la letteratura femminile
La parola è un’esigenza insopprimibile. Eppure la parola, fatto usuale e normale per gli uomini, per la donna è conquista relativamente recente. La donna da una parte ha un rapporto privilegiato con la parola, quello della chiacchiera, mentre la parola autorevole ,quella che dà accesso alla comunicazione forte e alla decisionalità, le è preclusa.
Per quanto riguarda la parola “forte” la donna è stata per molto tempo confinata nello spazio tra il silenzio dell’esclusione e il grido della follia.
Le più fragili si sono piegate al silenzio. Le più ribelli, le più scomode, non catalogabili, hanno conosciuto la costrizione del chiostro,dei collegi, dei manicomi. E tanto confermata e “logica” doveva essere, nella mentalità di allora, questa “normalità della pazzia femminile”, che proprio la dichiarazione di pazzia contraddistingue due personaggi femminili importantissimi della letteratura siciliana, la Beatrice del “Berretto a sonagli” di Pirandello, e la Assunta dell’ “Onorevole” di Sciascia.
E se la parola è già conquista, la scrittura, che “conferma” la parola e le dà durata e memoria, è la più forte e trasgressiva delle conquiste. La scrittura ha una straordinaria valenza simbolica: è il potere degli iniziati, dei sacerdoti, degli scribi,è potere di espressione e comunicazione. La scrittura per la donna è identificazione, conferma del Sé come individuo e come genere. Come dice Anais Nin : “Non è solo la donna Anais che deve parlare, ma io devo parlare per molte donne”.
Esiste una specificità femminile nella scrittura? Le donne scrivono in modo diverso dagli uomini?
Intanto non è facile conquistare un linguaggio proprio quando si è tanto taciuto. Esprime bene questo senso di inadeguatezza Pirandello ne La ragione degli altri, quando fa dire a Livia: “Non sento come mia la mia voce…un tono che mi sembri giusto. Ho troppo, troppo taciuto…”.
Tanti sono i condizionamenti che si sono insediati nella memoria storica delle donne. Ce ne rendiamo conto leggendo i saggi sulla donna,della De Beauvoir, della Greer ed altre.
Una caratteristica della donna che scrive è stata il richiamo dell’estremo,il suo non mediare, nell’arte come nella vita.
In passato si è messo in dubbio persino l’ effettivo interesse artistico della donna, spesso i critici l’hanno considerata uno sfogo,un’effusione personale senza agganci con quei valori universali che si attribuiscono all’arte.
I valori che hanno prevalso sono stati quelli maschili, sono stati gli uomini a decidere cosa avesse o no valore o significato universale. Dice Virginia Woolf: “Il calcio e lo sport sono importanti, la moda, i vestiti, sono futili…Questo è un libro importante, suppone il critico, perché tratta di guerra; questo è un libro insignificante, perché tratta dei sentimenti delle donne in un salotto”.
Infine, una considerazione sulla situazione oggi. Oggi la donna che scrive non fa più notizia né scandalo, anzi fa tendenza. Distanziato ormai il momento della rabbia, della rivendicazione, essa può affrontare ogni altro argomento, ogni tematica a cui regalare la ricchezza ineguagliabile della propria visione, della propria coloritura. Siamo ormai arrivate, dopo tanti anni, con tutte le strade del pensiero aperte, là dove gli uomini erano già secoli fa. Potrebbe sembrare una situazione ideale. Ma è veramente così?
Riconoscere il proprio bisogno interiore e seguirlo senza curarsi delle convenienze e delle conseguenze per molti lettori uomini è ancora trasgressione.
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analisi impeccabile
direi anche lucida
mi sembra che tra le righe si legga anche un invito a non piangersi addosso.
è passato il '68 (io c'ero), la donna deve essere la prima a credere in se stessa
e la parola "femminista", più che una bandiera potrebbe suonare anche come autoinsulto
spero di non essere frainteso
un affettuoso saluto
tra marte e venere
No, non sei stato frainteso. Appena uscito il mio libro " I colori di Venere" facei una serie di interviste di promozione e in una mi sono tirata dietro le ire di molte femministe che evidentemente non hanno capito bene il mio messaggio ..... e adesso rendermi conto che il mio libro sul pianeta Venere è stato capito molto di più dagli uomini mi fa sorridere.
Grazie del sostegno
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