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Ordine Sparso - Trailer

Pubblicato da michele davalli il Mer, 02/11/2005 - 01:00
  • Altro
  • Racconto
Il presente testo rappresenta un assaggio dell'intero libro che uscirà verso la metà del prossimo dicembre.
Maggiori informazioni sul sito www.araldoedizioni.net

**********

INSONNIA

Anche questa notte sarà terribile.
Mi ritrovo accucciato, come sempre.
C'è solo la stanchezza a stendere un velo sui miei occhi mentre il battito nelle tempie diventa assordante, scoppia nella testa il rimbombo della vita. Non c'è niente da fare, niente sonno.
Sono mesi che non dormo, non so più quanti.

Tutti siamo capaci di dormire senza aver avuto bisogno di imparare a farlo, eppure io non ci riesco.
Forse qualcuno mi dovrebbe insegnare.
Il sonno è il fratello minore della morte. Ogni volta che dormiamo è come se ci esercitassimo a morire.
Forse la mia è solo paura di allentare ogni controllo, ogni attività, e mi manca la capacità di abbandonarmi a ciò che è sconosciuto.

Sento i rumori della notte: il turnista che rientra dal lavoro - questa settimana fa la notte -, il camion dei rifiuti, lâ??amante della bionda del secondo piano che torna a casa dalla moglie e dai figli â?¦

Non è possibile addormentarsi attraverso la costrizione, l'autocontrollo, la volontà e lo sforzo.
Ogni volontà è attività, quindi il modo più sicuro per impedire il sonno.
Dovrei creare le premesse più favorevoli per il sonno. Quali ?

Provo a girarmi, ma rimango accucciato, spalmato sul mio giaciglio.
Silenzio.
I miei occhi appannati lentamente si chiudono.
Un rumore, un sentore di vita che di lontano richiama la mia attenzione, apro gli occhi e le tempie ricominciano a pulsare violentemente.

Credo di avere paura dell'ombra, dell'inconscio, del male, del buio, della morte. Mi tengo spasmodicamente aggrappato alla coscienza diurna con cui controllo tutto.
La notte fa parte del giorno e la morte fa parte della vita.
Il sonno mi porta a questa soglia tra aldiquà e aldilà.
Vorrei urlare, ma non posso. I vicini del piano di sopra si sono lamentati alla scorsa assemblea di condominio, dicendo che se non avessi smesso avrebbero preso provvedimenti. Seri.
Un ubriaco inciampa nel bidone dei rifiuti, una sirena in lontananza: polizia ? ambulanza ?, un gatto che miagola â?¦ non resistoâ?¦ mi devo alzare.
Vago per la casa senza meta, apro il frigo e prendo una birra. Gelata, me la passo sulla fronte mentre mi siedo.
Il pulsare delle tempie sembra attenuarsi. Sto riprendendo il controllo della situazione.
Accendo il computer ed inizio a scrivere.

**********

ACCADE

- Buonasera, si accomodi sul lettino.
- â?¦
- Bene. Si sente a suo agio?
- â?¦
- Molto bene. Si rilassi.
- â?¦
- Iniziamo. Parliamo un poâ?? di lei?
- Da dove devo iniziare, dottore â?¦?
- Inizi da dove crede e, la prego, non mi chiami dottore.
- Sono nato nel 1924. Sono rimasto orfano di entrambi i genitori a 11 anni.
Mi ha cresciuto mia zia paterna.
Hanno provato a mandarmi in una scuola prestigiosa, ma ne sono stato espulso per una relazione con una cameriera.
Sono stato un dipendente governativo con incarichi speciali. Poi mi hanno mandato in pensione dandomi un incarico come consulente. Ma da un paio di anni mi hanno tolto pure quello, mettendomi in naftalina.
Pratico ancora il golf, nuoto, ma lâ??alpinismo e le arti marziali li ho dovuti abbandonare per lâ??età. Ero anche un ottimo tiratore, ma la vista è calata e non mi sento più sicuro.
Quando lavoravo ero costantemente in giro per il mondo, avevo a che fare con personaggi estremamente importanti della politica e della finanza, a volte, pure della malavita. Avevo un fisico molto allenato e mi potevo permettere qualsiasi eccesso.
Fumavo, fumavo moltissimo, anche sessanta sigarette al giorno e mi concedevo qualche cocktail ogni tanto. Altri vizi non ne ho mai avuti, anzi no, il gioco dâ??azzardo e le donne, se le donne possono essere considerate un vizio.
Ne ho amate tante, ma una in particolare rimane nella mia mente.
Teresa. Mia moglie.
Ci siamo sposati nel 1962, poi, per un incidente dovuto al mio lavoro, è morta.
Ebbi un crollo nervoso, iniziai ad abusare di alcool, di psicofarmaci e barbiturici. Volli fuggire da tutto e da tutti e mi rifugiai in un villaggio di pescatori in Giappone, dove rimasi per quasi due anni.
Pensi, mi avevano dato per morto. E forse non sarebbe stato un gran male.
Mi piaceva mangiare bene, ma non ho mai gradito particolarmente musica, teatro, o letture.
Da un poâ?? di tempo mi sento incapace di affrontare le situazioni. Ho difficoltà a concentrarmi, a ricordare, a prendere decisioni. Da quando ho smesso di lavorare, insomma, da quando mi hanno mandato in pensione, mi sento inutile. Provo meno interesse per gli hobby, per gli amici, preferisco rimanere in solitudineâ?¦ non so.
A volte perdo completamente l'appetito, mi sento irrequieto o, al contrario, sento una spossatezza estrema. Anche il sonno è disturbato, ho difficoltà a dormire �
- Bene il tempo per oggi è concluso. Come prima seduta direi che è stata proprio positiva. Si può alzare. Ci vediamo la prossima settimana. Prenda appuntamento con la mia segretaria alla reception.

- Signorina â?¦
- Mi dica?
- Se avessi qualche anno in meno le direi che ha due splendidi occhi verdi, ma in realtà devo fissare un appuntamento con il dottore per la prossima settimana.
- Può andare bene mercoledì alle 16,30?
- Certo, tanto non ho più nulla da fare.
- Dâ??accordo. Il suo nome per cortesia.
- Il mio nome è Bond. James Bond.

**********

BASTA UN COF

Anche quellâ??agosto, dopo i quindici giorni canonici sulla riviera romagnola, avrei atteso lâ??inizio delle scuole a casa di mia nonna in un paese allâ??inizio dellâ??Appennino tosco â?? emiliano, dove si respirava già lâ??aria della campagna, ma dove la cultura era quasi quella della città.
Anche quellâ??agosto lâ??avrei trascorso in compagnia di mio cugino, tra i soliti bagni al fiume, gare in bici, serate al calcinculo.
Câ??era comunque un luogo quasi mistico, tipico dei paesi, attorno a cui ruotava la vita notturna, centro della kermesse degli amori estivi, che scatenava la mia fantasia di dodicenne di città: il chiosco dei gelati, o come viene chiamata nel bolognese, la baracchìna.
La baracchìna in questione aveva due peculiarità: un fatturato pari a quello dellâ??intero Portogallo e la posizione, trenta metri dallâ??ingresso della chiesa del paese e della canonica.
Fu lì che una sera la vidi per la prima volta. Teresa. Bionda, capelli sciolti, occhi verdi, nasino allâ??insù.
Stava mangiando con finta indifferenza un cof allâ??amarena.
Il cof, o meglio C.O.F., era il diminutivo che veniva dato allâ??epoca ai ghiaccioli, nome derivato dalla marca del ghiacciolo stesso.
Teresa.
Avevo unâ??idea molto vaga del sesso, ma il movimento che Teresa faceva per mangiare il cof, liberò in me istinti sino ad allora sconosciuti.
Credo che quella sera per la prima volta i miei ormoni si scatenarono.
Un intorcinamento di budella, il cuore che pulsava nelle tempie e la quasi totale mancanza di respiro furono i primi sintomi.
La persi di vista.
Il mattino dopo lâ??unico pensiero fu quello di incontrarla nuovamente per farmi notare.
Alle sette e mezza di sera ero già alla baracchìna. Attesi.
Dopo unâ??ora arrivò in piazza con studiata naturalezza, consapevole dellâ??attenzione che attirava.
Si fermò a scambiare due parole con un ragazzo, si avvicinò al bancone e prese un cof. Allâ??amarena.
Lo scartò, e � cominciò a mangiarlo.
Gli ormoni partirono.
Anche quella sera, non riuscii più ad individuarla. Scoprii però che aveva tredici anni.
Tredici anni, più vecchia di me.
Ed il mio rincoglionimento aumentò.
Il giorno dopo, probabilmente a causa della mia espressione da beota, mio cugino si avvicinò:
- Ho visto che guardi la Teresa â??
- Chi? Io? â?? risposi con stupore
- Dai va là, scemo, se ne sono accorti tutti â??
- No, ma â?¦
- Dai che câ??hai la faccia da triglia quando la guardi â??
- Ma â?¦
- Comunque, se ti interessa, basta che le offri un cof e lei si fa accompagnare a casa
- Ecco il perché delle sparizioni serali â?? dissi tra me e me
- Come â?¦?
- Niente, niente - ed incamerai lâ??informazione.
La sera stessa, prima di uscire, feci un rapido esame delle mie finanze: avrei potuto offrire a Teresa il suo amato cof.
Sette e mezza. Posizione strategica, in attesa di lei. Dopo unâ??ora, eccola! â?¦ Lasciai che si avvicinasse â?¦ le andai incontro:
- Ciao, mi chiamo Michele â?? e prima che potesse rispondermi â?? posso offrirti un cof? â??
Teresa mi guardò incuriosita:
- Perché no â?? e si avviò verso il bancone
- Un cof allâ??amarena per favore â?? il barista me lo diede ed io glielo porsi
- Ma tu, Michele, non prendi niente?
Rimasi interdetto, e lei proseguì
- No grazie allora, non voglio togliere il ghiacciolino a questo bel bambino â?? e se ne andò lasciandomi basito con in mano un ghiacciolo allâ??amarena che iniziava a sciogliersi.
- Oh, cinno! Per il cof fan 50 lire â?? disse il barista
- Sì, sì ecco scusi â?? fu tutto quello che riuscii a dire.
La notte non presi sonno, rimuginando sullâ??occasione perduta. Non avevo pensato al fatto che avrei dovuto prendere qualcosa anchâ??io.
- Che figura di merda â?¦ forse Teresa ha capito la mia mancanza di dimestichezza con le ragazze â?¦ dopotutto ho solo dodici anni â?¦ mi ha anche fatto sentire uno stupido â?¦ mi ha dato del bambino â?¦ ma io ho già dodici anni â?¦ si, però mi ha detto anche â??belâ? bambino â?¦ vuol dire che le piaccio â?¦ o forse lo ha detto solo per prendermi in giro â?¦
Per il resto della vacanza cercai di evitare di frequentare la baracchìna per paura di incontrarla e di non riuscire a sopportare la vergogna.
Passai le giornate come sempre tra i soliti bagni al fiume, gare in bici, serate al calcinculo, quando un giorno mio cugino mi disse:
- Oh, lo sai che ieri sera la Teresa mi ha chiesto dovâ??è che sei andato a finire?
Tra il cuore che mi martellava le tempie e la vampa di calore che arroventò le orecchie, esalai:
- E tu che le hai detto?
- Che eri a casa e che tanto domani te ne torni a casa
Merda, era vero: lâ??indomani sarei tornato a Bologna e non avrei più visto Teresa sino allâ??anno dopo.
Elaborai un piano:
1. Doccia, che per un dodicenne è sempre un sacrificio
2. Deodorante, vedi sopra
3. Polo rossa, jeans e Superga blu
4. Budget economico illimitato, cioè tutto ciò che mi era rimasto dei risparmi di sei mesi di paghette
5. â?¦.
Il punto cinque è da raccontare.
Completate le prime quattro fasi, aspettai ad uscire. Infatti, quando arrivai in piazza, Teresa era già là. Fece finta di non vedermi.
Mi avvicinai:
- Prendi qualcosa?
- No, non vorrei che rinunciassi al tuo cof allâ??amarena
- Non preoccuparti tanto a me il cof allâ??amarena mi fa schifo. Allora, prendi qualcosa?
- Ma â?¦ non saprei â?¦ â?? rispose Teresa confusa
Feci per andare
- Aspetta vengo anchâ??io â?? e mi seguì
Mi avvicinai al bancone della baracchìna:
- Due granite da 100, una alla menta per me ed una allâ??amarena per lei
Teresa non rispose, prese la sua granita ed iniziò a mangiarla. Io non dissi nulla, bevendo dalla cannuccia.
- Se vuoi, puoi accompagnarmi a casa
Gli ormoni decollarono. Non so come, ma nonostante la salivazione pressoché nulla ed il cuore che martellava i timpani, risposi:
- Perché no, basta che non abiti troppo lontano â?? sperando invece che ci volesse almeno unâ??ora per portarla a casa.
Teresa non finì la granita e si incamminò. Io la seguii e, se avessi avuto la coda, probabilmente avrei scodinzolato.
Durante il tragitto scoprii che lâ??anno successivo sarebbe andata al liceo scientifico, mi confessò che faceva la diva per togliersi tutti quei maschi di dosso, capaci solo di parlare di motorini, che mi aveva notato perché ero diverso dagli altri, che aveva sentito che parlavo anche di musica, di sport, di libri.
In quei momenti credo di essere cresciuto di almeno dieci centimetri, il cuore batteva in ogni parte del mio corpo, le vampate di calore proseguivano senza soluzione di continuità, ma � non dissi nulla.
- Ecco siamo arrivati. Sai, mi piaci Michele, non sei pesante, non parli sempre tu. Vieni qui. â??
Sfiorò le mie labbra con le sue, e corse in casa.
Io rimasi lì. Quanto tempo? Non so. Tutto si era fermato attorno a me.
Il mattino dopo mi svegliai, non ricordavo come ero arrivato a letto, ma ricordavo la serata, eccome: il mio primo bacio.
- Michele, câ??è papà. Chiudi la valigia, ché devi tornare a casa. â??
Già, dovevo tornare in città, iniziavano le scuole e forse non avrei visto Teresa fino allâ??estate successiva.

Venne di nuovo agosto, ma quellâ??anno i miei avevano deciso di rimanere al mare più a lungo, quindi niente vacanza dalla nonna e soprattutto niente Teresa.
Così, un giorno chiesi a mio padre di poter telefonare a mio cugino.:
- Ciao Alberto sono Michele.
- Ciao, come stai. Questâ??anno non vieni, vero?
- No, sono al mare.
- Beato te, qui fa un caldo!
- Eh sì. Dimmi di Teresa.
- Teresa? � Ah, la tua filarina. Stai tranquillo non sta con nessuno, è tutta tua.
Tirai un sospiro di sollievo.
- Michele sai una cosa?
- No, dimmi
Questâ??anno per portarla a casa non basta un cof, ci vuole una granita da 100.

**********

TEST

Pomeriggio di una domenica uggiosa.
Avevano pranzato insieme frettolosamente e dopo avevano fatto lâ??amore.
In Tv, ballerine e guitti tentavano di intrattenere un finto pubblico con sorrisi di plastica.
Marco, sul divano, faceva zapping nellâ??attesa di â??Novantesimo minutoâ??.
Silvia uscì dalla cucina appoggiandosi allo stipite, bellissima, con addosso solo la camicia azzurra di Marco allacciata due bottoni sotto al seno.
Si erano conosciuti per caso ad una festa due mesi prima ed avevano subito iniziato a frequentarsi.
Erano stati due mesi in cui la loro conoscenza si era basata essenzialmente sul sesso, ma la cosa non sembrava preoccuparli, anzi.
Si incontravano sempre e solo a casa di lei.
Marco arrivava travestito da postino, da fattorino, da idraulico, da elettricista: un gioco che Silvia trovava intrigante. Poche battute, a volte neanche il tempo di salutarsi, ed iniziavano ad amarsi appassionatamente in ogni angolo della casa. Dopo, Marco si chiudeva in se stesso quasi estraniandosi dal resto del mondo.

- Che palle! Sei sempre incollato alla TV?
- Aspetto il calcio.
- Dai, facciamo qualcosâ??altro. â?? e gli si accovacciò accanto.
- Cosa?
- Mah â?¦ non so â?¦
- â?¦
- Certo che non sei molto collaborativo
- â?¦
Silvia prese una rivista ed iniziò a sfogliarla svogliatamente
- Ecco, guarda â?¦ trovato â?¦ ti faccio questo test.
- Okay.
- Dovrai rispondere alle mie domande con. â?? Sempre, Talvolta, Quasi Mai o Mai â??
- Bene. â?? rispose Marco pigramente
- Vi capita di pensare che il vostro partner non vi stia dicendo tutta la verità?
- Sempre.
- Come â??sempre?
- Devo essere sincero?
- Beh, sì
- Allora, sempre
- Vi è difficile separavi da vecchi oggetti, anche se li considerate inutili?
- Mai
- Da bambini eravate ben disposti a prestare i vostri giochi agli amici che ve li chiedevano?
- Mai. Piuttosto li distruggevo
- Pensate che sia meglio sapere sempre la verità?
- Mai
- Pensate che sia meglio dire sempre la verità?
- Quasi mai
Silvia rimase sconcertata, ma proseguì senza commentare.
- A volte provate sentimenti che difficilmente riuscite a controllare?
- Sempre
- Certo che tu di mezze misure non ne hai
- No. â?? fu la secca risposta di Marco
- Dai, fammi arrivare alla fine e vediamo che cosa scopriamo di te. â?? poi proseguì:
- Il gusto di certi cibi per voi è irresistibile e non potete mai fare a meno di mangiarli?
- Sempre
- Uffa!!! Non dai alcuna soddisfazione.
Marco non la guardò neppure, continuando nello zapping.
- Se scopriste che il vostro partner vi tradisce, lo perdonereste?
- Mai.
- Veramente?
- Potrei diventare pericoloso
- Maddai!!!. â?? disse ridendo Silvia â?? Comunque questa era lâ??ultima domanda.
Intenta comâ??era a tirare le somme del test, Silvia non si accorse che Marco era andato in cucina.
- Dunque, il tuo profilo è: â??Avete un carattere possessivo, non fate caso a quello che fanno gli altri, ma se scoprite che vi mentono potreste anche a divenire violenti. Non avete mezze misure, siete quelli del â??tutto e subitoâ?. Siete voi che volete decidere del vostro presente senza farvi coinvolgere da altre situazioni, e se non ci riuscite non esitate a rimuovere il problema. â??
- Che stronzate! Hai sentito Marco, questi test non ci azzeccano mai.
Lui non rispose, anche perché non si chiamava Marco.
Silvia si alzò in piedi, non si era accorta che lui era già uscito dalla cucina, così come non si rese conto della lama che le stava tagliando la gola.
Sbarrò gli occhi, lo guardò: aveva già indossato la tuta da operaio del pronto intervento, e poi lo sguardo di Silvia si spense per sempre.

- Stronzate? Talvolta!

Uscì tranquillamente da casa di Silvia, lasciando la Tv accesa: - Ancora in alto mare le indagini sul serial â?? killer che â?¦ - furono le ultime parole che sentì prima di chiudere la porta... ed un altro capitolo....!

**********

UNA STORIA DI MONTAGNA

Mattina tersa come non vedevo da tempo.
A 2580 metri di altitudine sembra di regnare sullâ??intero universo. Lâ??orizzonte è dominato dallâ??inconfondibile maestosità delle guglie dolomitiche; non si è neppure tentati di guardare in basso perché il mondo sembra così lontano da apparire insignificante.
Avevo deciso di fare unâ??escursione tra le Dolomiti di Brenta, affrontando in solitario la via delle Bocchette Centrali.
Da solo, per stare un poâ?? con me stesso, con il mio animo, senza avere nelle orecchie le solite petulanti voci.
Ero salito al Rifugio Alimonta e lì avevo pernottato. Già durante la notte pregustavo il piacere della solitudine, a contatto con la natura.
Partii salendo per la vetta degli Armi e subito un senso di potenza e di libertà mi pervase. Proseguii riconoscendo ogni particolare del percorso: la Bocca Armi, le Bocchette degli Sfulmini, il pianoro della Sentinella, le cenge, veri marciapiedi intagliati nelle pareti verticali della montagna, e poi lui � il Campanil Basso, più di 2.800 metri di sublime eleganza. Gli girai attorno attonito, ammutolito da tanta semplice solennità, quando a bordo cengia mi apparì un vecchio montanaro. Avrà avuto 80 anni, forse anche più, anche lui stava ammirando la Montagna.
Mi fermai al suo fianco: - Bello, vero?-
- Molto. Sono innamorato di queste montagne.
- Lei è di qui?
- Sono della valle.
- Allora da buon innamorato sarà sempre stato con la sua bella.
- No, la vita mi ha portato in giro. Da ragazzo ho fatto la guida. Prima ancora che ci fossero le scarpe di gomma. I ricchi arrampicavano con scarpette di feltro, noi avevano scarpe di corda fatte in casa, altrimenti anche scalzi.
- Maâ?¦ non era pericoloso?
- No. Se un'arrampicata era troppo difficile non la affrontavo e soprattutto non ci portavo gli altri. La montagna è più forte di noi. Bisogna portarle rispetto, avere prudenza e testa: la vita prima di tutto. Poi la guerra. Prima al fronte, poi deportato in un campo di prigionia tedesco. Forse è lì, con la morte in faccia ogni giorno,che ho compreso lâ??importanza della vita.
- Dopo è ritornato?
- Sì, ma con una miseria incredibile. Così come molti abitanti della Val Rendena, fare il â??moletaâ?, lâ??arrotino ambulante, rappresentava la possibilità di lasciare l'economia povera della valle per tentare la fortuna in Gran Bretagna o negli Stati Uniti.
- Così è emigrato?.
- Sì, nel 1945, a Chicago. Nei primi tempi facevo il mio giro a piedi spingendo la mola per affilare forbici, seghe e coltelli. Eâ?? stata dura. Poi, ero riuscito ad avere una piazza ben determinata ed una clientela fissa, macellerie, ristoranti. Qualche volta lavoravo anche per i privati, o per altre botteghe come i fiorai, che ci consegnavano le forbici da giardino raccolte tra i loro clienti. Così sono riuscito a caricare la mola su un furgone.
- Poi?
- Poi nulla. Mi sono sposato con una ragazza americana, ho avuto cinque figli e oggi sono proprietario della Mountain Blade Inc. di Chicago. Legato agli Stati Uniti dal lavoro e dagli affetti.
- Quindi â?¦?
- Quindi è dal quel maledetto 1945 che non vedo il Campanil Basso dal vivo. Ed ora che mi sentivo alla fine ho deciso di venire qui da solo. Al diavolo gli americani �
Non riuscii a replicare. Quel vecchio racchiudeva in sé lâ??essenza della montagna stessa, duro e aspro come la roccia, ma in fondo fresco e rassicurante come i boschi, le piante, i cirmi e i lecci dove la montagna comincia.
Pochi attimi di riflessione guardando lâ??orizzonte e quando mi girai non lo vidi più. Stava arrampicando sul Campanile senza corde e chiodi, agile nonostante lâ??età apparente, aveva già percorso parecchi metri.
- Cosa fa? Scenda è pericoloso, non ha lâ??attrezzatura!
Pareva non sentirmi e continuava a salire.
- Per carità, scenda
- Sono felice â?? fu la risposta
Una nuvola bassa nascose la parete rocciosa ed il vecchio alla mia vista
- Sono felice, sono felice, sono â?¦ felice â?¦
Poi più nulla.
Quando il cielo si terse, non lo rividi. Cercai con lo sguardo, tentando di perlustrare i camini e le spaccature della roccia, ma niente.
Chiamai con il telefonino i soccorsi. Arrivò lâ??elicottero.
Non trovò nulla.
Dovetti rimborsare le spese di soccorso e pagare una multa per falso allarme.

Poco tempo fa sono tornato sulla via delle Bocchette, e passando nei pressi del Campanil Basso, mentre soffiava il vento, mi è parso di udire il suono di una mola da arrotino.

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