La Teoria Dei Numeri Complessi
La Teoria dei numeri complessi
Premessa
Chi scrive ha già scritto molto, ma molto di altro, di questo non ha mai scritto, ciò che ho deciso di provare a raccontare è il racconto che un uomo decise di condividere con me e che voleva io scrivessi, questo racconto non mi fu espresso in un solo giorno ma in tanti giorni che io iniziai ad attendere, il mio attendere di allora lo ripropongo adesso in quello che sarà un racconto a puntate.
Capitolo Primo
Quel giorno arrivò una telefonata come tante ed io pensai subito ad una nuova procedura da digitare ma mi sbagliavo, mi recai all'appuntamento che mi era stato dato seguendo la prassi di sempre forse come seguire un copione del quale mi rendevo conto, entrai in un grande stanza dove qualcuno mi aveva detto di aspettare e la prima cosa che osservai fu una grande vetrata dalla quale si poteva vedere anzi osservare il mare e il senso di infinito che mi trasmetteva.
Per un attimo il mio copione si era distratto ed io pensavo ad altro non ricordo bene a cosa ma posso ancora sentirne il profumo, fino a quando la voce di qualcuno spezzo l'incantesimo con il suo buonasera ed io ritornai al mio ruolo presentandomi senza esitazioni.
Quell'uomo li di fronte a me dall'aria simpatica riusci subito a mettermi a mio agio in un certo senso come un poter allargare il nodo della cravatta che ti stringe nel personaggio che non sai più quanto lo vuoi, mi sentivo disteso sulle poltroncine dove ci eravamo accomodati e mentre parlavo riuscivo ancora a vedere il mare e sentivo la luce forte che entrava da quelle vetrate come se la rivedessi dopo un eternità.
Aspettavo la problematica della procedura da un momento all'altro quando quell'uomo mi sorprese chiedendomi tutt'altro, con la sua aria simpatica mi raccontò che amava scrivere solo sui fogli con la penna in mano e a che nessun altro strumento lui si sarebbe mai adattato, mi disse poi che non poteva scrivere senza darmene nessun motivo mi chiese se ero disposto a scrivere ciò lui voleva raccontare o raccontarmi questo io non lo compresi.
Quando provai a spiegargli che mi occupavo di altro e che avrei potuto consigliargli qualcuno di più adatto per digitare appunti, lui mi osservo fissandomi come un volermi mettere a conoscenza di un segreto da dire sottovoce e avvicinandosi mi chiese quanta confidenza io avessi con i numeri, con procedure e con algoritmi perché lo scrivere sarebbe stato molto matematico molto algebrico fatto di calcoli.
Quell'uomo aveva catturato la mia attenzione insieme alla mia curiosità, quel suo parlare piano in un modo allegro, tranquillo e sorridente mi fece dimenticare l'orologio e il calcolo dei tempi che quasi mai io dimentico di controllare, semplice fu il modo di formulare il suo propormi un incontro alla settimana che io avrei potuto interrompere in un qualunque momento avessi voluto aggiungendo poi che se fossi rimasto fino in fondo avrei conosciuto la teoria dei numeri complessi.
Non ricordo quanto e se esitai ma aprendo la mia borsa presi quello strumento che da sempre mi serviva ad altro e lo guardai più fisso per dirgli che sarei rimasto, colsi nei suoi occhi la sua certezza che io sarei rimasto nel suo sorridere come chi non si è sbagliato, spezzo subito tutto proponendomi il caffè che accettai con desiderio e dopo un po io ero seduto e lui era in piedi che passeggiando per la stanza cominciava il suo racconto con un aria che ancora adesso non saprei descrivere
(continua)
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