Storia di Tommy
Battezzato Tommaso, detto Tommasino dagli amici quando non lui sentiva, si presentava come Tommy. Ho conosciuto Tommy a quattordici anni, in collegio. Pugliese, figlio di un farmacista. Stava in collegio fin da quando aveva dieci anni, aveva fatto lì le medie e il ginnasio. Ne ho conosciuti diversi con storie così. Ragazzi e ragazze del sud, specialmente Puglia, Calabria e Basilicata, "inviati" come pacchi postali a studiare a Firenze per decisione dei genitori. Sradicati e trapiantati, con la speranza che crescessero di nuovo. Chi in collegio, chi appoggiato presso parenti, lo scopo era mandarli via dalla terra d'origine e farsi una vita qui, al centro, in Toscana.
Beh, io il sud non lo conosco affatto. Una volta sono arrivato a Sorrento in autostop e poi son tornato indietro. Faceva troppo caldo. Non ne so un accidente del sud, ho solo informazioni di seconda e terza mano. Suppongo che ci sia qualcosa dietro a questa tendenza di spedire i figli al nord o al centro, magari un giorno o l'altro ne scoprirò qualcosa.
Tommy aveva i lineamenti pesanti anche a quell'età , da giovanetto. Alto, capelli ricci, occhi scuri, torace stretto, grassottello. Aveva un carattere molto, molto accomodante. All'atto pratico s'ingegnava a non entrare mai in conflitto con nessuno, gli andava sempre tutto bene, per partito preso.
Come accade frequentemente nei microcosmi collegiali un comportamento eccessivamente accomodante non è sufficiente per non aver mai grane. C'è sempre qualcuno incazzato, agitato, rissoso, qualcuno che cerca un relativo più debole per stuzzicare, provocare e divertirsi. Qualche volta anche solo per la noia. Come ha detto qualcuno che non ricordo, l'uomo è l'unica creatura del creato che spende una parte cospicua delle proprie energie per maltrattare i propri simili solo perchè si annoia. Siamo un animale anomalo.
Quando gli capitava d'esser vittima di qualche provocazione o persecuzione Tommy non se ne capacitava proprio. Viveva questo fatto come un'ingiustizia profondissima, esistenziale. "Ma come" sembrava dire "proprio a me! a me che sto così attento a non dar noia a nessuno!!".
Tommasino era praticamente incapace di difendersi. Aveva delle reazioni semi-isteriche all'aggressione, anche solo verbale, delle reazioni quasi femminili, quelle che in genere aizzano ancor di più i bulletti. Avete presente i galletti quando si fronteggiano, rizzano la cresta e gonfiano le piume? Bhe, in questi casi di aggressione gratuita Tommy tirava la testa un po' indietro, il mento un po' in alto, alzava la mano sinistra con il palmo in su, e si guardava intorno a guardare qualcuno che fosse presente e magari testimone di tanta ingiustizia. Aveva l'aria come a dire "Ma tu guarda questo!". Qualche volta lo diceva anche, e la voce gli diventava più stridula.
Non ho mai visto nessuno che l'abbia preso sul serio. Voglio dire nessuno che si sia mai preoccupato, che abbia pensato che so? adesso mi picchia, o una cosa così. Quel che fregava Tommy era lo sguardo, lo tradiva. In queste situazioni gli occhi gli diventavano più acquosi, come se le pupille stessero per annegare fra i flutti del confronto. Questo lo fregava. Si capiva benissimo che la reazione di Tommy all'aggressione era bell'ecchè finita lì. S'esauriva in quella mano sinistra con il palmo all'insù. Si capiva che non si sarebbe più mossa di lì quella mano, si capiva che aveva finito il suo viaggio, appena dopo esser partita.
Quando la stesso tipo di aggressione capitava ad altri Tommy esprimeva tutta la sua solidarietà . Però, trattandosi di solo di una blanda solidarietà morale, serviva a poco, in termini pratici. Da un punto di vista delle dinamiche di gruppo, Tommy era trasparente come un bell'arcobaleno.
Tommy era anche uno scroccone nato, un professionista dello scrocco direi. Quando conosceva qualcuno si premurava di offrire sempre lui la prima volta. Dopo di chè spudoratamente s'attaccava e cercava di mantenere un rapporto del tipo 1 a 4, 1 a 5 su chi dovesse pagare. Pagare cosa? potreste chiedervi, visto che eravamo in collegio. Bhe, uscivamo parecchio da quel collegio lì, in varie maniere, lecite e non. Era un collegio pieno di buchi, OK?
Come forse avrete già intuito, Tommy non era dedito ad alcuna attività sportiva. Amava passeggiare e soprattutto chiaccherare. In particolare amava filosofeggiare e cazzeggiare. Però non da seduto, gli piaceva farlo passeggiando. Era un cazzeggiatore peripatetico. Amava categorizzare e poi all'improvviso uscir dal seminato. Una specie di Aristotele con una valvola bruciata.
Una sera d'inverno, in terza liceo, me ne stavo nella mia camera a scrivere, tutto intento. A un certo punto sento un acre odore di gomma bruciata. Mi guardo intorno per la stanza, non vedo nulla di strano. Apro la porta, che dava su un corridoio comune alle stanze dei miei compagni, il puzzo di gomma bruciata era più forte che mai. Quasi contemporaneamente s'aprono altre quattro o cinque porte intorno, anche gli altri l'avevan sentita, 'sta puzza. L'unica porta che restava chiusa era quella di Tommy.
Ci avviciniamo e vediamo uscire un fil di fumo azzurrognolo dagli stipiti. Bussiamo una volta, nessuna risposta. Bussiamo ancora. Matteo, grosso come un orso, sta per sfondarla quando la porta si apre. Tommy è in mutande, la faccia mezza insaponata e mezza rasata, il rasoio in mano. Si faceva la barba di sera, Tommy. E' un trucco che uso anch'io ancor oggi (con il rasoio elettrico), fa guadagnar tempo alla mattina.
La stanza è piena di fumo azzurrognolo e puzza orribilmente di gomma bruciata. Tommy ha l'espressione di quando gli viene fatto un torto, la mascella in avanti e gli occhi scuri che sembrano liquidi. "Che succede?" ci chiede, e ha l'aria di voler dire "Cha cazzo volete?". Evidentemente non s'è accorto di nulla, perso dietro alle sue divagazioni. Matteo corre alla finestra, la spalanca per far uscire il fumo e il puzzo. Tommy protesta perchè fa freddo, è dicembre. Però non è proprio lucido, è mezzo intossicato.
Per via del freddo Tommy aveva messo uno scaldino elettrico fra la rete metallica e il materasso. L'idea era di scaldare il materasso, OK? Ma lo scaldino elettrico aveva bruciato la gomma del materasso, così generando la nube venefica. Una volta alzato il materasso (Matteo) si scoprì un bel foro annerito e bruciacchiante. Una volta staccata la presa dello scaldino (Jack), ci fu l'idea di buttare acqua sul foro bruciacchiato del materasso fumante (Matteo), il che ovviamente comportò un immediato triplicarsi dell'intensità della nube venefica. Morale della favola, alla fine arrivarono i preti, mezzi scarmigliati, ululanti come iene ferite, e ci cazziarono tutti.
Anche Tommy suonava la chitarra, in un modo tutto suo che non ho mai capito bene. Faceva pochissimi accordi e li suonava in maniera molle, quasi svogliata. Suonava sempre da solo e provava a cantare anche. Aveva una bella voce, profonda e quasi tossicchiosa, una voce da blues. Ma mancava sempre qualcosa nelle cose che riguardavano Tommy, mancava l'anima.
Finì il collegio e persi le tracce di quasi tutti i compagni, tranne Matteo, che frequentai per qualche mese. Seppi da Matteo che anche Tommy si era iscritto a medicina. Però era in un corso diverso dal nostro e non lo incrociavamo mai. Matteo lo incontrò una volta in un bar. Sembra che Tommy girasse con una pelliccia di scimmia ed un cappello a larghe tese. Scroccò a Matteo, probabilmente stranito dalla visione della pelliccia di scimmia, due caffè, tre birre e quattro panini�
Una decina d'anni dopo tornando in macchina verso casa vidi delle locandine fuori da un teatro ARCI. Annunciavano l'esibizione di Tommy per la sera dopo, ore 18, Tommy il cantautore.
"Cazzo!" pensai fra me e me "Bravo Tommy!". La sera dopo uscii più presto del solito dal lavoro per andare a sentirlo. L'ingresso era gratuito. Quando arrivai Tommy aveva già cominciato. In sala non c'erano più di 10-15 persone. Tommy suonava seduto. Aveva una chitarraccia da quattro soldi, mezzo scordata. Faceva i soliti tre accordi di 10 anni prima. Cantava dei pezzi scritti da lui, come si premurava di far sapere in continuazione fra una canzone e l'altra. La voce era la solita ma tendeva a cantare su tonalità alte e ogni tanto diventava stridula. I testi, in italiano, erano noiosissimi. Parlavano di problemi sociali, ambientali, politici. Nei punti in cui cercavano di spiegar qualcosa erano pieni di luoghi comuni. Nei punti dove s'astraevano un pochino erano banali, pieni di giochi di parole.
Quando entrai in sala Tommy mi vide, mi riconobbe, e mi salutò con un cenno del capo. Rimasi lì quasi quarantacinque minuti. Fra una canzone e l'altra - oltre a ribadire che le canzoni le aveva scritte lui - buttava lì delle battutine che teoricamente avrebbero dovuto intrattenere il pubblico e forse ingraziarselo. Invece avevano l'effetto di una cicciona in bikini su una spiaggia�
�capii che Tommy non aveva uno straccio di amico, aficionado, parente o simpatizzante fra quelle 10-15 persone, tranne me. Del resto non ho mai veramente capito perchè quei 10-15 stessero lì visto che evidentemente non erano amici o conoscenti di Tommy e di quel che cantava e suonava (che onestamente era poca cosa davvero) apparentemente non gliene fregava un accidente. Misteri dell'avanspettacolo di fine anni '70�
Alla fine m'alzai, prima che Tommy finisse. Gli feci un vago cenno con la mano, e lui mi fece un vago cenno con la testa. Me ne andai e basta, andai a cena a casa. Me ne andai perchè non volevo aspettare che finisse. Mi avrebbe chiesto se mi piacevano le canzoni. Non mi andava di dirgli bugie. Inoltre, verosimilmente, avrebbe cercato di scroccarmi la cena. Preferivo tornare da mia moglie e dai miei bambini.
Non l'ho più visto, da allora. So che fa il medico qui a Firenze, e basta.
Ho sempre pensato che se l'umanità fosse composta da miliardi di Tommy si realizzerebbe l'utopia della pace eterna: senza alcun conflitto, mai. Eppure, al tempo stesso, terribilmente, l'umanità s'estinguerebbe per inedia, per eccesso di scrocco.
Gli han fatto una gran cattiveria a Tommy a portarlo al centro, al nord. Io me l'immagino nel suo paese, in Puglia, a fare il farmacista, come suo padre. Una persona importante nel paese, intenta a filosofeggiare e cazzeggiare camminando su e giù per le strade, in piedi al bar. Seduto mai. Forse è per quello che faceva schifo come cantautore, forse avrebbe dovuto suonare camminando.
L'idea di Tommy seduto è un controsenso, un'abominio, un'anomalia grave.
Ci metteva tutta l'energia sua per restar ritto e con quel gesto le esauriva tutte.
22/6/03
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Strano personaggio ...