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Poetastri, scribacchini e le magie delle notti in libreria

ritratto di Mariùs
Pubblicato da Mariùs il Lun, 21/07/2003 - 00:00
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Poetastri, scribacchini e le magie delle notti in libreria.


Per chi come me, titolare di libreria, è avvezzo ai vari ispettori delle grosse case editrici che magnificano, con estrema pomposità, il valore letterario e commerciale delle opere in fase di pubblicazione dei vari scrittori da best sellers, rimane sempre come un momento di estremo imbarazzo, l'entrata in negozio dello scrittore "fai da te". Proprio quello come noi, che ha pubblicato finalmente, magari in digitale per spendere poco, e che mi propone la vendita, in rigoroso conto deposito, della sua ultima opera, edita dalla più sconosciuta casa esistente sulla piazza.


Un libro di poesie, in qualche caso una raccolta di racconti, quasi mai un romanzo completo, sono il frutto della fatica letteraria dell'illustre "mai sentito" che, volonterosamente, con l'ausilio di un manifestino redatto in due, massimo tre colori e soltanto fotocopiato, si presenta con aria timida e balbettante, alla scrivania del "titolare" tale mi indicano le commesse quando non hanno il coraggio di dire di no.


Nella stragrande maggioranza dei casi, non propongono un acquisto nel vero senso della parola, ma soltanto la benevolenza di un "conto deposito", un mese o poco più di giacenza sui tavoli, un piccolo spazio in vetrina, il classico sconto del 30%, preannunciato con golosa offerta e maggiorato di qualche punto, nella speranza che le cinque o dieci copie del libro possano essere vendute.


Timidamente, come sono entrati se ne vanno e il librario si trova di fronte all'ennesimo caso di coscienza.


Un posto in vetrina….uno spazio sui tavoli in bella mostra….semplice da dirsi ma difficile da realizzarsi.


Con un poco di buona volontà tutto è possibile ed ecco che la commessa più sensibile, quella che legge sempre le mie poesie e le trova "stupende", ha scovato il posto adatto, non proprio quello centrale ma nemmeno tanto scostato da passare inosservato e poi, stringendo Follet, riducendo Grisham e mettendo a contatto la Allende con il suo conterraneo Coelho, ecco che nell'angolo sinistro del tavolo c'è lo spazio per il sogno del dilettante.


Alcuni giorno di popolarità, qualche cliente che vi butta l'occhio per caso, qualche sforzo di noi tutti per magnificare un titolo di cui nessuno conosce il contenuto e gli attimi di gloria si bruciano con una velocità incredibile.


Ogni mattina si rifanno le pigne dei libri, le grandi piramidi dei volumi si ricostruiscono e lui, invece, rimane lì sempre uguale, nel suo piccolo spazio, un nanerottolo tra giganti, relegato ai confini con il vuoto, tanto ai confini, che la borsa del cliente distratto di solito s'impiglia nelle pagine e lo fa ruzzolare per terra e così, oltre al danno, al povero scrittore, che ritorna dopo un mese per incassare il frutto della sua fatica, resta anche la beffa di qualche copia rovinata dalle continue cadute.


Questo è il destino dello scrittore "fai da te", testimoniato dal suo tornarsene mogio alla casa delle speranze letterarie, sì proprio lui che il giorno che aprì il pacco ancora caldo, proveniente dall'editore amico o dalla tipografia dietro l'angolo, s'accorse da'aver toccato il cielo con quello stesso dito che sognava di firmare copie e copie e che invece ha firmato solo la bolletta di riconsegna, con scritto sopra: copie vendute: zero.


Arrivederci amico scrittore, anch'io come te ho avuto attimi di commozione nel vedere la copertina con scritto sopra il mio nome, anch'io come te ho fatto la strada delle librerie amiche, andata e ritorno e, guarda caso, il peso del pacco era sempre lo stesso, ma come te ho avuto il mio momento di gloria e accadeva tutte le sere, quando, a negozio chiuso, le luci dell'insegna si spegnevano, io, Isabella, Paulo, Ken, John e tanti altri, compreso quel vecchio incompreso di Andrea Camilleri, uno che come noi, di porte chiuse ne ha viste tante, ci si guardava in faccia ed ognuno raccontava all'altro la sua storia e le ascoltavano tutte, anche quelle di chi aveva il proprio posto nell'angolo traballante e allora ti sentivi davvero importante.

Poi all'alba ciascuno tornava se stesso e restavano i ricordi, i ricordi e i consigli…si, i consigli che davano per diventar famosi, quasi da crederci!





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Pubblicato da malide il Gio, 07/09/2006 - 00:45.
che tristezza! e come l'hai descritta bene!
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Rispettabile Mariùs,

Pubblicato da Antonio Bugannanna il Gio, 07/09/2006 - 00:45.
il mio nome è Antonio Bugannanna, a questa missiva mi permetto di allegare chili 32 di poesie, una mia raccolta intitolata "Nun c'o sò se gnaa famo". Con la speranza che Lei esponga tutti i chili 32, mi complimento per l'articolo. Distinti saluti.
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ritratto di Lara Swan

Pubblicato da Lara Swan il Gio, 07/09/2006 - 00:45.
...il tuo articolo è realtà in cui i sogni cozzano frantumandosi...
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