancora scioccata la notte non riesce più a dormire da sola nella sua cameretta, e devo dirti sinceramente che gli aiuti sono arrivati subito perlomeno a L'aquila già mezz'ora dopo era impossibile raggiungere il posto per non intralciare gli aiuti,
Poggio di roio si trova in alto su una montagna dove aveva sede l'università logico che per raggiungere tutte le località ci voleva un po' di tempo.
Mia figlia parla con i suoi amici universitari si lamentano solo che nelle tende fa troppo caldo ora, molti stanno costruendo casette in legno.
Spiegami perchè si lamentano solo persone dell'Aquila quando ci sono molti paesini distrutti e la gente si sta rimboccando le maniche e cerca di andare avanti? Queste catene che girano in internet mi mettono sempre dei dubbi. Forse qualcuno vuole che risale l'economia in questi posti e cercano in ogni modo di attirare più persone possibili sul luogo.
E per farti capire che forse è così ti dico che a settembre a tutti i costi vogliono riportare l'universita a L'Aquila, unica fonte di economia, anche questa una manovra politica, non gli interessa dove alloggeranno i 27.000 studenti gli hanno anche detto che potranno viaggiare, cosa massacrante visto che ora per raggiungere il luogo l'unica soluzione è l'auto. Già in molti hanno deciso di cambiare sede specialmente quelli del primo anno e penso che se insistono i politici su questo piano perderanno molti iscritti.
Ricordiamoci che nel Belice stanno ancora nelle baracche e L'aquila come sta ridotta, non bastano due mesi per ricostruirla come dice il vostro amato premier